We Live in Time - Tutto il tempo che abbiamo
Trama
Un incontro fortuito cambia le vite di Almut (Florence Pugh), una chef in ascesa, e Tobias (Andrew Garfield), appena uscito da un divorzio.
Attraverso istantanee della loro vita insieme - innamorarsi perdutamente, costruire una casa, diventare una famiglia - emerge una verità che mette a dura prova la loro storia d'amore. Mentre intraprendono un percorso scandito dalla dittatura del tempo, imparano ad apprezzare ogni attimo del loro amore.
Info Tecniche
Cast
Cast e Ruoli:
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Casting: Fiona Weir.
Produzione: Benedict Cumberbatch (Produzione esecutiva).
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Note di Produzione
Il film
La capacità dell'amore di plasmare il tempo, con pause mozzafiato, accelerazioni sfrenate e dilatazioni così ampie che anche i nostri momenti più teneri e privati si fanno monumentali, diventa il motore della narrazione in questa nuova, esilarante versione del classico film romantico, capitanata da John Crowley e Nick Payne. In We Live in Time Almut e Tobias, londinesi del giorno d'oggi, sono perfetti e confusi sconosciuti che si scontrano letteralmente. Un decennio dopo, quando entrambi hanno rivoluzionato la propria vita, si ritrovano disposti a fare qualsiasi cosa per non perdersi. Nessuna love story però procede in linea retta, e questa rappresentazione del matrimonio, dipinta con pennellate leggere e sentimenti profondi, riflette il modo in cui viviamo davvero l'amore: con frenate e ripartenze, a scatti, fuori dalla logica lineare, collezionando momenti fugaci ma indelebili che sono meravigliosi, divertenti, ansiogeni, deliranti, tristi e rivelatori, talvolta contemporaneamente.
Crowley, noto per la sua visione calorosa e delicata dell'amore e dell'immigrazione in Brooklyn, (candidato agli Oscar 2016), lascia che We Live in Time sia guidato tanto dalla pura performance quanto dalla struttura giocosa. Attingendo a un'alchimia che non è soltanto istantanea, ma diviene sempre più intensa, Andrew Garfield e Florence Pugh, ovvero il cauto Tobias e l'impetuosa Almut, danno vita a una coppia marcatamente contemporanea: due persone fortemente indipendenti che non hanno idea di come combinare le loro vite già stracolme e i loro dubbi complessi, ma sono spinte a provarci. Così scivolano avanti e indietro tra il corteggiamento e la resistenza all'attrazione, il compromesso e la genitorialità, e infine la sfida contro il tempo, cercando di rendere eterni i loro momenti migliori.
Spiega Crowley: "Ero attratto dall'idea di usare il tempo in modo cinematico per esprimere cosa significa davvero trovarsi in una relazione. Nel corso del film si alternano tre diversi periodi della storia tra Almut e Tobias: uno dura diversi anni, un altro circa sei mesi e il terzo un solo, incredibile giorno, quello della nascita della loro figlia. Abbiamo attenuato i confini tra i vari periodi in modo che il pubblico possa fluttuare dall'uno all'altro e percepire tutti i modi in cui essi si fondono e si influenzano a vicenda."
Quando il tempo comincia a scarseggiare, la reazione della coppia è un inno alla vita. "Almut e Tobias devono affrontare l'idea della morte, come dovremo fare tutti alla fine, ma ciò non fa che acuire il loro senso dell'umorismo, la loro gioia e il loro desiderio di vivere con consapevolezza", dice Crowley. "La loro meravigliosa energia si oppone al buio dell'esistenza."
Florence Pugh è stata attratta dall'approccio nuovo al genere di commedie romantiche brillanti con cui è cresciuta, un approccio che intensifica il modo in cui l'amore affronta i confini del tempo e ci spinge a rischiare di più. "Ho avuto la fortuna di crescere con i vari Notting Hill e Quattro matrimoni e un funerale, queste storie intrinsecamente britanniche e umane che tutti volevamo guardare, a cui volevamo partecipare e che speravamo di vivere in prima persona un giorno o l'altro. E questa storia attinge alla stessa, copiosa quantità di romanticismo", commenta l'attrice.
Continua poi: "Nel momento in cui Almut e Tobias si guardano negli occhi, sai già che, a prescindere da quanto si danno sui nervi a vicenda e da quanto cambieranno nel tempo, sono destinati a stare insieme. Sei pronto a seguirli attraverso tutti i loro alti e bassi perché il loro amore è puro e reale. E non importa cosa succede, c'è sempre una dimensione di leggerezza in questa coppia decisa a vivere davvero ogni istante."
Garfield aggiunge: "Questa è una storia che ti apre il cuore nei confronti della bellezza e del mistero della vita, che onora le persone che ci ancorano a questa esistenza. La lezione più importante che Tobias impara da Almut è che in ogni vita degna di essere vissuta ci saranno inevitabilmente delle perdite, ma bisogna lasciare entrare più amore possibile."
La sceneggiatura
La collisione tanto letterale quanto casuale tra la chef emergente Almut e il commerciante di cereali Tobias è stata partorita dalla mente dell'acclamato sceneggiatore britannico Nick Payne, candidato ai Tony Award come drammaturgo. Payne aveva già esplorato l'amore attraverso numerosi universi quantici nella sua apprezzatissima opera teatrale Costellazioni. Stavolta però ha cominciato a pensare agli effetti del tempo in termini più quotidiani: nello specifico, a come gestiamo il fatto che, in un modo o nell'altro, il tempo che ci è destinato è in continua diminuzione. Payne sapeva che questa storia non avrebbe funzionato a teatro, perché non c'è niente come una cinepresa che riesca a imitare la vera custode del tempo, la memoria.
"Sullo schermo puoi andare ovunque", dice Payne. "Così ho pensato che, in un film su come vive una coppia che ha i giorni contati, si poteva giocare con il tempo in un modo che avrebbe offerto al pubblico un'esperienza emozionante."
Quando ha presentato questa ambiziosa love story alla SunnyMarch (la casa di produzione di Benedict Cumberbatch e Adam Ackland), i responsabili hanno accolto con grande entusiasmo il suo approccio non convenzionale al romanticismo; la produttrice Leah Clarke rivela: "A Nick abbiamo dato carta bianca."
"Ci è parsa un'idea innovativa, diversa da tutto quello che avevamo visto prima" spiega Ackland. Così Payne ha cominciato a creare una storia che ben presto avrebbe preso vita grazie al geniale team creativo, tra cui il produttore Guy Heeley, il regista John Crowley e gli attori Andrew Garfield e Florence Pugh.
Anche se il DNA dei classici film romantici scorre palesemente nelle vene di questa storia, Payne ne ha segmentato il flusso, permettendo agli anni che Almut e Tobias trascorrono insieme di fondersi come in una sorta di arazzo, in un modo simile a quello in cui le relazioni si dipanano nella nostra mente ansiosa, incerta e piena di sogni. Poi ha ancorato il film a una parte di Londra che si vede raramente sul grande schermo: non la città alla moda, avanguardistica o fiabesca, ma la periferia verde di Herne Hill, a sud, abitata dalla classe media. Infine, ha voluto che Almut e Tobias non si incontrassero nel picco della giovinezza, ma dopo la trentina, quando avevano già una vita totalmente strutturata, pochissimo, preziosissimo tempo libero e cumuli di tessuto cicatriziale attorno al cuore.
"È probabile che entrambi abbiano avuto diverse relazioni prima che li conosciamo" sottolinea Payne. "Credo che si prendano decisioni piuttosto diverse quando ci si innamora dopo i trent'anni, e questo aspetto mi interessava."
Tanto per cominciare, Almut e Tobias portano nella loro relazione un livello di pragmatismo e individualità che rischia quasi di farli allontanare. Entrambi pensano di sapere esattamente cosa vogliono, e all'inizio sembra che siano agli antipodi. Poi, quando entrambi si godono la vita con la figlia neonata, la vita di Almut viene improvvisamente sconvolta da una diagnosi di tumore ovarico, ma lei e Tobias affrontano anche questo in modo pratico, come un altro bivio che devono gestire non come individui, ma come famiglia.
Per quanto grave diventi la loro situazione, il legame tra i due rimane sempre guidato da un senso di giocosità. Pur evitando le scene tipiche da commedia romantica, Payne ha dato ad Almut e Tobias una profonda capacità di percepire il lato più divertente della vita. "Volevo che l'umorismo del film nascesse nel modo più facile possibile dal carattere dei due personaggi", spiega lo sceneggiatore. "Immaginavo Almut e Tobias come divertenti per natura, e questo è parte del loro rapporto fin dall'inizio."
Payne e Crowley avevano instaurato un'amicizia longeva collaborando all'acclamata produzione di The Same Deep Water as Me, l'incisiva commedia teatrale di Payne ambientata nel mondo delle truffe legate ai sinistri. Crowley ha ammesso che, quando la SunnyMarch ha proposto la sceneggiatura di We Live in Time, è stato felice ma anche agitato all'idea di leggerlo. Anche se ha sempre adorato la filosofia di Payne, non era sicuro di voler tornare così presto nel mondo dei cuori infranti. Mentre leggeva, però, si è reso conto di essersi sbagliato. A colpirlo non sono state le pene d'amore, ma il carattere leggero e realistico di Almut e Tobias, il fatto che gli piacesse moltissimo passare del tempo con loro e che si sentisse entusiasta non solo per i rischi creativi della struttura, ma anche per le sfide emotive dell'inserire una storia di mortalità in un'ode alla vita profondamente sincera.
"Non sei veramente tu a scegliere a cosa lavorare. È il copione che sceglie te", riflette Crowley. "E quando ho finito la sceneggiatura di Nick, ho pensato "OK, questo è quello che farò per il prossimo anno e mezzo."
Continua Crowley: "Mi piaceva il fatto che la storia tra Almut e Tobias non avesse confini netti, che fosse frizzante, aggrovigliata e sincera in un modo che mi intrigava. Mi piaceva anche che Almut e Tobias non stessero specificamente cercando un partner quando si sono incontrati; poi però i giorni passano e tu li vedi cominciare a costruire la loro vita in quella direzione. Ho apprezzato il fatto che la storia non seguisse un ordine cronologico, perché in questo modo si concentrava sulle scelte che Almut e Tobias fanno all'interno della loro relazione, cosa che dava un tocco di freschezza. E soprattutto mi è piaciuto giocare con il tempo a livello cinematico, che è un elemento fondante della natura di un film, all'interno di quella che è anche una storia molto divertente, umana e commovente."
Crowley sapeva bene che il film rischiava di scivolare nel melodramma, ma era certo che le emozioni autentiche fossero il modo per evitarlo. La soluzione, spiega, era che Almut e Tobias avessero "una profondità intrinseca totalmente sincera, il che significava trovare due grandi attori." Aggiunge il produttore Guy Heeley: è stato fondamentale anche il fatto che "John abbia un approccio meticoloso al comportamento e alla capacità di entrare davvero nell'esperienza umana".
La Pugh e Garfield hanno alzato la posta in gioco molto più di quanto Crowley avesse immaginato. "Ci siamo ritrovati con due attori di enorme talento che non avevo mai visto in un ambito come questo, e la cosa è stata estremamente emozionante", riflette il regista. "Per quanto gli interpreti possano essere bravi, non sai mai se ci sarà intesa fra loro. Hai il tuo istinto e tutti i tuoi motivi per farli lavorare insieme, ma semplicemente non puoi sapere se ci sarà alchimia finché non si comincia. E in questo caso è stato come se fra loro scattasse un colpo di fulmine attoriale ed è stato emozionante da vedere."
Andrew Garfield a proposito di Tobias
Tobias, che inizialmente Almut ribattezza come "il tizio dei Weetabix", è brillante e appassionato, ma molto reticente quanto i due si incontrano, dato che è fresco di divorzio e si sta dedicando totalmente alla sua carriera nell'azienda di cereali. Tuttavia Andrew Garfield, due volte candidato agli Oscar, dona al ruolo un approccio fresco e revisionista per quanto riguarda la mascolinità in una storia d'amore: quello di un corteggiatore premuroso e pronto ad aiutare, anche se un po' confuso; un personaggio il cui piacere più grande, alla fine, è lasciare brillare la sua compagna.
Il film si rivela un'efficace riunione tra Garfield e Crowley. Crowley aveva diretto Garfield al promettente esordio della carriera di quest'ultimo, nell'apprezzato poliziesco drammatico Boy A, molto prima che i supereroi e i social network bussassero alla porta del giovane attore. Da allora i due si sono tenuti in contatto, aggiornandosi sui vari progetti nel corso degli anni. Quando Crowley gli ha mandato la sceneggiatura di We Live in Time, Garfield l'ha colta al volo.
Garfield ricorda con gioia: "Ho pensato: 'Che opportunità fantastica di lavorare su temi e idee così profondi attraverso una narrazione tanto elegante, delicata e sottile.' L'amore è un'esperienza fondamentale della vita umana e questa storia ci ricorda i mille modi in cui esso percorre la nostra esistenza. Non è solo una storia romantica. È anche una storia d'amore su una figlia e quello che i genitori vogliono darle. Parla degli effetti duraturi dell'amore, che permeano ogni cosa. Se, mentre leggi una sceneggiatura, ti ritrovi a piangere e a ridere a distanza di pochi minuti, sai di essere in ottime mani."
Continua Garfield: "Dai tempi di Boy A sono cambiato moltissimo come attore, e John è cambiato altrettanto come regista, eppure in qualche modo abbiamo sempre saputo che un giorno avremmo trovato un progetto da realizzare insieme, che avesse la stessa importanza per entrambi. Adoro John, mi fido di lui e credo che sia uno dei registi con la massima potenza emotiva."
Anche se conosceva bene le doti di Garfield, Crowley è rimasto comunque sbalordito dall'originalità della sua performance. "Quello che Andrew è riuscito a incarnare così bene, e che credo gli sia piaciuto di più esplorare del personaggio di Tobias, è stato interpretare un uomo che è il più passivo della coppia. Andrew sa trasmettere le emozioni in modo davvero sofisticato e ha inquadrato perfettamente la sensibilità di Tobias. È un attore che si presenta preparato in modo impeccabile. Si immerge profondamente in tutti gli abissi del carattere del suo personaggio e crea in anticipo una grossa riserva di sentimenti e immagini, così, quando arriva sul set, ha già tutto pronto per quando ha bisogno di attingervi."
Il Tobias di Garfield spesso lotta contro le sue stesse inibizioni. "È un ragazzo piuttosto riservato che segue le regole, non vuole fare arrabbiare nessuno e non attinge al suo lato più libero e selvaggio", osserva l'attore. "E poi viene trascinato nel caos anarchico e sfrenato dell'amore da quel tornado di Almut. Lei lo sfida a rischiare il tutto per tutto. E una volta che lui accetta il rischio, si rende conto di essere stato invitato a quella festa che è la vita, a cogliere tutte le possibilità offerte dall'esistenza e tutta la profondità dell'amore."
Garfield riconosce che Tobias frantuma tutti i modelli che ha esplorato finora nella sua pur versatile carriera. "Non ho mai interpretato un personaggio così riservato, così chiuso e silenzioso. È stato interessante vedere cosa potevo scoprire in una persona del genere", dice l'attore. "Ma anche se Tobias può sembrare passivo, credo che abbia potere, e volevo rendere onore al tipo di persona che tiene principalmente nascosta la sua forza; quando però quest'ultima emerge, forse è ancora più potente perché è stata trattenuta tanto a lungo."
Con tutta la vivacità che Florence Pugh infonde in Almut, le dinamiche della coppia sembrano partire con una vita propria. Crowley ricorda: "Dopo una scena impegnativa con Andrew, ancora all'inizio, Florence mi ha detto: 'È stata molto più facile del previsto.' E non intendeva dire che non fosse profonda. Voleva dire che Andrew era stato così presente al suo fianco da far emergere tutte le sue emozioni in modo naturale. Fra loro due si è instaurata un'intesa perfetta, si sono sostenuti a vicenda nelle rispettive performance."
Della collega Garfield dice: "È un'artista nata, estremamente reattiva e agile con la sua vita emotiva, nonché davvero brillante. Ovviamente, anche se ammiri una persona, la possibilità che tu ci vada d'accordo a livello creativo e umano è tutta un'altra cosa, perciò il fatto che fra noi sia andata così è stata una vera benedizione."
I due hanno fatto prove rigorose con Crowley prima delle riprese vere e proprie, ma senza mai andare fino in fondo a livello emotivo. "Non abbiamo mai lasciato sgorgare tutte le emozioni fino al giorno prestabilito", spiega Crowley. "Guardare Florence e Andrew lavorare insieme era come assistere a una partita tra due assi del tennis a Wimbledon e quando uno dei due spediva la palla lungo la riga a duecento chilometri all'ora, si rimaneva senza fiato."
Florence Pugh a proposito di Almut
Florence Pugh descrive la sua Almut come "una ragazza londinese che cerca solo di farcela." Con la sua varietà soprannaturale di competenze, Almut non ha paura di coltivare speranze e ambizioni, rifiuta di essere frenata e insiste per avere la possibilità di cambiare idea. Questi tratti potrebbero essere barriere insormontabili in una relazione a lungo termine, ma i suoi sentimenti per Tobias spingono entrambi a cercare modi di integrare continuamente i rispettivi mondi, anche quando quello di Almut precipita nel caos. In questo film la star, nota per i suoi ruoli camaleontici in pellicole che vanno da Lady Macbeth a Midsommar – Il villaggio dei dannati e a Oppenheimer, resiste alla malinconia e conferisce ad Almut una gioia di vivere e un senso di determinazione così effervescenti da trascendere le circostanze in cui si ritrova.
"Quello di Almut è un ruolo con un'enorme quantità di ostacoli emotivi", sottolinea Crowley. "Florence però è a un punto della sua carriera in cui sta davvero spiccando il volo in termini del controllo del suo talento. È meraviglioso assistervi. Era decisamente pronta per un ruolo che è indiscutibilmente più corposo di tutti i suoi precedenti. Non solo ha dato una grandissima profondità ad Almut, ma è riuscita anche a trasmetterle un tocco leggero fondamentale perché ci si possa identificare in lei."
La Pugh descrive così il suo approccio: "Per me Almut era una donna single tanto determinata quanto normale, in cui potevo immedesimarmi e in cui penso che si ritroverà anche il pubblico. È stato davvero meraviglioso interpretare qualcuno che affronta tantissime delle cose che le persone della mia età devono affrontare davvero, ed è stato bello recitare d'istinto. Non ho fatto fatica a trovare l'ispirazione perché conosco personalmente tante donne splendide che lavorano sodo e hanno opinioni ben precise, proprio come Almut."
L'attrice ha subito trovato la chiave per assorbire la devozione di Almut alla sua forma d'arte, al ruolo di chef creativa. Appena ha accettato il ruolo, si è lanciata in una sorta di corso intensivo di addestramento improvvisato presso il ristorante stellato "Hide" a Londra. Là ha imparato a maneggiare le posate e servire le pietanze nel modo giusto sotto l'occhio vigile dell'acclamato chef Ollie Dabbous, svolgendo i tipici turni dalle 6:30 del mattino alle 4 del pomeriggio. "Essere così immersa in una cucina di enorme successo mi ha aperto subito gli occhi", dice la Pugh. "Amo il cibo e cucinare, ma non sono una chef, quindi volevo essere sicura che Almut sapesse davvero comportarsi, muoversi e interagire come una chef di fama mondiale. Una delle cose che ho imparato è che la base di ogni vera cucina di successo è il rispetto assoluto tra le persone, e questo è il tono che Almut cerca di stabilire."
Per capire cosa doveva affrontare fisicamente Almut dopo la diagnosi del tumore alle ovaie, la Pugh ha fatto delle ricerche mediche per conto suo. Tuttavia l'attrice non voleva che la parte di ricerca della sua preparazione fosse un punto focale ed era convinta che Almut avrebbe detestato il fatto che si togliesse aria alla sua storia. "Per quanto la malattia di Almut costituisca una svolta nella sua vita con Tobias, non è una svolta nella sua identità", spiega la Pugh. "Volevo che il pubblico ne cogliesse solo qualche scorcio, che la vedesse quando è stanca o si sente sola, ma soprattutto che percepisse che, con Tobias e la loro figlia, Almut è ancora la roccia della famiglia, forte e tenace."
Quindi forse l'influenza maggiore sulla performance della Pugh è stata semplicemente la connessione profonda che lei e Garfield hanno sentito fin dall'inizio e che ha continuato a crescere per tutto il tempo. "Io e Andrew abbiamo dovuto toccare argomenti molto intimi e rivelatori", riflette l'attrice, "e io sono stata fortunatissima ad avere la fiducia profonda che avevo nel fatto che sia Andrew sia John arrivassero dove dovevamo arrivare. Andrew lavora meticolosamente a ogni istante delle riprese finché non lo rende reale e giusto, creando un'esperienza magica in cui mi sono sentita sostenuta in ogni modo possibile. Ogni scena sembrava così viva che Almut e Tobias sono diventati reali per noi, così come la loro premura e la loro tenerezza nei confronti l'uno dell'altra. Andrew mi ha ispirata a cercare di lavorare più sodo, di migliorare e crescere."
La sua collaborazione con Crowley è stata ugualmente vitale. "John ha la capacità di guardare nel profondo della mente e del cuore dei personaggi, di capire perché le persone fanno determinate cose e quali sono le emozioni più vere" dice la Pugh a proposito del regista. "I suoi suggerimenti erano sempre a proposito della ricerca di quelle qualità più profonde. Con John il punto non è ripetere le battute, è catturare la vita reale."
Alla fine la Pugh si è trovata a porsi le stesse domande pesantissime che Almut è costretta a chiedersi a proposito del suo futuro. "Almut si domanda: 'dovrei vivere più a lungo, ma in modo orribile, o scegliere una vita più breve ma più bella?' E decide di vivere una vita migliore, piena d'amore e senza rimpianti, e di concentrarsi sul lasciare dei ricordi alla figlia in modo che questa possa dire: 'Wow, guarda cos'ha fatto mia madre.' Sono grata per tutto quello che mi ha insegnato questo film. La prospettiva di Almut mi ha guidata attraverso degli aspetti della mia vita in quel momento e mi ha portata su un percorso mirato a ottenere alcune cose che voglio."
Una delle scene più euforiche in modo paradossale è quella in cui Almut trasforma il farsi rasare i capelli in un allegro ricordo di famiglia. Quando aveva letto la sceneggiatura, la Pugh aveva avuto la certezza istintiva di doverlo fare sul serio, in una scena davanti all'obiettivo, invece di indossare una cuffia che imitasse la testa rasata. Crowley non l'aveva programmato, ma è stato felicissimo di filmare la scena così, di catturare la potenza della bellezza e del coraggio del momento reale. "È stata un'offerta straordinaria da parte di Florence, e adesso, quando rivedo la scena, penso che non sarebbe potuta essere girata in nessun altro molto, perché coglie qualcosa di estremamente profondo in Almut", dice Crowley.
La Pugh spiega: "Quando ho letto quella scena, sono rimasta colpita dal fatto che fosse così bella, felice e piena di vita, e quello mi ha fatto capire meglio cosa stava cercando di fare il film. Ho adorato il fatto che volesse trasformarlo in un giorno che la loro figlia potesse ricordare in modo positivo. Non ho avuto paura di farlo, perché non avrei mai evitato di fare quello che Almut doveva fare."
Mentre l'attrice era tranquilla il giorno delle riprese, tutti gli altri erano visibilmente agitati prima di una scena che poteva essere girata una volta sola. "Erano preoccupati che qualcosa andasse storto con la cinepresa, e perfino Andrew era teso perché aveva una sola opportunità con il rasoio", ride Crowley.
Garfield aggiunge: "Mi ero rasato la testa da solo, ma non avevo mai rasato quella di un'altra persona! Però è stato davvero speciale vedermi affidare quella responsabilità e mi sono sentito molto onorato."
L'estetica del tempo
We Live in Time è tanto gradevole alla vista quanto coinvolgente a livello romantico e offre una prospettiva inedita di una della città più filmate al mondo. Questa è una Londra autentica, non la città idealizzata o da noir, ma una Londra quotidiana che esprime calore e affetto, un luogo in cui la gente vive, lavora, mette su famiglia. "Abbiamo ambientato la storia a Herne proprio perché non è un quartiere particolarmente alla moda", dice Crowley. "Ci pareva importante, pensavamo che agli spettatori sarebbe sembrato realistico e che allo stesso tempo avrebbe preso le distanze dalle tipiche convenzioni del genere romantico. Volevamo una Londra che fosse semplicemente se stessa e lasciasse che sotto i riflettori ci fossero tutta la gioia e la tristezza che due persone affrontano nella vita."
Dopo il matrimonio, Almut e Tobias si trasferiscono sulle morbide colline a sud della città. Dice Andrew Garfield: "Adoro tutti i dettagli della vita britannica e della bellezza della campagna inglese che John ha sottolineato. Sono cresciuto nel Surrey, dove abbiamo girato il film, e questo mi ha spinto a rinegoziare il rapporto con la mia contea d'origine, che ho voluto lasciare appena ho potuto perseguire il sogno di diventare un attore. Però tornandoci ho pensato: 'Cavoli, devo confessare a mio padre che in realtà qui si sta bene. È bello.' Amo il fatto che quella che si vede nel film non sia un'Inghilterra turistica, ma un Paese per nulla sfavillante in cui due persone, una coppia che potreste incrociare per strada senza neanche notarla, vivono questa esperienza straordinaria."
All'inizio del progetto, i produttori e Crowley si sono riuniti con un collaboratore fidato, il direttore della fotografia Stuart Bentley, con cui Crowley aveva già lavorato nelle serie televisive Life After Life e Black Mirror. Il team ha parlato a lungo dell'obiettivo di stabilire un'estetica dal calore reale e personale che invitasse il pubblico ad abbandonarsi completamente ai fluidi salti temporali e alla carica di emozioni del film.
"L'estetica era importantissima perché bisogna vivere questa storia dall'interno", commenta Crowley. "Se passiamo a una visuale esterna, è solo per una chiara ragione umoristica o diegetica. Dapprima io e Stuart abbiamo valutato se mirare a un naturalismo quasi invisibile per la maggior parte del film. Poi però abbiamo aggiunto a quell'estetica più semplice qualche tratto un po' più intenso. Volevamo muoverci come funamboli tra lo sfruttare il potere del cinema senza mai essere complicati a livello formale. E Stuart ci è riuscito benissimo. Ha un grande talento tecnico, ma adora anche le espressioni degli attori, che è un aspetto che cerco sempre in un direttore della fotografia. Voglio che si goda tutte le emozioni attraverso l'obiettivo."
In alcune occasioni Bentley ha usato effetti più stilizzati, come il cosiddetto step printing usato nella sequenza della giostra al luna park, che dà l'illusione di rallentare il tempo scindendolo in momenti distinti. In altri momenti, però, racconta Crowley, Bentley ha "girato soltanto con la telecamera a mano, quasi come un documentario, mettendo semplicemente l'obiettivo nel bel mezzo della relazione e lasciando che il tempo scorresse completamente nel presente."
Durante il suo lavoro così meticoloso, Bentley ha instaurato un rapporto particolarmente ricco e creativo con la Pugh che diviene evidente sullo schermo. "È stato un incontro tra due grandi personalità artistiche", osserva Crowley. "Florence era estremamente in sintonia con le emozioni di Almut e Stuart reagiva perfettamente alle sue espressioni." A volte Bentley reagiva così tanto che, ricorda Crowley, gli toccava allontanarsi un attimo dalla cinepresa perché stava singhiozzando.
Un parto scomodo
Un momento clou di questa storia lunga diversi decenni è un singolo giorno contemporaneamente assurdo, inebriante, gioioso e in grado di cambiare la vita dei personaggi, un giorno che finisce con Almut che partorisce la figlia in un mini-market lungo la strada. "Ho letto quella scena pensando: 'Oh, questa sarà la grossa sequenza d'azione in stile Indiana Jones del film'", ride Garfield. "Non avevo mai visto una scena del genere. È la scena di un parto, ma fonde umorismo, realismo, urgenza, un rischio altissimo, assurdità, terrore puro e bellezza con la sensazione di qualcosa di miracoloso."
La lunga sequenza ha effettivamente richiesto una pianificazione e una coordinazione precisissime. La Pugh ha affrontato ore e ore in sala trucco ogni giorno per farsi scolpire una pancia da nono mese di gravidanza che risultasse realistica. Nel frattempo Bentley lavorava con il suo team per assicurarsi che la sequenza suscitasse sia suspense che realismo. Crowley ha portato sul set anche un'ostetrica professionista che ha dato indicazione estremamente precise alla Pugh, fino a confidarle le cose che dicono e fanno più spesso le donne durante il travaglio. La Pugh e Garfield hanno provato la scena con l'ostetrica per renderla più precisa, ma Garfield ha avuto l'istinto di evitare di assorbire troppe informazioni. "Volevo essere il più fedele possibile a come si sente Tobias", racconta l'attore.
Riassume Crowley: "Spero che siamo riusciti a trasmettere la sensazione del giorno più lungo e più strano della vita, ma con un tocco leggero. Florence e Andrew si sono goduti la scena ma l'hanno anche affrontata con un luccichio negli occhi. Hanno dato un tocco comico concreto restando emotivamente impavidi. Quella è sempre una combinazione incredibile."
Per creare uno spazio in cui quel tipo di coraggio espressivo potesse fiorire costantemente, Crowley ha chiesto all'intera troupe di concentrarsi sulle esperienze quotidiane della Pugh e di Garfield. "Volevo che ogni giorno arrivassero su un set tranquillo e pronto per le riprese, in modo che potessero semplicemente calarsi nella scena", spiega il regista. "Abbiamo fatto un sacco di lavoro preparatorio perché non ci fosse nulla che li distraesse, né emotivamente né in altri modi. Tutto si basava sul lasciare che si immergessero liberamente nel profondo di ciò che sentivano Almut e Tobias."
La scenografa Alice Normington (Suffragette) ha curato dettagli minuziosi che nelle varie scene definiscono il cambiamento di Almut e Tobias nel corso degli anni, secondo la sua visione dei loro ambiente domestici e di lavoro, dagli appartamenti da single a una casa per la loro famiglia. "Abbiamo parlato molto del fatto che certi luoghi diventano parte del tuo DNA", dice Crowley. "Alice ha fatto qualcosa di meraviglioso, non solo per quanto riguarda i vari luoghi di lavoro e di vita, ma anche per quegli spazi liminali che sono così importanti per il film: le strade, le stazioni di servizio e i mini-market che esprimono la vita urbana contemporanea."
Così come la Normington, anche la costumista Liza Bracey (Pennyworth) si è concentrata sulle piccole modifiche di stile che Almut e Tobias apportano in parallelo ai cambiamenti della loro vita. "Liza ha raccolto la sfida di vestire queste due creature di una bellezza incredibile in un modo che fosse realistico senza mai risultare sciatto. Andrew e Florence sono splendidi, ma hanno anche l'aria di essere appena arrivati dalla strada e di far parte di un certo livello sociale", dice Crowley.
Continua il regista: "Anche la nostra responsabile del trucco e delle acconciature, Ivana Primorac (Barbie, L'ora più buia), è di un altro livello. Con il suo sguardo acuto e pittorico ha modificato l'aspetto di Almut in un modo che non era mai eccessivo. E poi ha supervisionato la protesi per la pancia da gravidanza, che è venuta nel modo migliore possibile."
Il team di scenografi ha anche fatto molte ricerche per ricreare l'effetto divertente e noto del
Bocuse D'or, a volte definito "le Olimpiadi culinarie" e considerato il concorso di cucina più prestigioso del mondo, con i concorrenti più combattivi. La gara prende il nome dallo chef Paul Bocuse e si svolge ogni due anni a Lione, in Francia, con partecipanti che provengono da 24 Paesi diversi e si sfidano nella preparazione dei piatti migliori del mondo o in specialità originali in una corsa contro il tempo. Gli chef più ricercati lo prendono così sul serio che alcuni dedicano un anno intero esclusivamente alla preparazione per il concorso.
"Abbiamo osservato attentamente il vero Bocuse D'or, e loro sono stati così generosi da lavorare con noi in modo che il nostro meraviglioso reparto artistico potesse creare qualcosa di autentico", dice Crowley. "Però, anche se nel film diventa una sorta di trionfo sportivo, per me il punto non è la gara di cucina, ma il fatto che Almut sfidi i propri limiti, scegliendo ciò che è importante per lei. Il fatto che passi questo momento preziosissimo a vivere secondo la sua identità, per l'arte e la tecnica che adora, e per cui spera di essere ricordata."
Micromomenti e macrocosmi
Quando la gratificante produzione si è conclusa, Crowley sapeva che il viaggio del film non era neanche a metà. Mentre si dirigeva verso la sala di montaggio con Justine Wright (Locke), sapeva che lo aspettava la sfida più grande della sua carriera fino a quel momento. "Sono un grande ammiratore del lavoro di Justine e sapevo che questo sarebbe stato un montaggio lungo e sfiancante perché la dimensione temporale non era lineare e avremmo dovuto cercare di bilanciare accuratamente i micromomenti con i macrocosmi di queste due vite", dice.
"Alla fine abbiamo dovuto smontare la struttura del film, togliere tutto e ricostruirla, in modo da permettere a questi tre diversi periodi temporali di scorrere insieme in un modo che non creasse contrasti, che desse abbastanza informazioni, che fosse fedele ai personaggi e che al tempo stesso risultasse giocoso ma anche realistico a livello emotivo. Non c'è una scorciatoia per un processo del genere. Abbiamo riflettuto molto sul tempo, e questo ha richiesto un sacco di tempo, oltre che di pazienza. Però lungo il percorso abbiamo fatto delle grosse scoperte che ci hanno riportati a ciò che amavamo di più della storia."
Nella fase avanzata del montaggio, Crowley ha contattato Bryce Dessner, compositore, musicista e membro della rock band The National, che ha scritto la colonna sonora del film, potente in un modo sottile. "Quando ho chiamato Bryce, non riuscivo ancora a decidere che tipo di musica volevo. Però sapevo che c'era un'ampia gamma di colonne sonore melodrammatiche a cui non volevo che somigliasse", ride Crowley. "Bryce ha avuto immediatamente delle ottime idee che suonavano fresche e un po' sorprendenti. Il processo è stato lungo, ma man mano che la colonna sonora si faceva coesa, ha cominciato a influenzare il montaggio, e la musica di Bryce ha iniziato a fondere davvero la storia in un tutt'uno."
Nonostante tutti i salti temporali, la storia di Almut e Tobias si chiude con un concetto decisamente senza tempo: ciò che è più importante per ognuno di noi è vivere così bene da ispirare coloro che ci circondano. In un'epoca in cui i film d'amore che non siano frivole commedie romantiche sono sempre più scarsi, Crowley spera che We Live in Time soddisfi il pubblico che cerca questo genere di pellicole.
"È una delle storie più primordiali che si possano raccontare, no?", riflette Crowley. "Due individui si incontrano e cercano di dare un senso alla loro vita insieme, solo che la vita, il destino o come volete chiamarlo ha un'idea diversa per il loro futuro, cosa che però spinge i due ad amarsi ancora di più."
Garfield e la Pugh dicono che anche Almut e Tobias li hanno segnati. "È una di quelle storie che ti fanno venire voglia di fare tutte quelle cose che hai pensato di fare ma non hai fatto", dice la Pugh. "Tutti noi siamo qui solo per un periodo di tempo brevissimo e a scadenza, quindi è una cosa davvero magica passare quel tempo ad amare gli altri."
Garfield conclude: "Quello che succede tra Almut e Tobias si riassume nelle domande che ci poniamo tutti: come affrontiamo questa cosa chiamata vita? Come amiamo liberamente? Come ci togliamo le redini e ci concediamo di espanderci? Quando togli tutti le restrizioni all'amore, allora ti trovi davvero a vivere ogni momento."
dal pressbook del film
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