In breve: Ambientato in Palestina nel 1936, durante la rivolta araba contro la trentennale occupazione britannica, racconta del giovane Yusuf, in perpetuo movimento tra il villaggio del quale è originario e Gerusalemme, mentre cominciano ad arrivare gli ebrei in fuga dall'Europa e dalle leggi antisemitiche. I conflitti, i personaggi e le loro aspirazioni si intrecciano nella storia epica di un popolo, arricchita anche di notevoli e rari materiali d'archivio.
Palestina 36 - Quando tutto ebbe inizio (titolo originale: Palestine 36
) è un progetto cinematografico proveniente da Palestina e Regno Unito relativo all'anno 2025 incentrato sul genere drammatico.
La durata complessiva è di 119 minuti. La pellicola vede la direzione di Annemarie Jacir. La squadra degli interpreti include Jeremy Irons, Robert Aramayo, Liam Cunningham, Billy Howle, Hiam Abbass, Sam Hoare.
Guardando ai canali di rilascio scelti per l'Italia, si rileva l'uscita nelle sale cinematografiche da .
Trama
1936. Mentre i villaggi della Palestina si ribellano al dominio coloniale britannico, Yusuf si divide tra la sua casa di campagna e Gerusalemme, dove si respire grande irrequietudine, desiderando un futuro al di là dei crescenti disordini. Ma la storia è inesorabile. Con il numero crescente di immigrati ebrei in fuga dall'antisemitismo in Europa e la popolazione palestinese che si unisce nella più grande e lunga rivolta contro il dominio britannico durato 30 anni, tutte le parti precipitano verso un inevitabile scontro in un momento decisivo per l'Impero britannico e il futuro dell'intera regione.
Informazioni Tecniche
Titolo italiano: Palestina 36 - Quando tutto ebbe inizio
Titolo originale: Palestine 36
Durata: 119 minuti
Formato audio/video: Colore
Genere: Drammatico
Lingua: arabo, inglese
Anno: 2025
Nazione: Palestina, Regno Unito, Francia, Danimarca, Norvegia, Qatar, Arabia Saudita, Giordania
Uscite in Italia: Giovedì 10 Settembre 2026 (Cinema)
Palestine 36 ha avviato la pre-produzione nel gennaio 2023, preparando una miriade di location in tutto il Paese, cucendo e ricamando costumi e abiti tradizionali, raccogliendo vecchi oggetti di scena da ogni dove e ristrutturando e restaurando un intero villaggio, compreso il piantare campi di colture obsolete, oltre a costruire vecchi veicoli da guerra e armi britannici – in quello che è stato il film più ambizioso del Paese fino ad oggi, con una troupe di centinaia di persone. Dopo il 7 ottobre, sono stati costretti a interrompere la produzione e il team ha trasferito le riprese in Giordania. Dopo tredici mesi, sono riusciti a tornare in Palestina per completare le riprese contro ogni previsione. Nel novembre del 2024, dopo aver dovuto interrompere e riprendere la produzione quattro volte a causa della situazione geopolitica sempre più tesa, il team di Palestine 36 ha finalmente concluso la fase finale delle riprese. Unico lungometraggio girato in Palestina negli ultimi due anni, il team continua il proprio lavoro e il proprio impegno nella convinzione che "ogni bella poesia è un atto di resistenza" (Mahmoud Darwish).
Contesto Storico
La rivolta guidata dai contadini contro il colonialismo britannico nel 1936 segnò l'inizio della più grande e lunga insurrezione contro il dominio britannico durato trent'anni. I palestinesi di tutte le classi sociali si mobilitarono e il sentimento nazionalista si diffuse sulla stampa araba, nelle scuole e nei circoli sociali e letterari. Gli inglesi, colti di sorpresa dall'ampiezza e dall'intensità della rivolta, reagirono ponendo la Palestina sotto la legge marziale e schierando oltre ventimila soldati sul territorio, senza tuttavia riuscire a controllare una popolazione di meno di un milione di persone. Arrivarono navi cariche di carri armati e mitragliatrici. La Royal Air Force iniziò a mitragliare le campagne. Migliaia di palestinesi furono imprigionati, picchiati e i leader esiliati. La rivolta durò tre anni e fu probabilmente la più grande e lunga rivolta anticoloniale dell'Impero britannico.
Note di Regia - Annemarie Jacir
«Il poeta di Gaza Ne'ma Hasan ha detto: «Quando le strade sono bloccate, disegna una nuova mappa». Questo è diventato il nostro modo di vivere, che abbiamo imparato dai nostri genitori e dai nostri nonni. Influenza ogni cosa che facciamo: andare al lavoro, recarci a una visita medica, andare a trovare la famiglia, girare un film… Raccontare la storia della rivolta del 1936-39 è stato un sogno che coltivavo da tempo, e farlo attraverso i diversi punti di vista di un gruppo di personaggi mi è venuto naturale. La rivolta del 1936 segna il momento più cruciale della nostra storia e mi interessava raccontarla in modo intimo, crudo e personale. La struttura della sceneggiatura segue i percorsi dei vari personaggi, intrecciandosi come in un ricamo. Ognuno di loro è in qualche modo collegato a un altro. Le loro vite si incrociano, a volte appena. Ognuno si trova di fronte a un momento che lo cambia, lo porta in un luogo che non si aspettava ed è lì che decide come andare avanti. Palestine 36è un film in costume, ma non l'ho mai concepito come qualcosa che appartiene al passato. È sempre stato attuale, pertinente e vivo. A volte critico, mai nostalgico, sempre alla ricerca. Ambientato in un'epoca che non ho mai vissuto, Palestine 36 è profondamente personale. Non scegliamo le circostanze della nostra vita, non scegliamo la guerra né i milioni di momenti dolorosi che impariamo a superare. A volte scegliamo come reagire a essi. L'idea del film mi è venuta attraverso delle immagini. All'inizio erano semplici: una tenda di pizzo cucita a mano, un campo bruciato e annerito, un lavoratore portuale che fissa le onde, una vecchia radio che trasmette notizie scomode. Un paese che alla fine esplode in una ribellione aperta. Le immagini sono diventate storie. Il mio lavoro è profondamente radicato nel mondo in cui vivo. Per Palestine 36, mi sono immersa in un fiume di ricerche per il film. Leggendo ogni libro, ogni documento, ogni resoconto su cui potessi mettere le mani. Raccogliendo immagini, fotografie, bobine di pellicola e innumerevoli impressioni. Non riuscivo a smettere di pensare al massacro nel villaggio di Al Bassa, a soli 25 chilometri da dove vivo oggi. La mia casa in questa terra che ci dona e ci toglie. Un paesaggio che resiste e sopravvive e che ha spazio per tutti coloro che lo amano. Ovviamente la terra sarebbe diventata un personaggio fondamentale nel ricamo della sceneggiatura. Realizzare un film ambientato nel pieno della rivoluzione significa catturare un sentimento, proprio come fa la poesia. Un sentimento per cui in quel preciso momento, in quella piccola finestra temporale, tutto sembra possibile. Piena di paura, ma anche di speranza e ambizione. Il momento più cruciale della nostra storia. Un cerchio era l'immagine più forte; Palestine 36 è sempre stata una storia ciclica. Palestine 36è un inno a una ribellione tenace che affronta un'opposizione militare insormontabile: un ritratto drammatico dei suoi fallimenti e della sua tenacia. Colonialismo e imperialismo, i nostri tradimenti e le nostre vicende: assistiamo alla disintegrazione di un paese. Nel 1936 abbiamo perso una parte di noi stessi. Mi chiedo: abbiamo perso? L'Impero ha vinto? Questo film parla di tutte queste cose. È la storia di un villaggio, di una comunità di persone piene di sogni e desideri. Persone comuni che si ritrovano in un momento straordinario. È un omaggio alla tenacia dello spirito umano, al desiderio di un popolo di essere libero. È la nostra storia. Realizzare questo film è stata la cosa più difficile che abbia mai fatto. Quando è iniziato il genocidio, tutto è crollato. Il nostro popolo veniva sterminato e noi ci siamo ritrovati a cercare di realizzare un film su un momento buio della nostra storia, prima ancora di sapere che stavamo per attraversare uno dei momenti più bui che abbiamo mai vissuto. Siamo sprofondati in abissi mai raggiunti prima, sembrava una follia. A volte ci sentivamo distrutti. Ho perso il conto di quante volte la produzione è partita e si è fermata. Abbiamo continuato ad andare avanti. Il cast e la troupe si sono uniti per insistere nel realizzare qualcosa, per riversare tutto il nostro dolore in un atto d'amore, per dirci l'un l'altro che non saremo cancellati. La sceneggiatura, la storia, la location, tutto è cambiato. Una cosa è diventata più forte. Questo film è diventato un'offerta.»
Curiosità
Interpretata da Saleh Bakri, Karim Daoud Anaya, Dhafer L'Abidine, Yasmine Al Massri, e con la partecipazione di attori come Hiam Abbass, Liam Cunningham, Robert Aramayo e Jeremy Irons, la ricostruzione di un periodo fondamentale della storia della regione, che la regista palestinese Annemarie Jacir da tempo desiderava realizzare. Come i suoi film precedenti (Wajib, Quando ti ho visto e Il sale di questo mare), anche Palestine 36 è il candidato ufficiale palestinese agli Oscar per il miglior film straniero.