Love Letters, recensione dell'esordio di Alice Douard

La regista e sceneggiatrice si ispira alla sua storia personale per la sua opera prima, la storia di una coppia in procinto di diventare genitori che si confronta con ansie, paure e burocrazia.
Love Letters (di Alice Douard) - Poster

Dopo essere stato presentato lo scorso anno al Festival di Cannes, arriva infine anche nelle sale italiane il film Love Letters, opera prima di Alice Douard; al centro della storia troviamo una coppia di donne, Céline (Ella Rumpf, già protagonista del film Il teorema di Margherita, e prossimamente anche in Couture al fianco di Angelina Jolie) e sua moglie Nadia (Monia Chokri, regista e interprete di La natura dell’amore), in attesa della loro prima figlia, concepita tramite fecondazione assistita recandosi all’estero: è Nadia a portare avanti la gravidanza mentre Céline, per la legge francese, dovrà adottare la bambina dopo la nascita per essere considerata un genitore a tutti gli effetti; a questo scopo la coppia, oltre a tutta la documentazione burocratica necessaria, avrà bisogno anche di testimonianze di amici e parenti stretti (le “prove d’amore” del titolo originale del film) che possano documentare la sua attitudine a essere madre e il suo legame con la bambina: questo comporta anche un confronto con le proprie famiglie d’origine, e nel caso di Céline la porta a fare i conti con sua madre Marguerite (Noémie Lvovsky, attrice, sceneggiatrice e regista, frequente collaboratrice tra l’altro di Valeria Bruni Tedeschi), celebre pianista acclamata in tutto il mondo ma figura materna assente durante l’infanzia della figlia.

Questo esordio ha senza dubbio un significato molto personale per la sua autrice, dato che si è ispirata alla sua stessa esperienza (anche lei ha adottato la bambina partorita da sua moglie), prendendo spunto dalla vicenda per costruire una riflessione sulla maternità, i rapporti familiari, i legami affettivi, in cui tante persone e coppie in attesa di diventare genitori possano riconoscersi, uomini e donne, etero e omosessuali.
La trama infatti esplora tutti i piccoli e grandi cambiamenti nella quotidianità delle future mamme, da quelli fisici a quelli psicologici, emotivi, e naturalmente le implicazioni pratiche, accompagnati dalle inevitabili paure di sentirsi inadeguati al nuovo ruolo e punteggiati anche dall’immancabile corredo di resoconti tragicomici e testimonianze fin troppo esplicitamente dettagliate degli amici con figli che riferiscono le proprie esperienze; nello specifico poi Céline si trova nella posizione di chi, non affrontando in prima persona la gravidanza, non può fare a meno di sentirsi un pochino esclusa o quasi relegata al ruolo di spettatrice passiva, o anche sminuita per via del mancato legame biologico.

Il merito del film è di raccontare in modo delicato ma anche acuto, veritiero e diretto, il percorso delle protagoniste, evitando i più facili cliché ma anzi mettendo i suoi personaggi anche in situazioni scomode, di disagio, tra contraddizioni, ipocrisie e critiche striscianti o dirette, mescolando umorismo, commozione, momenti seri e riflessivi a quelli più leggeri.
Ci sono degli aspetti più in primo piano rispetto ad altri (in primis il rapporto fra Céline e sua madre), e anche più difficili da navigare senza scadere nel retorico e nel già visto, rischiando così di perdere anche parte di quella spontaneità che caratterizza la narrazione e la recitazione; ci sono poi invece alcuni dettagli che non vengono approfonditi e che sarebbe stato interessante esplorare di più per conoscere meglio le protagoniste, come qualche accenno in più alla loro professione, oppure alla loro relazione anche prima della gravidanza.

Love Letters rimane dunque un film piccolo e intimista, messo in scena con sensibilità e naturalezza, che parte da una vicenda personale per arrivare a parlare senza barriere a un pubblico più ampio, raccontando sensazioni e sfide in cui in molti possano riconoscersi, e soprattutto celebrando la forza dell’amore e dei sentimenti che tengono insieme una famiglia, in qualunque modo e forma.