Honey Don't!, recensione del film di Ethan Coen

Dopo aver interrotto il sodalizio artistico con il fratello Joel, prosegue il percorso in solitaria di Ethan Coen con questa commedia noir, secondo capitolo di una sorta di trilogia ma dalle storie indipendenti, che ha per protagonista Margaret Qualley.
Chris Evans in Honey Don't!, scena da trailer

Dopo essersi guadagnati senza dubbio un posto fra i cineasti più acclamati degli ultimi decenni, soprattutto per il modo in cui hanno saputo giocare a scomporre e rimescolare i generi cinematografici, i fratelli Coen hanno deciso qualche anno fa di separare i loro percorsi artistici: ecco quindi che il film Honey Don't! porta la firma del solo Ethan Coen: protagonista della storia è Honey O'Donahue (Margaret Qualley), una detective privata di Bakersfield, in California che, in seguito alla morte sospetta di una sua potenziale cliente, comincia a indagare, scoprendo una rete di criminalità che riconduce a una chiesa guidata dall'ambiguo reverendo Drew (Chris Evans).

Il film è stato scritto da Ethan Coen insieme alla moglie Tricia Cooke (anche montatrice, già sua collaboratrice su molti film dei fratelli Coen) come parte di una prevista trilogia definita "film lesbo di serie B", iniziata con Drive-Away Dolls (2024), sempre con protagonista Margaret Qualley.
Honey don't!, che porta comunque certamente in sé gli echi di alcuni dei precedenti lavori firmati da Ethan Coen in coppia col fratello Joel, è una crime comedy intrisa di umorismo nero e suspense dagli echi pulp che alla figura classica del detective, magari un po' stropicciato, sostituisce qui una protagonista sempre stilosissima, accompagnata dal ticchettio delle sue scarpe, che si muove a bordo della sua Chevrolet turchese.
Ambientata in un tempo indefinito, ma ostinatamente analogico, la vicenda si muove in quell'immaginario raccontato e ridefinito anche da autori come Quentin Tarantino oppure Oliver Stone, solo per fare qualche nome, e tanto altro cinema, rivisitando i generi tra omaggi e citazionismo; qui il film traccia anche un affresco di una provincia americana assolata, arida e polverosa, con i suoi segreti e le sue ipocrisie, dal fanatismo religioso alle famiglie sfasciate, popolata da figure violente, ottuse e maschiliste, che presenta anche qualche assonanza, fra i titoli recenti, con Love lies bleeding (2024), thriller sentimentale in ambito queer, con protagonista Kristen Stewart.
In questo panorama di personaggi e situazioni spesso eccentrici e sopra le righe, la trama somma più fili narrativi che si intrecciano, a volte senza portare effettivamente da alcuna parte, con il rischio di apparire ingarbugliata forse proprio perché in realtà non si prende troppo sul serio: ciò che conta di più è in fondo l'atmosfera che mescola violenza e lussuria, condita da un'ironia macabra.

In molti sono rimasti delusi dal risultato finale, probabilmente aspettandosi legittimamente qualcosa di più dal nome del suo autore; di certo Honey don't! può essere visto come un esercizio di stile senza un grande spessore, ma che ha un senso se inserito nel progetto della suddetta trilogia, rivendicando anche per i personaggi femminili la libertà di cimentarsi da protagoniste in un genere a lungo dominato dagli uomini.