L'isola dei ricordi, la recensione del bel film d'animazione targato Dreamworks

L'isola dei ricordi è un grandissimo film dedicato all'amicizia, quella che trascende la conoscenza e si fa famiglia, costruita su ricordi condivisi, tra aneddoti buffi ed esperienze traumatiche. Un gioiello roboante e colorato, folle e fuori controllo, che ci ricorda che le uniche persone che vale la pena seguire e amare sono quelle da cui sappiamo di poter tornare ogni volta.
Raissa (Liza Soberano) e Jo (H.E.R.) in L'isola dei Ricordi
[credit: Copyright 2026 DreamWorks Animation. All Rights Reserved]

Che l'animazione più meramente tradizionale non fosse più sufficiente a tenere alta la fragile soglia dell'attenzione dei più piccoli (e non solo!) lo avevano già dimostrato lavori come Spider-Man: Un nuovo universo e il film campione d'incassi K-Pop Demon Hunters. Pellicole dove l'animazione si trasforma in una creatura che vive e si fa esperimento e che non si contenta più di affidarsi alla sola CGI più canonica a cui ormai siamo abituati. Sullo stesso filone arriva L'isola dei ricordi, film diretto da Joel Crawford e Januel Mercado che debutterà nelle sale italiane il prossimo 24 settembre.

La storia prende il via nel pieno degli anni Novanta, quando la piccola Jo - diminutivo di Josephine, come in Piccole donne - va a vivere con la nonna nelle Filippine mentre il padre parte per gli Stati Uniti. Affascinata dai racconti della nonna su un'isola segreta popolata da personaggi che fanno capolino dal folklore delle Filippine, Jo non ha che la donna come punto di riferimento. Tutto cambia però quando la bambina fa amicizia con Raissa, che diventa velocemente la sua migliore amica e quella famiglia fatta non di sangue ma di scelta del cuore. Le due bambine crescono inseguendo il sogno e il mito dell'isola dimenticata, di quel non-luogo dove tutto sembra possibile. A tenere insieme la loro amicizia, inoltre, c'è un braccialetto che trabocca di ninnoli e charm, ognuno con un significato preciso legato a un ricordo altrettanto dettagliato. Tuttavia ben presto l'età adulta fa irruzione nel mondo dei giochi delle bambine diventate ormai giovani donne: Jo perde la nonna e ora Raissa è pronta per partire alla volta degli Stati Uniti per iniziare a studiare in un'università prestigiosa. Il giorno prima della partenza, in una serata che doveva sancire la separazione tra le due, Jo riesce ad aprire il portale verso Nakali. Il mito trascende il racconto e si fa realtà: le due amiche, dunque, decidono di tuffarsi nell'ignoto e dirsi addio vivendo un'ultima avventura. Tuttavia, al risveglio, le ragazze si rendono conto che sono passate 12 ore dal loro arrivo e non hanno nessun ricordo della notte appena trascorsa. Con l'aiuto del cane mannaro Raw e di una serie sempre più improbabile di aiutanti, le due amiche dovranno farsi strada nella propria memoria e, allo stesso tempo, trovare il modo di tornare a casa prima che Raissa perda l'aereo o che la temibile vampira Manangal faccia loro del male.

La struttura de L'isola dei ricordi ricorda troppo da vicino quella di Una notte da leoni perché non si sottolinei subito la parentela fra i due film. Le due protagoniste del film d'animazione Dreamworks si risvegliano all'alba di una notte brava senza ricordare nulla e dovranno andare avanti mentre procedono a ritroso nelle avventure collezionate, con una guida che è alla ricerca del proprio posto nel mondo e un mucchio di fotografie a fare da promemoria per le tappe da seguire. Come in Una notte da leoni le due ragazze si trovano a fronteggiare tatuaggi, nemici inaspettati, tagli di capelli improbabili, mentre cercano di capire che cosa è successo davvero, mentre c'è un aereo da prendere, un viaggio da affrontare. Tuttavia questo schema narrativo nel film d'animazione è usato soprattutto per affrontare il tema della crescita, quel coming of age che tanto piace alle produzioni indirizzate ai più giovani che, proprio come le protagoniste, si trovano sulla soglia che divide l'adolescenza dall'età adulta, i giochi dalle responsabilità e che, allo stesso tempo, li porta a provare terrore all'idea di dover cercare il proprio posto nel mondo. Un tipo di narrazione tradizionale, che però l'animazione stravolge e rende quasi psichedelica. Sullo schermo, come se si fosse davvero vittime di un trip allucinatorio, si susseguono animazioni classiche, CGI renderizzata, versioni deformed e kawaii delle protagoniste che tanto devono alla cultura dei manga e degli anime, che rimangono le forme di racconto più omaggiate dell'intera operazione. Giocando con l'estetica profondamente anni '90 - i bracciali di filo, i bomber colorati, i ciucci come gioielli che come strumenti funzionali - L'isola dei ricordi riesce ad essere nostalgico e innovativo al tempo stesso. Il rischio, naturalmente, è quello di sovrastimolare lo spettatore: forse proprio per questo non è un film adatto a tutti, ma se ci si lascia travolgere dall'energia di Jo e dalla razionalità un po' folle di Raissa, il film regala divertimento, commozione e uno struggente senso di malinconia per un tempo che non è più. Un tempo che non riguarda tanto una data sul calendario, quanto uno stato d'animo. La spensieretezza e anche l'avventatezza dei primi anni da adulti, quando ci si sente invincibili, salvo poi scoprire che il nostro stesso scudo è pieno di crepe.

Con una cattiva degna di un film horror - che forse potrebbe far tremare i più piccoli che non sono abituati a certi tipi di movimento a scatto - L'isola dei ricordi è soprattutto un grandissimo film dedicato all'amicizia. Non al semplice legame di co-esistenza con colleghi e conoscenti, ma quel sentimento che mette le radici nelle nostre vite, che cresce con rami che servono a sostenere le nostre foglie. Quell'amicizia che trascende la conoscenza e si fa famiglia, costruita su ricordi condivisi, tra aneddoti buffi ed esperienze traumatiche. L'amicizia di Jo e Raissa è un'amicizia che cresce insieme a loro e che, sempre con loro, evolve e si trasforma. L'aspetto più commovente (e insieme reale) del racconto non è il fatto che Jo e Raissa siano amiche, ma piuttosto che facciano amicizia ogni volta che cambiano. Nessuna delle due resta davvero la stessa, eppure l'altra è sempre lì a tendere di nuovo la mano, come se ogni volta venisse riproposta la domanda dell'infanzia: saremo migliori amiche per sempre? Nell'industria cinematografica siamo sempre più portati a vedere, amare ed eloggiare le grandi storie d'amore e spesso ci dimentichiamo che forse l'amicizia è una delle forme d'amore più pure che esistano, perché dà tutto senza chiedere indietro niente. E l'amicizia tra le due ragazze è in egual modo totalizzante e libera: vive della paura del distacco, ma anche della voglia di non mettere freno alle ali della propria amica - e non è un caso che proprio a Raissa vengano messe delle ali, quando arriva sull'isola. Grazie anche a una colonna sonora accattivante, che riesce a far coesistere alla perfezione i momenti più comici a quelli più drammatici - che raggiungono l'apice in quello che è un chiaro omaggio a Se mi lasci ti cancello - L'isola dei ricordi è un gioiello roboante e colorato, folle e fuori controllo, che ci ricorda che le uniche persone che vale la pena seguire e amare sono quelle che non ci fermano, ma quelle da cui sappiamo di poter tornare ogni volta.