Relay: Informazioni pericolose, recensione dello spy-thriller con Lily James e Riz Ahmed

Una storia di spionaggio ambientata nella New York contemporanea, tra azione e colpi di scena, che affronta temi attuali anche se con un sapore vecchio stile.
Relay Informazioni pericolose - Poster

Dopo essere stato presentato più di un anno fa al Festival di Toronto e un'uscita piuttosto in sordina nelle sale americane, è arrivato sui nostri schermi direttamente in homevideo lo spy-thriller Relay: Informazioni pericolose. La storia si svolge a New York, dove una donna di nome Sarah Grant (Lily James) è un'ex impiegata presso un'azienda agroalimentare che ha scoperto (e sottratto) un rapporto contenente alcuni dati allarmanti circa gli effetti collaterali di uno dei loro prodotti, con l'intenzione di rendere pubbliche le informazioni; considerata un pericolo per l'azienda, è stata licenziata e ora è sottoposta a persecuzioni e atti intimidatori ormai insostenibili, motivo per cui desidera trovare un accordo con l'azienda e lasciarsi alle spalle la vicenda; lo studio legale a cui si rivolge la mette in contatto con Ash (Riz Ahmed, candidato all'Oscar per Sound of metal), un misterioso mediatore specializzato proprio nel gestire trattative di questo tipo, nella più assoluta segretezza. L'operazione si rivela da subito complessa e rischiosa, anche perché Sarah è strettamente sorvegliata da una squadra (in cui troviamo Sam Worthington) determinata a proteggere gli interessi dell'azienda, e le capacità professionali ma anche personali di Ash saranno messe a dura prova.

Relay è un film che non si ispira direttamente a fatti reali, ma prende spunto dai cosiddetti whistleblower per imbastire una storia che ruota principalmente attorno a chi solitamente resta ad agire nell'ombra, nello specifico questo immaginario "fixer"; dato che per Ash è fondamentale mantenere l'anonimato anche al fine di garantire la massima riservatezza e sicurezza possibile sia per se stesso sia per quanti si rivolgono a lui (che si trovano anche, come vediamo, a rischiare la vita se in possesso di informazioni altamente compromettenti) la trama ci mostra, in quello che è uno dei suoi aspetti più riusciti, tutti i metodi utilizzati dal protagonista; da parrucche e travestimenti, ai cellulari usa e getta, all'utilizzo astuto di caselle e uffici postali, a quello che è forse uno dei più intriganti, da cui deriva anche il titolo del film: i protagonisti comunicano principalmente attraverso il Tri-State Relay Service, cioè un servizio di inoltro telefonico con cui un operatore legge a voce alta messaggi inviati per iscritto a un'altra persona, rendendo più difficile sorvegliare le chiamate, un'idea che è anche cinematograficamente suggestiva, per la presenza di terze persone che, davanti a un monitor con cuffie e microfono, si trovano a riferire, con indifferente professionalità, le informazioni più disparate, rendendo ancor più significativo il momento in cui si sentirà per la prima volta la vera voce di una persona.

Il copione di Justin Piasecki era stato inserito qualche anno prima nella Black List delle migliori sceneggiature non ancora realizzate, ed è arrivato sullo schermo per la regia dello scozzese David Mackenzie, già autore di un paio di interessanti titoli con Ewan McGregor (Young Adam e Perfect sense) ma acclamatissimo soprattutto per il neo-western Hell or High water.
Relay è stato paragonato per temi e atmosfere a certi classici di spionaggio degli anni '70, ma anche all'action-thriller anni '90, ma è comunque un film ben inserito nella contemporaneità, non solo per i mezzi tecnologici o per la critica al potere senza scrupoli di alcune corporation, ma anche per i riferimenti agli USA post-11 settembre (con un accenno anche a razzismo e islamofobia) e quindi al discorso su come controllo e protezione dei cittadini siano andati a sovrapporsi e mescolarsi, fino al fondamentale dilemma morale sul fare la cosa giusta oppure voltarsi dall'altra parte, decidendo chi o cosa valga di più la pena difendere.
Si tratta anche di una storia in cui un uomo e una donna si trovano uniti da una situazione carica di pathos in cui la posta in gioco si fa sempre più alta, e questo finisce per creare inevitabilmente una sorta di intimità, sia pure a distanza: il film naturalmente fa leva su questo aspetto, creando situazioni che provino a suggerire una complicità, per quanto anomala, tra i due, lasciando immancabilmente intendere un possibile risvolto sentimentale; è così che, man mano che Ash abbassa le sue difese, scopriamo qualcosa in più su di lui: questo aspetto potrebbe risultare meno convincente per chi magari avrebbe preferito vederne conservata l'assoluta integrità e quel freddo distacco che lo rendevano un personaggio più elusivo e forse irraggiungibile.

Il film dunque possiede scene in cui la tensione deriva anche da una semplice conversazione telefonica, ma non mancano momenti di azione vera e propria, con inseguimenti, sparatorie e così via, il tutto sfruttando anche delle location interessanti offerte dall'ambientazione newyorchese; la trama riesce anche a sorprendere con qualche colpo di scena ad effetto, specialmente nell'ultimo atto, che serve ad allontanare da una possibile conclusione più scontata.
Relay: Informazioni pericolose è quindi un buon thriller d'intrattenimento, sorretto dal cast e da una trama che mantiene la suspense anche se con qualche sbavatura.