Venezia 82 - Chien 51, la recensione del film di chiusura con Gilles Lellouche

La grandezza del film 'Chien 51' di Cédric Jimenez è quella di parlare del nostro presente e (forse) del nostro futuro, senza però rinunciare alla componente dell'intrattenimento, che non dovrebbe mai essere dimenticata al cinema.
Chien 51 di Cédric Jimenez, scena da trailer

Film scelto a chiusura dell'82a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, Chien 51 è un racconto distopico in una Parigi freddissima e spietata. Una narrazione che deve la sua fonte d'origine nel romanzo Cane 51 firmato da Laurent Gaudé ed edito in Italia da Edizioni E/O, casa editrice sempre molto attenta alla letteratura dal mondo, con un occhio da riguardo per quella francese. Diretto da Cédric Jimenez, Chien 51 è ambientato in un futuro in cui l'intelligenza artificiale denominata Alma ha cambiato definitivamente il modo di combattere il crimine e di arginare le ingiustizie del mondo presente. Parigi è ormai divisa in tre zone - la prima è la più ricca, la terza quella più povera e più fuori controllo - e ogni zona è delimitata da un posto di blocco e da un check-in che serve a controllare il flusso dei parigini, tutti schedati online, di modo che la IA possa sempre sapere dove si trovano tutti. Questo equilibrio però viene a mancare quando l'inventore di Alma viene ucciso nella notte, poche ore prima che un furgone cerchi di fare irruzione nella zona 1. Dell'omicidio viene accusato un noto rivoltoso (Louis Garrel) e il suo gruppo di sovversivi che sperano in una sconfitta di Alma, di modo da potersi riappropriare della propria libertà, ormai sacrificata allo stato. Mentre il primo ministro francese (Romain Duris) si interfaccia al popolo spaventato, la detective Salia (Adèle Exarchopoulos) cerca di trovare il responsabile dell'omicidio. La sua ricerca la porterà fino alla Zona 3, dove il poliziotto Zem (Gilles Lellouche) indaga tra spacciatori e povera gente, con un passato che potrebbe renderlo a sua volta un sospettato. Questi sono i dettagli che formano la trama di Chien 51, una pellicola che appare più attuale che mai

Al suo interno, infatti, coesistono diversi temi centrali nella nostra quotidianità, a partire naturalmente dall'idea di una intelligenza artificiale sempre più sviluppata, che potrebbe soppiantare in toto l'essere umano, al punto da sviluppare un proprio senso di giustizia. Una realtà, questa, che porterebbe senza dubbio a un vero e proprio dilemma etico. Una riproposizione, se vogliamo, del vecchio monito secondo il quale: chi controlla i controllori? Il progresso, in questo senso, diventa una utopia, una possibilità di costruire un mondo che funziona in modo più razionale, preciso ed equilibrato. Ma cosa succede quando questo ordine finisce col diventare una vera e propria gabbia per gli esseri umani? Ecco allora che l'utopia finisce con l'indossare il mantello della distopia, in cui il potere totalitario non viene dall'esterno, ma è un frutto dell'umanità stessa, che arriva a divorare se stessa del tutto, creando qualcosa che a lungo andare potrebbe distruggerla. E a questo discorso si unisce anche quello della giustizia. Mentre ci affacciamo in un mondo sempre più violento, freddo e poco empatico, dove le guerre si stanno affacciando sempre più prepotentemente all'orizzonte, è ancora possibile sperare in una vera giustizia? Una giustizia che si fatta di diritto ed empatia, e che non sia sottomessa al volere dei potenti e alla corruzione degli individui? Sono tutti interrogativi, questi, che Chien 51 porta in superficie, che offre al pubblico come spunto di riflessione o come buco nero capace di inghiottire le ansie e rilanciarle triplicate.

Non si deve, tuttavia, fare l'errore di confondere il film come una sorta di saggio nichilista sulla condizione dell'uomo, né una chiamata alla armi con un tono edulcorato ed edulcorante. La grandezza del film di Cédric Jimenez è quella di parlare del nostro presente e (forse) del nostro futuro, senza però rinunciare alla componente dell'intrattenimento, che non dovrebbe mai essere dimenticata al cinema. Ecco allora che il pubblico rimane coinvolta nella storia portata sul grande schermo, fa il tifo per i protagonisti, piange con loro e sente sulle sue spalle il peso di un destino che sembra ineluttabile e di una lotta che pure appare inevitabile. Con un ritmo che non permette mai davvero di abbassare la guardia o distogliere l'attenzione, Chien 51 è un buon thriller psicologico e anche se molto presto si scopre il "colpo di scena" (soprattutto se siete un po' abituati ai racconti distopici), il vero cuore del racconto sono i personaggi portati in scena, entrambi pieni di crepe e voglia di dimostrare qualcosa, prima di tutto a se stessi. Con una colonna sonora che quasi si fa personaggio aggiunto, Chien 51 è un film da non lasciarsi scappare, con la speranza che troverà presto una distribuzione in Italia.