Race for Glory: Audi vs Lancia, la recensione del biopic con Riccardo Scamarcio
È decisamente il momento dei motori sul grande schermo: negli ultimi anni infatti abbiamo visto una gran quantità di titoli che ruotano attorno al mondo delle quattro ruote, dalle biografie di grandi piloti e imprenditori, alle ricostruzioni di gare e sfide spettacolari; fra questi ricordiamo Rush (2013), Le mans '66-La grande sfida (2019), Lamborghini-The man behind the legend (2022) e Ferrari (2023). Alla lista si aggiunge adesso Race for Glory: Audi vs Lancia, una co-produzione tra Italia e Gran Bretagna che si avvale di un cast internazionale e che è già uscita in diversi Paesi.
Il film ruota prevalentemente attorno al personaggio di Cesare Fiorio (interpretato da Riccardo Scamarcio) che, come gli appassionati sapranno, è stato una figura molto importante nella realtà automobilistica italiana: pilota di rally, poi approdato in Formula 1 dove è stato direttore sportivo prima della Ferrari, (e in seguito anche di altre case come Ligier e Minardi), successivamente commentatore e opinionista televisivo, e inoltre anche pilota di motonautica.
La storia raccontata dal film è incentrata sul campionato del mondo di rally del 1983, che vede sfidarsi l'italiana Lancia Abarth, guidata da Fiorio, e la tedesca Audi Sport, capitanata da Roland Gumpert (interpretato da Daniel Bruhl, che naturalmente ricordiamo nel ruolo di Niki Lauda, proprio in Rush). Se la squadra tedesca è data per favorita, potendo contare sulla propria superiorità tecnica e meccanica, l'obiettivo degli italiani è quello di sfoderare ingegno, passione e coraggio per arrivare a battere i rivali.
A questo scopo dunque Fiorio si spende ampiamente in prima persona sotto più aspetti, tra i quali reclutare l'elusivo pilota tedesco Walter Röhrl (Volker Bruch, Babylon Berlin, Millennium-Quello che non uccide), un fuoriclasse ma ormai più interessato a una vita lontano dal volante.
Race for Glory: Audi vs Lancia è sicuramente un progetto a cui Scamarcio (uno dei pochi attori italiani, lo ricordiamo, a lavorare continuativamente in film internazionali, e che qui recita, oltre che in italiano, anche in inglese e francese) tiene particolarmente, dato che oltre ad esserne il protagonista, è anche produttore e co-sceneggiatore, e che lo riunisce a quello che è senza dubbio uno dei suoi registi di fiducia, Stefano Mordini, che lo aveva già diretto nella maggior parte dei suoi film, da Pericle il nero (2016), a Il testimone invisibile (2018), Gli Infedeli (2020), e La scuola cattolica (2021).
Purtroppo, però, il risultato in questo caso è quello di un film che, per rimanere in ambito automobilistico, non riesce mai a ingranare del tutto: al di là di qualche ricostruzione narrativa non del tutto accurata, il che è assolutamente normale in un film di finzione che convenzionalmente si concede qualche libertà artistica, la sensazione è che manchi uno sguardo forte e originale o qualche elemento di spicco che avrebbe dato alla storia una marcia in più.
Non ci troviamo, infatti, di fronte a un film d'azione vero e proprio, che punti tutto su sequenze spettacolari e vigorose, ma nemmeno a una storia che possieda l'epica del tipico biopic che si pone l'obiettivo di delineare il ritratto di grandi menti imprenditoriali dallo spirito rivoluzionario e visionario. Nella trama non mancano momenti di tensione e suspense, soprattutto nei momenti dedicati alla gara decisiva, ma questi non sono bilanciati in maniera altrettanto efficace dalle scene di dialogo; i personaggi non sono definiti in maniera adeguatamente incisiva, a partire dallo stesso protagonista, sempre centrale nella storia e quindi fondamentale al racconto, ma di cui veniamo a sapere poco oltre all'ambizione e alla grinta, così come per quanto riguarda i personaggi secondari, tra cui proprio il ruolo di Bruhl.
Non convince anche l'idea di incorniciare parte della narrazione in un'intervista fatta a Fiorio da una giornalista (Haley Bennett, che ricordiamo in Scrivimi una canzone e la recente versione musical di Cyrano), un espediente che a volte può essere efficace, cinematograficamente, ma qui non aggiunge più spessore alla storia.
Si può apprezzare quindi la voglia di portare alla luce vicende e personaggi che vanno a pescare in un settore sempre di punta, e che puntano anche a una visibilità internazionale, ma Race for Glory: Audi vs Lancia non riesce a lasciare il segno, rimanendo un prodotto blando e poco coinvolgente.