Venezia 82 - After the Hunt, recensione del nuovo film di Luca Guadagnino

Nonostante 'After the hunt - Dopo la caccia' di Luca Guadagnino tratti un argomento estremamente delicato e molto (forse colpevolmente) troppo attuale, la resa è una mise en place arida, che si fa grande dietro paroloni e argomentazioni altrettanto altisonanti, per cui lo spettatore viene sempre tenuto fuori dal coinvolgimento emotivo. Il film con Ayo Edebiri, Andrew Garfield e Julia Roberts sembra un'eco dello stile di Woody Allen.
Julia Roberts e Andrew Garfield in After The Hunt: Dopo la caccia
[credit: Yannis Drakoulidi/Amazon MGM Studios 2025]

Presentato fuori concorso alla 82a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, After the hunt è il nuovo lungometraggio diretto da Luca Guadagnino che ha senz'altro il merito di portare Julia Roberts per la prima volta sul red carpet del festival cinematografico più antico al mondo. La storia è quella di Alma (Julia Roberts), una professoressa universitaria carismatica e piena di passione che, suo malgrado, si trova invischiata in una situazione delicata e quasi compromettente. Una sua studentessa, Maggie (la Ayo Edebiri della serie The Bear), dopo una festa avvenuta proprio in casa di Alma, accusa un collega di Alma, Hank (Andrew Garfield) di averla stuprata. Alma, che con Hank sta lavorando a un libro e con il quale sembra esserci un'amicizia più profonda di quanto si pensi, si trova così a dover decidere se credere alla sua pupilla o fare la parte della donna vittima del patriarcato e accettare la versione di un uomo bianco, etero e cisgender. Questa, in breve, è la trama di After the hunt - Dopo la caccia, pellicola con cui Luca Guadagnino decide di lanciarsi in una variante più intellettuale del suo cinema, in un film che sembra un'eco dello stile di Woody Allen. Un elemento che si evince già dai titoli di testa, realizzati con uno stile che richiama quelli di Allen.

In realtà il problema principale della pellicola è che appare privo d'anima. Nonostante il lungometraggio tratti un argomento non solo estremamente delicato ma anche molto, (forse colpevolmente) troppo attuale, la resa è una mise en place arida, che si fa grande dietro paroloni e argomentazioni altrettanto altisonanti, per cui lo spettatore viene sempre tenuto fuori dal coinvolgimento emotivo. Né di certo aiutano alcune scelte registiche che sembrano non servire ad altro se non a dare a Luca Guadagnino la possibilità di far vedere la sua arte, di far percepire la sua regia. E questo è forse il problema più ricorrente in tutti i film di Guadagnino: il suo ego registico precede sempre la potenza della storia, così che chi guarda è costretto a "superare" l'invadenza del metteur en scene per poter poi accedere a una storia che, nel caso di After the hunt non è nemmeno così magnetica. Non basta il talento del cast messo in campo, né la tematica come già detto molto attuale, per salvare un film che rischia di essere estremamente dimenticabile. Se, nei suoi scorsi lavori, Guadagnino dimostrava (se non altro) di avere un'idea di cosa raccontare, una scintilla che lo spingeva quasi sempre ad andare sopra le righe, con After the hunt - Dopo la caccia sembra aver in qualche modo ingoiato la sua eccentricità per realizzare un film più canonico, classico, che potesse sicuramente avere qualche chance per entrare nella corsa agli Oscar e, più in generale, nella stagione dei premi. Il risultato però è qualcosa che dà una sensazione costante di déjà-vu, come se si stesse guardando la riproposizione di qualcosa, realizzato però con una chiave di lettura meno limpida e meno a fuoco. Tutto è fin troppo impostato, pretenzioso, da far cadere il patto silenzioso tra spettatore e artista, dove il primo deve credere a quello che racconta il secondo.

Ecco, in After the hunt - Dopo la caccia è difficile credere sempre a tutto quello che avviene sullo schermo e anche i dialoghi sembrano usciti da un dramma da camera un po' datato, dove tutti i personaggi sono incastrati in battute che difficilmente troverebbero spazio nella vita reale. E d'accordo che il cinema è una dimensione altra, una magia che non deve per forza avere a che fare con ciò che avviene fuori dal quadro, ma è altresì vero che un film deve trovare un appiglio per parlare al suo pubblico e non può farlo se la priorità non è raccontare una storia il più onesta possibile ma far sfoggio di una certa "arroganza narrativa". L'aspetto interessante dell'operazione filmica, invece, è da ricercarsi nella volontà di Guadagnino di portare in scena solo personaggi che sono tutti, a loro modo, estremamente negativi. Personaggi che anche quando vestono i panni degli eroi lo fanno nascondendosi dietro il mantello nero del loro egoismo e della loro ambizione. Una scelta di caratterizzazione che ben si sposa anche con le luci e i colori della pellicola, che tendono sempre alle tonalità fredde, quasi a suggerire ancora di nuovo un certo grado di distacco.

After The Hunt Dopo la caccia - Poster
Ayo Edebiri in After The Hunt: Dopo la caccia
Julia Roberts in After The Hunt: Dopo la caccia
Julia Roberts in After The Hunt: Dopo la caccia
Julia Roberts e Andrew Garfield in After The Hunt: Dopo la caccia
Chloe Sevigny e Julia Roberts in After The Hunt: Dopo la caccia
Le attrici Ayo Edebiri e Julia Roberts e il regista Luca Guadagnino su set del film After The Hunt: Dopo la caccia
Ayo Edebiri e Julia Roberts in After The Hunt: Dopo la caccia