Era il 1996 quando il primo capitolo di Toy Story arrivò sul grande schermo, modificando e rivoluzionando l'animazione conosciuta fino a quel momento. Toy Story ha rappresentato un momento di cesura, un taglio che ha saputo dividere il passato dal futuro. E, se in un primo momento lo zoccolo più duro dei fan dei film d'animazione ha forse storto la bocca davanti a questo cambiamento epocale, in brevissimo tempo Toy Story non è diventato solo un grande successo di casa Pixar, ma anche uno standard. Non sorprende che, con questa storia alle spalle, ci sia una grandissima curiosità intorno a Toy Story 5, nuovo capitolo del franchise che arriva al cinema il 18 giugno, a 7 anni di distanza dal deludente Toy Story 4 che, a voler essere onesti, portava anche il peso di un terzo capitolo per il quale il termine capolavoro era tutt'altro che esagerato.
Co-diretto da McKenna Harris e Andrew Stanton, Toy Story 5 ci porta all'interno di una nuova rivoluzione. Gli ex-giocattoli di Andy, divenuti ormai quelli di Bonnie, sono ancora protagonisti di giochi in giardino e storie piene di avventure. Ma la piccola Bonnie ha un problema non indifferente: non riesce a fare amicizia. Questo perché, a differenza dei suoi coetanei, Bonnie è una bambina che gioca ancora con i giocattoli e non si annoia dietro uno schermo. Lo sceriffo e cowgirl Jessie è preoccupata per lei e la sua preoccupazione aumenta quando in casa arriva Lilypad (la new entry nel cast del doppiaggio Katia Follesa), un tablet che "ipnotizza" Bonnie e che soprattutto sembra essere in grado di mettere in contatto la bambina con le sue coetanee per fare amicizia. Jessie, insieme al fidato Bullseye, è però convinta che quel modo di fare amicizia non sia il migliore per Bonnie e nel provare a dimostrarlo finisce per essere portata all'interno di un'altra casa. Buzz, preoccupato per le sorti della cowgirl di cui è innamorato, può fare di nuovo affidamento su Woody, tornato a casa per aiutare i suoi vecchi amici, dopo essere stato raggiunto da una richiesta d'aiuto nella sua nuova vita - la stessa che, alla fine di Toy Story 4 aveva scontentato buona parte della platea.
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Disney presenta il trailer finale del film d'animazione Disney e Pixar 'Toy Story 5'.
Nelle prime battute, Toy Story 5 sembra essere un racconto con nessun altro scopo se non quello di demonizzare la tecnologia e il progresso. Come se fosse un racconto da boomer, pieno di riflessioni su come i giovani ormai non riescano più a fare uso della creatività a causa di schermi davanti ai quali vengono messi in età sempre più tenera. Tuttavia, man mano che il racconto avanza, la denuncia iniziale diventa più che altro una presa di consapevolezza. Come il tempo che ci scorre dalle mani senza che possiamo far niente per trattenerlo, così il progresso è una macchina impossibile da fermare. I cambiamenti popolano la nostra quotidianità e la plasmano, ma non è detto che ciò che è diverso debba essere necessariamente sbagliato. Il film veicola dunque un uso più consapevole degli schermi: non solo per i bambini, ma anche per gli adulti. E mentre viene mostrato questo messaggio lampante, il film riesce anche a costruire un altro pilastro sul tempio narrativo di casa Disney Pixar: l'accettazione del diverso, la capacità di comunicare, l'importanza della famiglia. Tutti temi ricorrenti nella produzione della major e che trovano spazio anche in Toy Story 5.
Il film può essere considerato un vero e proprio coming of age: da una parte c'è Bonnie, che si trova sulla lastra sottile del lago ghiacciato che supera l'infanzia dalla prima adolescenza. Un non-momento in cui non si sa bene più cosa si é nè cosa si vuole diventare. Una parentesi temporale in cui è difficile lasciare andare il passato e la confort zone e in cui, allo stesso tempo, ci si vuole aprire all'inaspettato, anche se questo può fare paura. Dall'altra, poi, c'è Jessie. Già abbandonata due volte, già costretta a reinventarsi giocattolo in nuove case e con nuovi bambini, la cowgirl sta rivivendo il trauma dell'abbandono: nella sua mente presente e passato diventano pennellate di uno stesso quadro, dove a farla da padrone è il chiaroscuro delle sue emozioni. Aiutare Bonnie a crescere, certo, ma anche dover accettare che la realtà non è mai facile come può sembrare a un primo sguardo. E Toy Story 5 è struggente proprio perché racconta quello che è stato e quello che ancora non è, quello che potrebbe essere e quello che abbiamo paura possa accadere. E nel farlo regala al pubblico un film che di certo farà la gioia degli spettatori più grandi, quelli che già c'erano all'uscita del primo film, a cui sono dedicati numerosi riferimenti ed easter egg. Ma anche un film che piacerà alle nuove generazioni, perché li sveste di una sorta di responsabilizzazione del progresso, che non devono avvertire sulle spalle il peso della caduta della cultura a causa degli schermi su cui passano il loro tempo. Un film, dunque, che ci guarda e ci racconta, che porta in primo piano i nostri errori del presente e i nostri sogni del passato.