Venezia 82 - Scarlet, la recensione del film d'animazione di Mamoru Hosoda

Attraverso l'animazione e un racconto fantasy di una principessa dal cuore spezzato, il regista Mamoru Hosoda con il suo 'Scarlet' ci obbliga a guardare in faccia il nostro presente, a trovarci manchevoli nel nostro proposito di rendere il mondo un posto migliore per chi verrà dopo di noi.
Scarlet di Mamoru Hosoda - SCR_main_yoko_CMYK
[credit: courtesy of Sony Pictures]

A quattro anni dallo straordinario e bellissimo Belle, il regista Mamoru Hosoda presenta Fuori Concorso alla 82a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia il suo ultimo lavoro, Scarlet. La storia è una sorta di riproposizione dell'Amleto di William Shakespeare, con richiami anche alla Divina Commedia e più in generale all'idea della vita dopo la morte scandita da diversi regni. La protagonista della vicenda è Scarlet, una principessa danese che assiste impotente alla morte del padre Amleth per mano dell'invidioso zio e per volontà della madre Gertrude, invidiosa dell'amore di Amleth per la figlia. Alla vista del corpo senza vita del padre, col sangue che bagna il patibolo e le ultime parole del buon sovrano perse per sempre nell'eco di una folla arrabbiata, il cuore di Scarlet si riempie di odio e la ragazza non può fare altro che lasciar entrare il suo desiderio di vendetta e dedicare ad esso ciò che rimane della sua infanzia e della sua giovinezza. Ma quando arriva il momento di prendersi la sua vendetta, Scarlet cade vittima dello zio e quando riapre gli occhi scopre di essere morta e di essere finita nell'Aldilà. Tuttavia, pur dopo la fine della sua vita terrena, a muovere i passi di Scarlet è ancora il desiderio di vendicare la morte del padre e così inizierà per lei una battaglia nell'Aldilà alla ricerca dello zio, nel frattempo morto anche lui. Durante la traversata, però, Scarlet fa amicizia con un infermiere che viene dal mondo moderno e che afferma più e più volte di non essere morto. Nonostante questo deciderà di aiutare Scarlet anche se il suo aiuto non è tanto quello di portarla a sfogare la sua rabbia, quanto a insegnarle che la vita - finanche quella dopo la morte - è un bene prezioso e che non solo non bisogna uccidere, ma nemmeno bisogna perdere tutto per inseguire il mostro nero della vendetta.

Proprio il messaggio pacifista che è alla base di Scarlet è forse l'aspetto più interessante di questa operazione filmica, soprattutto per il contesto storico che stiamo vivendo in questi ultimi anni, in cui i conflitti si sono moltiplicati e in cui è tornato ad aleggiare nell'aria l'incubo dell'inverno nucleare, come ben raccontato anche da Kathryn Bigelow nel suo A House of Dynamite. Mamoru Hosoda dirige un film in cui il sogno proibito è quello di immaginare un mondo senza conflitti, senza povertà, dove il ricco non si rifà sul più povero, dove le guerre non sono altro che un ricordo del passato e dove "i bambini non devono più morire", una frase che sembra essere stata inserita in sceneggiatura proprio per dare un'immagine brutale di quello che sta accadendo in Palestina e a Gaza. Attraverso l'animazione e un racconto fantasy di una principessa dal cuore spezzato, il regista ci obbliga a guardare in faccia il nostro presente, a trovarci manchevoli nel nostro proposito di rendere il mondo un posto migliore per chi verrà dopo di noi. L'unica pecca è che questo messaggio è reiterato troppe volte, spesso con un tono con un che di ridondante, che rischia di far indispettire invece che commuovere, come è invece proposito dell'operazione filmica. Eppure tutto il messaggio del film è ben racchiuso in una frase detta dal protagonista maschile del film, che confessa che, a dispetto del suo lavoro da infermiere, non è ancora abituato alla morte e questo perché sa che quando ci si abitua alla morte il cuore finisce con l'inaridirsi. Ancora una volta, Hosoda utilizza la poesia per parlare dell'oggi, di questa indifferenza che dilaga ormai ovunque. Siamo così tanto circondati dal male, che ormai non ci lasciamo più toccare dalle atrocità. E questo, paradossalmente, è atroce già di per sé.

Altro grandissimo punto a favore di Scarlet è senza dubbio la sua componente visiva. Le animazioni hanno una loro estrema eleganza che dà spesso la sensazione di essere divisi tra un quadro e una scena di un videogioco, con la poesia del tratto 2D che rende tutto nostalgico e poetico insieme. Un'arte che trova il suo massimo riscontro soprattutto nella realizzazione delle ambientazioni, in questo Aldilà fatto di montagne e speroni di roccia, di cavità e deserti, di anime che vagano alla ricerca di un pace che sembra preclusa anche dopo la morte. C'è persino una sorta di nuovo Esodo, con la popolazione in cammino, sulle tracce di quello che è un falso profeta e che pure promette la vita eterna. Di sicuro Scarlet non è all'altezza dell'opera precedente del maestro, ma rimane un chiaro esempio di quanto l'animazione non abbia nulla da invidiare al cinema più tradizionale ed è una buona operazione in cui si mescola l'amore, la vendetta, la modernità e il desiderio di pace, che sembra il vero miraggio di questo nostro presente così capitalista.