Il padre dell'anno, recensione del film con Michael Keaton e Mila Kunis

Una commedia dolceamara sulla famiglia, ben interpretata e dalla confezione elegante ma con una sceneggiatura piuttosto prevedibile.
Il padre dell'anno di Hallie Meyers-Shyer - Poster

Il padre dell'anno si apre con una telefonata nel cuore della notte: è così che Andy Goodrich (Michael Keaton), un gallerista d'arte a Los Angeles, viene a sapere che la sua seconda e più giovane moglie se n'è andata di casa e quindi che sarà lui, per qualche mese, a doversi occupare dei loro gemelli di nove anni.
L'uomo, che era sempre stato molto occupato con il lavoro tanto da non accorgersi neanche delle difficoltà familiari, si ritrova spiazzato dalla situazione e in cerca di aiuto e consigli si rivolge anche alla figlia primogenita Grace (Mila Kunis), nata dal suo primo matrimonio, a sua volta incinta del suo primo figlio e che gli rimprovera di essere sempre stato un padre assente.

Il film è scritto e diretto da Hallie Meyers-Shyer, figlia d'arte di due nomi importanti nel panorama cinematografico della commedia americana: suo padre era Charles Shyer, regista di Il padre della sposa, Baby Boom e Alfie, mentre sua madre è Nancy Meyers, autrice di tante commedie di successo tra cui What women want, Genitori in trappola, Tutto può succedere, L'amore non va in vacanza. La stessa Hallie ha esordito fin da bambina con comparsate nei film dei suoi genitori per poi debuttare alla regia con il film 40 sono i nuovi 20 (2017) con Reese Witherspoon.
Anche questo suo secondo lavoro è una commedia agrodolce che ruota intorno ai rapporti familiari; in questo caso troviamo il classico spunto dell'uomo che si trova a doversi destreggiare fra tutte quelle incombenze che aveva trascurato per anni: ecco quindi che troviamo tutto il campionario di situazioni che vanno dall'accompagnare in orario i bambini a scuola, impararne preferenze alimentari e non solo, scegliere i costumi per una festa in maschera e così via. In questa famiglia allargata, il protagonista prova anche a forgiare un legame più stretto con la figlia maggiore, cercando così di rimediare alle mancanze del passato.
Oltre alle sfide familiari, Andy deve però anche affrontare alcune difficoltà legate al lavoro, ma anche qui la sceneggiatura riprende il tema dei rapporti fra genitori e figli, in particolar modo nella vicenda legata alle trattative su una collezione di dipinti e che vede una donna alle prese con l'eredità artistica della madre; queste sottotrame però rischiano di appesantire e allungare eccessivamente il film, mentre ad Andie MacDowell è riservato un piccolo cameo che non aggiunge gran che alla storia (se non l'effetto di riunirsi a Keaton, dopo che i due avevano fatto coppia quasi vent'anni prima in Mi sdoppio in 4).

Il padre dell'anno ha l'ambizione di elevarsi più in alto rispetto a una tipica commedia per famiglie ricca di situazioni buffe e leggere, puntando invece a una dramedy dalla confezione decisamente più sofisticata: questo si nota anche nelle location, dagli interni che riflettono il gusto per l'arte del protagonista (a cominciare dal suo elegante appartamento) fino agli altri scenari che mostrano una Los Angeles sicuramente benestante, caotica e luminosa.
Nel ruolo principale l'autrice ha fortemente voluto Michael Keaton, un attore passato per una carriera eterogenea fatta di alti e bassi ma che rimane fondamentalmente un volto amato e rassicurante al pubblico, quindi adatto a un ruolo per cui, nonostante le sue evidenti mancanze e debolezze, lo spettatore deve essere portato subito a provare empatia.
Nel complesso, però, il film propone situazioni abbastanza prevedibili e non sfugge ai messaggi alquanto triti e sdolcinatamente retorici; si tratta di una storia che vuole riuscire nell'impresa di far sorridere e commuovere al tempo stesso, tramite il ricorso ai buoni sentimenti e all'elogio della famiglia, pensata per un pubblico in cerca di un film dalla forma classica, che non riserva grandi sorprese.