The Monkey, recensione del film tratto dal racconto di Stephen King

L'ennesima pellicola che trae ispirazione dalla mente geniale di Stephen King, ma che porta sullo schermo qualcosa di originale rispetto a quelle che possono essere le storie raccontate di solito dal maestro dell'horror.
The Monkey di Osgood Perkins - Poster orizzontale

The Monkey, commedia horror in uscita il prossimo 20 marzo in Italia, è una pellicola tratta dal racconto La scimmia di Stephen King (seconda trasposizione cinematografica dell'opera dell'autore statunitense dopo il film The Devil's Gift del 1984), scritta e diretta da Oz Perkins (figlio del noto attore Anthony) e prodotto da James Wan, il creatore della saga di Saw e di The Conjuring. Protagonista assoluto del film è Theo James che interpreta il doppio ruolo di due fratelli gemelli, nel cast anche Tatiana Maslany e Elijah Wood in un piccolo ruolo.

Due gemelli Hal e Bill, abbandonati dal padre da piccoli, un giorno trovano in soffitta una scimmia giocattolo appartenuta al genitore. Da quel momento intorno a loro molte persone iniziano a morire in circostanze strane, così, dopo aver capito che la responsabilità delle morti è della scimmia, cercano di disfarsi dell'oggetto malefico. Venticinque anni dopo, ormai adulti, i due fratelli vivono vite completamente diverse e lontani l'uno dall'altro, fino a quando le morti ricominciano e capiscono che la scimmia è tornata in azione. Bisogna fermarla di nuovo.

Oz Perkins torna sul grande schermo dopo il grande successo di critica e pubblico ottenuto lo scorso anno con l'horror Longlegs [RECENSIONE], interpretato da Nicolas Cage. Questa volta però sceglie di realizzare una commedia horror, un'opera completamente diversa dal suo lavoro precedente, più classico nel suo genere. The Monkey parte da un presupposto già di per sé grottesco, un giocattolo che ha una vita propria, un'essenza malefica, come se fosse un'incarnazione demoniaca e che decide, in modo autonomo, una volta azionato, chi uccidere, senza alcun preavviso o schema logico. E soprattutto le morti sono sempre esagerate, sopra le righe e splatter, così surreali da sembrare comiche, da qui la vena da commedia che unisce l'intero film, dall'inizio alla fine. 

L'ennesima pellicola che trae ispirazione dalla mente geniale di Stephen King, ma che porta sullo schermo qualcosa di originale rispetto a quelle che possono essere le storie raccontate di solito dal maestro dell'horror. Questo aspetto più divertente rende la pellicola un buon intrattenimento per il pubblico, soprattutto per lo spettatore amante di questa tipologia di film, con sequenze che sono già pronte ad entrare di diritto tra le scene cult del genere e soprattutto un prodotto divertente per tutti i fan di King, che saranno pronti a scovare i vari easter eggs presenti nella pellicola.