Forse per il grande pubblico Whalefall non era il titolo più atteso alla Festa del Cinema di Roma, ma il lungometraggio diretto da Brian Duffield, che arriva oggi in sala, è uno di quei titoli da non perdere. Tratto dal romanzo di Daniel Kraus, autore della sceneggiatura nonché recente premio Pulitzer con il suo Angel Down, Whalefall - Nella balena è un film che racchiude in sé tante anime, che abbraccia molteplici generi.
La storia segue Jay (Austin Abrams) che, poco più che maggiorenne, torna nella cittadina dove è cresciuto, a un anno dalla morte del padre (Josh Brolin), morto suicida in mare per non dover affrontare la morte in ospedale a causa di un terribile male che lo sta consumando. Il rapporto tra Jay e suo padre Mitt non è di certo dei più rosei e Jay è cresciuto sentendo sulle spalle la pressione delle aspettative paterne e la delusione per non essere riuscito a rispettarle. Complice anche un episodio di rifiuto e violenza, Jay sembra non aver del tutto metabolizzato la morte del padre, come se, a prima vista, non gli importasse. Sapendo che la lapide su cui vai a pregare sua madre è in realtà una tomba vuota, Jay prende una decisione. Inabissarsi nell'oceano, effettuare un'immersione subacquea - grande passione paterna - per andare a cercare i resti di Mitt e portarli in superficie, anche se si dovesse trattare solo di un osso.
Il piano di Jay, però, non va affatto come previsto. Sul confine di un burrone sottomarino, che si getta nell'oscurità di un mondo sconosciuto, Jay viene avvicinato da un calamaro gigante che lo intrappolerà nei suoi tentacoli, spingendolo dritto nelle fauci di un Capodoglio. Con meno di 40 minuti ossigeno a disposizione e uno scenario che sembra quasi richiamare l'antro dell'inferno, Jay si trova a dover combattere per la sopravvivenza, spostandosi da uno stomaco all'altro, diventando parte del capidoglio stesso, affrontando sbalzi di pressione, liquidi acidi e allucinazioni. La vera sfida per il ragazzo, però, è anche rendersi conto che sotto l'atteggiamento dittatoriale del padre scomparso potrebbero esserci le chiavi che gli permetteranno di avere salva la vita.
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Il trailer finale di 'Whalefall: nella Balena', thriller sulla sopravvivenza diretto da Brian Duffield e interpretato da Austin Abrams, Josh Brolin, Elizabeth Shue, John Ortiz, Jane Levy, Emily Rudd.
Il libro di Daniel Kraus è una lettura potente, a cui il film di Brian Duffield sembra dare un ulteriore spolvero. Se, in letteratura e nella tradizione cristiana, abbiamo numerosi esempi di uomini che si trovano a combattere o a coesistere con le balene, Whalefall affronta il tema della sopravvivenza e della caccia come se fosse soprattutto un modo per dipingere l'elaborazione del lutto. Un lutto difficile da fronteggiare, perché fondato sull'idea di non essere stati amati, di essere stati abbandonati da quella stessa persona che adesso stiamo piangendo. La mancanza che Jay sente nei confronti di suo padre non è l'assenza della morte, ma quella della vita. La mancanza dei giorni in cui potevano stabilire un contatto e un legame senza esserci riusciti; una mancanza che si fa acre quando le sorelle di Jay ricordando un padre giocoso, così lontano da quello che Jay ha conosciuto e che ricorda.
Ma il viaggio nel ventre della balena è un viaggio interiore e interiorizzato. E non è di certo un caso se la resa visiva dello stomaco del capidoglio e di come Jay esca o entri in uno dei vari ambienti rimandi quasi all'atto di nascita. Il protagonista nasce di nuovo nel ventre della balena, ma non come uomo diverso o altro da sé. A nascere è un uomo più consapevole, presente, che si rende conto che in mezzo alle burrasche del suo rapporto con il padre si nascondono anche sorrisi dimenticati, gesti goffi ma sentiti e un sentimento espresso non nel migliore dei modi ma comunque presente. Se, nel libro, il personaggio di Mitt appare anche più dispotico, nel film si sente subito questo sotterraneo senso di smarrimento: da una parte Jay che non capisce perché il padre non lo ama. Dall'altro Mitt che cerca di dare a Jay tutto quello che sa e tutto quello che è per rendersi conto, giorno dopo giorno, che forse non è abbastanza.
In un continuo salto tra passato e presente, Whalefall - Nella balena è un film claustrofobico, che ti fa sentire il peso delle pareti dello stomaco che ti si chiudono intorno, la viscosità della morte marina che ti scivola lungo le braccia, il bruciore alla gola quando l'ossigeno comincia ad essere troppo poco. La tensione è all'apice per quasi tutto il film, accompagnata da un sinistro senso di pericolo che si avverte sin dall'inizio, anche probabilmente per la scelta di girare il film con una fotografia che fa largo uso del blu e del grigio, proprio per restituire un senso di oppressione anche quando Jay è ancora sulla terraferma. Una fotografia che cambia man mano che cambia e si evolve anche il protagonista. All'azione e alla corsa alla sopravvivenza si aggiungono inoltre elementi che sono più vicini alla tradizione del body horror. Jay si trova a dover reinventare il suo corpo, a vederlo martoriato e mutilato, privato di tutto ciò che poteva considerare un punto di riferimento. Elementi che nella quotidianità diventano quasi invisibili, tanto li diamo per scontati, nel ventre della balena si trasformano in perdite che plasmano il nuovo uomo. Ma è giusto ricordare che Whalefall - Nella balena è soprattutto un racconto di perdita e consapevolezza, un viaggio per guardare in faccia la morte e superarla. La balena diventa allora il simbolo di un tempo che è stato, ma anche di quello che sarà e il motivo dietro la scelta del titolo - che non vi spoileriamo - racchiude alla perfezione questa idea di cerchio della vita che si nutre e si autodistrugge solo per poter ricominciare a nutrirsi di nuovo. Splendido.