Uscirà in sala il prossimo 22 ottobre Ragione e sentimento, trasposizione dell'omonima opera di Jane Austen già portata sul grande schermo da Ang Lee nel 1995. Stavolta dietro la macchina da presa c'è Giorgia Oakley che, insieme alla sceneggiatura di Diana Reid, traduce per il cinema la storia delle sorelle Dashwood, costrette a reinventarsi una nuova vita dopo che la legge sull'eredità le obbliga a lasciare la loro dimora. Mrs. Dashwood (Catriona Balfe), dopo aver perso il marito, è costretta a lasciare la casa, perché secondo le leggi inglesi i possedimenti possono essere ereditati solo da un erede di sesso maschile. Prima della partenza, però, la famiglia Dashwood rimane in casa, raggiunte dall'erede John Dashwood (Tom Brooke) e dalla nuova signora Dashwood (Stacy Martin). È proprio quest'ultima a voler "cacciare" di casa le proprietarie e per accelerare i tempi invita a casa anche il fratello Edward Ferrars (George MacKay). Quello che Fanny non ha previsto, però, è che tra suo fratello e la maggiore delle sorelle Dashwood, Elinor (Daisy Edgar-Jones) possa nascere un sentimento romantico. Tuttavia la convivenza tra le due famiglie mostra così tanti problemi che alla fine le donne Dashwood sono quasi costrette ad accettare l'offerta di un lontano parente di trasferirsi in un cottage in campagna. Qui la sorella di Elinor, Marianne (Esmé Creed-Miles) conquisterà il cuore del silenzioso e cupo Colonnello Brandon (Herbert Nordrum), ma si innamorerà del volubile Willoughby (Frank Dillane). Tra intrecci amorosi, delusi, manovre di famiglie arroganti e segreti da portare in superficie, le due sorelle Dashwood dovranno trovare un modo per inseguire il loro ideale di lieto fine.
Come è risaputo, trasporre sullo schermo un'opera non è mai un compito semplice. Ogni adattamento è di per sé un atto di tradimento e proprio per questo è facile incorrere nel malcontento di chi ha letto il libro o l'opera originale. Specie quando si ha a che fare con un romanzo che fa parte della letteratura classica. Nel caso di Ragione e sentimento questo "problema di paragone" si fa anche più profondo dal momento che nell'immaginario dello spettatore più adulto ha un certo peso il film degli anni Novanta interpretato da Emma Thompson e Kate Winslet. Tutti questi elementi, dunque, potrebbero far avvicinare al nuovo film con il proverbiale piede di piombo, timorosi di veder distrutto qualcosa che fa parte del proprio bagaglio culturale. Il film di Giorgia Oakley, in realtà, si mostra subito più che determinato a prendere le distanze dall'opera di Ang Lee. Dove quest'ultimo è colorato e patinato, il nuovo Ragione e sentimento è invece è quasi desaturato, chiuso in una fotografia che sembra quasi paludosa, fangosa e che si avvicina molto più al lavoro fatto con la trasposizione di Orgoglio e pregiudizio del 2005. Questa scelta di resa visiva, insieme anche al casting degli attori principali - tutti molto giovani e visivamente attraenti -, mette subito in chiaro che questa nuova trasposizione non mira a convincere i "vecchi" spettatori, quanto a parlare con generazioni più giovani, che forse non hanno ancora avuto modo di leggere il romanzo di partenza. Un'operazione del tutto simile a quella fatta lo scorso febbraio dal discutibile Cime Tempestose di Emerald Fennell.
Tuttavia stavolta la sceneggiatura sceglie di rimanere molto più fedele al romanzo di Jane Austen, sebbene non manchino dei tagli e delle modifiche che sono sempre necessarie quando dalla pagina scritta si passa a quella fatta per immagini. Tuttavia l'aderenza al testo originale è abbastanza diffusa da far sì che Ragione e sentimento sia una buona trasposizione della storia delle sorelle Dashwood, capace di rimanere fedele al cuore del racconto. Perciò trovano ampio spazio sia le storie d'amore - con un peso maggiore dato (giustamente) al Colonnello Brandon - sia la satira e la riflessione sulla vita delle donne, costrette a non poter avere il controllo dei propri mezzi, della propria casa e nemmeno del proprio cuore, in una società che le vorrebbe silenziose, pacate e possibilmente ricche. La fruizione del lungometraggio è tutto sommato piacevole e scorrevole e non mancano i momenti di pura emozione che, da soli, valgono il prezzo del biglietto. Quello che forse convince un po' meno è la recitazione di alcuni interpreti. Se gli attori maschili riescono tutti a mostrare i loro volti - che siano quelli del fascino, della subordinazione o del rimpianto - le due protagoniste vacillano in qualche punto. Daisy Edgar-Jones è tutto sommato credibile nel rendere l'immagine di una ragazza pacata, sicura dei suoi sentimenti ma anche della sua morale, che cerca affidabilità e comprensione. Il vero punto debole è rappresentato invece da Marianne. Spirito libero, giovane e ingenua alla ricerca della passione e del fuoco dell'amore, Marianne è una ragazza che oggi definiremmo dramatic, troppo concentrata sul suo sogno di vivere come si legge nei libri, per rendersi conto della realtà che fa irruzione nel mondo. Nella nuova trasposizione però di questo spirito appassionato di Marianne, che tanto fa impazzire chi le sta intorno, rimane una eco che la descrive più come una ragazzina capricciosa pronta a piangere per qualsiasi cosa, più fastidiosa che affascinante, più infantile che ingenua, che rovina un po' il tratteggio del personaggio, che nel libro, pur nei suoi momenti più oscuri, mantiene una luce a cui è difficile resistere. Detto questo, Ragione e sentimento è un film che piacerà agli amanti delle storie d'amore in costume con un sottotesto femminile e, chissà, forse farà avvicinare i più giovani anche all'opera di Jane Austen, che merita sempre di essere (ri)scoperta.