The Accountant 2, recensione del film con Ben Affleck e Jon Bernthal
The Accountant 2 è il sequel dell'action movie The Accountant firmato Gavin O'Connor del 2016 e per questo secondo capitolo ritroviamo molti degli attori già presenti nel primo, ovviamente il protagonista Ben Affleck, affiancato come co-protagonista da Jon Bernthal, questa volta con una presenza più significativa, oltre a Cynthia Addai-Robinson e J.K. Simmons. Il regista ha già precedentemente annunciato in un'intervista che nei suoi piani The Accountant sarebbe stata una trilogia e il terzo film è attualmente in fase di sviluppo.
L'agente Marybeth Medina (Cynthia Addai-Robinson) è coinvolta in un caso che la tocca personalmente e per risolvere l'enigma è costretta a cercare l'ultima persona con la quale avrebbe voluto collaborare, ovvero il contabile Christian Wolff (Ben Affleck), genio neuro divergente che fa soldi e lavora travalicando il confine della legalità. La situazione diventa ancora più complicata per l'agente quando entra a far parte della squadra anche Braxton (Jon Bernthal), fratello di Christian, sicario di professione, chiamato dal fratello in aiuto per risolvere il caso, nonostante i due abbiano un rapporto complicato a causa della condizione di Christian.
The Accountant 2, a differenza del precedente capitolo, ha un tono molto più divertente, è a tutti gli effetti un buddy movie, pieno di azione, violenza e sparatorie ma allo stesso tempo molto più basato sui sentimenti e su quel rapporto fraterno che al regista Gavin O'Connor piace tanto trattare nei suoi film. Vengono esplorati più a fondo i personaggi, soprattutto quello interpretato da Jon Bernthal. Mentre scopriamo dei lati più divertenti e spensierati di Christian Wolff, in questa pellicola scopriamo anche la parte più sentimentale e tenera di Braxton, le sue insicurezze affettive e le fragilità vengono alla luce, così come il rapporto tra i due fratelli viene sviscerato in modo più approfondito.
Non sappiamo se questo sequel è migliore del primo, per alcuni aspetti si, si prende meno sul serio ma al tempo stesso è ancora più profondo. Il regista ha capito che una delle cose che funzionava meglio nel precedente capitolo era il rapporto fraterno e la forte sintonia tra i due attori, decide così di sfruttarla e di metterla al centro della storia. Perché se il ruolo di Christian Wolff era perfetto per Ben Affleck, grazie al quale era riuscito a portare sul grande schermo una delle sue migliori interpretazioni e un ruolo che sembra cucito su di lui, quello di Braxton è perfetto allo stesso modo per un attore come Jon Bernthal, che riesce ad essere divertente e a creare complicità con ogni attore con cui recita ma che allo stesso tempo riesce a tirar fuori dai suoi personaggi un'emotività e delle ferite interiori in modo eccelso, così come ha fatto e continua a fare nel ruolo di The Punisher.