Honey Don't!

Honey Don't!
Honey Don't! - Poster
Film | 2025 | Stati Uniti | 88 minuti
Regia: Ethan Coen
Sceneggiatura: Ethan Coen, Tricia Cooke
Uscito al cinema , in digitale
Honey Don't!

★ voto medio: 7 /10
(1 voto)
gradimento del pubblico: 70%

Trama

Honey O'Donahue è una detective privata di una piccola città, che indaga su una serie di strane morti legate a una misteriosa chiesa. 

Info Tecniche

Titolo italiano: Honey Don't!
Titolo originale: Honey Don't!
Uscite in Italia: 28 Agosto 2025 al Cinema | 3 Novembre 2025 in TVOD
Uscita al Cinema in Italia:
Distribuzione: Universal Pictures Italy
Disponibile in Digitale da:
Durata: 88 minuti
Formato: Colore
Genere: Crimine, Mistero, Thriller, Commedia, Dark
Lingua: inglese
Nazione: Stati Uniti

Dove vedere

Nota: la disponibilità del titolo sulle piattaforme indicate (con visione free, su abbonamento o acquisto) può variare nel tempo. Verificare sul sito.

Cast

Regia: Ethan Coen
Sceneggiatura: Ethan Coen, Tricia Cooke
Montaggio: Tricia Cooke
Cast e Ruoli:

Produzione: Ethan Coen (Produzione), Tricia Cooke (Produzione), Eric Fellner (Produzione), Tim Bevan (Produzione).

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Note di Produzione

Come Honey Don't! prende vita e il brano che ha dato vita

L'ultima collaborazione tra Ethan Coen e Tricia Cooke, Honey Don't!, fonde la storia di un'investigatrice privata con il mistero di un omicidio avvolto da seduzione, menzogne e momenti di azione. Ispirato ai classici film noir, il duo ha voluto rendere omaggio alla narrazione poliziesca più classica di autori come Dashiell Hammett, Raymond Chandler e James M. Cain usando alcuni elementi dei romanzi pulp a tematica lesbica.
Scrivere questa avventura da detective è stato un viaggio che ha preso molto tempo. Cooke e Coen si sono messi alla prova per sviluppare una storia in cui credessero davvero, impiegando ben sei anni per completarla.
Influenzati da Il Lungo Addio - The Long Goodbye di Robert Altman (1973) e Città Amara - Fat City di John Huston (1972), Coen e Cooke hanno immaginato una storia ambientata in una cittadina californiana inondata dal sole. Tra tutte, è emersa Bakersfield come scenario perfetto per il loro racconto. Cooke, cresciuta a La Mirada e Whittier, in California, ha attinto alla propria esperienza personale che l'ha vista giovane decisa a fuggire dalla vita di provincia.
Una cosa su cui la coppia di autori non ha mai avuto dubbi è stato il titolo del film. Fin dall'inizio sono stati decisi a chiamarlo Honey Don't! Hanno ottenuto i diritti dell'omonimo classico rockabilly di Carl Perkins già nelle prime fasi e ci hanno costruito il film attorno. Cooke e Coen descrivono la canzone come un "lungo addio" che risuona per tutto il film, capace di incarnare i temi dell'ambiguità e del dubbio che risiedono al centro dell'emotività della sceneggiatura.
Sebbene il brano sia stato registrato da artisti celebri come i Beatles, T. Rex, Carl Perkins e Jerry Lee Lewis, Coen e Cooke hanno sempre voluto usare la versione di Wanda Jackson. Come spiega Coen: «Era davvero importante per noi avere la Honey rockabilly al femminile.» L'energia cruda e sensuale di Jackson catturava perfettamente lo spirito del film e della sua protagonista.
In particolare, la sequenza iniziale del titolo è fortemente ispirata all'apertura di Città Amara - Fat City. Coen e Cooke l'hanno studiata a fondo, concentrandosi su come bilanciare immagini, suono e ritmo per creare atmosfera. Anche mesi dopo la fine delle riprese, la coppia è tornata a Bakersfield con una videocamera per catturare altri scorci della città, assicurandosi di perfezionare la sequenza dei titoli e introdurre al meglio il mondo di Honey Don't!.

Il cast e i personaggi di Honey Don't!

Cooke ha sempre saputo la tipologia di attrice necessaria per il ruolo di protagonista di Honey Don't!. «Quando abbiamo iniziato a scrivere e a fare il casting per Margaret, volevo sviluppare un personaggio butch-femme, e doveva necessariamente trattarsi di un'investigatrice», chiarisce Cooke. Era fondamentale anche evitare il solito stereotipo della femme fatale spesso presente in questo tipo di narrazioni.
Nel corso dello sviluppo di Honey O'Donahue, il duo di autori si è confrontato con il paradosso di voler rendere affascinante e glamour un personaggio radicato in una piccola cittadina. Hanno quindi puntato a creare un'identità attraente, ma non troppo, considerata la città in cui vive. Coen ha sottolineato come Honey sia rimasta a Bakersfield per proteggere la sorella, Heidi (interpretata da Kristen Connolly), e i suoi nipoti. Le due sorelle condividono un legame profondo, nato da un'infanzia segnata da abusi—un legame che tiene Honey ancorata a Bakersfield, anche se tutto in lei lascia pensare che sarebbe stata destinata a una città più grande e luminosa.
Margaret Qualley si è rivelata entusiasta all'idea di intraprendere un'avventura al tempo stesso familiare e completamente diversa rispetto ai ruoli già interpretati in passato. Riflettendo sull'opportunità di tornare a lavorare con Coen e Cooke dopo Drive-Away Dolls, le sue parole sono chiare: «Sono incredibili in quello che fanno, i migliori in assoluto. Avrei fatto qualsiasi cosa mi avessero chiesto.»
Qualley definisce il ruolo «un sogno totale» e sottolinea: «È il tipo di interpretazione che ho sempre desiderato affrontare, ed è anche meglio di quanto potessi immaginare. La sceneggiatura è letteralmente incredibile.» I suoi elogi si concentrano sulla precisione e sulla visione degli autori: «La scrittura, lo script – poter dire quelle battute in quel modo è un aspetto importante. Il modo in cui gestiscono il set, la preparazione degli storyboard. È come se, in un certo senso, fosse già tutto montato prima ancora di iniziare. Sono presenti, sul pezzo, senza dubbio dei professionisti fenomenali.»
Parlando del personaggio, Qualley descrive Honey come una rivisitazione queer della classica detective noir: «Honey è una detective, ispirata un po' ai vecchi protagonisti maschili del film noir, solo che Honey è una donna, ed è lesbica.» Per costruire il personaggio, Qualley si è immersa nei testi e nei film noir fondamentali, leggendo La chiave di vetro (The Glass Key) e Il falcone maltese (The Maltese Falcon), e guardando Città Amara - Fat City, Il Lungo Addio - The Long Goodbye e Addio, mia amata - Farewell, My Lovely. Le sue più grandi ispirazioni sono state icone del calibro di Humphrey Bogart e Lauren Bacall. Riguardo al timbro vocale distintivo di Honey, Qualley aggiunge: «La voce di Honey è pensata per suonare come il miele – è vellutata.»
Nel corso della ricerca di un'attrice per il ruolo dell'enigmatica agente di polizia di provincia MG, Cooke e Coen hanno subito capito come Aubrey Plaza fosse perfetta per la parte. Sapevano che avrebbe contribuito a rendere autentica la narrazione del personaggio. Come avviene in ogni processo di scrittura, certe personalità, retroscena e caratteristiche si evolvono grazie al contributo del cast e alla loro interpretazione. Nelle fasi iniziali MG era descritta come molto più mascolina, ma il personaggio si è trasformato una volta che Plaza è entrata ufficialmente nel cast, dando vita alla dinamica butch-femme tra MG e Honey che gli sceneggiatori hanno sempre desiderato.
Cooke ha raccontato che scrivere certe scene intime ha presentato delle sfide creative, e ha espresso gratitudine per il contributo di Plaza, che spesso ha saputo proporre azioni specifiche capaci di definire il modo in cui il personaggio cerca di conquistare Honey. Coen ha aggiunto: «Aubrey è fantastica perché capisce a fondo cosa vuole diventare il film. Tutte le sue idee e scelte sono volte a servire quel fine, non il proprio ego.»
«Non avevo mai lavorato con Aubrey prima, ma è semplicemente fantastica», ha sottolineato Qualley. «È davvero brava ed è stato divertente poterci lavorare. Molto intelligente e tosta.» Riguardo all'interazione tra i loro personaggi, Qualley afferma: «Honey è una persona che in genere vive rapporti con le donne in modo transazionale. Ma MG la spiazza. Sente di aver trovato una sua pari e non ha il controllo della situazione come le capita di solito.»
Coen e Cooke descrivono i personaggi di MG (Aubrey Plaza) e Honey (Margaret Qualley) come "anime gemelle" che condividono un passato comune segnato dagli abusi, un passato che ha portato una a diventare "buona" e l'altra "cattiva". Hanno voluto esplorare la domanda: Chi diventi, dopo aver vissuto traumi nella vita? Ed è proprio questa esplorazione a definire la relazione tra i due personaggi.
Nel creare il personaggio del pastore Drew Devlin, Cooke è stata consapevole fin dall'inizio che sarebbe stata necessaria una figura in grado di creare uno spazio apparentemente sicuro per le giovani donne, solo per poi approfittarsene – immergendosi pienamente nello status di leader di una setta. Cooke e Coen volevano che la trama intorno a Drew fosse ben definita, ma anche comica, usando la location della sua chiesa, il "Four-Way Temple", come un vero personaggio del film.
Fin dalle prime fasi della sceneggiatura, hanno disegnato simboli della congregazione discutendo del loro significato e riflettendo sull'impatto che potessero avere sulla comunità di cui Drew si circonda.
Le interpretazioni di Chris Evans in ruoli precedenti come Cena con Delitto - Knives Out e nella pièce di Broadway Lobby Hero hanno convinto Coen che potesse funzionare perfettamente nella figura oscura e ironica del pastore Drew. «Chris è semplicemente fantastico», dice Coen. «È stato completamente disponibile e ha avuto ottime idee per il personaggio.»
Coen ha spiegato come sia stato affascinante potersi concentrare sulla dinamica pentecostale, in particolare per un personaggio che prospera nell'essere al centro dell'attenzione. La coppia voleva evidenziare l'ipocrisia di qualcuno che predica un'ideologia religiosa mentre, allo stesso tempo, è coinvolto in attività completamente scandalose: Evans ha dato vita perfettamente al personaggio.
Coen e Cooke notano come tutti gli attori abbiano elevato ogni scena in cui hanno recitato. Charlie Day, ad esempio, ha portato la sua tipica verve comica in ogni passaggio, qualità che lo ha reso perfetto per il ruolo del detective Marty Metakawitch. Coen ha raccontato che una proposta di Day ha dato vita a un passaggio inatteso. Coen ha apprezzato la spontaneità dell'idea e ha lavorato in post produzione per valorizzarlo con un effetto musicale. 
Il cast stellare è completato dagli altri personaggi che Honey incontra a Bakersfield – interpretati da Charlie Day, Talia Ryder, Billy Eichner, Lera Abova e Gabby Beans.

Il Team creativo

Scenografia
Il mondo di Honey Don't! è stato immaginato in una cittadina assolata della California meridionale. Anche se le riprese si sono svolte principalmente ad Albuquerque, in New Mexico, il gruppo di scenografia ha lavorato in maniera meticolosa per ricreare un'atmosfera tipica.
Lo scenografo, candidato all'Oscar, Stefan Dechant, da tempo collaboratore dei fratelli Coen, ha portato la sua diffusa esperienza per il progetto, dopo aver ricoperto il ruolo di art director in True Grit – Il Grinta e, più recentemente, aver firmato la scenografia di Macbeth – The Tragedy of Macbeth di Joel Coen.
«Le nostre prime conversazioni hanno affrontato in primo luogo il tono e il tipo di film che avremmo realizzato», ricorda Dechant. «È una storia da detective sullo stile di Dashiell Hammett».
L'architettura di Albuquerque, molto diversa da quella californiana, ha rappresentato la sfida principale. Prima di progettare i set, Dechant si è recato a Bakersfield per assorbirne il paesaggio, i quartieri e l'identità intrinseca all'ambiente. «L'estetica del film nasce prima di tutto dalla sceneggiatura, scritta in un modo che ti permette immediatamente di comprenderla», spiega. La sua ricerca ha raccolto subito una serie di ispirazioni visive: parcheggi per roulotte, chiese nei negozi, case modeste — tutti elementi che hanno contribuito a costruire il mondo vissuto di questi personaggi di provincia.
Uno degli spazi interni più importanti, l'appartamento di Honey, è stato progettato all'insegna del contrasto. «Era uno di quegli ambienti in cui ci siamo detti: "Non possiamo sbagliarlo"», ha spiegato Cooke. «Doveva contenere un certo livello di raffinatezza, senza perdere la componente di modestia. Non poteva sembrare squallida come molte delle altre location».
Per la casa di MG, i registi hanno cambiato direzione dopo aver trovato la soluzione ideale. «All'inizio pensavo dovesse essere avere uno stile vittoriano, qualcosa di inquietante. Ma Stefan ha trovato questo posto uscito da un film di Hitchcock dei primi anni '60. Era perfetto». Per amplificarne l'atmosfera, il reparto ha aggiunto dettagli come recinzioni rotte e cianfrusaglie provenienti da una proprietà vicina per dare alla casa quella che Coen ha definito una "triste estetica anni Settanta".
Dechant aggiunge che la casa di MG è una capsula del tempo: «È l'archetipo del gusto noir, per il suo tono gotico nei dettagli. Ci sono elementi che abbiamo aggiunto, ma di base si tratta di una casa con strati di storia, dove la vita sembra essersi fermata. Forse apparteneva ai suoi nonni, forse sua madre viveva lì. Ma da qualche parte, intorno all'inizio degli anni '80, il tempo si è congelato. Si è accumulata polvere. È una di quelle location che contribuisce solo con la propria essenza al dare vita al cinema».
Lo stesso livello di attenzione è stato riservato agli interni del commissariato. «Il set di Charlie è stato facile. Abbiamo trovato un vecchio edificio municipale con pavimenti in linoleum e luci fluorescenti», ha raccontato Coen. «L'ufficio di Aubrey, invece, doveva sembrare un seminterrato-carcere. Volevamo una separazione visiva, in cui lei apparisse un po' isolata dietro a una gabbia».
Dechant e i registi hanno giocato con gli elementi tradizionali del noir, ma con l'intenzione dichiarata di sovvertirli. «Se pensi all'iconografia di un film noir, c'è l'oscurità interrotta dalla luce che entra, di solito attraverso le veneziane – creando ombre», dice. «Ma noi abbiamo costruito qualcosa di diverso. Questo è un mondo bruciato dal sole. La luce è ovunque, si insinua nelle scene».
Dechant si è riunito con la leggendaria scenografa Nancy Haigh, sua collaboratrice in Macbeth - La tragedia di Macbeth, e descrive il loro lavoro come una "splendida collaborazione al 50/50" nel progettare quella che sarebbe stata la versione dell'ufficio di un detective come Honey: un santuario polveroso e spoglio dove sorseggiare caffè e affrontare strani casi.
La chiesa "Four-Way" ha rappresentato una delle maggiori sfide creative e logistiche per la produzione. «Sembrava che tutto fosse sbagliato», ha ricordato Coen. «Alla fine abbiamo scelto questa chiesa anonima, una scatola senza identità — non l'avresti riconosciuta come chiesa se non fosse stato per l'insegna». Cooke ha aggiunto: «Volevamo qualcosa di davvero anonimo e spoglio. E Stefan ha compreso perfettamente».
La chiesa è diventata una location chiave, segnata da murature in calcestruzzo verniciato e da un senso sottile di spiritualità deviata. «Honey porta colore nel film», dice Dechant. I suoi spazi riflettono spesso questa vivacità, in contrasto con la palette smorzata e desaturata degli altri ambienti. Ma la chiesa doveva sostenere la presenza inquietante di Drew Devlin, il personaggio interpretato da Chris Evans, che guida una sorta di culto. Enormi ritratti di Devlin e simboli a forma di stella (un motivo visivo ricorrente nel film) riempiono lo spazio.

Costumi
Il guardaroba del film è stato curato dalla costumista Peggy Schnitzer, il cui lavoro ha contribuito a definire il tono e la fisicità dei personaggi. «Peggy ha fatto un lavoro davvero straordinario con tutti», ha sottolineato Tricia Cooke. «Ma in particolare con Margaret».
Con un numero elevatissimo di cambi d'abito, il guardaroba di Margaret Qualley doveva riflettere non solo l'evoluzione del personaggio di Honey, ma anche il suo rapporto con il mondo di Bakersfield — camminando sul filo tra glamour e realismo. Per Honey, il guardaroba si è rivelato un elemento essenziale per costruire una figura paradossale: fascinosa ma con i piedi per terra.
«Volevamo che Margaret fosse iper-femminile, super sexy, ma anche fortemente ancorata a Bakersfield», ha spiegato Cooke. Il passato di Qualley come ballerina ha influenzato fortemente la fisicità del personaggio, che si è così integrata perfettamente con la scelta dei costumi.  «Margaret è una danzatrice, e il modo in cui si muove definisce il personaggio», ha confermato Coen. «Tutto contribuisce alla presenza di Honey».
I costumi di Honey Don't! mescolano il glamour del cinema classico di Hollywood con un realismo contemporaneo e ruvido, il tutto perfettamente radicato nel lavoro di Schnitzer. Ispirandosi a film come Città Amara – Fat City, The Long Goodbye - Il lungo addio, Farewell. My Lovely - Addio, mia amata e Acque del Sud – To Have and Have not, Schnitzer ha creato un look che strizza l'occhio tanto al cinema degli anni '40 che a quello degli anni '70, senza però perdere una freschezza moderna.
Per far risaltare Honey sullo schermo, Schnitzer ha optato per una palette di neutri delicati e colori chiari, riservando il bianco esclusivamente a lei, per aumentare il contrasto visivo. «Ha sempre le maniche arrotolate — è un look molto pratico», ha spiegato Schnitzer.
Per il Pastore Drew Devlin, Schnitzer ha preso ispirazione da celebri leader di sette messianiche, creando un guardaroba che apparisse caldo, accogliente, ma con chiare sottolineature manipolative. L'azzurro pallido, il suo colore distintivo, si riflette anche nei costumi dei suoi seguaci per evidenziare il senso di potere e controllo.
Anche i personaggi secondari sono stati caratterizzati attraverso i costumi. Ad esempio, la donna francese spicca visivamente. Schnitzer ha raccontato: «Volevamo che in ogni scena avesse un outfit diverso, con casco coordinato e sella della Vespa abbinata».
E per le divise bizzarre di Wiener Heaven: «Con quei cappellini, i colori ketchup e senape — Peggy ha colto perfettamente lo spirito. Era l'essenza della West Coast».
Ethan Coen ha incoraggiato questo approccio audace, dicendo: «Nulla è troppo esagerato».

Stunt
La storica collaboratrice Jennifer Lamb Hewitt, che ha lavorato con Coen e Cooke in oltre una dozzina di progetti a partire da Mr. Hula Hoop - The Hudsucker Proxy, è tornata come coordinatrice degli stunt per Honey Don't!. «È un piacere lavorare insieme, e tutto si basa sulla preparazione. Loro conoscono perfettamente ciò di cui hanno bisogno. Sanno cosa e come vogliono raccontare la storia», ha spiegato Hewitt in riferimento al rapporto di lavoro con Coen e Cooke.
«Non sono esigenti, sono precisi. Avere una posizione chiara fin dall'inizio — che si tratti di un'azione, di un'espressione o di un momento — rende l'esperienza migliore per tutti». Hewitt ha messo in evidenza la precisione e l'approccio editoriale della coppia di autori: «Sanno come sarà montato il film ancor prima di iniziare a girarlo».
Questa chiarezza ha aiutato nel coreografare le scene, soprattutto con Margaret Qualley, che Hewitt ha definito «una perla: consapevole fisicamente, intelligente e incredibilmente collaborativa».
Per le scene d'azione, Hewitt ha lavorato con la controfigura di Qualley per creare delle "storyboard dal vivo" basandosi sulla sceneggiatura, mappando attentamente ogni momento. L'intero cast ha abbracciato la fisicità dei ruoli. «La cosa divertente è che gli attori sono stati entusiasti di eseguire gli stunt da soli», ha raccontato Hewitt.
«Margaret è tanto gentile quanto bella, ma non è fragile. Era pronta a mettersi in gioco, e anche molto intelligente nel suo approccio». Il personaggio di Honey è stato costruito all'insegna dell'indipendenza e della resilienza. «Per me, è cresciuta prendendosi cura di sé stessa e degli altri. Non ha mai avuto bisogno che qualcuno si prendesse cura di lei», ha detto Hewitt.
Nel frattempo, il personaggio di MG ha portato con sé le sue dualità. «Aubrey ha una splendida presenza, ma con un'intelligenza che sembra quasi diabolica». Hewitt arriva a definire Plaza come un'attrice semplicemente diversa da tutte le altre. È arrivata sul set avendo già piena consapevolezza del proprio ruolo, soprattutto nei passaggi d'azione più intensi. Riflettendo sulla sua capacità di incarnare una figura da poliziotta misteriosa anche nel pieno del caos, Hewitt ha spiegato: «Essere intelligenti in questo tipo di costruzione del personaggio può sembrare diabolico. Ma niente nella sua interpretazione lo fa trapelare. Interpreta perfettamente la parte della B-cop».
Nella progettazione del combattimento finale, Hewitt ha voluto creare un climax emotivo e d'impatto: «Spero che il pubblico ne senta l'impatto — non solo emotivamente, ma anche fisicamente. Ogni colpo è unico, diverso e intenzionale».

Fotografia
La direttrice della fotografia, candidata al Premio Oscar, Ari Wegner (Il potere del cane – The Power of the Dog) torna a collaborare con Coen e Cooke dopo Drive-Away Dolls.
Entrambi sono stati entusiasti di poter lavorare di nuovo insieme, sottolineando che è «una professionista che capisce al volo». Parlando delle soluzioni visive usate per descrivere momenti cinematografici specifici, soprattutto nelle scene più intense, Cooke ha spiegato che è stato divertente condividere quei riferimenti con Wegner, capace di coglierli immediatamente e trasformarli nell'inquadratura perfetta.
Realizzare scene d'azione perfette ha richiesto una collaborazione meticolosa tra la coordinatrice degli stunt e la direttrice della fotografia. «Adoro il fatto che Ari possa prendere un obiettivo ed essere vicinissima, e un attimo dopo si trovi sotto il divano per capire se quella prospettiva possa aiutare a ottenere ciò che vogliamo», ha rivelato Hewitt. «È dotata di un approccio creativo, e non è qualcosa che ho visto fare ad altri DOP».
L'approccio di Wegner non è stato esclusivamente tecnico, ma ha abbracciato tutta la produzione.
«Nel suo lavoro tiene conto di ciò che Ethan e Tricia stanno creando, ma non perde occasione di contribuire e costruire con le proprie conoscenze. È semplicemente diversa», ha osservato Hewitt. Che si trattasse di decidere se un'azione rendesse meglio con una ripresa dal basso verso l'alto, o di sperimentare con un'inquadratura d'impatto, il team ha potuto esplorare un'ampia varietà di opzioni.
Hewitt ha aggiunto: «Abbiamo girato numerose angolazioni distinte per ogni colpo, e riguardando i playback... funzionano tutte». I collaboratori creativi hanno sottolineato che, sebbene le scene d'azione siano frutto di uno sforzo corale, la produzione nel suo complesso è sempre stata guidata con chiarezza e visione sotto la direzione di Coen e Cooke.

Musiche
La musica ha indubbiamente un ruolo fondamentale nel film. Coen e Cooke hanno espresso grande orgoglio per come le canzoni siano state integrate lungo il corso del film. Cooke ha voluto che ogni brano fosse interpretato da una donna, con l'intento di mettere in evidenza il più possibile band femminili.
Lo storico collaboratore dei Coen e tre volte candidato all'Oscar, Carter Burwell, ha composto la colonna sonora, che si intreccia perfettamente con le canzoni selezionate personalmente da Coen e Cooke. Coen ha lodato la capacità di Burwell di sbloccare ostacoli cinematografici, in particolare nel dinamico e intimo rapporto tra MG e Honey. 
Il regista non ha perso occasione di elogiare l'istinto e la misura del compositore, definendo il suo lavoro come: «progettato per lavorare sotto la superficie, capace di costruire atmosfere in modo sottile ed emotivamente risonante. Quello che fa Carter è quasi subliminale, come tutte le migliori colonne sonore».

Conclusioni

Honey Don't! è un racconto che fonde con creatività generi come noir, commedia e narrazione investigativa attraverso una lente lesbica. Ethan Coen e Tricia Cooke hanno voluto creare un film allo stesso tempo giocoso, pulp ed emotivamente incisivo — un esercizio di stile realizzato con grinta, cuore e un punto di vista ben definito.
Ciò che era iniziato come una rivisitazione del noir classico si è trasformato in qualcosa di molto più personale e stratificato: un giallo eccentrico intriso di tematiche queer, dinamiche familiari e un forte senso del luogo. Come conferma lo stesso Coen: «Ci sono molte storie investigative ambientate a Los Angeles, San Francisco o New York, ma non molte che si svolgono a Bakersfield».
Pur facendo leva sulle convenzioni, Cooke ha voluto lasciare volutamente alcuni elementi della storia aperti, lasciando in dote al pubblico un senso di mistero. «Con questo genere, non tutto deve essere spiegato», ha aggiunto.
La produzione è stata caratterizzata da un profondo spirito di collaborazione. Cast e troupe hanno portato sul tavolo idee audaci, contribuendo a modellare il tono e la consistenza del film sia con soluzioni mirate al dettaglio che a scelta di forte impatto. «Deve essere uno scontro tra pari», spiega Cooke. In ogni reparto — dalla scenografia alla fotografia, fino alla colonna sonora e alla scelta musicale — Honey Don't! è stato un film guidato da istinto, collaborazione e amore condiviso per il genere.
Sotto il dialogo affilato e il mistero stilizzato si cela qualcosa di più intimo: la storia di due donne plasmate dal trauma e dei diversi percorsi che intraprendono in risposta. «Non è una questione di trama, ma di sensazioni importanti», ha spiegato Coen. «Famiglia funzionale e disfunzionale — è un po' tutto qui il cuore della questione».


dal pressbook del film

Eventi

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