Downton Abbey - Il Gran Finale, la recensione dell'ultimo capitolo della saga creata da Julian Fellowes
Era il 2010 quando sul piccolo schermo fece irruzione Downton Abbey, serie televisiva britannica ambientata all'inizio del Novecento, a breve distanza dall'affondamento del Titanic, e incentrata su una famiglia aristocratica alle prese non solo con le sfide quotidiane delle loro esistenze, ma anche con i tempi in continuo mutamento, tra innovazioni tecnologiche, guerre e battaglie sociali. A più di quindici anni da quel pilot, la serie creata da Julian Fellowes ha finito col diventare un prodotto cult degli anni Duemila. Dopo sei stagioni sul piccolo schermo e due lungometraggi giunti sul grande schermo, l'11 settembre arriva al cinema Downton Abbey - Il gran finale, che come si può intuire dal titolo rappresenta il capitolo conclusivo dell'era Downton Abbey. O almeno di quella che si può considerare la "prima era", vale a dire quella guidata dal Conte Grantham (Hugo Bonneville) e dalla lingua tagliente di sua madre, Lady Violet, interpretata per tutte le sei stagioni e per i primi due film da una indimenticabile Maggie Smith. Ed è proprio a quest'ultima che è dedicato l'ultimo film ed è suo il volto che chiude il lungometraggio, quasi che si volesse davvero dare l'idea di un cerchio che si chiude.
Diretto da Simon Curtis, Downton Abbey - Il gran finale trasporta lo spettatore all'alba dei ruggenti anni Trenta. La famiglia Crawley si aggrappa come può all'idea di una nobiltà e di uno stile di vita che non sembra più andare di pari passo con l'età e i tempi che cambiano. Tuttavia, certe cose rimangono invariate. E mentre tutti sono pronti a professarsi progressisti, Lady Mary (Michelle Dockery) si trova a essere una sorta di paria nel mondo della Londra che conta, a causa del suo divorzio dal marito (un Matthew Goode non più pervenuto). Come se non bastasse, la famiglia deve fare i conti con dei problemi economici. Lady Grantham (Elizabeth McGovern) accoglie l'arrivo dall'America del fratello (Paul Giamatti), solo per scoprire che egli ha dissipato il patrimonio della madre, denaro che proprio Lady Mary sperava di poter utilizzare per rinnovare Downton Abbey, nonostante le ritrosie del padre (Bonneville). In città, intanto, si sta organizzando la fiera annuale, e Lady Isobel (Penelope Wilton) decide di aggiungere al consiglio anche Daisy (Sophie McShera) - che sta per prendere il posto di Miss Patmore (Lesley Nicol) - e Carson (Jim Carter), ex maggiordomo di Downton Abbey che ha qualche problema ad accettare l'idea di essere in pensione. Mentre Lady Mary rischia di sporcare la sua reputazione con un amico dello zio (Alessandro Nivola) e deve chiedere aiuto alla sorella Edith (Laura Carmichael) a Downton Abbey tutti sanno di poter fare affidamento sui "piani bassi", dove Anna, Mr. Bates, Baxter e gli altri sono pronti a esaudire i desideri di tutti.
Downton Abbey - Il gran finale si può senza dubbio definire un lungometraggio cozy. La trama è ridotta all'osso e, di fatto, non presenta chissà quali snodi narrativi degni di nota. Ma il punto è che la pellicola non è pensata per intrattenere il pubblico generalista o per tenerlo con il fiato sospeso davanti a grandi eventi: il vero cuore di questa operazione cinematografica è guardare dritto negli occhi gli spettatori che negli anni si sono appassionati e affezionati alla famiglia Crawley e al suo esercito di domestici dei piani bassi e portarli di nuovo dentro quella magnifica magione che per alcuni è diventata una sorta di casa immaginaria. In questo senso, il film diretto da Simon Curtis è un esempio lampante di come, sul grande schermo, sia ancora l'effetto nostalgia ad avere la meglio, a fare più presa su chi decide di pagare un biglietto in quest'epoca in cui il cinema non se la vede proprio benissimo, davanti alla concorrenza delle piattaforme streaming on-demand. Il film che arriva oggi al cinema potrebbe essere fruito perfettamente come se fosse "solo" un episodio di una stagione dello show. Un racconto che dispiega sullo schermo giusto qualche conflitto qua e là - la reputazione di Mary, i problemi economici, la rabbia del Conte Grantham per i tempi che cambiano -, concentrandosi soprattutto non solo sulle relazioni tra i personaggi, ma anche sul modo in cui loro raccontano se stessi, spesso affondando le mani in un passato che, per chi guarda, non è mai troppo lontano. Ed ecco allora i richiami al Titanic, alla crush turca di Mary. Ecco i flashback con la compianta Sybil e il volto di Lady Violet che guarda tutti dall'alto, come se, anche nella morte, avesse trovato il modo di ricordare a tutti che lei è al di sopra di chiunque. Downton Abbey - Il gran finale è dunque una danza che si propaga su quel proverbiale viale del tramonto, dove il sole che cala non rappresenta solo la fine di un'era, ma anche la promessa dell'inizio di un'altra. Sarà dunque possibile ritrovare sullo schermo tutti (o quasi) i personaggi che hanno fatto la storia di Downton Abbey, i volti che sono diventati familiari per il pubblico, che di fatto non ha mai smesso di sperare per loro il lieto fine che si meritavano. Poco importa, allora, se il lungometraggio ha una trama troppo semplice, in cui sembra non succedere niente di realmente interessante. Per una volta, il cinema si fa bastare le emozioni al posto delle grandi azioni.
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Il trailer finale di Downton Abbey - Il Gran Finale, il lungometraggio che riporta al cinema la famiglia Crawley, all'inizio degli anni '30. Diretto da Simon Curtis, il film presenta un cast che include anche Simon Russell Beale, Hugh Bonneville, Laura Carmichael, Jim Carter, Raquel Cassidy, Brendan Coyle, Michelle Dockery, Kevin Doyle, Michael Fox, Joanne Froggatt, Paul Giamatti, Harry Hadden-Paton, Robert James-Collier, Allen Leech, Phyllis Logan, Elizabeth McGovern, Sophie McShera, Lesley Nicol, Alessandro Nivola, Dominic West, Penelope Wilton, Arty Froushan, Joely Richardson, Paul Copley e Douglas Reith.