Bucking Fastard, la recensione

La pellicola è interessante sotto molti punti di vista: per la tematica particolare ed originale, per la bravura delle due attrici protagoniste Kate e Rooney Mara, per il tono giocoso ed onirico. Nel cast anche Orlando Bloom.
Kate e Rooney Mara in Bucking Fastard di Werner Herzog
[credit: Gateway to Orkney LLC; courtesy of I Wonder Pictures]

Il secondo giorno della Mostra del Cinema di Venezia numero 83 ci regala, in concorso, il nuovo film del maestro del cinema Werner Herzog. Bucking Fastard, scritto e diretto dal regista tedesco, vede come protagoniste assolute della pellicola le sorelle, nel film e nella vita, Kate e Rooney Mara, che recitano insieme nella stessa pellicola per la prima volta. Il film si ispira alla storia vera delle gemelle Freda e Greta Chaplin, originarie di York, divenute famose, dopo essere state accusate di stalking da un camionista inglese, proprio per il loro legame talmente stretto da farle parlare all'unisono e compiere qualsiasi azione insieme, come se fossero un'unica persona. Insieme a loro nel cast troviamo anche Orlando Bloom, che interpreta l'uomo vittima di stalking da parte delle due donne, e Domhnall Gleeson. 

Le due sorelle Jean (Kate Mara) e Joan (Rooney Mara) Holbrooke hanno un legame talmente forte e unito da parlare insieme contemporaneamente, come se una leggesse nella mente dell'altra e vivono anche la propria vita all'unisono, facendo qualsiasi cosa insieme, che sia anche semplicemente dover passare l'aspirapolvere o aprire una scatoletta di sardine. Questo rende le loro vite estremamente complicate, anche dal punto di vista mentale. Tanto che le due donne si innamorano dello stesso uomo, Gareth (Orlando Bloom), fino a farlo diventare la loro ossessione, non accettano quando l'uomo le lascia per sposarsi con un'altra donna e lo perseguitano, fino al punto da essere denunciate per stalking e doversi sottoporre ad un processo. 

Sono tanti anni che Herzog ha in mente di fare un film su questa storia che lo ha particolarmente colpito ma solo dopo il coinvolgimento nel progetto delle sorelle Mara il film ha iniziato a prendere veramente forma. Nonostante la pellicola fosse pronta per essere annunciata nel programma dello scorso Festival di Cannes, il regista ha poi rifiutato di portarlo quando gli è stata rifiutata la presenza in concorso. E' così arrivato a Venezia qualche mese dopo, dove Barbera ha accettato di inserirlo nella lista dei film che concorreranno per il Leone d'oro.

La pellicola è interessante sotto molti punti di vista, per la tematica particolare ed originale, per la bravura delle due attrici protagoniste nel riuscire a recitare in contemporanea le stesse battute riuscendo ad essere incredibilmente credibili, per il tono giocoso ed onirico del film, che svela fin da subito i suoi intenti e la direzione che la pellicola seguirà dedicando in apertura il film a David Lynch. La prima parte dell'opera è molto riuscita, ha un ritmo interessante, un'ironia sottile che fa ridere in più punti e un coinvolgimento nella storia molto forte. Si entra subito nel vivo con il processo alle due donne e sono entrambe una forza della natura, riescono a tenere avvinto lo spettatore grazie al loro magnetismo che non ti permette di distogliere lo sguardo. Man mano che il film va avanti però perde sempre più di mordace, diventa meno efficace, la storia del parlare all'unisono si fa meno interessante e le vicende delle sue sorella risulando essere meno coinvolgenti. Il film parte da un'idea molto buona, con un cast affiatato e in forma ma nella seconda parte non ha più l'incisività iniziale, diventa una pellicola più anonima e un po' monocorde. Sicuramente una buona prova attoriale per le due sorelle Mara ma il risultato finale non convince fino in fondo.