Una storia d'amore in cui i confini tra presenza e assenza, cura e dipendenza, desiderio e controllo si confondono fino a dissolversi. Leo e Anne si inseguono, si sfiorano, si perdono, si cercano. Non riescono a lasciarsi né a liberarsi. Tra le stanze risuona la voce di Ava che attraversa il tempo e lascia affiorare ciò che resiste, o che non può più essere trattenuto.
Informazioni Tecniche
Titolo italiano: The Echo Chamber
Titolo originale: The Echo Chamber
Formato audio/video: Colore
Genere: Drammatico
Lingua: italiano
Anno: 2026
Nazione: Italia, Belgio
Case di Produzione: Indigo Film (Italia), Rai Cinema (Italia), Versus Production (cpoproduzione - Belgio), O'brother Distribution (in associazione con - Belgio)
Uscite in Italia: Giovedì 10 Settembre 2026 (Cinema)
Prima Uscita al Cinema in Italia:
Distribuzione: 01 Distribution (Italia, Cinema), Paradise City Sales (vendite internazionali), UTA (Nord America)
The Echo Chamber è realizzato con il contributo del Ministero della Cultura - Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo, con il sostegno della Regione Lazio - Lazio Cinema International Avviso Pubblico ( PR FESR Lazio 2021-2027) e della Roma Lazio Film Commission e con il supporto di Creative Europe Programme Media dell'Unione Europea.
Il 23 luglio 2026, annunciata la presentazione del film The Echo Chamber alla 83a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, In Concorso. Il regista Andrea Pallaoro ha così commentato: "Fin dagli inizi del mio percorso, la Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia ha avuto un ruolo fondamentale, accompagnando il cammino di tutti i miei film. Tornarci quest'anno per dare avvio al viaggio di The Echo Chamber nel mondo, accanto allo straordinario cast artistico e tecnico e davanti al pubblico che lo incontrerà per la prima volta, rende questo momento profondamente significativo.". I produttori Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi hanno così commentato: "The Echo Chamber è un film cui siamo profondamente legate. Per anni, dopo la morte di Bernardo Bertolucci, abbiamo temuto che questa storia, pensata e scritta con così tanto divertimento e desiderio, non si sarebbe mai realizzata. Rimettere mano al copione, per la regia di Andrea Pallaoro, è stato come poter rientrare in una casa molto amata e di colpo perduta, in cui riaprire le porte, le finestre, e far entrare di nuovo la luce. Siamo immensamente grate ad Alberto Barbera e alla Biennale per aver invitato in Concorso il film: condividerlo con il pubblico della Mostra del Cinema ci riempie di gioia."
Il 20 agosto 2026, 01 Distribution ha pubblicato il primo trailer del film.
Note di Produzione
Note di Regia - Andrea Pallaoro
«È la prima volta che dirigo un film tratto da una sceneggiatura che non ho ideato personalmente. Questa distanza mi ha consentito di avvicinarmi, in modo nuovo, a temi che mi affascinano da molto tempo: il fragile e spesso impercettibile confine tra intimità e dipendenza, affetto e ossessione, cura e controllo. Al centro del film c'è una storia d'amore in cui l'amore è inseparabile dalla sofferenza – dove il dolore emotivo e fisico distorcono il modo in cui viene cercata l'intimità e dove la tenerezza può lentamente trasformarsi in controllo e possesso. Leo e Anne si avvicinano e si allontanano l'uno all'altra in un ciclo incessante di desiderio, fuga e bisogno, incapaci sia di separarsi che di restare veramente insieme. Anne si muove nel mondo di Leo come un fantasma, al tempo stesso figura premurosa e manipolatrice, protettiva e destabilizzante. Le sue silenziose intrusioni sono manifestazioni sia di cura che di controllo: intime, invasive, ossessive. In contrasto, Ava entra nella vita di Leo come uno specchio, mentre la sua arte prende forma dal confronto con il tempo che passa e con la fragilità e declino del corpo. L'appartamento di Leo, unica location del film, è un vero e proprio personaggio: contemporaneamente rifugio e prigione, luogo della memoria e di controllo. All'interno di questo spazio chiuso, gli scambi più intimi rimangono inespressi: il profumo e l'impronta di un corpo su un cuscino, una sciarpa dimenticata, lo spostamento di un posacenere. Questi oggetti si fanno linguaggio dei personaggi. Presenza e assenza si manifestano attraverso tracce, residui e gesti, finché l'appartamento stesso si trasforma in un'architettura di desiderio, ossessione, prigionia emotiva. Il linguaggio visivo del film è contemplativo, sensuale, ellittico, riflettendo un mondo plasmato dalla memoria, dalla percezione e da un distorto riconoscimento reciproco. Il tempo esiste in una dimensione sospesa, si dilata e si ripiega su se stesso. Il senso non viene mai dichiarato apertamente, ma emerge attraverso gesti frammentati, silenzi, iterazioni e sguardi che non rivelano mai una risoluzione definitiva. Ho voluto che il film fosse uno spazio di osservazione piuttosto che di spiegazione, un cinema di ambiguità e lenta catarsi. Non ci sono buoni né cattivi, ma individui intrappolati nella coreografia della dipendenza, dove i confini tra amore e controllo, presenza e assenza, si dissolvono gradualmente. La macchina da presa non giudica. Osserva. I lunghi piani sequenza e il silenzio lasciano affiorare la sofferenza, la accrescono e le danno un respiro più ampio. La musica, in particolare la voce di Ava, non svolge la funzione di colonna sonora, ma diventa memoria stessa: frammentata, intima e inquietante. Come un'eco, ritorna in forme alterate, portando con sé tracce di emozioni che non possono scomparire del tutto. Al di là della sua dimensione intima, il film affronta una condizione universale: il modo in cui spesso ci aggrappiamo proprio alle cose che ci impediscono di andare avanti. The Echo Chamber parla delle tracce che le persone lasciano le une nelle altre – ricordi, ferite, desideri, dipendenze — e del modo in cui le relazioni possono diventare spazi sia di rifugio che di prigionia. I personaggi ripetono gli stessi schemi emotivi, alla ricerca di una connessione che al tempo stesso temono, manipolandosi a vicenda per evitare di confrontarsi con la propria solitudine.»
Note di Sceneggiatura - Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi
«Bernardo Bertolucci ha detto spesso, a proposito dei suoi film, che erano film sul tempo. Anche The Echo Chamber è un film sul tempo. La casa in cui si svolge la storia – la casa del desiderio, della dipendenza, della creazione artistica – assomiglia alla casa, la sua, in cui insieme abbiamo immaginato e scritto questo film. Bertolucci diceva anche che i suoi film parlano di lui, anche quando in principio credeva parlassero di altro. Solo alla fine gli si rivelava la loro natura profondamente autobiografica. Anche The Echo Chamber è una storia continuamente attraversata dall'autobiografia. L'idea iniziale, quando ce l'ha raccontata per la prima volta, era molto semplice: un uomo e una donna abitano la stessa casa senza incontrarsi mai, forse senza neanche sapere l'uno dell'altra. Questo spunto è diventato un film sull'amore e sulle tracce che il passato lascia nei luoghi e nelle persone. E sull'assenza – la presentissima Assenza della poesia di Attilio Bertolucci. "Continuo a pensare a questo film come un film di fantasmi" ci diceva. E tra tutti i fantasmi che popolano The Echo Chamber, Bernardo Bertolucci è quello più visibile. È l'eco che risuona in ogni stanza della casa, nei dialoghi, nel desiderio dei personaggi. Nel loro dolore. Le parole di Ava, interpretata da Susan Sarandon, sono le parole che pronunciava Bertolucci durante le riunioni. Il dolore del corpo di Leo, il personaggio di Luca Marinelli, è il dolore del corpo di Bernardo, come la sua ricerca incessante di una liberazione, di un sollievo. E il processo per realizzare un'opera d'arte – in questo caso un disco – è lo stesso con cui Bernardo Bertolucci affrontava la creazione di un film. Il brano di Henry James che declamano Ava e Leo prima di lavorare – Noi lavoriamo nell'oscurità: facciamo quel che possiamo, diamo quello che abbiamo. Il dubbio è passione, e le nostre passioni sono il nostro compito; il resto è la pazzia dell'arte – era una frase cui Bernardo spesso tornava durante le sedute di sceneggiatura. E molta della paura, dell'ansia e della gioia che noi due provavamo all'idea di lavorare con lui sono finite nel personaggio di Leo, terrorizzato dal dover realizzare quello che molto probabilmente sarà l'ultimo disco di una delle più grandi icone della musica. Andrea Pallaoro, entrando nella casa di The Echo Chamber, ha esplorato con noi ogni stanza, trasformando gli spazi e la materia del racconto secondo la sua visione. Rientrare con lui nella sceneggiatura, che alla morte di Bertolucci era rimasta alla seconda stesura, è stato un processo lungo, delicato e profondo. Insieme abbiamo trovato materiali nascosti, intuizioni rimaste in sospeso ed elementi che appartenevano già al film, accogliendo al tempo stesso nuove aperture e nuove idee. Per noi due è stato come rientrare in una casa molto amata e di colpo perduta. Come Anne, il personaggio di Alicia Vikander, abbiamo riaperto le porte, le stanze, fatto entrare di nuovo la luce. »
Musiche e Canzoni
Canzoni e Musiche Originali
Le canzoni e le musiche originali sono state composte e arrangiate da Clément Ducol mentre i testi sono di Émilie Gassin.
When It Comes (E. Gassin / C. Ducol) Performed by Susan Sarandon
Confessions (E. Gassin / C. Ducol) Performed by Luca Marinelli and Susan Sarandon
Confessions (E. Gassin / C. Ducol) Performed by Luca Marinelli (solo piano)
Call My Name (E. Gassin / C. Ducol) Performed by Alicia Vikander
Pieces Of Me (E. Gassin / C. Ducol) Performed by Susan Sarandon
Call My Name (E. Gassin / C. Ducol) Performed by Emilie Gassin
Call My Name (E. Gassin / C. Ducol) Performed by Susan Sarandon
Musiche Di Repertorio
Gosh Jamie xx feat. MC Moose (J. Smith)
Crazy Love Marianne Faithfull, Nick Cave (N. Cave; M. Faithfull)
Who Knows Where The Time Goes (Live) Nina Simone (Sandy Denny)
Demons Imagine Dragons (A. Grant - D. Sermon - D. Reynolds - B. McKee - J. Mosser)
dl pressbook del film
Eventi
• Presentato In Concorso alla 83a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.