Venezia 82 - La Grazia, recensione del film di Paolo Sorrentino con Toni Servillo
A distanza di quattro anni Paolo Sorrentino e Toni Servillo tornano al Lido di Venezia, stavolta per inaugurare l'ottantaduesima edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Se nel 2021 Sorrentino aveva commosso gli appassionati della settima arte con il racconto autobiografico della sua adolescenza in È stata la mano di Dio, per il film d'apertura della kermesse cinematografica il regista napoletano arriva con La grazia, pellicola incentrata sulla figura di un Presidente della Repubblica a sei mesi dalla fine del suo mandato, in bilico tra l'approvazione di una legge che va contro i suoi ideali democristiani e la possibilità di concedere la grazia, dovendo però scegliere tra due detenuti che, sulla carta, hanno uguali chance di riceverla o di vederla rigettata. In una Roma quasi spettrale e vuota, chiusa nelle camere del potere, Paolo Sorrentino affida a Toni Servillo il ruolo di protagonista, procedendo verso un racconto di circa 130 minuti che si interroga sul diritto, la verità e la libertà.
Con un film che vede come protagonista la figura di Presidente della Repubblica italiana non si può non pensare al diretto riferimento con il nostro attuale Presidente Sergio Mattarella, anche lui vedovo, giurista e democristiano ma il regista Paolo Sorrentino ci ha tenuto a specificare che sono solo delle coincidenze, che le somiglianze riscontrate nel suo personaggio, Mariano De Santis, sono in realtà con vari ex Presidenti come Scalfaro, Cossiga, Ciampi e Napolitano. L'unico vero collegamento diretto con l'attuale Presidente è in relazione ad una delle storie per l'assegnazione della grazia raccontata del film. L'idea della pellicola è venuta al regista napoletano dopo aver letto la notizia della grazia concessa da Mattarella ad un uomo che ha ucciso la moglie malata da tempo di Alzheimer. Da questo spunto Sorrentino crea una pellicola che basa la sua narrazione sul senso di giustizia, sul senso di responsabilità e sulla ricerca costante della verità che forse non dovrebbe avere quella importanza che l'essere umano gli dà per poter vivere una vita più tranquilla e consapevole. Non sempre bisogna ricercare per forza la verità a tutti i costi, a volte basta solo accettare quello che la vita ci riserva.
Sorrentino realizza un film riuscito e profondo, pieno di momenti di riflessioni importanti, che costringono la spettatore a porsi delle domande e lo rendono partecipe attivamente della storia. La domanda che assilla di più il personaggio interpretato da Toni Servillo, oltre a quella riguardante il tradimento di suo moglie, è di chi sono i nostri giorni, ovvero a chi appartiene veramente la vita di ognuno di noi, a chi dobbiamo rendere veramente conto? Perché, oltre a dover o meno concedere la grazia a due condannati al carcere, il Presidente deve anche decidere se firmare o meno la legge sulla eutanasia, un argomento complesso e spesso fonte di dibattito, soprattutto per un uomo di fede cristiana in un paese così legato alla Chiesa come il nostro. Tanti quindi sono gli spunti di riflessione che ci regala Sorrentino, senza mai essere troppo fazioso ma anzi cercando di trovare una risposta che possa essere il più vera e sincera possibile.
Tutto questo nel pieno stile sorrentiniano, con le sue ampie inquadrature che poi sfociano nei dettagli, con le sue pause stilistiche spesso fine a se stesse ma che rappresentano una sua cifra stilistica, con la presenza dei suoi personaggi a volte macchiettistici (vedi il Papa che va via in motorino o la migliore amica sopra le righe) e con la presenza musicale sempre fondamentale che spesso traina e fa da fil rouge in tutto il film. Può piacere o meno il suo stile ma è indubbiamente riconoscibile e di alto valore artistico. La Grazia è un racconto intimo e personale di una figura importante come quella di un Presidente e l'accoppiata Sorrentino-Servillo ci regala ancora una volta un personaggio complesso e indimenticabile come già accaduto nei loro precedenti lavori.