The Return, recensione del film di Uberto Pasolini
The Return è il nuovo film del regista italiano Uberto Pasolini, presentato in anteprima mondiale alla scorsa edizione del Toronto Film Festival e arriva qui da noi prima alla diciannovesima edizione del Festival del cinema di Roma, sul red carpet anche con i suoi attori protagonisti, ovvero Ralph Fiennes e Juliette Binoche, i quali tornano a recitare insieme dopo quasi trent'anni da quel grande successo che fu Il paziente inglese. Uberto decide di portare sul grande schermo l'Odissea, in particolare racconta il momento del grande e atteso ritorno (intuibile dal titolo) di Ulisse alla sua patria, Itaca, e alla sua famiglia.
Ulisse (Ralph Fiennes), dopo vent'anni di assenza, fa finalmente ritorno alla sua amata madre terra, così attesa, sognata ed amata. Dove lo aspettano Telemaco (Charlie Plummer), un figlio mai conosciuto, suo padre vecchio e morente, il suo caro e fedele cane Argo, ma soprattutto sua moglie Penelope (Juliette Binoche), la quale non ha mai perso le speranze, ma che ormai non sa più come prendere tempo dal dover sposare uno dei feroci e violenti proci che occupano la sua casa e la sua terra, in attesa di diventare il prossimo re di Itaca. Ma il ritorno di Ulisse, così atteso e sperato, arriva in un momento in cui potrebbe ormai essere troppo tardi.
The Return non è una semplice trasposizione di uno dei poemi epici più amati e famosi di sempre, quella è solo la storia di partenza da cui trae ispirazione il regista, per raccontare in realtà una storia di essere umani spezzati e tormentati. Uberto Pasolini focalizza l'attenzione sull'animo dei personaggi, sulla loro sofferenza e la loro dolorosa interiorità, non gli interessa spettacolarizzare gli eventi, anzi narra la storia con una delicatezza e una profondità inaspettate.
Ulisse è un uomo distrutto dalla guerra, tutti quei morti e quel sangue lo hanno spezzato, è traumatizzato dal suo passato e di conseguenza non riesce a reagire al presente, ad affrontare la situazione in cui si trova il suo popolo e a prendere in mano la situazione come ci si aspetterebbe da un re. Ha un atteggiamento passivo agli eventi, al contrario di suo figlio Telemaco, che è rabbia pura. Un ragazzo che è cresciuto senza padre, attendendo un ritorno che pian piano si trasforma in abbandono, vivendo la sofferenza della madre che da sola ha dovuto tenere a galla un intero popolo continuamente minacciato. Una rabbia che appartiene anche a quei pochi itachiani che sono rimasti sull'isola, e che vivono nella paura constante. Questa è la situazione che Ulisse trova al suo ritorno, oltre alla delusione di Penelope, moglie abbandonata, con la quale deve ricostruire un rapporto nuovo. Una rivisitazione fedele, quella del regista, ma alla quale si aggiunge un approfondimento interiore e dell'animo che manca all'opera originale e che invece nel film è un valore aggiunto fondamentale.