Past Lives, recensione del film di Celine Song

L'esordio cinematografico della regista di origini coreane è una delicata storia sentimentale sul peso del destino, delle scelte e sui legami che durano nel tempo.
Past Lives di Celine Song, scena da film

Arriva nelle sale italiane in tempo per San Valentino il film Past Lives, una pellicola sentimentale sicuramente adatta agli animi romantici: la storia segue infatti le vicende di una ragazza e un ragazzo le cui vite si intrecciano nell'arco di oltre un ventennio, dall'infanzia in Corea del Sud, dove i due sono amici e compagni di scuola, finché non sono costretti a separarsi quando la famiglia di lei decide di emigrare a Toronto, per poi riallacciare i contatti anni dopo, quando lei si è stabilita a vivere a New York.

Il film, che ha come interpreti principali Greta Lee (nota soprattutto per i suoi ruoli nelle serie Russian Doll e The Morning Show), Teo Yoo (visto nei film Equals e Decision to Leave) e John Magaro (nel cast di La grande scommessa e I molti santi del New Jersey, e sul piccolo schermo in Orange is the new black e The Umbrella Academy) è il debutto cinematografico di Celine Song, autrice che si è formata in teatro, mentre per il piccolo schermo ha firmato alcuni episodi della serie fantasy La ruota del tempo, e che per questo suo primo lungometraggio ha scelto indubbiamente una storia dal forte significato personale e dai tratti parzialmente autobiografici.

Il soggetto di Past Lives potrebbe apparire, almeno sulla carta, come un classico triangolo amoroso, o comunque un melodramma sentimentale su quegli incontri destinati a cambiare la vita e che resistono al tempo che passa, sulla scia di numerosi titoli che lo hanno preceduto; in un certo senso è così, ma il film riesce a essere un'esperienza originale, sentita e sincera.
Sono i personaggi stessi, tra l'altro, che in alcune scene ironizzano su certi aspetti della vicenda, fin quasi a destrutturarli, come quando si sottolinea il potenziale stereotipo della terza persona, in questo caso il "malvagio marito bianco americano", che andrebbe a separare due anime gemelle, oppure nel riferimento, che ricorre più volte nel corso del film, al concetto di In-Yun, vale a dire la provvidenza che unisce due persone, ma che viene anche scherzosamente sminuito. 
È di fondo una storia che porta a riflettere sui legami che si vengono a stringere, in diverse fasi della propria esistenza, con persone che possono essere più o meno simili tra di loro, e quindi tanto su quegli aspetti che le accomunano, quanto su quelli che le dividono, ma anche sul peso delle decisioni prese, da se stessi o dagli altri; in questo rientra naturalmente anche l'aspetto del fato, della predestinazione e del caso, con quelle metaforiche sliding doors della vita che portano spesso ogni individuo a chiedersi se, fatte scelte diverse, ci si sarebbe trovati nella stessa situazione oppure no.

Un altro tema del film è l'importanza dell'identità culturale, dunque anche etnica, delle persone, compreso l'aspetto linguistico, che può unire o essere, come capita in alcuni momenti della trama, anche un ostacolo nella comunicazione, diventando quasi un mondo segreto a cui solo alcuni hanno accesso; la sceneggiatura mette in particolar modo a confronto, come è ovvio, alcuni elementi legati al pensiero e alle tradizioni occidentali con quelli coreani. 
È essenziale anche il fatto che il centro della storia resti sempre il personaggio femminile, che porta proprio in sé questa pluralità di sguardo già nel nome, di fatto doppio: quello coreano, Na Young, e la versione con cui si fa chiamare nella sua vita nordamericana, Nora; lei ci viene presentata da subito come un tipo fieramente ambizioso e anche competitivo, che desidera diventare celebre (e magari premiata) per il suo lavoro e che dunque non ha come unico obiettivo il matrimonio, anzi non è disposta a fare troppe rinunce per la sua carriera: lontana quindi dall'immagine della donna contesa fra più uomini o che si limita ad aspettare le decisioni altrui, è lei che in più di un'occasione, di fronte a ostacoli o incertezze, prende in mano le redini della situazione, cercando la verità anche quando potenzialmente scomoda e dolorosa.

La struttura narrativa parzialmente ellittica lascia inevitabilmente in secondo piano certi aspetti che sarebbe stato interessante approfondire, compresi alcuni personaggi secondari, e così Past Lives è un film che esplora con delicatezza, malinconia e pudore la complessità dei legami affettivi nelle loro diverse sfumature, ricordando come spesso la vita sia una ricerca continua dell'equilibrio fra l'amore romantico, ma anche idealizzato, e l'inevitabile intervento degli aspetti più pragmatici ma non per questo meno importanti.

Fin dalla sua presentazione al Sundance Film Festival, il film ha suscitato grande entusiasmo sia nel pubblico che nella critica, diventando subito uno dei forti protagonisti dell'attuale stagione dei premi (è attualmente candidato all'Oscar sia come Miglior Film che per la Migliore Sceneggiatura Originale); la storia narrata ha fatto sicuramente presa su tutte quelle persone che vi possono riconoscere elementi autobiografici, magari con alle spalle storie familiari di emigrazione e quindi esistenze vissute a metà fra più continenti e culture, ma al tempo stesso si tratta anche di una vicenda dal sapore universale, che punta a entrare e restare sottopelle negli spettatori, spingendoli a riflettere ed emozionarsi.