Volveréis - Una storia d'amore quasi classica, recensione del film di Jonas Trueba

Arriva dalla Spagna una commedia dolceamara sulla fine di un amore (o forse no) fra un uomo e una donna che decidono di celebrare la loro separazione con una festa, in un film che è anche un omaggio a cinema, letteratura e filosofia.
Volveréis - Una storia d'amore quasi classica - Poster orizzontale

Lo mette già in chiaro il sottotitolo Una storia d'amore quasi classica, perché il film Volveréis comincia dalla fine: Ale (Itsaso Arana) e Alex (Vito Sanz), lei regista e lui attore, hanno deciso di separarsi dopo 14 anni insieme; una scelta consensuale, continuano a ripetere loro stessi tanto che, ispirati da un suggerimento del padre di lei, i due cominciano a progettare una festa per celebrare la separazione: iniziano così i preparativi, mentre Ale e Alex nel frattempo affrontano tutti gli aspetti del cambiamento in atto, dai dettagli pratici, ai rapporti con parenti e amici, oltre a portare avanti i propri nuovi progetti lavorativi.

La premessa del film ricorda quello che accadeva all'inizio dell'italiano Una relazione (2021) di Stefano Sardo, i cui protagonisti (Guido Caprino e Elena Radonicich) spiazzavano gli amici riuniti per una cena, in attesa dell'annuncio di un matrimonio, comunicando invece la loro decisione di separarsi.
Volveréis (che significa proprio "tornerete insieme") diventa così l'analisi dolceamara della fine di una storia che per certi versi ha il sapore di un nuovo inizio, per una coppia determinata a onorare tutto quello che si è costruito insieme, il percorso fatto fin lì e i traguardi raggiunti, i ricordi condivisi e le lezioni apprese: vediamo da subito infatti come i due protagonisti siano persone ancora palesemente unite da un forte affetto e da un'intimità consolidata che si esprime nei gesti, nei modi di parlare, in una convivenza che portano avanti anche a decisione già presa. Non si scende nei dettagli sul perché la storia sia arrivata alla conclusione, non si analizzano difetti e mancanze, rimpianti e recriminazioni; la loro situazione genera inevitabilmente stupore e scetticismo tra la loro cerchia di conoscenti anche perché sembra una di quelle scelte che spingono inevitabilmente anche gli altri a fare i conti con la propria realtà di coppia: Ale e Alex non sembrano avere sofferto grandi ostacoli o contrasti, e quindi potrebbero trovarsi nella posizione, per molti invidiabile, di aver raggiunto un equilibrio consolidato e affidabile, anzi probabilmente appaiono più affiatati di altri fra parenti e amici; entra così in gioco la questione se sia preferibile aggrapparsi alla sicurezza, magari anche un po' placidamente noiosa, di un rapporto di lungo corso o rinunciarvi per avventurarsi verso l'ignoto, fatto di nuove sfide e meno certezze.

È un film in cui arte e realtà sono strettamente intrecciate: è diretto da Jonàs Trueba, che lo ha sceneggiato assieme agli stessi protagonisti Arana (sua compagna nella vita) e Sanz, e che inoltre ha voluto nel cast suo padre Fernando Trueba, a sua volta acclamato regista (premio Oscar al film straniero con Belle Époque), che qui interpreta il ruolo del papà della regista Ale.
L'aspetto metacinematografico però non termina qui, perché la storia contiene anche un'insolita idea di cinema nel cinema: in certi momenti è come se il film che stessimo guardando fosse proprio il film a cui sta lavorando Ale, per cui la vediamo commentare e analizzare una scena che abbiamo appena visto, decidere come modificarne la durata, l'accompagnamento musicale e così via. C'è perfino una scena in cui la regista mostra in anteprima una versione del film a un gruppetto di persone, e ascoltiamo commenti e domande che analizzano e valutano temi e valore della pellicola.

Volveréis è un film dalla struttura piuttosto ripetitiva, dal momento che una volta esposte le premesse la trama si limita spesso a girarci intorno, puntando su una quotidianità priva di grandi eventi ma a tratti parecchio verbosa, con una serie di dialoghi contenenti citazioni e riferimenti letterari ma anche filosofici e cinematografici che fanno da commento e compendio alla situazione dei protagonisti.
La vera chicca è l'inserimento di una sequenza in cui ci troviamo ad assistere alle riprese di una scena di Dieci capodanni, la bella serie spagnola (da noi disponibile su RaiPlay) che racconta proprio di un legame difficile ma indissolubile, che resiste al tempo e agli ostacoli, fra un uomo e una donna, interpretata da Francesco Carril, che nella realtà è un altro degli attori feticcio di Trueba, e che qui compare così nei panni di se stesso.
Volveréis è dunque un film sentimentale in maniera atipica, dalla trama esile che dunque punta soprattutto su una riflessione malinconica e insieme speranzosa sulle relazioni sentimentali, portando avanti un discorso sulla loro linearità, o circolarità, o ancora ripetitività; è un'opera che rischia di ripiegarsi su stessa con il suo gioco di rimandi e omaggi, che forse non coinvolgono a fondo lo spettatore quanto dovrebbero, ponendo una certa distanza con i personaggi, ma conta su interpreti naturali e affiatati e su un'atmosfera che lascia aperta ogni interpretazione, senza voler fornire risposte definitive.