King Ivory è un progetto cinematografico proveniente da Stati Uniti relativo all'anno 2024 incentrato sul genere drammatico.
La durata complessiva è di 130 minuti. Il film vede John Swab al lavoro nel doppio ruolo per regia e sceneggiatura. La squadra degli interpreti include Ben Foster, James Badge Dale, Michael Mando, Melissa Leo, George Carroll, Sam Quartin.
in Mostra a Venezia 81
Trama
Dai civili ai criminali, dai tossicodipendenti alle forze dell'ordine e tutti gli altri, tutti i ceti sociali s'intersecano in questa denuncia di quella pandemia che è la diffusione del fentanyl. Nel gergo di strada: King Ivory. È un giorno come un altro per Layne West dell'antidroga di Tulsa, impegnato nella battaglia con la criminalità locale, che però lo tocca nel vivo quando Jack, suo figlio, diventa dipendente dal fentanyl. Insieme al collega Ty e a Beatty, loro controparte nell'FBI, West ha come unica missione quella di catturare i responsabili: Ramón Garza, che comanda il locale cartello messicano; Holt Lightfeather, Capo Guerriero della Fratellanza indiana, che controlla il traffico in tutto lo stato dal penitenziario statale dell'Oklahoma a McAlester (noto come "Big Mac") dove sta scontando l'ergastolo; e la banda della mafia irlandese locale, guidata da George "Smiley" Greene insieme alla madre Ginger e allo zio Mickey. Come Holt insegna a West durante una visita in prigione, "I cartelli vogliono i tuoi figli, la generazione nuova, che vuole le cose nuove, e il fentanyl è una cosa nuova".
Per realizzare King Ivory scritto e diretto da John Swab, dietro la macchina da presa si segnala il lavoro di Will Stone alla fotografia, Andrew Aaronson alla direzione del montaggio, Kaitlyn Smith per la realizzazione dei costumi.
"Per preparare questa sceneggiatura ho passato il tempo con tossicodipendenti, funzionari governativi, poliziotti, migranti vittime di sfruttamento, criminali, membri dei cartelli e detenuti. Il mio obiettivo era ottenere una cruda e autentica istantanea della nostra realtà attuale da tutte le prospettive. Molte delle persone coinvolte nelle mie ricerche nel frattempo sono morte, sono state deportate, incarcerate o sono ancora in libertà. Ciò che ho ricavato è stata empatia per tutti i soggetti coinvolti. I volti sconosciuti di questo film sono per lo più quelli di non attori. I ragazzi sono veri ragazzi, mai stati di fronte alla macchina da presa. I membri del cartello, delle gang, i tossicodipendenti, i prigionieri, i poliziotti, interpretano principalmente sé stessi. Non è stata questione di esibizionismo, ma di cercare di arrivare alla verità. Di evitare di fare un film. E fornire invece un'esperienza genuina a chiunque ne sia stato toccato. E se siamo fortunati, aiutare le persone a comprendere la reale portata di questo problema per poter trovare una soluzione."