Ricchi... da morire - Delitti in famiglia (titolo originale: How to Make a Killing
) è un film del 2026 prodotto in Stati Uniti di genere dark, thriller, psicologico, commedia, con classificazione per età 6+ (MIC).
Il progetto è interamente scritto e diretto da John Patton Ford. Nel cast principale figurano come interpreti: Glen Powell, Margaret Qualley, Jessica Henwick, Ed Harris, Bill Camp, Zach Woods.
In merito alla distribuzione in Italia, la programmazione prevede l'uscita nelle sale cinematografiche da .
Trama
Becket Redfellow (Glen Powell) è un outsider cresciuto lontano dalla sua famiglia d'origine: una dinastia ricchissima che lo ha rinnegato alla nascita. Determinato a reclamare ciò che ritiene suo di diritto, Becket mette in atto un piano tanto ambizioso quanto spietato: eliminare, uno dopo l'altro, tutti i parenti che lo separano dall'eredità miliardaria. Ma l'incontro e lo scontro con Julia Steinway (Margaret Qualley) rimetterà in discussione tutto, fino al confronto finale con il temuto capo famiglia, Whitelaw Redfellow (Ed Harris).
Informazioni Tecniche
Titolo italiano: Ricchi... da morire - Delitti in famiglia
Titolo originale: How to Make a Killing
Formato audio/video: Colore
Genere: Dark, Thriller, Psicologico, Commedia
Lingua: inglese
Anno: 2026
Nazione: Stati Uniti
Uscite in Italia: 17 Giugno 2026 al Cinema
Uscita al Cinema in Italia:
Distribuzione: Lucky Red
Classificazione per età: 6+ (MIC)
Uscite internazionali:
Venerdì 20 Febbraio 2026 -
Stati Uniti
|
Venerdì 13 Marzo 2026 -
Regno Unito
Cast Tecnico e Artistico
Per realizzare Ricchi... da morire - Delitti in famiglia scritto e diretto da John Patton Ford, dietro la macchina da presa si segnala il lavoro di Todd Banhazl alla fotografia, Harrison Hatkins alla direzione del montaggio, Christian Huband alla scenografia, Jo Katsaras per la realizzazione dei costumi, con le musiche di Emile Mosseri.
Glen Powell, oggi 37enne, racconta di essersi trovato a un bivio nel 2023. La sua carriera era finalmente decollata grazie alla sua straordinaria interpretazione in Top Gun: Maverick e aveva altri due film in cantiere –Hit Man– Killer per Caso, che ha co-sceneggiato e prodotto insieme al regista Richard Linklater, e Tutti tranne te, raffinata commedia romantica di grande successo con Sydney Sweeney – che era sicuro lo avrebbero consacrato come star di Hollywood. Ma in quel momento Powell era alla ricerca di qualcosa di diverso e di più profondo, qualcosa di provocatorio e incisivo che coinvolgesse emotivamente il pubblico trascinandolo in una spirale di amoralità e perdizione, il genere di film che lui stesso aveva cominciato ad apprezzare da ragazzo. Voleva impegnarsi in una produzione che Killing andasse oltre i classici generi cinematografici e che riuscisse a soddisfare la sua sete creativa, lasciando al tempo stesso al pubblico qualcosa di cui parlare e su cui riflettere anche dopo la fine dei titoli di coda. Tutto quello che cercava lo ha trovato in Ricchi...da morire - Delitti in famiglia, brillante dark comedy dell'acclamato sceneggiatore e regista John Patton Ford, che porta sullo schermo una storia irresistibile fatta di vendetta e umorismo tagliente. Ford ha presentato la sceneggiatura a STUDIOCANAL, che ha prodotto il film insieme a Blueprint Pictures, e il progetto è stato immediatamente accettato in quanto rifletteva alla perfezione la filosofia della casa di produzione che si propone di sostenere, nelle parole del suo vicepresidente esecutivo per la produzione internazionale Ron Halpern, "film visionari guidati da registi che sanno parlare al pubblico di oggi, alla ricerca di una cinematografia distintiva. Ecco perché abbiamo voluto realizzare questo film e abbiamo voluto farlo con John". Un altro aspetto interessante, poi, riguarda il fatto che STUDIOCANAL era lo studio ideale per sviluppare questo progetto non solo in virtù delle sue produzioni odierne, ma anche alla luce dei numerosi titoli presenti nel suo vasto catalogo di classici, di cui uno in particolare davvero importante. Spiega Ford: "Ricchi...da morire - Delitti in famiglia è una rivisitazione molto, molto libera di un classico, la black comedy prodotta negli anni 40 dagli Ealing Studios Sangue blu (Kind Hearts and Coronets), di cui questo film è una versione all'americana molto più esagerata." Il film originale, diretto nel 1949 da Robert Hamer, aveva come protagonista il leggendario Alec Guinness, che interpretava ben otto personaggi, una cosa senza precedenti. "Adoro il film originale. Ha un tono e un umorismo davvero unici. E nel corso degli anni, STUDIOCANAL ha visto arrivare varie star del cinema di primo piano che dicevano: 'Non sarebbe divertente rifare Sangue blu? E se interpretassi io tutte le parti?'", racconta Pete Czernin, il produttore di Ricchi...da morire - Delitti in famiglia. Fino ad ora, però, nessuna delle proposte sembrava avere il giusto taglio. "È sempre difficile spiegare cosa renda interessante dare vita a una nuova versione di qualcosa", dice Halpern. "Ma ciò che John è riuscito a fare è stato rendere questa storia incredibilmente attuale. Funzionava e basta, era chiaro fin dalla prima lettura. John è riuscito a dare una spolverata all'originale aggiungendo una marcia in più: ne ha mutuato la struttura di base, l'ha trasferita in America e l'ha rivoluzionata". Quando ha letto la sceneggiatura di Ford, Powell non ha avuto dubbi, il ruolo principale doveva essere suo: quello di Becket Redfellow, un giovane diseredato alla nascita ed escluso dalla enorme ricchezza familiare, ma determinato a ottenere ciò che ritiene gli spetti uccidendo tutti i membri della famiglia che si frappongono tra lui e il suo obiettivo. "Fin da subito ho adorato la sceneggiatura perché l'idea di fondo era davvero avvincente e la rosa dei personaggi era fantastica", dice Powell. "Quando l'ho letta, ho capito che era proprio il tipo di ruolo che stavo cercando, quello che fino a quel momento non avevo mai interpretato". Powell era un fan di Ford fin dal suo film d'esordio I crimini di Emily — interpretato da Aubrey Plaza, pluripremiato e acclamato dalla critica — e quando ha incontrato il regista, la sua ammirazione non ha fatto che aumentare. "Ero già un grande fan di I crimini di Emily, ma poi, mentre ero lì seduto a parlare con John, sono diventato un suo fan anche come essere umano. E poi sono diventato un fan di questo film, di ciò che aveva in mente di fare e di come sarebbe venuto fuori. Era un progetto che nessuno finora aveva mai osato fare, in termini di tono e anche di gusto", dice Powell. "Abbiamo visto tutti American Psycho e abbiamo visto i film che ne hanno tratto ispirazione. Abbiamo visto Taxi Driver e anche qui, abbiamo visto anche i film che ne hanno tratto ispirazione. Ma il modo in cui John ha concepito questo film, la sua visione di base, mi ha fatto pensare: 'Non ho mai visto un film del genere – è come Ocean's 11 ma con degli omicidi. È una sferzata di rock 'n' roll. Ha una bella grinta.' John mi ha fatto venire alla mente un giovane [Steven] Soderbergh." Soderbergh non era l'unico regista a cui Ford è stato paragonato dietro le quinte. Quando si chiede a Pete Czernin, produttore di Ricchi...da morire - Delitti in famiglia, cosa rende il talento di Ford così speciale, lui cita immediatamente alcuni grandi del cinema a cui, a suo avviso, Ford non ha nulla da invidiare. "Ho avuto la fortuna di lavorare con Martin McDonagh [nel film vincitore di due Oscar Tre manifesti a Ebbing, Missouri], che è semplicemente straordinario. Ma gli americani sono bravi a sfornare a getto continuo registi-sceneggiatori di questo calibro: Quentin Tarantino, Paul Thomas Anderson, John Patton Ford… È una categoria, quella dei registi-sceneggiatori, davvero molto interessante e John sicuramente ne fa parte." Ciò che più interessava a Powell del progetto e del personaggio di Becket Redfellow stesso era la prospettiva. Nello specifico, quella del pubblico. Perché in questo film accade qualcosa di raro: come in American Psycho e Taxi Driver, quei film che Powell ha tanto amato, qui la storia richiede agli spettatori di diventare complici di quello che accade, di tifare per un uomo che fa cose terribili, di sperare che se la cavi anche se ha letteralmente fatto fuori diverse persone. "È proprio questo ciò che mi piace di questo tipo di film, il fatto di ritrovarsi dalla parte di qualcuno da cui sappiamo che dovremmo invece stare alla larga. Quel punto di vista in cui il pubblico finisce per tifare per il cattivo, in sostanza. O almeno per qualcuno che moralmente dovrebbe rappresentare il cattivo", sorride Powell, felice di essersi trovato a sguazzare in un personaggio dalla morale molto discutibile. "Il bello di immergermi in questo mondo è stato chiedermi: 'Fino a che punto posso spingermi prima che il pubblico decida che sto esagerando e mi si rivolti contro?'. È proprio questo che ho sempre desiderato: il cambio di prospettiva. Qui però l'ambizione non è replicare l'esperienza di quei film eccezionali. È quella di portare il pubblico a vivere un'esperienza che all'inizio potrebbe non sembrare allettante, ma che poi si rivelerà davvero entusiasmante." Powell non è l'unico per cui la realizzazione di Ricchi...da morire - Delitti in famiglia rappresenta un punto di svolta personale. "A livello tematico, questo film parla di cosa vuol dire crescere negli Stati Uniti, dove ti viene insegnato che devi ottenere sempre di più. È qualcosa che sicuramente ho assimilato anche io e fa parte del mio DNA: nella vita bisogna darsi da fare per ottenere sempre di più e andare sempre oltre, non puoi mai essere mai del tutto soddisfatto", dice Ford. "Questo è un film su una persona che soffre di questa sindrome, uno che semplicemente non riesce ad accettare la sua situazione. Per ragioni che sfuggono al suo controllo, sente di meritare quella fortuna che proprio non riesce a ottenere. In realtà però la storia parla di fino a dove siamo disposti a spingerci nella vita per ottenere qualcosa che siamo convinti ci farà sentire soddisfatti, quando a ben vedere la definizione stessa di soddisfazione sta nell'essere felici di ciò che si ha. È un film su questo dilemma che conosciamo tutti molto bene". Il regista sorride, felicissimo di aver lavorato con il suo protagonista per dare vita a un personaggio che è già un classico, interpretato da un attore all'apice della sua carriera che finalmente riesce a liberare il suo lato selvaggio. "Ciò che rende questo film un po' estremo è che ruota attorno a un personaggio che si sente autorizzato a fare cose che noi semplicemente non faremmo mai. E Glen è perfetto in questo ruolo perché da un lato è molto identificabile come attore e, dall'altro, è così affascinante che gli perdoneresti quasi qualsiasi cosa", dice Ford. "Perché Becket è come noi, ma fino a un certo punto. È come noi nel senso che anche lui, come noi, ha desideri, paure e insicurezze. Ma poi, per qualche motivo, non ha le stesse remore dal punto di vista morale e quindi fa cose che noi non prenderemmo mai e poi mai neanche in considerazione. È una storia pensata per offrire al pubblico il brivido del proibito, perché Becket supera un limite per noi invalicabile. È sicuramente un viaggio da brivido."
Incontro con i RedFellow
Uno degli aspetti fondamentali che rende Ricchi...da morire - Delitti in famiglia una sorta di corsa sfrenata è il calibro del cast che ne costituisce il nucleo centrale. Il gruppo che John Patton Ford è riuscito a mettere insieme è talmente straordinario che Ford stesso lo descrive come una "linea d'attacco davvero letale" – una metafora che sembra decisamente azzeccata, vista la storia che raccontano insieme. Nel film la famiglia Redfellow è ricca, molto ricca, scandalosamente ricca. "Possiedono quel tipo di ricchezza tipica dei grandi industriali della gomma [tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, i 'magnati della gomma' erano leader spietati dell'industria della gomma che spesso accumulavano le loro immense fortune senza farsi troppi scrupoli]. Il tipo di famiglia che non sa esattamente da dove provenga il suo denaro, sa solo di averne davvero tanto e di avere molto potere, ed è una cosa a cui sono assolutamente abituati", afferma Ford. La scintilla che scatena la sete di vendetta di Becket risale a prima ancora che lui nascesse, al giorno in cui a sua madre, Mary, interpretata da Nell Williams, fu data una possibilità di scelta da suo padre, Whitelaw, il capo della famiglia Redfellow, interpretato con la consueta ferocia dal leggendario Ed Harris. La scelta di Mary, che le viene presentata in modo chiaro e inequivocabile da Whitelaw, era brutale e non negoziabile: rinunciare al bambino che portava in grembo, concepito fuori dal matrimonio, e rimanere in famiglia, oppure tenerlo e non varcare mai più la soglia della villa dei Redfellow. "Il padre del bambino [interpretato da Damien Wantenaar, protagonista di Invasion e, ironia della sorte, di Killer Body Count] è un violoncellista e non è affatto un milionario, a differenza del resto dei Redfellow, quindi il padre di Mary non lo ritiene all'altezza", racconta Williams, che ha interpretato la giovane Cersei Lannister in Il Trono di Spade ed è stata Eliza nel musical Blinded by the Light – Travolto dalla musica, ispirato a Bruce Springsteen. "Ma Mary Redfellow è molto orgogliosa", continua Williams. "Racchiude in sé una grande indipendenza e uno spirito libero e vuole ribellarsi contro suo padre, che è un patriarca molto autoritario. Essendo così ribelle, decide di lasciare la famiglia e di andare contro la volontà di Whitelaw". Per quanto riguarda l'aspetto di Mary, la costumista Jo Katsaras ha voluto accentuare la natura del personaggio attraverso una palette altrettanto audace. "Ho lavorato con i colori dei chakra e ho usato il rosso su Mary perché il rosso è il colore del libero arbitrio", spiega Katsaras. "E' una ragazza dalla volontà di ferro". Come scopriremo presto, tuttavia, per quanto ami sua figlia – che è, a detta di tutti, la sua preferita – Whitelaw non è il tipo da rimangiarsi la parola. E non ha intenzione di iniziare a farlo ora. Tale è il suo disappunto per la partenza di sua figlia che anche quando Mary si ammala, con l'amato Becket ancora ragazzino e il marito defunto, non ci sarà posto per nessuno dei due all'interno della famiglia. Mary e Becket sono destinati a trascorrere il resto dei loro giorni in un quartiere modesto del New Jersey invece che nell'immensa tenuta di Long Island come un tempo sarebbe spettato a Mary per diritto di nascita e che un giorno, quindi, sarebbe dovuta diventare sua. "Mary finisce per crescere Beckett insegnandogli a venerare il denaro e infondendogli un senso di classe quasi inglese", dice Williams. "Gli insegna il tiro con l'arco, il pianoforte, gli fa leggere i classici, insomma lo cresce come un aristocratico, anche se in realtà sono poverissimi. L'intero film nasce da quanto Mary dirà a Becket sul letto di morte: devi vendicarti". Glen Powell sorride di fronte a questi sviluppi che preparano il terreno per quanto avverrà dopo e alla e alla complessità che ne consegue. "Si dice che la vendetta è un piatto che va servito freddo, ma questo film è tutt'altro che freddo. È un thriller divertente e spudorato in cui Becket, ormai adulto e molto ambizioso, decide di farsi strada eliminando i membri della famiglia che gli impediscono di ereditare l'intero patrimonio". In cima alla lista nera di Becket c'è, ovviamente, Whitelaw. Ma avrà un bel daffare anche solo per arrivare fino a lui, visto che prima dovrà far fuori altri sei membri della famiglia. "In quanto pater familias, la presenza di Whitelaw si fa sentire in tutto il film", dice il produttore Pete Czernin. "Anche se non lo incontriamo fino alla fine, sappiamo che è là da qualche parte e che Becket prima o poi dovrà affrontarlo. È il grande squalo bianco, una sorta di Moby Dick verso cui Becket si fa strada nel corso della storia. Ovviamente avevamo bisogno di qualcuno di terrificante e iconico per interpretarlo." E chi meglio di Ed Harris per un ruolo così terrificante o iconico? La star di film che spaziano da The Truman Show a Pollock, da The Rock ad Apollo 13, da Americani (Glengarry Glen Ross) a A History of Violence è sempre da subito la prima scelta del regista. "Il fatto di avere Ed Harris nel cast è stato incredibile, sia per il film che a livello personale. Tecnicamente avevo già lavorato con lui in Top Gun: Maverick, ma in realtà non avevamo mai fatto nulla veramente insieme", dice Glen Powell, che ha condiviso con lui lo schermo ma nessuna delle scene nel 2022. "E poi, Ed ha interpretato l'astronauta americano John Glenn in The Right Stuff – Uomini veri del 1983 e anche io ho interpretato John Glenn [in Il diritto di contare (Hidden Figures) del 2016], quindi c'erano alcuni strani e interessanti punti in comune, ma non ci eravamo mai davvero incrociati, quindi recitare finalmente con lui è stato un vero sogno che diventa realtà per me". Lo stesso Harris vede Whitelaw in termini sia semplici che complessi. Semplice per il modo in cui agisce, complesso grazie alle sue motivazioni oscure. "Per Whitelaw tutto ruota intorno alla vittoria, tutto ruota intorno alla ricchezza – ed è disposto a fare qualsiasi cosa per conservare quella ricchezza", dice Harris. "È un uomo molto potente e spietato, con una sua personale visione della moralità. Non puoi giudicare un personaggio che stai interpretando. Devi entrare nel suo modo di vedere le cose, capire cosa lo ha fatto diventare così e raccontare la verità, attimo per attimo", dice Harris. "Ma se lo guardo oggettivamente, Whitelaw è semplicemente uno di quei tipi a cui non frega un cazzo di nessuno tranne che di sé stesso. È molto del tipo 'Potete andare tutti affanculo'. Scusate il linguaggio scurrile". Forse, osserva Harris, i suoi 50 anni di lavoro a Hollywood lo hanno aiutato a entrare in sintonia con un personaggio dal modus operandi così singolare. "Non frequento molto il mondo dello spettacolo, ma ho incontrato molte persone che hanno la stessa mentalità di Whitelaw", dice. "Chi detiene quel tipo di potere ha lo stesso atteggiamento di Whitelaw. A loro interessa solo il potere e questo per loro è assolutamente normale. Guardano tutti dall'alto in basso perché pensano che nessuno sia bravo come loro, potente come loro, ricco come loro, intelligente come loro. Sono persone che si sentono perennemente superiori." Dietro a Whitelaw, il "capobranco" dei Redfellow, si nasconde una famiglia di pazzi di vario genere, persone che, come osserva Czernin, "per molti versi si meritano ciò che li aspetta quando Becket bussa alla loro porta". Convinti di essere superiori a tutti, guidati dai valori derivati da una vita vissuta all'insegna del diritto acquisito, gli altri sei Redfellow sono un gruppo eterogeneo di disadattati molto privilegiati. "Uno degli aspetti più affascinanti della realizzazione di questo film è stato esplorare le diverse versioni della ricchezza e il suo effetto sulle persone", dice Ford. "Non è la stessa cosa per tutti. Ognuno di questi personaggi usa quel denaro e quel potere a modo suo". Lo vediamo immediatamente attraverso il primo membro della famiglia allargata che incontriamo: il cugino di Becket, Taylor, interpretato da Raff Law, che in precedenza ha recitato in film come Twist, a fianco di Sir Michael Caine e Lena Headey, e nella serie TV Masters of the Air, prodotta da Steven Spielberg. Dire che Taylor conduce una vita da nababbo è un eufemismo. È uno di quei ragazzi di città dall'arroganza quasi offensiva che vivono come se fossero usciti da The Wolf of Wall Street: Taylor lavora con i soldi e li spende come se non ci fosse un domani. La cosa risulta particolarmente evidente quando Becket fa visita a Taylor durante una delle sue leggendarie feste in piscina, un evento senza freni pieno di ragazze in bikini che si svolge nella casa al mare dei Redfellow. Taylor, essendo Taylor, arriva in elicottero, lancia un sacco della spazzatura pieno di banconote da 100 dollari, poi salta giù anche lui e atterra in piscina. "Questo è Taylor!" ride Law. "È un ragazzo molto ricco e completamente fuori di testa a cui piace divertirsi. Forse non è la persona più carina del mondo – anzi, è un po' uno stronzo. Ma è un tipo esplosivo e ha un sacco di energia. È il tipo di personaggio che ho sempre voluto interpretare, uno con molta fisicità, divertente e un po' folle. È qualcuno a cui fondamentalmente non importa niente di niente e di nessuno, uno che trasuda sfarzo e glamour." Dopo Taylor e la casa al mare, Becket si dirige in centro città, per orchestrare un incontro "casuale" con un altro dei suoi cugini, Noah, interpretato da Zach Woods, che è riuscito a interpretare alla perfezione questo personaggio dall'ironia tagliente in un mondo esagerato grazie alla sua esperienza in produzioni che spaziano da The Office a Afterparty, da Downhill a What We Do in the Shadows. Noah è un fotografo di successo. O almeno, pensa di esserlo. "La verità è che Noah è completamente perso, si crede un artista ma scatta solo foto banali e leggermente offensive ai senzatetto", dice Woods. "È più affascinato dall'idea di essere un artista che dall'arte in sé." Vive in un loft newyorkese arredato in maniera impeccabile e vagamente hipster insieme alla sua ragazza Ruth, un personaggio – interpretato con calore e intelligenza da Jessica Henwick – che lavora nel mondo della moda, ma è stanca della vacuità del settore e sta studiando per diventare insegnante. Quando Becket entra nel loro mondo, volano subito scintille – in entrambi i sensi. "Noah è sulla lista nera di Becket e Ruth sta iniziando a capire cosa le sta davvero a cuore nel mondo. E, a quanto pare, ciò che le sta a cuore non è necessariamente un futuro con Noah", osserva Woods. La notte in cui Becket entra nell'orbita di Noah è durante una delle sue eccentriche mostre fotografiche. Woods ricorda, con una faccia impassibile, che quando ha visto per la prima volta la scenografia alquanto esilarante, ha subito pensato a "una delle tante feste di merda a Williamsburg a cui sono andavo da giovane. Quando sono entrato sul set, ho avuto dei flashback in stile Il cacciatore su quei momenti alquanto pretenziosi". Ridacchia tra sé, dicendo che è uno spettacolo tutto da vedere. "C'è molta 'arte' di pessimo gusto sul set", dice Woods. "C'era un'auto sepolta nella sabbia, un uomo con le gambe che spuntavano da un muro. C'era un tipo in stile Blue Man Group che suonava la batteria con vernice al neon, un altro con il volto mimetizzato che correva in giro tenendo in mano un razzo di segnalazione militare rosa. Era tutto molto spettacolare ma del tutto privo di sostanza, il che riassume bene Noah". Quando Woods ha incontrato Ford per discutere della parte, ha capito subito una cosa fondamentale, ovvero che avrebbe dovuto interpretare Noah, con tutti i suoi molti difetti, non come uno stereotipo ma come una persona reale, anche se certamente imperfetta – un uomo di cuore in fondo, ma un pessimo artista. "Ciò che mi ha attratto del ruolo di Noah è stato John. Avevo visto I crimini di Emily e l'avevo trovato spettacolare, inoltre la sceneggiatura mi piaceva molto. Poi, quando ho parlato con John, la mia unica domanda è stata: 'Sarà il tipo di film in cui ci sono un sacco di idioti stereotipati che vengono fatti fuori uno dopo l'altro?' Perché immaginavo che il film sarebbe stato così e non pensavo che sarei stato molto bravo in quel ruolo", dice Woods. "Personalmente ritengo che, anche se interpreti un personaggio che, sotto molti aspetti, è un tipo odioso, è importante fare del proprio meglio per schierarsi dalla parte del personaggio, per far sì che le persone provino empatia nei suoi confronti. E John era totalmente d'accordo. Ha detto: 'No, no! Vogliamo che ognuna di queste persone sembri un essere umano. Non voglio vedere lo stereotipo, voglio vedere il lato umano del personaggio'". Woods afferma che lavorare con il regista gli è piaciuto proprio come sperava e descrive Ricchi...da morire - Delitti in famiglia come "una storia grandiosa, divertente e affascinante che ti farà sentire vivo". In realtà, la sua unica esitazione, dice scherzando, riguardava il protagonista del film. "Lavorare con Glen è stato fantastico, ma è molto frustrante perché quando guardi Glen Powell, vorresti disperatamente odiarlo. Il livello di simmetria del suo viso e del suo corpo è imperdonabile secondo me. Ha talento, tutti lo adorano, le ragazze gli cadono ai piedi. Ed è pure simpatico", dice Woods con tono impassibile. La tappa successiva dell'itinerario di Becket è il pastore Steven Redfellow, un uomo che, secondo Topher Grace, l'attore che lo interpreta, "probabilmente non ha ricevuto abbastanza affetto da bambino, e così è andato a cercare quell'amore nella chiesa. Anzi, ha deciso di crearne una sua e ha avuto grande successo". Steven, che si è affermato come "pastore di una megachiesa", secondo Grace, è il tipo di predicatore pieno di energia che adora la folla e dà il cinque ai fedeli prima di saltare sul palco e cantare e suonare riff esagerati alla chitarra elettrica. Per poi lanciarsi in un sermone pensato per assolvere i suoi seguaci dai loro peccati e alleggerirli dei loro contanti. Grace dice che si tratta del tipo di ruolo "per cui inizi a prepararti quando sei ragazzino" e sostiene che girare le elettrizzanti scene del sermone con 600 comparse è stata "l'esperienza più vicina che avrò mai a tenere un mio concerto". Un'opportunità che, va detto, ha saputo cogliere la meglio, come quella di lavorare con Powell e Ford. La sua scena preferita lo vede protagonista insieme Powell e a una spada da samurai particolarmente affilata. Dopo l'incontro con il pastore, Becket parte all'inseguimento dell'unica donna rimasta della famiglia Redfellow: Cassandra, l'autoproclamata "filantropa, amministratrice delegata e ora icona dell'adozione", la cui immagine pubblica potrebbe non corrispondere del tutto alla donna che si nasconde dietro il suo aspetto altruistico. "È una persona ricca, viziata e non proprio emotivamente equilibrata, che trova la propria identità adottando bambini provenienti da tutto il mondo e che è convinta di essere una sorta di Madre Teresa, anche se nella vita reale tutto questo assume forme piuttosto diverse", ride Bianca Amato. Nata in Sudafrica ma ora residente a New York, Amato ha una certa esperienza in storie piene di emozioni, drammi e inganni, avendo recitato ad esempio nella serie The River e in Isidingo: The Need, e afferma che il ruolo di Cassandra era "proprio nelle mie corde". "Proviene da una famiglia che non solo è incredibilmente ricca, ma vanta anche una lunga storia. Trattandosi di una sorta di dinastia, si sentono completamente invincibili", dice Amato, prima di fare una pausa per creare un effetto melodrammatico. "Ma, a quanto pare non è così". Ricchi...da morire - Delitti in famiglia, dice Amato, può sembrare una sorta di commedia dark demenziale, ma a renderlo affascinante è proprio il fatto che, come il personaggio di Cassandra, sotto la sua superficie patinata si nascondono tanti livelli diversi. "Questo film ha una grande intensità", dice. "Affronta alcuni temi piuttosto scomodi e solleva domande interessanti, senza però fornire risposte facili". Il fratello maggiore di Cassandra è McCarthur Redfellow, interpretato con deliziosa pomposità dall'attore norvegese-inglese Alexander Hanson. La sua acclamata carriera teatrale – nei panni dello sceneggiatore squattrinato Joe Gillies in Sunset Boulevard e del malvagio Khashoggi in We Will Rock You – così come quella cinematografica e televisiva, che include Jack Ryan e Killing Eve, ha preparato il 64enne a interpretare quello che è forse il suo personaggio più inquieto, il tipo di persona - dice Hanson - che conosciamo fin troppo bene nel mondo di oggi. "Oltre ad essere straordinariamente ricco, McCarthur Redfellow è un esploratore. Ha scalato l'Everest. È stato in Antartide. Sta per andare nello spazio. È uno di quei tipi lì, capisci?" Quando noi e Becket incontriamo McCarthur per la prima volta, sta tenendo una conferenza stampa in grande stile all'interno di uno dei tanti enormi hangar per aerei di sua proprietà, prima di incamminarsi con passo sicuro sulla pista per intraprendere il viaggio inaugurale verso l'ultima frontiera dell'uomo. In confronto, quando più tardi incontriamo suo fratello e il padre di Taylor, Warren Redfellow, il contesto è molto mano complesso, anche se non per questo meno lussuoso. Warren è interpretato da un altro fiore all'occhiello del sensazionale cast di Ricchi...da morire - Delitti in famiglia: Bill Camp, uno degli attori preferiti di sempre del regista. E non è l'unico ad ammirarlo tanto: nel corso di 35 straordinari anni di carriera, Camp si è affermato come uno degli attori con cui colleghi e registi desideravano maggiormente lavorare. Basta dare un'occhiata alla filmografia di Camp per capirne il motivo. Nei ruoli chiave di film di grande successo e candidati a importanti premi come Sound of Freedom – Il canto della libertà, 12 anni schiavo e Il sacrificio del cervo sacro, così come nelle interpretazioni acclamate in film che spaziano da Molly's Game a Joker, Camp ha dimostrato una capacità senza pari di trasmettere in egual misura sentimento e pathos. Due aspetti di cui ha avuto bisogno in abbondanza in Ricchi...da morire - Delitti in famiglia. "Warren gestisce la Redfellow Investments, l'azienda di famiglia che opera a New York City sin dai primi anni del XX secolo", afferma Camp. "È il figlio maggiore del patriarca della famiglia Redfellow ed è un uomo di buon cuore, che cerca di fare la cosa giusta, ovvero trasformare l'azienda di famiglia che prima fregava le persone in un'azienda che cerca di aiutarle." D'altra parte, come sottolinea Camp, "nel film Warren cerca di convincere Becket, il nipote che non vedeva da tempo, a venire a lavorare per lui, in realtà come forma di espiazione. Perché né la vita professionale né quella privata di Warren sono prive di peccato". (In un simpatico easter egg per i fan di Powell, il suo Becket incontra Warren per la prima volta a un funerale di famiglia in cui fa un cameo anche la famiglia dello stesso Powell – sua madre e suo padre, sua sorella, suo cognato e i loro due figli, che chiamano affettuosamente 'Boom Boom' il celebre zio.) Camp dice che, oltre alla curiosità di lavorare con Ford, ciò che ha reso impossibile resistere alla proposta di partecipare a Ricchi...da morire - Delitti in famiglia è stata la capacità della storia di risuonare dentro ognuno di noi, di farci riflettere su noi stessi tanto quanto di intrattenerci. "Ciò che questo film mette in luce è il modo in cui ci trattiamo l'un l'altro e trattiamo le nostre famiglie, e come tendiamo a darci per scontati, a giudicarci o a ignorarci a vicenda. Riguarda la nostra tendenza, come esseri umani, a volerci separare dagli altri a causa del denaro, dello status sociale o di qualsiasi altra cosa", afferma Camp. "Ecco perché il pubblico si divertirà un mondo a guardare questo film. Ci sono molti aspetti in cui identificarsi, o almeno un paio di cose in cui tutti potranno identificarsi, sia a livello emotivo che nella propria realtà personale. È una storia di grande ampiezza che però ha anche carattere molto intimo". Il produttore Pete Czernin fa un respiro profondo, ancora non del tutto sicuro di come la produzione sia riuscita nell'impresa di assicurarsi un cast così spudoratamente spettacolare. Una cosa di cui è certo, tuttavia, è che il pubblico vivrà con un gusto particolare, proprio come Becket, la possibilità di incontrare uno dopo l'altro ciascuno degli squilibrati Redfellow. "La verità è che il pubblico si divertirà a vedere come finiscono tutti vittime del proprio stesso inganno", ride Czernin. "Dato che sono tutti personaggi straricchi e davvero piuttosto spregevoli, penso che al pubblico non dispiacerà affatto vederli sparire almeno quanto noi ci siamo divertiti a escogitare modi astuti per farlo".
Una Villa bella da morire
Quando lo scenografo Christian Huband ha parlato per la prima volta con il regista John Patton Ford e il suo direttore della fotografia Todd Banhazl, che in precedenza aveva girato lo spregiudicato film Le ragazze di Wall Street - Business Is Business con Jennifer Lopez e la docuserie Winning Time: L'ascesa della dinastia dei Lakers, premiata agli Emmy, ha capito subito che sarebbe stato un progetto di grande respiro. "I film che John, Todd e io abbiamo menzionato come fonte di ispirazione erano quelli che meritavano davvero di essere vissuti come un'esperienza cinematografica", dice Huband. "Abbiamo preso spunto da Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick, The Game – Nessuna regola di David Fincher e molti altri. Film interessanti, grandi, immensi, in continua espansione." Il compito di Huband non era da poco: costruire non solo un mondo, ma due, il contesto di vita della working class a cui appartiene Becket Redfellow all'inizio del film e quello opulento dei ricchi in cui il protagonista ambisce a rientrare, anche a costo di uccidere. La preoccupazione maggiore per lo scenografo inglese era rendere entrambi questi mondi, seppure così diversi, chiaramente americani. Ma la sua tensione si è sciolta nel momento in cui il regista e il suo direttore della fotografia sono entrati sul set che Huband aveva allestito per rappresentare la casa di Becket e di sua madre Mary in uno dei quartieri più modesti di New York. "È stata una vera sfida", ride Huband. "Il fatto che John sia un americano doc rendeva il suo parere ancora più importante. Essere un inglese circondato da americani ti mette addosso una certa pressione. Ma sono fiero di poter dire che ho ricevuto una bellissima e-mail da John dopo che è arrivato sul set. Mi ha scritto: 'Ora sei un cittadino onorario del New Jersey'. E io ho subito pensato: 'Molto bene, devo averci azzeccato!'" Da lì, il mondo di Ricchi...da morire - Delitti in famiglia ha continuato a espandersi gradualmente. Nella lunga lista di location stravaganti che Huband doveva creare c'era di tutto, da una casa sulla spiaggia circondata da dune di sabbia e affacciata sullo yacht della famiglia, al mausoleo dei Redfellow, luogo di eterno riposo in cui il pubblico tornerà più e più volte nel corso del film. Il mausoleo si trova sul terreno della villa dei Redfellow, la casa di famiglia, il luogo decisamente più imponente e maestoso di tutti quelli creati per Ricchi...da morire - Delitti in famiglia. La tenuta, talmente magnifica da lasciare senza fiato, è situata a Long Island, il famoso rifugio dei super ricchi di New York, e rappresenta molto di più che una semplice location: è il vero e proprio motore della storia, che fa da catalizzatore per tutto ciò che sta per accadere. "Abbiamo parlato molto della villa dei Redfellow", dice Huband. "Perché è ciò che Becket desidera di più. Perché un tipo come lui dovrebbe imbarcarsi in un'avventura così complicata come far fuori tutti i membri della sua famiglia? Che tipo di casa spingerebbe qualcuno a progettare un piano di questo genere? Deve essere qualcosa che valga davvero la pena. Non un enorme e volgare ammasso di soldi. Un posto bellissimo, che non lascia spazio al dubbio." Le indicazioni di Ford a Huband riguardo all'aspetto della villa avevano quindi un significato non da poco. "John era convinto che l'intero film sarebbe ruotato attorno a questo grande simbolo di ricchezza", dice Huband. "Era indispensabile che la posta in gioco fosse davvero enorme, altrimenti non sarebbe stato possibile giustificare il progetto omicida di Becket. Ci serviva qualcosa di sufficientemente grande e opulento da essere degno di tanti sforzi, un obbiettivo importante ma tutt'altro che facile da raggiungere." Già mentre scriveva la sceneggiatura, Ford aveva in mente un'immagine precisa di come sarebbe stata la villa dei Redfellow e un'idea chiara delle origini su cui si era inizialmente costruito il suo splendore. "Ho sempre saputo che per questo film ci serviva una gigantesca villa in stile Grande Gatsby nella zona del North Shore di Long Island, qualcosa di molto specifico e iconico. In fondo questa è una famiglia che è ricca da generazioni. Ci sono molte dinastie americane che hanno fatto fortuna come industriali, alla fine del XIX secolo, chi con le ferrovie, chi con i giornali, l'energia, l'elettricità, il carbone. I Redfellow sono una di queste famiglie, che sono ricche da moltissimo tempo, almeno per gli standard americani." La dimensione temporale, ovvero da quanto tempo questa famiglia fosse così ricca, è stata fondamentale per definire anche il modo in cui Banhazl avrebbe voluto rappresentarla. "I Redfellow fanno parte di un tipo di ricchezza americana antica che è rara", dice Banhazl. "Quindi, quando Christian ha cominciato a pensare alla villa, eravamo tutti d'accordo che avrebbe dovuto dare l'impressione di essere lì da sempre. Il livello di ricchezza di cui stiamo parlando non è di stampo moderno, è una ricchezza molto più antica, ormai quasi nascosta. Un tipo di ricchezza che è quasi gotica". In fase di progettazione, Huband e il suo team hanno condotto ricerche approfondite sui luoghi esistenti che avrebbero potuto servire da fonte di ispirazione al progetto. E per farlo è stato necessario risalire indietro nella storia e poi ritornare ai giorni nostri. "L'ispirazione per il design della casa arriva da una villa che esiste veramente a Long Island, che era quasi esattamente ciò che stavamo cercando. Era di proprietà di un ingegnere idroelettrico degli anni '20 che fece fortuna e si costruì questa incredibile dimora. Corrispondeva perfettamente ai concetti che stanno alla base della storia", dice Huband. "Abbiamo anche dato un'occhiata ad altre dimore sontuose, come quella che apparteneva a Hugh Hefner, che è sorprendentemente di buon gusto. Questo dimostra il livello delle persone facoltose di cui stiamo parlando. La nostra villa sarebbe sempre stata quella che è ora, ovvero una dimora in stile Tudor, come era di moda negli anni '20. A cavallo tra il XIX e il XX secolo, fino agli anni '20, quando i nuovi pionieri americani avevano fatto un po' di soldi e avevano deciso che volevamo costruire qualcosa che ricordasse una casa di campagna inglese a Long Island, arrivarono all'estremo di far spedire persino pezzi interi dall'Inghilterra. In un caso in particolare fu spedito oltre oceano uno dei camini di Enrico VIII, proveniente da un castello inglese. Lo hanno fatto davvero. Così ci siamo lasciati guidare da questa idea." Per gli interni, la produzione ha girato in diverse ville esistenti. Per creare gli esterni, il team di Huband ha costruito una grande facciata che, secondo lui, avrebbe richiesto come minimo 12 settimane per essere realizzata – ma poi ci sono riusciti in sole 8 settimane. Il risultato, secondo Glen Powell, è stato incredibile, al punto che quando ha visto per la prima volta ciò che era stato realizzato, si è sentito immediatamente trasportato nei panni di Becket e ha capito perché un luogo del genere potesse indurre un uomo a compiere atti che non aveva mai preso in considerazione prima. "Quello che sono riusciti a realizzare è stato assolutamente eccezionale", esclama Powell con ammirazione. "Certo, la villa dei Redfellow è un elemento scenografico fondamentale nel nostro film. Costruirla nel modo giusto e conferirle un aspetto opulento e maestoso, come se esistesse da generazioni e generazioni, richiede un grande impegno intellettuale e un notevole investimento per la produzione". Oltre ad aver creato una villa davvero straordinaria, c'è poi un piccolo dettaglio di cui Huband va particolarmente fiero, una sorpresa, un easter egg che il team di produzione ha incorporato nel design e che gli spettatori noteranno prestando molta attenzione. Un dettaglio che riassume lo spirito della storia in sei parole. "Lo stemma della tenuta dei Redfellow è inciso nella pietra all'ingresso della villa", rivela Huband. "Reca un'iscrizione in latino, che è piuttosto eloquente." Il significato? Huband sorride. "Vuol dire praticamente 'Non dare mai una spada a un ragazzo'. Il che, a quanto pare, si rivelerà un motto di una certa rilevanza nel corso del film."
Come si diventa un Killer
"Il film si apre con un uomo di nome Becket Redfellow, che si trova in prigione. E poi scopriamo come ci è finito". Così Glen Powell descrive l'inizio di Ricchi...da morire - Delitti in famiglia, in cui il pubblico fa conoscenza con il personaggio immergendosi da subito nel suo mondo. E la situazione di Becket è decisamente ad alta tensione, l'orologio della prigione segna il conto alla rovescia verso la sua esecuzione e, nel caso abbia qualcosa da confessare all'ultimo minuto, c'è anche un prete a disposizione. Come afferma il produttore Pete Czernin a proposito di questa storia dal ritmo travolgente: "Il film non è un giallo, perché sappiamo da subito chi è il colpevole. È piuttosto questione di capire se riuscirà a farla franca." "Becket è cresciuto come figlio illegittimo dei Redfellow", dice Powell. "E quando sua madre è morta, si è raccomandata con lui: "Non mollare finché non avrai ottenuto ciò che ti spetta". E così, nel corso del film, lui decide di uccidere diverse persone per ottenere ciò che gli spetta". Ma questo, dice Powell, non significa che si debba automaticamente giudicare Becket in chiave negativa. "La realtà è che una persona con cui non dovremmo identificarci, ma non possiamo farne a meno. Ed è questo che spiazza il pubblico. Molti dicono che si tratta di un film sulla vendetta, ma io non sono d'accordo. Non è un film sulla vendetta, secondo me è piuttosto un film sull'ambizione. E la cosa più divertente è che non c'è alcun senso di colpa." Negli ultimi anni, oltre ai ruoli da protagonista carismatico in film come Twisters e Tutti tranne te, Powell ha iniziato a cimentarsi gradualmente con personaggi dalle sfumature più complesse, sia in commedie nere come Hit Man – Killer per caso, sia collaborando con Edgar Wright al remake più crudo del romanzo distopico di Stephen King del 1981, The Running Man. Probabilmente la svolta per Powell è arrivata con Top Gun: Maverick, il film per il quale, come è noto, aveva fatto il provino per interpretare Rooster (il ruolo del figlio di Goose che andò poi a Miles Teller) finendo invece per essere richiamato dalla star e produttore del film, Tom Cruise, il quale, avendo visto in lui qualcosa di speciale, ha deciso di creargli un ruolo ad hoc nel film, quello del pilota acrobatico Jake "Hangman" Seresin, uno stronzo arrogante. All'apice della carriera, come è noto, Tom Cruise ha iniziato a rifiutare sequel con budget enormi per interpretare ruoli più particolari – ad esempio Lestat in Intervista col vampiro, il dottor William Hartford in Eyes Wide Shut e Frank T.J. Mackey in Magnolia. Scelta analoga quella di Powell, che ha deciso di diversificare e allontanarsi dagli schemi, rifiutando di recente di partecipare a Jurassic World La Rinascita. In Ricchi...da morire - Delitti in famiglia, Powell ha trovato il ruolo che stava cercando, provocatorio, stimolante e molto appagante dal punto di vista creativo. "Il motivo per cui lo adoro è che non è un film scontato", afferma Powell. "Rende lo spettatore complice di questo personaggio che sta mettendo a segno degli omicidi. Come attore, per me la parte più stimolante sta nel trascinare il pubblico in questa avventura, così che alla fine gli spettatori si siano divertiti un mondo anche se quello che succede un po' li lascia comunque sconvolti." Se chiedete a chiunque nella produzione se Powell sia riuscito nel suo intento, la risposta unanime sarà sì. Jessica Henwick, ad esempio, che interpreta Ruth, una giovane donna che viene trascinata nell'orbita di Becket, dice che il pubblico non potrà fare a meno di rimanere affascinato dal suo personaggio. "Becket è sexy, ma è anche dolce e gentile. Il fidanzato di Ruth, Noah, ha un senso dell'umorismo che è anche crudele e lei sta cercando qualcuno che sia l'esatto opposto, e Becket lo è. Ruth si innamora dell'idea che ha di lui", suggerisce Henwick. "Ruth e Becket si incontrano e trascorrono un momento romantico e molto suggestivo, in cui parlano di David Copperfield e scoprono di avere nei libri un punto in comune. È tutto molto idilliaco, proprio come ci si immagina sia l'amore da ragazzina. Ma ovviamente lei non sa che lui è un assassino, che lei è solo una piccola parte del suo mondo e che lui ha un'intera vita segreta". L'interpretazione che Henwick dà del personaggio è che "Becket è una persona completamente schiacciata dal dolore, che ha molti problemi con la madre". Cita la famosa poesia di Philip Larkin, This Be The Verse: "Mamma e papà ti fottono. Magari non lo fanno apposta, ma lo fanno, hai presente? Becket è così paralizzato dall'ossessione di sua madre per ciò che le è stato portato via che ne eredita il peso, invece di vivere serenamente la sua vita". Essendo lei stessa sceneggiatrice e regista, Henwick – il cui cortometraggio del 2023 Bus Girl ha ottenuto una nomination ai BAFTA – capisce meglio di molti altri cosa rende i personaggi così veri sullo schermo. Inoltre, avendo recitato in film come MatrixResurrections,On the Rocks e Glass Onion: Knives Out, sa bene come muoversi anche all'interno di una grande produzione. È stato proprio durante le riprese dell'ultimo di questi film che Henwick ha stretto amicizia con la sua co-protagonista, Kate Hudson. Ed è stato proprio grazie alla rete di contatti di Hudson che ha iniziato a sentire parlare molto bene di Glen Powell, una persona su cui Hudson, come molti altri nel settore, aveva solo cose belle da dire. "È stato affascinante lavorare con lui. Mette tutto sé stesso, tutto il suo corpo, tutta la sua anima, nel progetto a cui lavora. Vive e respira il film. È stato incredibile vederlo accadere dal vero". Ciò significa anche che Ricchi...da morire - Delitti in famiglia può permettersi di avventurarsi in spazi che altri film, francamente, non riescono a esplorare, proprio grazie alla fama e al carisma di Powell ma giocando al contempo con questo suo status da star fino a smontarlo. "La verità su Hollywood, che è un posto dove comanda il business, è che film come questo non vengono realizzati molto spesso. Ed è strano che sia così, perché quando poi vengono realizzati sono il tipo di film che piace a tutti", dice Topher Grace. "Quindi mi sento molto fortunato a fare parte di questo progetto, sono onorato di aver recitato in un film trainato da Glen, che è un attore così simpatico e adorabile da rendere possibile raccontare una storia così cupa e fuori dagli schemi. Glen ci riesce perché è un ottimo avatar per il pubblico". La parola "avatar" è importante anche secondo il direttore della fotografia Todd Banhazl. perché in Ricchi...da morire - Delitti in famiglia, il personaggio di Glen Powell, Becket Redfellow, non funge solo da occhi e orecchie per il pubblico nel suo mondo, ma guida lo spettatore aiutandolo a orientarsi. "Quando lo incontriamo per la prima volta, Beckett è in prigione - quindi sappiamo che la storia non finirà bene, ma poi questo tizio inizia a raccontarci una storia in maniera così convincente che ne restiamo affascinati. È in quel momento che permettiamo al pubblico e alla telecamera di divertirsi quanto il protagonista vuole che ci divertiamo con la storia che sta raccontando", dice Banhazl. "In questo film, anche la telecamera segue il racconto che viene narrato da una voce inaffidabile, quindi si muove seguendo il ritmo della storia che viene raccontata. Ho come l'impressione che Beckett afferri la telecamera e se la trascini con sé per tutto il film. Di conseguenza, ci sono molti movimenti rapidi, c'è tanta esuberanza dal punto di vista cinematografico. Ti senti così trascinato dalla storia che quasi ti dimentichi che stai guardando un film su un personaggio che uccide delle persone". Banhazl dice che il motivo per cui i numerosi omicidi di Becket sono stati ripresi in quel modo, con leggerezza e umorismo, è per così dire per il bene del pubblico. "È perché tu, come spettatore, devi poter negare di essere stato coinvolto in alcun modo, hai presente la plausible deniability?", sorride. "Becket è una persona molto determinata e carismatica, che credo sia in un certo senso alla ricerca della propria identità. Può essere un manipolatore. Può essere violento. Può anche essere divertente. È un personaggio complesso", osserva il montatore Harrison Atkins. "È interessante perché ci sono molti modi per suscitare simpatia in un film e a volte basta il carisma dell'attore protagonista. E Glen è molto carismatico, quindi non avevo dubbi che avrebbe funzionato alla perfezione". John Patton Ford sostiene che la storia coinvolge gradualmente il pubblico nel piano di Becket, finché, proprio come lui, non ci si ritrova in una situazione da cui non c'è più via d'uscita. "C'è un elemento da Cuore di tenebra, il romanzo di Joseph Conrad del 1899, che si fonde con Apocalypse Now, l'epopea del Vietnam di Francis Ford Coppola, che parla di questo tizio che risale sempre più il fiume fino ad arrivare a questo terrificante capolinea", dice Ford della sua struttura. "Le morti sono come i cartelli che indicano i chilometri lungo la strada". Ma, sottolinea, affinché il pubblico fosse pronto a intraprendere quel viaggio, l'uomo al centro della storia doveva possedere qualcosa di così assolutamente disarmante da indurre lo spettatore ad arrendersi alla sua follia. E questa, dice Ford, è una caratteristica che Powell possiede in abbondanza, sia sullo schermo che nella vita reale. "Volevo qualcuno per questo personaggio che il pubblico forse non sarebbe riuscito a perdonare – forse quel che fa è davvero troppo per il perdono – ma comunque avrebbe seguito trascinandolo con sé mentre faceva cose sempre più terribili. E Glen era perfetto per questo ruolo. Glen potrebbe essere lì che lava i denti e tu continueresti comunque a guardarlo". Per la cronaca, in Ricchi...da morire - Delitti in famiglia non ci sono scene in cui ci si lava i denti. Ma questo non significa che non ci siano molti altri dettagli da apprezzare. "Ci sono riferimenti subliminali in ciò che indossa Becket", afferma Jo Katsaras, la costumista il cui lavoro pluripremiato spazia da Half of a Yellow Sun a Fear the Walking Dead. "Becket Redfellow è una persona la cui madre è stata diseredata perché era incinta di lui e, nel suo desiderio di trovare il suo posto come ogni essere umano desidera trovare il suo posto, Becket evolve anche nell'abbigliamento, iniziando con dei vestiti che non gli stanno bene per niente", rivela Katsaras.
"Tutto è un po' fuori posto o leggermente troppo grande per lui. [All'inizio della storia] ho usato scarpe che non lo facevano sentire molto a suo agio. Man mano che la storia procede, noterete però che gli suoi abiti cominciano a calzare sempre meglio e, alla fine, tutto gli sta benissimo quando diventa anche lui un Redfellow". In tante scene, promette Katsaras, Powell appare sullo schermo in tutto il suo splendore anche grazie al fatto che è ambasciatore di Brioni, che ha collaborato alla realizzazione di alcuni costumi chiave. "Ne sono stato felicissimo perché la vestibilità è semplicemente superba", dice Katsaras. "Un abito Brioni sta assolutamente benissimo a chiunque, ma a Glen Powell ancora di più." Ma l'abito Brioni era solo un tassello di un puzzle molto più ampio e complesso. "È stato un lavoro impegnativo", dice Katsaras riferendosi ai 35 cambi d'abito di Becket. "E i dettagli sono importanti per ciascuno di questi abiti. Ad esempio, ho disegnato la cravatta che Becket indossa quando incontra Whitelaw. C'è un uccellino in gabbia e l'uccello è rosso. Mi è piaciuto tantissimo. E anche a Glen. Insieme abbiamo creato questo personaggio straordinario con tutti i suoi travestimenti perché, man mano che incontra ciascuno dei Redfellow, indossa davvero un costume diverso. Alla fine, la domanda è: 'Chi è il vero Beckett?'" È una domanda alla quale il pubblico riuscirà a rispondere solo alla fine del film. Ma è il divertimento di arrivare a quel punto che rende tutto così gratificante, dice Ed Harris. "L'intera vicenda ha una tale vivacità, una tale vitalità." Secondo Powell, uno dei motivi principali è la regia di Ford, che afferma di sentirsi privilegiato per aver potuto osservarlo in azione. "La storia ha un senso, ma non nel modo che si aspetta il pubblico. Becket è il nostro alter ego, quindi viviamo questa avventura insieme a lui, il che porterà tutti gli spettatori a mettere in discussione anche il loro senso morale e le loro motivazioni", afferma Powell. "In realtà, questo film parla di un colpo epico, solo che nel nostro caso il colpo comporta tanti omicidi. Considerando la carriera di John Patton Ford, è incredibile vedere quanta strada ha percorso. Come regista, ha girato questo film un po' come Ocean's 11 o Quei bravi ragazzi. C'è lo stesso senso di spavalderia. Ma, proprio come in Ocean's 11 o Quei bravi ragazzi, in realtà è la storia di un desiderio da realizzare". Dopotutto, anche se Becket uccide molte persone, non lo fa mai con cattiveria. "Non uccide mai per rabbia. Uccide per necessità", sorride Powell. "Lui riesce a compartimentalizzare il pericolo, a compartimentalizzare il senso di colpa. Compartimentalizza persino la possibilità di essere scoperto. Combatte attivamente contro tutti quegli istinti. Le persone normali ucciderebbero e poi si guarderebbero alle spalle. Ma lui no. Becket uccide e va avanti, come se non fosse mai successo nulla. Tutto ciò che fa è davvero spensierato, nel senso più meraviglioso del termine."
Due donne, due percorsi
A complicare ulteriormente la vita di Becket ci sono le due incredibili donne della sua vita, due personaggi interpretati da Margaret Qualley e Jessica Henwick, che sono agli antipodi per personalità, ma condividono quasi lo stesso spazio nel suo cuore. "Julia è una ragazza che Becket incontra quando è ancora un ragazzino; non appartiene al suo mondo, è molto ricca e viziata. Si incontrano a un saggio di pianoforte, si innamorano l'uno dell'altra e questo legame durerà per tutto il film. Julia è una ragazza molto bella, una vera e propria femme fatale a cui piace flirtare, e Becket perde la testa per lei", afferma il produttore Pete Czernin. "Ma Ruth è altrettanto intelligente e adorabile. Becket la incontra in età più matura e tra loro si instaura un legame autentico. Lei è, in effetti, la donna giusta. Dovrebbero stare insieme perché tra di loro c'è un amore autentico. Ciò che mi interessa in questa storia, e che interesserà anche il pubblico, è la scelta che lui deve fare tra queste due donne, una delle quali sa cosa ha combinato e sa come manipolarlo, mentre l'altra, che lo ama per quello che è – o, almeno, per quello che lei pensa che sia – non ha più pallida idea di cosa ha fatto." Per quanto riguarda Julia, racconta Glen Powell, la produzione cercava qualcuno in grado di interpretare una donna che fosse "tanto bella quanto infingarda". Margaret Qualley ha rappresentato la scelta ideale. La trentunenne ha dimostrato un incredibile fiuto nella scelta delle sceneggiature nel corso di una carriera iniziata nel 2013 con Palo Alto di Gia Coppola. Da allora, ha lavorato con vari registi di primo piano tra cui Quentin Tarantino in C'era una volta a Hollywood, Yorgos Lanthimos in Povere creature!, Ethan Coen in Drive-Away Dolls e Coralie Fargeat in The Substance. In Ricchi...da morire - Delitti in famiglia, Qualley ha scoperto un'altra voce cinematografica molto particolare, quella di John Patton Ford. E in più ha anche intravisto l'opportunità di divertirsi un mondo sul set. "La sceneggiatura di John era geniale. E non c'è niente di meglio che maltrattare un attore maschio", ride Qualley. "Dai, se lo meritano!" La vittima del bullismo di Qualley è, ovviamente, Becket Redfellow, con cui la sua Julia si diverte a giocare tormentandolo per tutta la durata del film. "Julia proviene da una grande tradizione cinematografica, è il tipo di femme fatale che avresti potuto trovare negli anni '30 e '40, ma trasferita ai giorni nostri. Che aspetto ha oggi una persona del genere? Qual è il suo sistema di valori attuale?", si chiede Ford. "È una persona che appartiene all'élite e questo da sempre. Julia è sempre stata la più intelligente, la più divertente, ed è cresciuta convinta di meritarsi 'solo grandi cose'. E poi, quando quelle grandi cose da adulta non arrivano, lei non lo accetta e si dice: 'Sono disposta a fare praticamente qualsiasi cosa per ottenere ciò che ritengo mi spetti'". Ma ecco la parte più interessante, dice Ford. "In un certo senso, non ha torto. Julia è incredibile. Voglio che il pubblico senta che non può biasimarla del tutto per essersi spinta così oltre. In un certo senso, cos'altro ci aspetteremmo da una persona così?" Qualley ritiene che sia il percorso comune che Julia e Becket condividono a rendere un futuro insieme potenzialmente allettante e ricco di possibilità. Oltre a tutte le provocazioni esiste un'attrazione reciproca che risale a quando entrambi erano nella fase più formativa della loro vita. "Julia conosce Becket da quando era bambino. Hanno sempre avuto questo rapporto un po' prepotente e un po' civettuolo; la prepotenza da parte di Julia, ma anche la dolcezza da parte di Becket. Si sono influenzati a vicenda in modi diversi, quando erano più giovani", dice Qualley. "Poi non si vedono per molto tempo, ma si rincontrano da adulti. E ancora una volta, Becket lascia il segno e finisce per influenzare Julia al punto tale che lei comincia a mettere in discussione alcune cose e questo avrà delle conseguenze importanti! Entrambi danno molta importanza al denaro. Per Julia è tutta questione di status e di soldi, è tutta questione di potere". A prima vista, Julia è una donna dall'aspetto impeccabile – "Chanel dalla testa ai piedi", afferma la costumista Jo Katsaras, dato che la Qualley è ambasciatrice dell'iconica casa di moda francese. "Aveva delle mise deliziose, dal completo nero di Chanel all'abitino rosa in tweed con ricami e paillettes. Sono tutti look incredibilmente sexy". Qualley osserva che è raro poter interpretare un personaggio così sfacciatamente affascinante. Ma è sotto gli abiti dal taglio impeccabile che il personaggio di Julia dà il meglio di sé e, secondo i registi, tutto dipende da come Qualley è riuscita a far salire la tensione, al punto che né Becket, né il pubblico, sanno mai veramente come interpretare le sue mosse. Ford ritiene che gran parte della sfacciataggine del personaggio derivi dalle qualità che Julia e la stessa Qualley condividono. "Margaret è irrefrenabile e incarna gran parte dell'audacia di quel personaggio fin dal suo arrivo. È semplicemente fatta così", afferma. Czernin, dal canto suo, osserva che "Margaret ha un talento incredibile per la commedia, ma sa anche esattamente come stuzzicare Glen Powell, tra loro c'è una grande intesa. Noi spettatori ci divertiamo a vedere quanto sia spregevole la sua Julia. Lei ha gli occhi puntati sull'obiettivo. Vuole l'uomo e i soldi, e non si fermerà davanti a nulla". Per Powell, che nella maggior parte delle scene in cui Becket e Julia sono insieme sta sulla difensiva, l'opportunità di trovarsi a lavorare con Qualley era da non perdere e la realtà è andata ben oltre le aspettative. "È stato incredibile vedere cosa ha fatto Margaret con questo personaggio, quanta vita ha infuso in Julia. John ha girato le scene massimizzando la tensione, ma Julia è riuscita a spingersi ancora oltre optando per un approccio più divertente possibile, non seguendo la trama ma concentrandosi sui personaggi, partendo da Julia e Becket da bambini, da ciò a cui tenevano entrambi e da ciò che da allora hanno cercato di ottenere. Questo ha reso l'intera dinamica davvero elettrizzante", dice Powell. "Becket non si rende nemmeno conto di essere nella pentola come la famosa ranocchia finché l'acqua comincia a bollire, ma a quel punto ormai è quasi cotto". Quando a Qualley viene chiesto se Julia sia un personaggio con cui il pubblico possa identificarsi risponde così: "Oh, non so se sia poi così facile identificarsi in un personaggio come Julia", sorride Qualley. "È più un piacere proibito. Del tipo, se fossi cattiva, come sarei?" In netto contrasto con Julia, in particolare per quanto riguarda la capacità di immedesimarsi in un personaggio, c'è Ruth, interpretata da Jessica Henwick. "In Ruth è facile immedesimarsi perché è l'unica persona a non essere una psicopatica in questa storia!", ride Henwick. "Tutti gli altri in questo film sono pazzi in modi diversi. Ruth invece è una persona normale con desideri, bisogni e aspirazioni normali, che si ritrova coinvolta in una situazione folle. Ma ha le idee chiare, il che significa che è probabilmente il personaggio con cui è più facile identificarsi tra tutti." Il pubblico e Becket incontrano Ruth nello stesso momento, quando entrambi vanno da Noah, lui perché vuole fare fuori suo cugino e lei perché vuole vedere il suo compagno. Becket arriva con l'intenzione di uccidere e invece se ne va innamorato.
"La scintilla tra Ruth e Becket scoppia subito quella fatidica sera", dice Henwick. "Trovano l'uno nell'altra qualcosa che mancava a entrambi nelle rispettive vite. Anche se ovviamente è un po' imbarazzante e quasi incestuoso, visto che Becket è il cugino del ragazzo di Ruth. Certo, lei questo ovviamente non lo sa..." Avere Henwick nel ruolo di Ruth è stato, secondo Powell, "preziosissimo" nella costruzione del contorto triangolo amoroso in cui si ritrova il suo Becket. Non solo per il suo talento davanti alla telecamera né per la sua capacità di capire appieno la storia, ma semplicemente per la sua umanità. "È proprio la capacità di Jessica di suscitare empatia a essere fondamentale", dice, "perché Ruth è all'oscuro di tutto. Dovremmo tutti provare pena per Ruth e in effetti è così. Beckett all'apparenza è un tipo ambizioso, ma sotto la superficie, in un certo senso, incarna tutto ciò che non va nel mondo, solo che Ruth ancora non lo sa. Lui guarda Ruth e pensa: "Voglio l'amore". Ma allo stesso tempo, tutta la sua vita è stata guidata dalla smania di ottenere qualcosa che ormai sembra a portata di mano. L'idea di trovare qualcosa di autentico e poi di trovare qualcos'altro verso cui la tua inerzia ti sta trascinando, quella cosa verso cui il tuo modo di pensare superficiale ti sta spingendo, è l'elemento che rende l'intera vicenda così interessante". Superficialmente, Ruth evolve notevolmente nel corso di Ricchi...da morire - Delitti in famiglia, e Katsaras spiega come il suo abbigliamento, che passa da uno streetwear rilassato all'inizio per arrivare a un abito da sera di alta moda nel momento culminante, serva a sottolineare la transizione di una giovane donna da "audace, grintosa e fuori dagli schemi" a "qualcuno che finisce soffocato dal mondo dei Redfellow e non riesce ad adattarsi". Nonostante tutto, la Ruth interpretata da Henwick non perde la sua umanità e la sua sensibilità - motivo per cui "ho optato per il chakra verde nei suoi costumi, che riflette queste caratteristiche", aggiunge Katsaras - e conserva la capacità di smascherare le fandonie. "Va sempre dritta al punto. È molto schietta e onesta. Con lei non c'è spazio per le stronzate", dice Henwick. Ancora più importante, Ruth rappresenta l'altra faccia della medaglia rispetto alla Julia di Qualley. "Ruth è l'opposto di Julia, nel senso che non è una manipolatrice", dice Henwick. "Ma questo non significa che sia una persona facile da manipolare. Pone domande che mettono a disagio, ma sono domande davvero importanti. Ora però la vera domanda è: chi sceglierà Becket?"
Come realizzare un film di sostanza
Quale sarà la scelta di Becket sulle questioni di cuore lo scopriremo quando Ricchi...da morire - Delitti in famiglia arriverà nelle sale. Ma in ogni caso, una cosa è certa: "Sarà uno spasso", dice Bianca Amato. "Questo è un film che si muove su un crinale molto sottile in termini di moralità. Alla fine, in pratica il messaggio è: Vedetevela un po' voi, pubblico! Sta a voi giudicare questa storia". Per Pete Czernin, l'aspetto più soddisfacente del portare a termine il progetto è stato realizzare un desiderio sia personale che professionale. "Se potessi scegliere, farei solo film in stile Sam Spade e femme fatale anni '40, con tanti uomini e donne che fanno cose molto discutibili per motivi pretestuosi lanciandosi in una serie di ripicche, è una dinamica che trovo sempre molto divertente", dice il produttore. "Ma quel che mi piace di più di questo film, in fin dei conti, è che oltre a tutto il divertimento che senza dubbio offrirà, c'è anche della vera sostanza." Il montatore Harrison Atkins afferma che, a differenza di tanti thriller che sembrano tutti uguali, "invece di limitarsi a condurre lo spettatore per mano seguendo la storia del film, qui il pubblico assume un ruolo più attivo nel cercare di svelare il mistero su chi sia realmente questo personaggio di Becket: in questo senso è davvero un'esperienza partecipativa". Non c'è da stupirsi che Bill Camp, il cui personaggio Warren è il Redfellow davanti al quale Becket forse abbassa maggiormente la guardia, affermi che Ricchi...da morire - Delitti in famiglia è uno dei film più appaganti che abbia mai realizzato. "È come un pantagruelico banchetto di cose che succedono, situazioni e personaggi", dice Camp. "Ha una sua vera ricchezza ed è un pasto molto abbondante, dal punto di vista emotivo. È molto divertente, ma è anche straziante e ti fa arrabbiare, a causa di come si comportano le persone." In altre parole, è esattamente come lo sceneggiatore e regista John Patton Ford aveva immaginato la storia quando l'idea ha cominciato a prendere forma nella sua mente, più di dieci anni fa. Una visione epica che ora si realizza appieno. "Nel momento in cui il pubblico guarda il film, voglio solo che si senta completamente coinvolto, che venga travolto dalla storia e dal percorso di Becket, che provi empatia e senta le stesse emozioni che sta provando lui", dice Ford parlando delle sue speranze e delle sue aspettative per il film. "E poi, solo a posteriori, vorrei che il pubblico riflettesse su cosa questo rivela di loro, sul fatto che si sono resi disponibili ad arrivare fino a quel punto. Non intendo accusare il pubblico o far sentire qualcuno in colpa, ma molti dei miei film preferiti sono proprio quelli in cui finisci per entrare profondamente in empatia con qualcuno che nella vita reale potrebbe non piacerti affatto. È uno degli aspetti magici dei film: ci fanno prestare attenzione a persone che nel mondo reale non sarebbero accettabili secondo i nostri principi morali." È soprattutto un'esperienza collettiva. "Non è il tipo di film che si vuole guardare da soli. È un film da vedere insieme a tanti amici, così dopo ne potete parlare", dice Jessica Henwick. "Ma cosa ci si porta a casa dopo aver visto il film? Forse ti viene da chiederti, 'Il mio ragazzo è uno psicopatico?' Se è così, cercati qualcun altro. Torna sull'app di incontri. Perché da lì per te non c'è via d'uscita", ride. Più di ogni altra cosa, secondo Glen Powell - il cuore pulsante e sanguinante del film - Ricchi...da morire - Delitti in famiglia è indubbiamente un film che vi porterà in direzioni che mai avreste immagino di seguire. Un viaggio per cui dovrete allacciarvi con cura le cinture di sicurezza e prepararvi praticamente a tutto. "Questo film non solo prende un genere e lo stravolge completamente, ma mette insieme tutte le aspettative e ti offre qualcosa di meglio di quanto avresti mai potuto immaginare", dice Glen Powell. "È grandioso, epico, sexy e esilarante. È come guardare un incidente d'auto al rallentatore, dalla migliore inquadratura possibile." Powell si appoggia allo schienale e sorride, entusiasta che il pubblico stia per vedere un film che, spera, significherà per loro tanto quanto ha significato per chi lo ha realizzato. "Che emozione far parte di questo progetto: una storia che vive nel suo mondo, in una dimensione tutta sua!" afferma Powell. "Per me è stata davvero un'esperienza affascinante. Anzi, direi che è stato un po' come il film stesso: pieno di rischi, ma anche di grandi emozioni."