How to Shoot a Ghost

How to Shoot a Ghost
Film | 2025 | Stati Uniti e Grecia | 27 minuti
Sceneggiatura: Eva H.D.
in Mostra a Venezia 82

Trama

Due giovani appena morti si incontrano per le strade di Atene, tra il pulsante paesaggio urbano e i fantasmi della storia. Uno fotografo, l'altro traduttore, in vita erano degli outsider; nella morte lottano con i residui dei loro desideri e dei loro errori. Vagano insieme per la città, trovando consolazione nella difficile bellezza dell'esistenza e delle sue conseguenze. 

Info Tecniche

Titolo italiano: How to Shoot a Ghost
Titolo originale: How to Shoot a Ghost
Durata: 27 minuti
Formato: Colore
Genere: Drammatico
Lingua: inglese
Nazione: Stati Uniti, Grecia
Produzione: Unmade, Soft Focus Films, Monarch Kaleidoscope, Green Olive Films, Kanopy, Nightjar Films (in associazione con), Liaison Pictures (in associazione con), Onassis Stegi (con il supporto di), Athens Film Office (con la partecipazione di), Municipality of Athens (con la partecipazione di)

Cast

Sceneggiatura: Eva H.D.
Fotografia: Michał Dymek
Montaggio: Robert Frazen, Jon Daniel
Scenografia: Kim Jennings
Costumi: Chloe Karmin

Cast e Ruoli:

Altro cast:
Suono: Lew Goldstein.

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Commento di Regia da Venezia 82

Seguendo due persone recentemente decedute che vagano per Atene come fantasmi, il film esplora la mortalità: la sua interazione con il bisogno di sentirsi parte di qualcosa e l'umano desiderio di lasciarci dietro qualcosa, una traccia; e il parallelo desiderio di auto-annientamento. Fotogiornalismo, filmati storici e vecchi filmati amatoriali, intrecciati al corpo del film, sottolineano come l'"adesso" diventerà l'"allora", come noi che viviamo oggi diventiamo i fantasmi di domani. Atene, una città in cui le ossa della storia sono sempre in mostra – che si tratti delle cicatrici ancora aperte della dittatura degli anni Settanta o della presenza di monumenti eretti al tempo della peste di duemila anni fa – è il luogo perfetto per esplorare l'intrecciarsi di passato e presente, come le visioni, le scelte e i desideri dei defunti continuino a vivere dentro di noi. Cosa significa staccarsi, dire addio; muoversi nel tempo, nella vita senza rimanerci incollati? In quanto fantasmi, Anthi e Rateb occupano uno spazio liminale. Entrambi nella vita hanno sofferto per via di relazioni difficili e ora, mentre cercano di venire a capo della loro situazione attuale, persistono gli echi di quelle battaglie. In vita aveva un certo peso essere degli outsider – per motivi culturali, sessuali, caratteriali – ma nella morte imparano che non è più così. Le identità e le relazioni che sembravano così cruciali sono evaporate, insieme a molto di ciò che avevano ritenuto importante. Quindi, cosa resta? Queste erano le loro vite. Questo è ciò che ne è rimasto. Non c'è niente da riparare, perché comunque perché non può essere riparato. Ed è abbastanza. Per me, questo è un modo potente di vivere il mondo: essere presenti, continuare a guardare, continuare a vivere, senza la necessità di accumulare le proprie esperienze in una sorta di album che non potremo mai tornare a leggere. Penso a tutte le fotografie che abbiamo un po' tutti, migliaia e migliaia di momenti congelati che nessuno di noi porterà con sé quando se ne andrà. Mentre i nostri fantasmi esplorano il mondo dall'altro lato, il loro sguardo è allo stesso tempo più indulgente e più austero. Con una certa straziante tristezza, giungono a una comprensione, e con quella comprensione arriva la libertà. Sono finalmente in grado di accettare l'avventura che si profila, il mistero verso cui tutti noi siamo diretti.

Eventi

Mostra del Cinema di Venezia 2025

Sezioni/Presentato in:
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