Sentimental Value, recensione del dramma familiare di Joachim Trier

Dall'acclamato regista norvegese arriva un film che si è già imposto come uno dei più lodati e premiati della stagione cinematografica: un melodramma familiare sui legami tra padri e figlie, tra sorelle, e anche una riflessione sull'arte e sul mezzo cinematografico.
Sentimental Value di Joachim Trier, scena da trailer

Mentre cominciamo a entrare nel vivo della awards season cinematografica, arriva anche sui grandi schermi italiani quello che si è già segnalato come uno dei titoli più acclamati della stagione: si tratta di Sentimental value di Joachim Trier, presentato in anteprima allo scorso Festival di Cannes dove ha ricevuto un'accoglienza entusiastica (e una lunghissima standing ovation) e portato a casa il Grand Prix della Giuria, soltanto il primo di una lunga lista di premi e nomination, oltre ad essere stato selezionato dalla Norvegia come proprio candidato all'Oscar.

Gustav Borg (Stellan Skarsgård, fresco vincitore del Golden Globe per questo ruolo) è un regista cinematografico un tempo acclamato, ormai un po' in declino, che in seguito alla morte della sua ex moglie ritorna a Oslo dove ritrova le figlie ormai adulte Nora (Renate Reinsve) e Agnes (Inga Ibsdotter Lilleaas, interprete finora nota soprattutto in patria, l'abbiamo vista nel film musicale A beautiful life su Netflix) con le quali i rapporti sono rimasti tesi e distanti da quando lui aveva lasciato la loro madre e dato la priorità alla propria carriera trascurando la famiglia. Gustav sta preparando il suo nuovo film, una storia parzialmente autobiografica ispirata alla figura di sua madre, e chiede a Nora, che di professione fa l'attrice, di interpretare il ruolo principale, che lei rifiuta; Gustav allora offre la parte a una giovane diva hollywoodiana, Rachel Kemp (Elle Fanning). Il ritorno dell'uomo e l'inizio della preparazione del film diventeranno l'occasione per degli inevitabili confronti familiari a lungo evitati, in cerca di una possibile riconciliazione.

Joachim Trier torna a dirigere un film dopo il successo del suo precedente lungometraggio La persona peggiore del mondo (2021) che aveva consacrato a livello internazionale sia lui che la sua protagonista Renate Reinsve, che torna a lavorare con lui in questo nuovo film così come pure Anders Danielsen Lie, che in entrambi i casi ha una relazione complicata con lei.
Il regista, anche autore della sceneggiatura insieme al suo collaboratore di lunga data Eskil Vogt, realizza questa volta un dramma (ma in cui non mancano tocchi di commedia) familiare che ha sollevato inevitabili paragoni con i nomi simbolo della cinematografia e della drammaturgia scandinava, da Bergman a Ibsen e Strindberg; si tratta infatti di una storia che esplora i rapporti spesso tesi, irrisolti, carichi di non detti, all'interno di un nucleo familiare: non solo il rapporto tra un padre e le sue figlie, ma anche quello tra sorelle, più echi e ricordi del legame materno.
Un ruolo importante è attribuito, fin dalle prime immagini del film, alla casa di famiglia in cui si svolgono diverse scene: una villetta su più piani a cui Nora da piccola assegnava quasi una sua personalità, testimone silenziosa della vita di una famiglia, nelle cui mura si è aperta (in una metafora più che esplicita) una lunga crepa che la attraversa come una ferita; l'abitazione diventa così un mezzo per raccontare come traumi e ferite si possano tramandare tra generazioni, accostando anche il dolore privato delle singole persone a quello storico di un popolo e di una comunità, che in ciascun caso possono lasciare segni indelebili. 
In questo film dalla struttura stratificata trova posto anche una riflessione sull'arte e sulla creatività come strumento attraverso cui rielaborare e raccontare eventi personali e filtrare anche i rapporti umani (e non manca neanche un riferimento alla contrapposizione tra cinema americano e cinema d'autore europeo, e anche al cambiamento di questo business, con il predominio delle piattaforme di streaming).

Sentimental value è dunque un film congegnato per poter raggiungere e toccare le corde emotive dello spettatore su più livelli, sebbene tanto la scrittura quanto la messa in scena facciano leva anche sul versante più cerebrale e intellettuale; questo aspetto, specialmente a un pubblico dalla sensibilità più "mediterranea" e visceralmente passionale come il nostro, potrebbe far apparire la pellicola vagamente troppo fredda, nonostante non manchino i momenti intensi. Di certo quello che lo spettatore può aspettarsi è un film elegante nella forma, sorretto dalle interpretazioni del cast, con una storia che punta al valore non solo sentimentale, ma anche universale, che possa raggiungere una platea il più internazionale possibile cementando il successo del suo autore e dei suoi attori.