La riunione di condominio, recensione della commedia spagnola
È in un generico palazzo di Madrid, apparentemente come tanti altri, che si svolge La riunione di condominio che dà il titolo alla commedia corale spagnola in arrivo nelle nostre sale: all'ordine del giorno è prevista solo una votazione relativa all'ascensore, una questione rapida e indolore che si risolve in breve tempo, lasciando tutti soddisfatti. L'atmosfera però cambia precipitosamente quando i partecipanti alla riunione scoprono che presto nel palazzo potrebbe trasferirsi un nuovo inquilino, e si viene a sapere che quest'uomo sarebbe affetto da non meglio specificati problemi di salute mentale: la notizia genera stupore e preoccupazione negli altri abitanti, i quali scatenano un'accesa discussione sull'opportunità o meno di accettare il nuovo vicino, finché la situazione non degenera lasciando emergere anche segreti e tensioni latenti.
Il film, scritto e diretto da Santiago Requejo, nasce da un pluripremiato cortometraggio dello stesso regista, Votamos (2021), che era già stato adattato per il palcoscenico; effettivamente anche questa versione cinematografica mantiene un tipico impianto teatrale, sfruttando le tre unità, per raccontare una di quelle storie che si fanno specchio della società, mettendo a confronto personaggi e spettatori anche con quegli aspetti di sé più scomodi e nascosti.
Un condominio in fondo è un perfetto microcosmo adatto a rappresentare uno spaccato umano alquanto eterogeneo: la storia mette a confrontarsi e scontrarsi uomini e donne, appartenenti a generazioni diverse, distanti fra loro per formazione culturale, economica e sociale; racchiusi fra quattro mura (scenario ideale di tanti titoli dalle premesse simili, uno su tutti Carnage) i protagonisti finiscono per dare libero sfogo a rabbia, frustrazioni, ma anche confidenze personali e lati vulnerabili.
Questa black comedy dall'ironia cinica e tagliente vuole svelare cosa si nasconde spesso dietro la facciata di perbenismo e politicamente corretto che le persone tendono a esibire nel quotidiano: in particolar modo la sceneggiatura affronta la paura del "diverso", e dunque pregiudizi e tabù che si insinuano tra i buoni propositi manifesti di comprensione e tolleranza.
Nonostante nel corso della vicenda veniamo a sapere più di un dettaglio sulle vite dei personaggi, allo stesso tempo il film si mantiene sufficientemente generico da far sì che il pubblico possa universalmente comprendere e identificarsi con la storia, lasciando intendere che potrebbe svolgersi più o meno ovunque.
Con una struttura che va quindi ad allinearsi a quella di tanti antecedenti più o meno illustri, La riunione di condominio non offre una visione innovativa, ma ripropone gradevolmente temi e riflessioni che, sebbene già viste, danno vita a un film che intrattiene e stimola lo spettatore.