Con una carriera già ben avviata come attrice, tra cinema e tv (la ricordiamo in ruoli in The O.C., Dr. House, Tron:Legacy, Richard Jewell, tra i tanti), Olivia Wilde ha deciso qualche anno fa di cimentarsi anche nella regia, e ci ha preso sempre più gusto a stare dietro alla macchina da presa dove, dopo il riuscito esordio con La rivincita delle sfigate (2019) e il successivo e chiacchieratissimo (anche se, come ben sappiamo, più per motivi extra cinematografici) Don't worry darling (2022), è arrivata adesso alla sua terza opera come regista, di cui per la prima volta è anche protagonista, con The Invite, remake del film spagnolo Sentimental (2020) di Cesc Gay.
La storia si svolge quasi interamente all'interno dell'appartamento di San Francisco in cui vivono Angela (Olivia Wilde) e suo marito Joe (Seth Rogen); sposati da molti anni, hanno una figlia, ma il loro matrimonio è lentamente scivolato nella routine e nella reciproca irritazione, provocate anche dalle rispettive frustrazioni: lui, ex musicista in una band, ora fa l'insegnante di musica con poca soddisfazione, mentre lei, dopo aver studiato arte, non ha fatto carriera ma si è dedicata intensamente a ristrutturare e ridecorare la loro casa. La tensione aumenta quando una sera Angela informa Joe di aver invitato a cena la coppia che abita al piano di sopra, composta da Pina (Penélope Cruz) e Hawk (Edward Norton). La notizia provoca subito tensione, dato che Angela vuole disperatamente piacere ai vicini mentre Joe ha qualche lamentela su un certo tipo di rumori provenienti dal piano superiore; dopo l'arrivo di Pina e Hawk, la serata prenderà una piega imprevista quando dalla cena scaturisce anche un invito inatteso.
Il film spagnolo da cui The Invite prende ispirazione (che nasceva a sua volta da una pièce teatrale) conta già numerosi remake internazionali tra cui anche uno italiano, Vicini di casa (2022) diretto da Paolo Costella, che vedeva protagonisti Claudio Bisio, Vittoria Puccini, Vinicio Marchioni e Valentina Lodovini, e questo non sorprende, perché si tratta di un tipo di storia universalmente comprensibile e appetibile, che può essere declinata adattandola a gusto, sensibilità e caratteristiche autoriali e attoriali differenti, quasi sulla scia di quanto accaduto con il nostro Perfetti sconosciuti (entrato addirittura nel Guinness dei primati per numero di remake generati).
L'idea di base è quindi quella, già vista e sfruttata innumerevoli volte fra schermo e palcoscenico, di chiudere i personaggi principali tra quattro mura e osservare poi l'escalation di tensioni e contrasti che seguono, con formalità e conversazioni educate abbandonate in favore di critiche e affondi sempre più pungenti, spietati e senza freni, mentre escono allo scoperto segreti e confessioni; a essere prese di mira in particolare sono nevrosi, vizi e debolezze di quel ceto borghese colto e privilegiato che però rivela frustrazioni, rimpianti e insoddisfazioni croniche, che riguardano tanto la sfera professionale che quella privata, sotto l'aspetto emotivo e nello specifico, come in questo caso, coinvolgono anche la sfera sessuale.
La trama gioca infatti sul contrasto fra i padroni di casa più rigidi e frenati, e i loro ospiti, che fanno sfoggio di un fascino esotico, disinibito, rilassato e con un che di misterioso; così, mentre fra le due donne si stabilisce subito una certa complicità e solidarietà, bilanciata da rivalità e diffidenza maschili, si vengono anche a creare affinità incrociate fra i componenti delle due coppie, ad esempio parlando di musica o di arredamento.
In questa versione a stelle e strisce, la cui sceneggiatura è firmata da Rashida Jones (molto nota anche come attrice, specialmente in tv grazie a The Office e Parks and recreations) e Will McCormack (premio Oscar per il cortometraggio Se succede qualcosa, vi voglio bene) rispetto all'originale è più abbondante nella durata aggiungendo più dettagli a personaggi e situazioni, forse anche con qualche ripetizione di troppo, specialmente quando tende a indugiare sulle sue stesse battute, che a volte possono risultare prevedibili o autocompiaciute.
Il cast è naturalmente fondamentale in un progetto del genere, con la stessa Wilde che qui tenta di mettere da parte il suo fascino per accentuare nevrosi e stanchezza del suo personaggio, Rogen che punta sul suo tipico ruolo di goffo e un po' impacciato e avvilito, ma senza rinunciare all'aggressività, una Cruz (forse in omaggio al film spagnolo) con inedita chioma biondo platino in versione sexy e trasgressiva e Norton con il suo ruolo ambiguo, in una veste comica che l'attore ha messo meno in mostra durante la sua carriera, rispetto alle tante parti serie e drammatiche.
Il film è stato girato su pellicola 35 mm con il risultato di un'immagine più pastosa e sfumata, e una fotografia tutta giocata sui toni freddi, accompagnata da una colonna sonora che in alcuni momenti rischia di diventare quasi troppo predominante, con un effetto complessivo che può apparire un pochino opprimente, ma punta chiaramente a un cinema da camera dal gusto raffinato e autoriale.
The Invite è dunque un'opera che prosegue il percorso dietro e davanti alla macchina da presa per Olivia Wilde, con un risultato elegante anche se non strettamente personale, che propone un ritratto amaro e cinico, senza troppa originalità ma funzionale quanto basta.
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Il trailer del film 'The Invite - Il piacere è tutto nostro' di Olivia Wilde, con un cast che include anche Seth Rogen, Edward Norton e Penelope Cruz.