Venezia 82 - A House of Dynamite, la recensione
Alla 82esima Mostra del Cinema di Venezia viene presentato in concorso A House of Dynamite, nuovo film della regista statunitense Kathryn Bigelow, già presente a Venezia nel 2008 con il bellissimo The Hurt Locker. Questa volta la Bigelow realizza il film per Netflix che metterà a disposizione la pellicola sulla sua piattaforma streaming il 24 ottobre, dopo una distribuzione limitata nelle sale statunitensi per poter permettere all'opera di competere ai prossimi premi Oscar. Nel cast di questo film corale troviamo Idris Elba nel ruolo di Presidente degli Stati Uniti, Rebecca Ferguson, Jared Harris e Tracy Letts.
Un missile nucleare viene rilevato dai radar di una base militare statunitense e sembra diretto per colpire un punto degli Stati Uniti d'America. Il panico si scatena tra le forze del paese, al Pentagono e alla Casa Bianca. Il missile, lanciato da un punto imprecisato del Pacifico, colpirà Chicago entro 19 minuti. Questo è il tempo che resta al Governo americano per provare a fermarlo e scoprire chi è stato a lanciarlo e, in caso di fallimento, il Presidente dovrà decidere se rispondere all'attacco, scatenando così una guerra nucleare, o non contrattaccare, dando una speranza di salvezza agli esseri umani ma ammettendo una resa.
Kathryn Bigelow realizza un altro film di guerra, quelli che ama di più, ma questa volta la guerra è solo ipotizzata, non ci viene mostrata, è la conclusione alla quale si sta andando incontro, perché questa volta sarebbe una di quelle definitive, senza possibilità di salvezza per il mondo umano. E purtroppo sembrerà un qualcosa di assurdo e irrealizzabile ma invece, in questo preciso momento storico, è una ipotesi quanto mai realizzabile. Ci siamo lasciati alle spalle la Guerra fredda senza immaginare che si sarebbe arrivati ad un punto in cui quella prospettiva sarebbe stata molto più vicina e realizzabile. Questo è quello che la Bigelow, con A House of Dynamite, ci mostra, mettendoci davanti gli occhi quello che tutti noi sappiamo essere un qualcosa che potrebbe accadere da un momento all'altro, ma vederlo così vicino e così impossibile da fermare è agghiacciante.
È proprio quello che si prova durante l'intera visione della pellicola, un senso di impotenza estrema, tanto che anche il Presidente degli Stati Uniti d'America, uno dei leader più importanti al mondo, è impotente e non sa che decisione prendere. Cosa siamo noi semplici cittadini allora in confronto se non marionette nelle mani di una manciata di uomini che potrebbero decidere il destino dell'intera umanità? La Bigelow fa un lavoro eccellente, raccontando solamente 20 minuti circa di storia ma riproponendola per tre volte, raccontata ogni volta da punti di vista diversi, con diverse prospettive ma con un'unica conclusione possibile. Un film che si regge sul montaggio e sulla bravura della regista nel coinvolgere lo spettatore nonostante si racconti poi così poco, la tensione non cala mai e si rimane incollati allo schermo. C'è da dire che nel sapere gestire questi elementi la regista statunitense è una fuori classe. Non sappiamo come il film verrà accolto, se sarà amato o meno in chiave Oscar ma sicuramente possiamo dire che è un ottimo lavoro e che ha risollevato un po' questa edizione della Mostra, che dopo i primi giorni ottimi, era diventata un po' più fiacca.