Venezia 82 - No Other Choice, recensione del film di Park Chan-wook

Il film 'No Other Choice' di Park Chan-wook approda a Venezia 82 come un piccolo nuovo gioiello che va ad arricchire la filmografia del regista già piena di capolavori. Questa volta però il regista coreano realizza un film meno cupo e nichilista, anzi riveste la sua narrazione di una componente comica imprevista.
L'attore Lee Byung-hun in No Other Choice di Park Chan-wook
[credit: courtesy of La Biennale di Venezia]

Tra i film in concorso alla 82a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia c'era molta attesa per l'ultimo film del regista coreano Park Chan-wook, No Other Choice (titolo originale Eojjeol suga eopda) e che vede come protagonista il Lee Byung-hun recentemente apparso nella fortunata serie targata Netflix Squid Game, nel ruolo del Front Man. In No Other Choice Lee Byung-hun interpreta Man-Soo, un uomo di oltre quarant'anni che viene licenziato dopo 25 anni di onorato servizio in una fabbrica di carte speciali. Determinato a ritrovare in breve tempo un impiego che possa permettere alla sua famiglia di continuare a vivere a certi livelli, il protagonista si inoltrerà nella giungla dei colloqui in una società in continuo mutamento, fino ad arrivare a una risoluzione tanto creativa quanto violenta per la sua disoccupazione.

Il film di Park Chan-wook, uno dei registi coreani più amati dalla critica e non solo, approda a Venezia come un piccolo nuovo gioiello che va ad arricchire la sua filmografia già piena di capolavori, primi tra tutti quelli che compongono la sua famosa trilogia della vendetta ovvero Mr. Vendetta, Old Boy e Lady Vendetta. Tutti si aspettavano la presenza di No Other Choice allo scorso Festival di Cannes, era data quasi per certa la sua presenza, ma molto probabilmente il film non era pronto e così il direttore Barbera non si è di certo lasciato scappare l'opportunità di poter mettere il nome del regista coreano tra quelli in concorso alla Mostra.

La pellicola si apre con una scena visivamente patinata che raffigura la vita perfetta del protagonista, nella sua bella casa, con la sua meravigliosa famiglia, il suo giardino curato e i cani che scorrazzano. Non potrebbe essere più felice e lo dimostra con un abbraccio di gruppo con la moglie e i figli a chiudere un prologo molto suggestivo. Subito la situazione cambia, dai colori sgargianti e accesi del giardino si passa al grigio della fabbrica dove il protagonista scopre che è stato licenziato, dalla felicità si passa al dolore e allo sconcerto. Come si fa ad andare avanti ora dopo che si è perso tutto quello che di bello si aveva? Park Chan-wook ce lo dice alla sua maniera, in quella violenta discesa negli inferi a cui ci ha abituato a vedere i suoi personaggi, i quali, messi davanti alla necessità, al dolore e alla rabbia, non vedono altra soluzione se non quella della vendetta o della violenza.

Questa volta però il regista coreano realizza un film molto meno cupo e nichilista, anzi riveste la sua narrazione di una componente comica imprevista, alla quale non eravamo abituati, ma che, se da una parte alleggerisce l'atmosfera del film, dall'altra rende il tutto ancora più inquietante e allarmante. Ci sono scene veramente comiche, che fanno ridere ma che al tempo stesso non rendono meno doloroso il percorso del protagonista verso la dannazione, che sembra non avere altra scelta, come dice il titolo stesso, se non quella della violenza. Con una fotografia bellissima e inquadrature magistrali, Park Chan-wook non sbaglia un colpo e ci regala un altro piccolo gioiello in questi giorni grigi alla Mostra del Cinema di Venezia.

L'attore Lee Byung-hun in No Other Choice di Park Chan-wook
No Other Choice di Park Chan-wook - Immagine ufficiale
No Other Choice di Park Chan-wook - Immagine ufficiale
No Other Choice di Park Chan-wook - Immagine ufficiale