Vigil, la recensione della terza stagione

Suranne Jones e Rose Leslie tornano a interpretare la coppia di detective incaricate di risolvere misteri e intrighi internazionali, stavolta immerse fra i ghiacci delle isole Svalbard.
Vigil - Stagione 3. scena da trailer

La serie poliziesca britannica Vigil-Indagine a bordo torna su Sky con la terza stagione inedita, in sei nuovi episodi che vedono ancora una volta al centro della storia le detective Amy Silva (Suranne Jones) e Kirsten Longacre (Rose Leslie), partner sul lavoro e nella vita, mentre quello che cambia ancora una volta sono l'ambientazione e dunque anche la maggior parte del cast di contorno: se infatti nella prima stagione l'azione si svolgeva prevalentemente a bordo di un sottomarino, e la seconda ci portava in una base militare medio-orientale, stavolta ci spostiamo all'estremo nord, per la precisione l'arcipelago delle isole Svalbard. L'indagine riguarda la morte di un agente delle forze speciali britanniche e la sparizione di una microbiologa cinese impegnata in un progetto di ricerca in un hub della regione artica; a investigare sul posto viene mandata Kirsten, appena rientrata al lavoro dopo la pausa per maternità, mentre Amy è inizialmente incaricata di assisterla a distanza portando avanti indagini e interrogatori nel Regno Unito.

L'indagine che segue porterà alla luce ancora una volta una complessa rete di misteri e inganni, che comprendono spionaggio e controspionaggio, doppio e triplo gioco, tesi rapporti internazionali tra Russia e NATO, ricerche e scoperte scientifiche che fanno gola tanto agli scienziati quanto ai soldati, con riferimento specifico al tema delle risorse naturali, alle innovazioni in campo bio-tecnologico, legate anche al cambiamento climatico e ambientale (particolarmente evidente in luoghi come le Svalbard dove lo scioglimento progressivo dei ghiacciai è un problema molto reale, urgente e preoccupante): questioni che arrivano fino ai palazzi dei governi sulla terraferma molto più a sud, andando a toccare anche i piani alti della politica. 
In un intrigo che è, come sempre, concentrato nell'arco di una manciata di giorni e che si trasforma quindi in una corsa contro il tempo, i misteri si infittiscono, il numero dei morti rischia di continuare a salire inesorabilmente e a turno praticamente tutti diventano dei sospettati, per cui la lezione è sempre quella di guardarsi le spalle senza mai sapere di chi potersi veramente fidare; le protagoniste si ritroveranno quindi nuovamente a lottare anche per la propria vita, mescolando astuzia, ingegno, e una buona dose di scene d'azione che mettono in gioco le capacità fisiche, tra lotte, inseguimenti, sparatorie e non solo. In un simile contesto c'è naturalmente poco spazio per il romanticismo, ma Amy e Kirsten dovranno anche trovare il modo e il tempo per riflessioni e chiarimenti sull'evolversi del loro rapporto, colorando la vicenda di quel calore, quella sensibilità, umanità ed empatia che sono un elemento imprescindibile di questa serie.

L'ambientazione in un luogo isolato come le isole Svalbard, dove tutto è circondato dal bianco della neve e del ghiaccio, e gli spostamenti e le comunicazioni possono diventare un'impresa particolarmente complicata, si rivela efficace nel recuperare quella sensazione di claustrofobia che era propria della prima stagione, in cui l'isolamento forzato acuisce la suspense; non a caso la trama funziona di meno quando, verso il finale, si sposta in altre location e l'azione si fa più dispersiva.
Vigil si conferma quindi un solido procedural di livello medio, sorretto dalle interpretazioni di protagoniste in parte e dalla cura nei dettagli.