La bromance nella filmografia di Gavin O'Connor
aggiornato
In sala è appena arrivato The Accountant 2 [RECENSIONE], il nuovo film diretto da Gavin O'Connor che vede Ben Affleck tornare nei panni di un contabile nello spettro dell'autismo e con grandissime capacità di combattimento, per risolvere un nuovo mistero, un nuovo crimine nascosto alla luce del sole. Se il primo film era soprattutto un film d'azione incentrato su un eroe d'azione neurodivergente, questo secondo capitolo mostra soprattutto uno degli archetipi che Gavin O'Connor utilizza maggiormente nelle sue produzioni: i rapporti fraterni. Richiamato all'azione dopo la morte di un vecchio collaborato (J.K. Simmons), il Contabile è costretto a chiedere aiuto al fratello (Jon Bernthal), già presente nel primo film. In The Accountant, Braxton era un ricordo del passato, un pezzo di radice a cui Christian (Affleck) si era aggrappato negli anni difficili dell'infanzia. Nel primo lungometraggio, però, Braxton era anche un nemico, un avversario, qualcuno che agiva nell'ombra senza sapere con esattezza contro chi stava combattendo. Era una pedina in un gioco molto più grande. In The Accountant 2, invece, diventa il pezzo mancante di un puzzle senza il quale il quadro non è completo. Questo nuovo lungometraggio, che preserva le caratteristiche di un classico film d'azione, si concentra invece proprio sul rapporto tra due uomini che sono soli, a loro modo spezzati, che non sanno come comportarsi con l'altro e che non sanno se l'altro lo accetta davvero per quello che è o meno. "E' per causa mia?" domanda a un certo punto Braxton, in un lampo di fragilità inatteso in un personaggio molto sarcastico e strafottente. Ed è in questo interrogativo - che cela altre domande come Perchè non possiamo avere un rapporto normale? Perché non riusciamo ad essere fratelli? - che si cela non solo il cuore del lungometraggio appena arrivato in sala, ma anche uno dei temi portanti del cinema di Gavin O'Connor.
Con 17 regie all'attivo, Gavin O'Connor - come accade a molti altri artisti in molti altri ambiti - ha riversato nella settima arte il racconto di alcune storie e traumi personali. E tra gli archetipi che tornano e ritornano, c'è proprio la bromance, il rapporto maschile tra fratelli/amici/cognati, che devono capire come vivere questo genere di rapporto, specie quando esso arriva con numerose problematiche o con questioni non risolte. Si pensi, ad esempio, a Pride & Glory - Il prezzo dell'onore, in cui al centro del racconto c'è il ritratto di tre uomini, interpretati da Edward Norton, Colin Farrell e Noah Emmerich. Tutti poliziotti, i tre hanno un rapporto stretto, che passa tanto attraverso l'onore dei distintivi che indossano quanto attraverso i legami famigliari. Ray e Francis (Norton e Emmerich) sono fratelli, mentre Jimmy (Farrell) è il loro cognato. I tre, per motivi diversi che adesso non sveliamo per non correre il rischio di fare spoiler a chi non ha ancora visto il film, si trovano a indagare sull'omicidio di alcuni colleghi. Crimine che solleva numerose domande senza risposte, ma anche molti sospetti. I tre uomini sono legati da amicizia e fratellanza, ma il loro rapporto - man mano che il film va avanti - si fa più complicato e ci si trova a dover decidere se proseguire per fare giustizia o se voltare le spalle alla dura lex sed lex per proteggere i propri fratelli. Ed è questo uno degli aspetti più struggenti nel cinema di Gavin O'Connor. Nel realizzare storie che parlano di rapporti fraterni, il regista affronta anche il complicato tema della lealtà. Per il regista, come è evidente dai film che dirige, la lealtà è un sentimento che non può mancare in nessun legame che voglia definirsi tale. E' quella calce che è capace di tenere insieme anche la persona più creata, quella luce che ti permette di avanzare anche quando intorno a te è tutto buio e niente sembra più avere speranza. Ma fin dove ci si può spingere per difendere questa lealtà? Quale morale bisogna seguire nel cercare di proteggere questo tipo di rapporto? Ecco su cosa il regista si concentra spesso. Anche nel primo The Accountant c'era questo tipo di dilemma: Christian doveva capire se fare la cosa giusta o proteggere il fratello. Per Braxton era la stessa cosa: portare a termine il lavoro e prendersi i soldi, oppure deporre le armi davanti a quel fratello che cercava "da quasi dieci anni?"
Altro caso emblematico, in questo senso, è Warrior, piccolo gioiello in cui Gavin O'Connor porta sullo schermo alcuni elementi della sua storia personale e del rapporto avuto col fratello. Nel film, Brendan (Joel Edgerton) è un insegnante e un padre di famiglia con un buon gancio e una grandissima resistenza ai colpi. Quando la sua famiglia rischia di perdere la casa a causa di alcuni debiti con la sanità, Brendan decide di partecipare a un torneo violentissimo di arti marziali miste, che mette in palio ben cinque milioni di dollari. Tommy (Tom Hardy) è un ex soldato del corpo dei Marines, che torna a casa dopo una vita diffile ed errabonda e decide di iscriversi a sua volta allo stesso torneo di Brendan. Tommy e Brendan sono fratelli, cresciuti però lontani, dopo che uno ha scelto di scappare con la madre, per metterla al sicuro dal padre ubriacone e violento (Nick Nolte), mentre l'altro è rimasto perché innamorato di una ragazza. Questi tre uomini sono pieni di rabbia e di ferite, sono smarriti nei propri errori e sono pronti a rinfacciare quegli stessi errori anche agli altri. Warrior è un film di combattimenti e di rivalsa, di seconde possibilità e di orgoglio personale, ma è soprattutto la storia di una famiglia distrutta che non sa come fare per rimettere insieme i pezzi che la compongono. Tommy è arrabbiato e mostra la sua furia con un distacco che non imbroglia poi nessuno. Brendan è il fratello che si è sentito abbandonato, quello che ha cercato di "fare il buono" per tutta la vita, di accontentare tutti. E poi c'è questo padre che si è ripulito, che ascolta audiolibri per mettere a tacere le voci che lo perseguitano e che non riesce ad aprire una fessura per ricostruire il rapporto con i figli. Ma il cuore sono, ancora una volta, due fratelli che sono lontani, che non sanno più comunicare e che, al tempo stesso, devono trovare un modo per farlo, fosse anche solo per sputarsi in faccia tutta la loro rabbia e la loro delusione.
Molto spesso, nel corso della sua filmografia, Gavin O'Connor ha voluto raccontare i rapporti deludenti tra fratelli e allo stesso tempo ha fatto sì che ogni suo racconto fosse però aperto a una possibilità di redenzione o di perdono. Un sentimento che serve a controbilanciare lo struggimento che spesso serpeggia in fondo ai suoi film, anche a quelli un po' più ironici, come nel caso The Accountant 2. Si potrebbe dire che la lente della sua macchina da presa gioca a tennis con la delusione e la paura dell'abbandono da una parte e la speranza di una riconciliazione dall'altra.