L'ultima regina-Firebrand, recensione del dramma storico con Alicia Vikander e Jude Law

Il film si concentra sulla figura dell'ultima moglie del noto re Enrico VIII, per una rilettura parzialmente di fantasia che esalta gli aspetti femministi della Storia.
L'ultima regina - Firebrand, scena da trailer

Nella storia della monarchia britannica la figura di Enrico VIII, sovrano d'Inghilterra per quasi quarant'anni durante la prima metà del '500, è stata ampiamente documentata: si conoscono le sue modifiche radicali alla Costituzione, la scomunica papale e lo scisma dalla Chiesa cattolica che portò alla nascita della Chiesa anglicana, decretò l'annessione del Galles all'Inghilterra e fondò la Royal Navy, la Marina militare britannica; sopra a tutto, però, di lui si ricordano sempre i suoi sei matrimoni (più numerose amanti): l'ultima in ordine di tempo delle sue consorti fu Catherine Parr, al fianco del re fino alla sua morte ma forse finora rimasta un po' in ombra, e a colmare questa lacuna ci pensa il film L'ultima regina-Firebrand, che approda infine nelle nostre sale a due anni dalla presentazione al Festival di Cannes 2023.
Catherine (Alicia Vikander) viene appuntata reggente mentre il re (Jude Law) è impegnato nei combattimenti in Francia, e durante l'assenza del marito porta avanti le sue pericolose simpatie con i protestanti radicali, in particolare con una sua amica d'infanzia accusata di eresia. Al ritorno in patria del sovrano, in una corte dove abbondano complotti, sussurri e sotterfugi, il loro matrimonio è minacciato non solo dalle rispettive gelosie dei coniugi, ma anche dal mancato arrivo del figlio maschio tanto desiderato dal re, che nel frattempo è tormentato e reso anche sempre più paranoico dalla sua salute in rapido declino.

Il film è tratto liberamente dal libro La mossa della regina di Elizabeth Fremantle (in originale Queen's Gambit, da non confondersi con l'omonimo romanzo che ha dato vita alla serie La regina degli scacchi) e va ad aggiungersi a una lista di film che hanno già portato sul grande schermo vita e gesta di Enrico VIII, a partire da un omonimo film muto già nel 1911, passando per Le sei mogli di Enrico VIII (1933) e La regina vergine (1953) entrambi interpretati da Charles Laughton, o Anna dei mille giorni (1969) con Richard Burton, fino ad arrivare al più recente L'altra donna del re (2008), con Eric Bana nel ruolo del sovrano.
L'ultima regina-Firebrand mette invece al centro della narrazione la prospettiva di Catherine Parr, per sottolinearne le qualità che la rendono, nel suo campo, un personaggio interessante e dal contributo significativo: infatti fu anche grazie a lei se il re approvò la legge di successione che permetteva anche alle figlie femmine di accedere al trono, e la stessa Catherine fu la prima donna a pubblicare un testo in lingua inglese a proprio nome, firmando raccolte di salmi e preghiere.
È indubbio che il film voglia restituire valore e merito a quelle figure femminili che notoriamente sono state sempre messe in ombra da Storia, relegate a ruoli di secondo piano, private di diritti e libertà quando non proprio annullate su basi pretestuose; in una sceneggiatura che si muove tra verità storiche e ricostruzioni di fantasia vediamo come, all'interno di un rapporto in cui non manca la violenza, i due coniugi siano anche mostrati in più di un momento complici e maliziosi tra di loro, con lei che, non solo moglie remissivamente devota, sfoggia un affetto a tratti materno, ma anche strategicamente calcolatore. La trama vuole anche esprimere un senso di solidarietà e alleanza femminile, non solo nel rapporto di della protagonista con la sua amica d'infanzia ma anche ricordando, ad esempio, come la Parr fece di fatto da madre acquisita alla futura regina Elisabetta I.

La regia è stata affidata al brasiliano Karim Aïnouz, qui al suo debutto in lingua inglese, di cui in Italia abbiamo visto il precedente La vita invisibile di Euridice Gusmão (2019); una scelta che forse ha lo scopo di portare uno sguardo nuovo e insolito a un genere che altrimenti rischierebbe di risultare stantio e polveroso, ma riesce solo in parte: definito addirittura un horror psicologico, il film è in realtà un dramma storico venato di suspense, con qualche guizzo più contemporaneo ma comunque costretto dentro la maggior parte di codici del genere, con una trama che nello specifico non sempre riesce a trovare una chiave di lettura che tenga in equilibrio il personaggio di Catherine come figura a sé stante, il rapporto di coppia con il re, e tutto il contesto storico e politico entro cui si muovono. Vikander (che interpreta un'altra regina dopo il film danese A royal affair) non risulta sempre perfettamente in parte, mentre Law (con cui aveva già condiviso il set di Anna Karenina) accetta ancora una volta nella sua carriera di imbruttirsi fino a diventare quasi irriconoscibile; meno sfruttati i ruoli secondari, a partire da Erin Doherty (già in The Crown, e di recente fra i protagonisti dello strepitoso successo della miniserie Adolescence).

Con una ricostruzione scenica immancabilmente sontuosa e ben curata, che si avvale in particolar modo di una fotografia che esalta la dimensione cupa e anche sinistra della vicenda, L'ultima regina-Firebrand è un film che cerca di discostarsi dai canoni del biopic di stampo tradizionale ma senza proporre una visione assolutamente originale e personale sul genere, per un'opera che va a inserirsi nel lungo, ma spesso poco soddisfacente, filone dei film dedicati alla storia della monarchia inglese.