Sconfort Zone, la recensione della nuova serie con Maccio Capatonda
Maccio Capatonda è tornato, sebbene in una veste leggermente diversa rispetto a quella a cui siamo abituati. Il comico, infatti, è protagonista di Sconfort Zone, la serie tv in sei episodi che farà il suo debutto su Prime Video il prossimo 20 marzo. La trama ruota proprio intorno alla figura di Maccio Capatonda alias Marcello (Marcello Macchia è il vero nome di Maccio) che è alle prese con una delle peggiori crisi creative mai incontrate lungo la sua prolifica carriera. Impegnato nella scrittura di una serie, Maccio si rende conto di aver in qualche modo esaurito la sua verve creativa, di avere la mente vuota. Stanco anche dei personaggi che è stato "costretto" a interpretare anche oltre la "data di scandenza", il comico si trova fermo in una non-zona, incapace di andare avanti e obbligato a "produrre" per poter rispettare i contratti e non incorrere in sanzioni economiche. Proprio per cercare di superare questo blocco dello scrittore, Maccio Capatonda accetta di seguire un percorso terapeutico con un noto psicologo che lo mette davanti a una serie di sfide: ogni settimana il comico dovrà affrontare una sfida insolita, che lo metta in contatto con l'idea e la sensazione di disagio, che potrebbe essere il vero motore della creatività dell'autore di Padre Maronno. Aiutato dalla fidanzata (Francesca Inaudi) e spinto dai consigli degli amici (di cui non vi sveliamo alcuna identità per non rischiare di rovinarvi la sorpresa) Maccio/Marcello inizierà un percorso che lo spingerà a rivalutare anche le scelte alla base della sua stessa carriera.
Maccio Capatonda è un comico in qualche modo divisivo: c'è chi lo ama e chi lo odia. Chi ride non appena lo sente parlare e chi si domanda come abbia potuto avere tanto successo un comico che non è riuscito a creare niente di veramente divertente. Ed è anche su questo aspetto che il comico gioca, realizzando per Sconfort Zone un racconto che pesca a piene mani dalla vita vera dell'artista, al punto che lo show può essere considerato quasi un racconto autobiografico con alcune licenze narrative. Questo fa sì che Sconfort Zone sia molto interessante da vedere e da seguire, perché ci permette di intravedere - sebbene sempre a debita distanza di sicurezza - il vero volto di un comico che si è sempre vestito dei suoi personaggi a mo' di armatura. Senza andare troppo a fondo nelle svolte narrative e nelle scelte artistiche, possiamo dire che Sconfort Zone è una serie che si discosta forse dalle aspettative del pubblico, ma che mantiene le promesse del titolo: mettere a disagio il suo protagonista. E in qualche modo è lo stesso Maccio Capatonda che mette se stesso in una posizione scomoda. Sebbene, come scritto appena più su, ci sono delle invenzioni puramente narrative, la serie tv (per stessa ammissione di Maccio Capatonda) guarda molto alla sfera privata del comico, partendo proprio dalla casa di famiglia, da un adolescenza passata a guardare e "ridoppiare" Ritorno al futuro. In un certo senso, allora, Sconfort Zone diventa anche un viaggio nostalgico verso un'altra vita, quella degli anni Novanta, quella di Non è la Rai e di VHS che si smagnetizzavano. La vita delle speranze ancora acerbe, quando far ridere era più importante che far ridere per contratto.
Coloro che da Sconfort Zone si aspetteranno una serie strettamente e puramente comica, probabilmente correranno il rischio di rimanere delusi da questa serie che è anche un po' una scommessa, una svolta, una dimostrazione per Maccio Capatonda di saper creare anche al di fuori della maschera che per tutti questi anni ha regalato al pubblico. Questo non vuol dire che mancheranno scene comiche (anzi!), ma la serie colpisce proprio perché si discosta dalle aspettative, diventa qualcos'altro, a metà strada tra il racconto concentrico e metalinguistico di una carriera, a uno specchio deformato sul nostro presente, fatto di ipocrisie e menefreghismo, di squali produttivi che pensano solo al guadagno lasciando appesa al chiodo la propria anima.