The Toxic Avenger, la recensione: la commedia action-horror con l'atipico supereroe interpretato da Peter Dinklage

Il reboot della saga cult nata negli anni '80 viene affidato al talento di Peter Dinklage, in un film che però rimane un ibrido tra prodotto pop e B-movie.
Toxic Avenger - Poster

Il franchise di The toxic avenger ha inizio nel 1984 con l'omonimo film, una pellicola a basso budget prodotta dalla Troma Entertainment, compagnia specializzata in film indipendenti e di genere dal gusto demenziale, prevalentemente commedie sexy e horror, che con quel titolo avrebbe trovato il suo maggior successo (tanto che ne divenne anche il logo): la saga del Vendicatore Tossico, dopo quel primo film divenuto col tempo un cult, ha dato vita non solo ad alcuni sequel cinematografici ma anche a fumetti, cartoni animati, spin-off e musical teatrali. 
Adesso è il momento di un reboot del primo film, con il ruolo principale affidato a Peter Dinklage: è lui a interpretare Winston Gooze, che nell'immaginaria St.Roma's Village (il nome è naturalmente un omaggio alla casa di produzione) lavora come inserviente presso un'azienda farmaceutica, ha perso sua moglie per un tumore ed è rimasto da solo a prendersi cura, con qualche difficoltà, dell'introverso figlio adolescente (Jacob Tremblay) di lei. Quando lo stesso Winston scopre di essere malato e di aver bisogno di cure costose che non può permettersi, si rivolge anche al capo della sua azienda Bob Garbinger (Kevin Bacon), ma senza successo. Il protagonista tenta allora un gesto disperato ma si scontra con una banda criminale di ganster-rapper e finisce per entrare in contatto con dei rifiuti tossici che lo trasformano nell'anomalo supereroe del titolo: con un aspetto totalmente sfigurato ma una nuova potenza combattiva, armato del suo mocio radioattivo verde fluo, Winston alias Toxie unirà le forze con J.J. Doherty (Taylour Paige), una giovane donna che sta tentando di incastrare la corrotta società farmaceutica.

Come sappiamo i supereroi hanno dominato il panorama cinematografico e anche televisivo negli ultimi anni e abbiamo visto anche come il genere sia stato declinato in più modi e toni, dal dramma più cupo e introspettivo alle varianti più leggere e autoironiche, dunque non senza qualche contaminazione tra diversi generi e stili; inoltre, tra i cineasti che si sono formati artisticamente alla Troma troviamo ad esempio anche James Gunn, regista che più avanti avrebbe realizzato diversi cinecomics, come la trilogia dei Guardiani della Galassia, Suicide Squad e l'ultimo Superman.
Questa nuova versione di The toxic avenger, diretta da Macon Blair, regista, sceneggiatore e attore (che infatti compare anche nel film nel ruolo di Dennis), non ha avuto vita facile: era pronta infatti dal 2023 ma l'uscita è stata più volte rimandata, e arriva adesso nelle sale italiane in seguito alla proiezione alla Festa del Cinema di Roma; è dunque un film che si colloca in una sorta di via di mezzo tra cinema mainstream e B-movie, cercando di realizzare un prodotto dal budget medio adatto a un pubblico anche di famiglie. 
La trama non ricalca alla lettera quella del film originario, anche se le novità non servono più di tanto ad attualizzare effettivamente la storia, nonostante le tematiche anche attuali come la critica alle multinazionali e al capitalismo corrotto, ai potenti senza scrupoli che avvelenano e inquinano l'ambiente e l'uomo. Nonostante poi lo spirito potenzialmente anarchico del protagonista, la sceneggiatura punta molto sui legami familiari, con i rapporti genitori-figli in modo quasi melenso e melodrammatico, appoggiandosi anche alla performance di Dinklage (seppure per buona parte del film il suo personaggio sia di fatto visibile solo come Toxie e se ne possa ascoltare solo la voce in versione originale), un attore che notoriamente porta spesso nei suoi ruoli un certo pathos drammatico, condito da acume e anche da autoironia: in questo la sua poteva essere una presenza azzeccata e intrigante, ma non convince del tutto la chiave scelta per il personaggio, che poteva essere sfruttato meglio. Accanto a lui, nel cast, Bacon è un tipico villain da cinefumetto, mentre rimane sempre un po' in secondo piano Elijah Wood nel ruolo di suo fratello (con un look che ricorda molto quello del Pinguino/Danny De Vito in Batman-Il ritorno) e non brilla neanche Tremblay (che aveva conquistato tutti con il ruolo del figlioletto di Brie Larson nel film Room).

The toxic avenger è quindi un film meno politicamente scorretto, anarchico o irriverente di quanto si potrebbe immaginare, che regala qualche battuta e anche le tanto sbandierate scene splatter che però tutto sommato non sono così oltraggiosamente esplicite o azzardate.
In conclusione, non possiamo non ricordare che anche l'Italia qualche anno fa aveva avuto il suo atipico supereroe divenuto tale a causa di sostanze tossiche, cioè naturalmente il Claudio Santamaria di Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti, che tra le sue ispirazioni, oltre agli anime giapponesi, conteneva proprio anche quella alla saga nordamericana, e che resta un esempio di variazione sul tema più innovativa e originale.