Venezia 81: Maria, la recensione del film con Angelina Jolie
Pablo Larraín torna al Festival del Cinema di Venezia con un nuovo ritratto femminile che, sulla carta, avrebbe dovuto rubare il cuore degli spettatori. Dopo aver portato in laguna il toccante film dedicato a Jackie Kennedy e il resoconto della triste vita di Diana in Spencer, Pablo Larraín decide questa volta di puntare l'occhio della sua macchina da presa su Maria Callas, la diva dell'opera lirica interpretata per l'occasione da Angelina Jolie. Il regista cileno, come già fatto nelle precedenti opere biografiche già citate, sceglie di concentrare il racconto solo su un breve periodo della vita della Callas, in questo caso sugli ultimi giorni di vita, con alcuni flashback che ci mostrano momenti passati per lei importanti. Nel cast anche i due attori italiani Pierfrancesco Favino e Alba Rohrwacher.
Maria è una pellicola in pieno stile Larraín e si posiziona come terza parte di un trittico che probabilmente sarà destinato ad accogliere nuove opere, su biografie di donne importanti nella storia mondiale, tutte donne forti e potenti ma fragili ed emotivamente segnate al tempo stesso, donne influenti ma con un destino tragico ad attenderle. Il regista decide di raccontare sempre i lati più emotivi e personali di queste donne, facendo entrare lo spettatore in empatia con le protagoniste, mantenendo comunque il suo stile autoriale di racconto per immagini.
Larraín è senza ombra di dubbio un grande direttore di attori, è bravissimo a far emergere il meglio dai protagonisti che sceglie e anche in questo caso il risultato è ottimo. Partendo già da una base importante, ovvero il grande talento attoriale di Angelina Jolie, che già conoscevamo ma che ultimamente aveva messo un po' da parte per motivazioni diverse, qui il regista riesce a dirigere la Jolie in modo da regalare una grande interpretazione in odore di candidatura ai prossimi premi Oscar. L'unica pecca è il fattore estetico, Maria Callas aveva un volto completamente diverso dall'attrice americana, tratti più marcati e mediterranei e purtroppo già dalla prima apparizione sullo schermo questo stacco netto è disturbante in quanto non si riesce a vedere la Callas ma solo la Jolie.
Il film sceglie di mettere in scena l'atto discendente di una grande diva e lo fa nella maniera più intima possibile, spesso però il racconto risulta un po' artefatto, viene data troppa importanza alle immagini e meno alla sostanza, ma del resto è quello a cui siamo abituati con il cinema di Larraín, quindi quando si vede una sua pellicola bisogna essere preparati a questo, nulla è mai banale ma tutto risulta molto costruito e freddo.