The Punisher: One Last Kill, la recensione dello speciale con Jon Bernthal

La forza di 'The Punisher: One Last Kill', capace di tenere incollati davanti alla tv fino alla fine, si erge tra due momenti della vita di Frank: da una parte la vulnerabilità di un antieroe feroce e brutale e dall'altra la violenza inaudita di uno show che mette al centro del racconto un uomo che è simile a una scheggia d'onice piena di crepe.
C0tF6Q5rKYE71f70e78-305c-4f10-87c2-cf25dd733713Ia9SZBRHMR8 Disney+ presenta il trailer di 'The Punisher: One Last Kill', uno speciale Marvel Television con Jon Bernthal nel ruolo del vigilante protagonista, alias Frank Castle. The Punisher One Last Kill, scena da Trailer

Sebbene l'attesa sembrava destinata a non finire mai, il grande giorno è finalmente arrivato. The Punisher: One Last Kill è finalmente disponibile su Disney+ a partire dal 13 maggio. Diretto da Reinaldo Marcus Green, che lo ha scritto insieme a Jon Bernthal, One Last Kill è uno speciale Marvel Television che pone al centro del racconto il Frank Castle ritratto da Bernthal, un uomo che è ancora alle prese con le ferite, i demoni e i fantasmi del suo passato. Dopo il passaggio da Netflix a Disney, il Punitore è apparso nella serie Darevil: Born Again ed è atteso anche nel nuovo film di Spider-Man. Un personaggio, quello di Castle, che nel tempo è riuscito a ritagliarsi un posto privilegiato nel cuore del pubblico, che spiega senza fatica perché questo speciale fosse tanto atteso.

Frank Castle è un uomo incastrato nella tragedia che ha spezzato la sua vita, nel tradimenti che hanno manovrato il suo presente, distruggendo il suo futuro. Mentre la città intorno a lui sembra destinata ad autodistruggersi, Frank sembra trascinarsi dentro i suoi giorni. A fargli compagnia le voci dei suoi vecchi commilitoni, le promesse di onore e protezione a cui non ha saputo (o potuto) dare seguito e, soprattutto, le ombre di chi ha perso e il cui sangue versato è un distintivo di fallimento che Frank si porta addosso mentre grida e sanguina e sembra attendere solo la fine. Perché lo speciale sembra voler partire da una riflessione precisa: che cosa rimane dopo la vendetta?

Frank Castle / The Punisher (Jon Bernthal) in The Punisher: One Last Kill
Frank Castle / The Punisher (Jon Bernthal) in The Punisher: One Last Kill [credit: courtesy of Marvel; Copyright 2026 Marvel. All Rights Reserved]

Senza voler necessariamente fare spoiler di quello che accade in questo speciale di quasi 50 minuti, il punto di partenza è quello di un uomo che, letteralmente, si trascina nei pochi spazi familiari che gli sono rimasti e che pure non sono altro che una prigione, proprio come la gabbia rappresentata dai suoi ricordi e da quelli che considera una punizione per un fallimento per cui Frank non può perdonare se stesso. Il prologo dello speciale sono due minuti in cui allo spettatore è permesso di guardare un uomo che sta lentamente impazzendo per un unico motivo: non sente di avere uno scopo per vivere. Frank non è un uomo che si aggrappa alla vita, eppure non è nemmeno il tipo di personaggio capace di togliersi la vita. È un'ombra che cammina tra le macerie di una vita che non esiste più, un uomo prosciugato dal successo della sua ambizione. Inseguiamo la vendetta per dare giustizia al dolore che ci è stato inferto, ma alla fine la vendetta si trasforma in un mostro che si nutre della vita stessa. Al punto che, quando essa riesce, ha già mercificato tutto il resto. Se la vendetta riesce, il più delle volte non c'è altro. Ed è questo ciò che Frank Castle appare all'inizio: un uomo vuoto, che cerca di riempire quella voragine con i sensi di colpa che ormai sono diventati tatuaggi aggiuntivi. 

The Punisher: One Last Kill - Poster
The Punisher: One Last Kill - Poster

Frank è un personaggio che non ha più niente e che non sa che fare: cerca di distruggere il suo fisico e la sua mente, crolla costantemente sotto il peso delle sue recriminazioni, fino a non avere nemmeno la forza di combattere le ingiustizie più abiette che si presentano al suo sguardo. Questo finché non accade qualcosa di inaspettato e imprevedibile, che lo costringere a svegliarsi dal suo torpore. E anche se è circondato dalle fiamme del suo personale inferno, Frank Castle esce dall'oblio che si è costruito intorno e torna sulle strade. Non per la giustizia, perché per lui la giustizia è un privilegio che quasi nessuno può più permettersi. Scende in strada perché spera di poter pagare un debito, perché pensa che curare una ferita possa aiutarlo a non sentire più il pulsare di una cicatrice. La forza di The Punisher: One Last Kill si erge proprio tra questi due momenti della vita di Frank: da una parte la vulnerabilità di un antieroe feroce e brutale e dall'altra la violenza inaudita di uno show che mette al centro del racconto un uomo che è simile a una scheggia d'onice piena di crepe. Una sorta di contraddizione in termine, che fa giocare tra loro gli opposti e che pure riesce a creare uno speciale che è pieno di cuore (intorno al minuto 10 c'è un monologo che vi distruggerà), di violenza gratuita e di uno strano senso di giustizia. Uno show che vi terrà incollato alla tv fino alla fine, con un protagonista che riempie lo schermo coi suoi occhi lucidi e le sue nocche spaccate, perché tanto i primi quanto le seconde sono pennellate intense di un'umanità distrutta ma non sconfitta.