Venezia 82 - Perché The Voice of Hind Rajab deve vincere il Leone d'Oro

'The Voice of Hind Rajab' è la pellicola che racconta la storia della bambina Hind Rajab che, a soli sei anni, ha dovuto implorare per essere soccorsa nel fuoco del genocidio in Palestina. Una storia e un film estremamente dolorosi e toccanti che dovrebbero portare il film a vincere il Leone d'Oro a Venezia82.
Motaz Malhees in The voice of Hind Rajab di Kaouther ben Hania - Immagine ufficiale
[credit: courtesy of La Biennale di Venezia]

Nella giostra dei festival cinematografici il momento topico è sempre rappresentato dalla consegna dei premi finali, che hanno il compito non solo di tirare le somme di quanto avvenuto e visto, ma soprattutto di eleggere un prodotto superiore agli altri. E, di solito, quando si arriva al momento delle premiazioni, c'è sempre un momento di dubbio, un dialogo spesso acceso tra chi vince e chi meriterebbe di vincere. Ormai da anni, infatti, molti dei premi più prestigiosi che vengono consegnati nel mondo della Settima Arte hanno perso "valore" quanto a indicatori di qualità, Premi Oscar compresi. Non è di certo un mistero il fatto che, ormai, la maggior parte delle premiazioni sia guidata da strategie di marketing, da investimenti economici, da campagne PR ben studiate, se non anche da fattori politici e di simpatie personali. Gli addetti ai lavori si lamentano sempre più spesso che i film non vengono più premiati per merito e, paradossalmente, alla 82a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia si è creato una sorta di corto circuito in cui tutti chiedono che un film vinca, giustamente, al di là del merito. Nella kermesse veneziana, infatti, è stato presentato il film The voice of Hind Rajab, film diretto da Kaouther Ben Hania che racconta la storia vera di Hind Rajab, bambina palestinese di sei anni che il 29 gennaio 2024 è rimasta intrappolata in un veicolato crivellato di colpi che avevano ucciso tutta la sua famiglia e lasciato lei sola viva, a implorare il personale della Mezzaluna Rossa per essere salvata. Kaouther Ben Hania ha scelto di ricostruire questa storia facendo una scelta che non è solo narrativa, ma soprattutto umanitaria: nel dialogo tra i volontari della Mezzaluna Rossa (Saja Kilani, Clara Khoury, Motaz Malhees e Amer Hlehel) e la bambina, la regista decide di utilizzare il vero audio di Hind Rajab, quella telefonata in cui una bambina di sei anni ha dovuto implorare per la propria vita, ha dovuto cercare la sopravvivenza in un abitacolo che odorava già di morte. 

Quello che sulla carta poteva apparire immediatamente come un facile ricatto emotivo, una scelta fatta per impietosire il pubblico, si trasforma invece in una scelta estremamente politica, che dà voce non solo a chi non ce l'ha più, ma anche a chi sta ancora urlando dal baratro di un genocidio da cui le potenze mondiali e le coscienze collettive distolgono lo sguardo con troppa facilità. The Voice of Hind Rajab è un viaggio dolorosissimo attraverso la guerra, ma soprattutto è il grido agghiacciante di un popolo e di un'umanità che non ha più niente, neanche il tempo di ottenere un lasciapassare per un'ambulanza con l'unico compito di salvare una bambina. Un'ora e mezza di dolore, di rabbia e frustrazione, di quella sofferenza adamitica che non ha ha a che fare con un dolore individuale, ma che si incatena a qualcosa di più profondo e viscerale, qualcosa che ci fa guardare la nostra vita e ci fa sentire in colpa perché possiamo viverla. In una sala buia, in cui il silenzio è rotto solo dai singhiozzi di chi guarda impotente ciò che sta accadendo realmente nella realtà e in una Storia che elencherà i suoi colpevoli e i suoi complici, The Voice of Hind Rajab è una sorta di chiamata all'azione, uno schiaffo che arriva a risvegliare società sempre più anestetizzate e insensibili. E' il colpo di cannone che ci strappa dal sonno e quell'indice che punta contro la contemporaneità per dire a tutti che la Palestina continua a sanguinare e che i crimini di guerra non riguardano solo i terroristi. Che i crimini di guerra possono colpire anche una bambina che chiedeva solo di vivere una vita in cui si era appena affacciata. Ecco perché il film di Kaouther Ben Hania arrivato a Venezia e che a Hollywood ha trovato produttori come Joaquin Phoenix e Brad Pitt deve vincere il Leone d'Oro. Non perché è fatto bene (lo è!), non perché è il film che ha saputo emozionare più di tutti (lo ha fatto), ma soprattutto per quello che racconta, per quello che rappresenta. Perché anche se il cinema è (e deve anche rimanere) un'arte fatta per intrattenere, ha dalla sua un'eco internazionale e sconfinata, che può raggiungere angoli di mondo e di coscienza rimasti assopiti. Perché il cinema ha questa capacità commovente e straordinaria di dare voce a tutti: dai personaggi che non esistono, alle persone che non esistono più. Più del merito artistico che The voice of Hind Rajab porta senz'altro con sé, ad avere perso questa volta deve essere il merito umanitario. Ed è possibile che molti storceranno il naso, che alcuni diranno che il cinema è una cosa e la politica un'altra. Ma il punto forse è proprio questo: The voice of Hind Rajab ci ricorda che ci sono cose che contano più del cinema e della politica. Cose che dovrebbero mettere tutti d'accordo, per cui tutti dovremmo lottare. Il suo (possibile) Leone d'Oro è il grido di una voce che si è spenta troppo presto, è la rabbia di un popolo ormai sfinito. E' l'umanità che torna a chiedere ascolto.