Midas Man, la recensione del biopic musicale

Il film ripercorre la storia di Brian Epstein, primo manager dei Beatles, tra lavoro e vita privata, in un progetto dalla realizzazione difficoltosa con risultati altalenanti.
Midas Man, scena da trailer

Per gli appassionati dei Beatles, il nome di Brian Epstein rappresenta certamente un elemento cruciale nel percorso della band: fu lui infatti il loro primo manager ufficiale, dai loro esordi fino alla sua prematura scomparsa, colui che avrebbe spinto lo stesso Paul McCartney a definirlo ufficiosamente il quinto membro dei Beatles. Adesso è per la prima volta protagonista di un film in Midas Man, interpretato da Jacob Fortune-Lloyd (che ricordiamo in serie come I Medici, La regina degli scacchi e la recente Steal: la rapina).

Brian Epstein, nato a Liverpool in una famiglia di immigrati lituani ebrei, mostra fin da giovane una passione per l'arte, finché convince il padre a vendere anche dischi nel negozio di famiglia, che ottiene grande successo e gli consente di sviluppare una certa competenza dell'industria musicale e un orecchio sempre aperto e attento alle nuove tendenze; è così che viene a conoscenza dei Beatles (allora un gruppo emergente che aveva inciso alcune canzoni in Germania), e decide di andare ad ascoltare di persona una loro esibizione all'ormai leggendario Cavern Club. Rimasto colpito dalla performance del quartetto (all'epoca ancora nella sua formazione originaria, con Pete Best alla batteria invece di Ringo Starr) e soprattutto dalla reazione delle fan, Brian decide di proporsi come manager della band.
Determinato a farli diventare un fenomeno planetario, sarà lui quindi a procurare loro audizioni fino a ottenere un contratto discografico, ma anche a intervenire sulla loro immagine, fino a portarli alla definitiva consacrazione con il successo anche negli USA. Allo stesso tempo però Epstein deve fare i conti con le difficoltà nella sua vita privata, dalla sua omosessualità che è costretto a vivere in segreto, alla sua dipendenza da barbiturici e stimolanti.

Midas man è stato un film dalla realizzazione complessa e sofferta, con interruzioni nelle riprese e cambi di regista in corsa, fino ad arrivare al poco noto Joe Stephenson; il risultato è un film dalla forma incerta, che ripercorre gli eventi in maniera piuttosto scolastica, senza particolari guizzi. Nel mettere in scena il primo incontro con i Beatles, la sceneggiatura utilizza veri aneddoti già tramandati nella narrazione leggendaria attorno alla band, ironizzando sul contrasto tra di loro: la presentazione elegantemente impostata e la parlata impeccabile di Epstein, affinata in anni di scuole private, a cui si contrappongono le giacche di pelle e i jeans del quartetto, e di conseguenza l'appassionata e precisa professionalità del manager che cerca di mettere in riga l'approccio più rilassato e noncurante delle future rockstar. Nella seconda metà del film, però, mentre all'ascesa della band anche negli USA si accompagnano alcuni momenti controversi, il rapporto sia personale che professionale dei Beatles con il loro manager passa sempre più in secondo piano e viene trattato in maniera sbrigativa; nel privato vediamo invece come il protagonista, nonostante il successo e la ricchezza, sia sempre più afflitto dalla solitudine, condita dalla malinconia per non poter creare una famiglia e non sapere mai di chi potersi fidare, non riuscendo a godersi veramente il successo iniziando così la sua discesa nella spirale che lo condurrà poi verso la sua fine. È qui che la trama offre i suoi momenti più emotivamente toccanti e anche dolorosi, ad esempio nel raffigurare il rapporto di Brian con i suoi genitori (Eddie Marsan ed Emily Watson), ma anche l'incontro con l'ambiguo "Tex" (Ed Speleers), anche se poi ci si ferma prima di addentrarsi davvero nell'ultima fase della sua esistenza.

In generale quindi il film soffre di qualche limite narrativo ma anche formale, che ne frena in parte l'impatto nello spettatore; per gli attori che impersonano i Beatles si è puntato soprattutto sulla somiglianza, con un risultato accettabile anche se un po' convenzionale ma, non essendo riuscita a ottenere i diritti a usare le vere canzoni della band, la produzione ha dovuto ripiegare esclusivamente su cover di altri artisti: il risultato è un po' straniante e inoltre sacrifica inevitabilmente l'espressione del peso artistico, ma anche socio-culturale, politico, e molto altro ancora, che rese il gruppo ciò per cui è celebrato ancora oggi.
Il protagonista, oltre ad avere uno di quei volti che catturano l'attenzione e rimangono impressi allo spettatore, riesce ad esprimere i conflitti interiori del personaggio e a suscitare empatia nei suoi confronti, ma Midas Man rimane un film dalla portata modesta, che ricorda un impersonale biopic televisivo; poiché sappiamo che è in fase di realizzazione l'attesissimo e mastodontico progetto di Sam Mendes di una quadrilogia cinematografica sui Beatles, sarà interessante vedere come questi film porteranno in scena il personaggio di Brian Epstein (che sarà interpretato da James Norton), per un eventuale confronto.