Germania Ovest, fine anni Cinquanta. Karl Adam, docente di matematica e fisica, rivoluziona la disciplina del canottaggio agonistico grazie a innovativi metodi di allenamento basati sulla scienza. Attorno a sé raccoglie un gruppo di giovani atleti con l'obiettivo di guidarli fino alle Olimpiadi di Roma del 1960. Dietro l'impresa dell'equipaggio, destinata a spezzare quarant'anni di egemonia statunitense, trapelano le profonde spaccature del dopoguerra: le traversie del giovane Hans Lenk, separato dalla donna amata rimasta oltre il confine orientale, e l'ingombrante passato nazista del mentore Adam.
Pur inserendosi nel solco del cinema sportivo più classico, il regista Hannu Salonen piega i codici del genere per orchestrare un attento scandaglio etico e civile della Germania dell'epoca individuando nello sport uno strumento in grado di unire un'intera collettività: il sincronismo della vogata e il ritmo condiviso dei remi trascendono infatti la dimensione agonistica, facendosi immagine simbolica di una generazione chiamata ad affrontare i fantasmi della Storia e a ritrovare una rotta comune.