The History of Sound, recensione del dramma sentimentale con Paul Mescal e Josh O'Connor

Due fra gli attori più amati e richiesti del momento sono i protagonisti di un melodramma sentimentale che attraversa gli anni e i continenti, già definito un Brokeback Mountain per le nuove generazioni.
Josh O'Connor in The History of Sound, scena da trailer

The History of sound, che esce nelle nostre sale con il sottotitolo Sulle note di un amore, racconta la storia di Lionel Worthing (Paul Mescal), ragazzo da sempre dotato di un orecchio finissimo per la musica e i suoni, che nel 1917 lascia la fattoria di famiglia in Kentucky per andare a studiare al conservatorio musicale di Boston, dove incontra un altro studente, David White (Josh O'Connor), cresciuto fra gli Stati Uniti e l'Inghilterra e appassionato di vecchia musica folk; tra i due nasce subito un'intesa che presto si trasforma in una relazione, ma tutto si interrompe con l'inizio della guerra. A riunirli sarà un viaggio attraverso l'America rurale per registrare canti popolari e tradizionali che si tramandano tra la popolazione di villaggi e insediamenti di provincia: un'esperienza indelebile che lascerà il segno anche quando scelte e percorsi di vita porteranno le loro strade a dividersi, continuando a influenzarne sentimenti e decisioni.

Il film è tratto da due racconti dello scrittore Ben Shattuck, autore anche della sceneggiatura, e diretto dal sudafricano Oliver Hermanus, il quale ha fatto apertamente coming out e aveva già trattato queste tematiche in alcuni dei suoi precedenti lavori. Qui, con The History of sound, dirige un mélo sentimentale che ha suscitato inevitabili paragoni con Brokeback Mountain, e di certo è facile notare alcune somiglianze fra le due storie: non solo per le sequenze in cui i protagonisti dividono una tenda e mangiano davanti a un fuoco da campo, ma anche e soprattutto per il ritratto di un sentimento che, seppure nascosto, resiste al tempo che passa, rivelando l'essenza più autentica di chi lo ha vissuto, e mostrando anche l'impatto che tutto ciò ha sui rapporti con le figure femminili della loro vita, dolenti e insoddisfatte.
Da questo punto di vista, però, una delle osservazioni che si possono fare al film è proprio di essere fin troppo cauto e trattenuto quando si tratta di esplorare, approfondire e raccontare anche visivamente il rapporto tra Lionel e David: se da un lato li vediamo lanciarsi da subito senza apparenti scrupoli o inibizioni in quella che comunque resta una relazione segreta e non vissuta alla luce del sole, d'altro canto manca alla loro storia quella passione che si sarebbe accordata bene con l'impatto emotivo cercato dalla vicenda.

Naturalmente fin dal titolo si percepisce invece il ruolo attribuito alla musica, dal talento e dalla passione comune che fin dall'inizio fanno da collante al rapporto fra i due protagonisti, al viaggio in cerca di suoni e parole da registrare, fino a quelle riflessioni che più avanti saranno messe per iscritto, diventando materiale accademico e oggetto di studio; la musica è parte dell'identità delle persone e per estensione delle popolazioni, versi e note in cui riecheggiano concetti e ricordi e che si caricano di altri significati anche simbolici: il modo in cui i brani vengono registrati e impressi sui rulli di cera del fonografo diventa metafora di un mezzo per immortalare e conservare un sentimento, che acquista così una forma tangibile e concreta e farà rivivere quelle voci (e quelle persone) anche quando non ci saranno più.
Durante il viaggio dei protagonisti ascoltiamo quindi diversi brani appartenenti alla tradizione popolare folkloristica, canti tramandati attraverso le generazioni in cui si affrontano temi come l'amore e il lutto ma coprono anche questioni sociali, religiose, razziali, vera e propria memoria collettiva: sono piacevoli da ascoltare, struggenti in qualche interpretazione, e l'argomento è così affascinante e anche poco esplorato dal cinema che avrebbe quasi potuto occupare un film intero.

La trama della pellicola infatti mette molta carne al fuoco, a partire dall'arco temporale (dagli inizi nel 1917 fino a un epilogo negli anni '80) e geografico (gli USA delle citta universitarie e le aree rurali, e poi l'Europa con l'Inghilterra e addirittura una parentesi romana) che ricopre, in una storia che mescola relazioni sentimentali e percorsi lavorativi, i rapporti difficili con la famiglia d'origine e i traumi di guerra, la malattia e la morte, le difficoltà legate agli insediamenti rurali, tra echi di razzismo e schiavitù: materiale così ampio che forse è quasi inevitabile che qualcosa venga sacrificato e quindi ad alcune situazioni e personaggi non sia dato spazio sufficiente. Per quanto riguarda i ruoli principali, il regista si affida a due tra gli interpreti più lanciati e richiesti attualmente, tra il grande e il piccolo schermo; entrambi inoltre avevano già nel proprio curriculum dei ruoli queer (Estranei per Mescal, La terra di Dio per O'Connor) anche se qui, nonostante impegno e professionalità ormai garantiti, non sono alle prese con i loro ruoli più convincenti (per quanto riguarda Mescal in particolare, alcuni lo hanno trovato poco credibile nei panni di un abitante del Kentucky, accento compreso, per chi abbia visto il film in lingua originale).

In conclusione, The History of sound-Sulle note di un amore è un film che può contare su una storia toccante e dalla trama complessa e stratificata, anche se certi aspetti fanno pensare a un potenziale inespresso e che pecca un po' di freddezza su alcuni punti.