Hamnet - Nel nome del figlio, la recensione del film di Chloé Zhao
Tratto dal romanzo di Maggie O'Farrell intitolato Nel nome del figlio, Hamnet - Nel nome del figlio è l'ultima fatica cinematografica di Chloé Zhao che, proprio per questo lungometraggio, è diventata la seconda donna a essere nominata per la seconda volta per la miglior regia ai Premi Oscar. Dopo essere stato presentato in anteprima mondiale al Telluride Film Festival lo scorso agosto, il film è passato anche al Festival di Toronto e alla Festa del Cinema di Roma e arriverà nelle sale cinematografiche il prossimo 5 febbraio, in tempo per essere recuperato in vista degli Academy Awards, che saranno consegnati a marzo.
A voler essere estremamente brevi nel tratteggiare la trama del lungometraggio distribuito da Universal, si potrebbe dire che Hamnet - Nel nome del figlio è una storia che racconta il "dietro le quinte" della nascita dell'Amleto, una delle opere più famose, studiate e amate tra quelle scritte da drammaturgo inglese William Shakespeare. Il film inizia quando William (Paul Mescal) è un giovane tutore di latino, alle prese con un padre che non capisce il suo bisogno di creatività e il rifiuto del lavoro manuale. Un giorno, mentre è alle prese con una lezione, William alza lo sguardo e i suoi occhi vengono arpionati dall'immagine di una ragazza che, uscita dal bosco, cammina accompagnata da un falco. È Agnes (Jessie Buckley), una ragazza "stramba", che però lo attrae al punto che le presentazioni vengono già suggellate da un bacio. Agnes è la ragazza che accoglie le storie di William e si commuove per la potenza del racconto. William è il ragazzo che non ha paura di amare quella che è considerata "la figlia di una strega della foresta", che crede in ciò che è naturale e non nelle convenzioni sociali.
Hamnet - Nel nome del figlio è una storia d'amore, una storia di crescita e perdita, di accettazione e lutto. Sullo schermo vengono portati i tanti volti di un matrimonio: un non-posto dell'anima dove, anche se lo si abita con convinzione per amore, non mancano le crisi, la rabbia, le recriminazioni e i sacrifici. È un film che accarezza il concetto di creatività, che porta sullo schermo sotto forma di una necessità impellente, un richiamo di sirena a cui non si può resistere, contro cui non si può combattere. Ma è soprattutto la storia di una donna. Non è difficile accorgersi che la vera protagonista del racconto è proprio Agnes, interpretata da una Jessie Buckley che è senza dubbio alla migliore interpretazione della sua carriera. Attraverso il personaggio, Chloé Zhao parla di inclusività e accettazione, ma soprattutto del bisogno umano di essere accettati senza dover sottostare al parere di qualcuno che ci vuole diversi da ciò che siamo. Agnes non è canonica, niente in lei è standard o pacato. È un'anima libera, a tratti selvaggia, ma ugualmente fragile. Il film dunque non offre un arco di trasformazione, perché Agnes non ha bisogno di trasformarsi per ragioni esterne. La sua anima non muta, mentre il corpo cambia, si allarga e si deforma per far spazio alle vite dei figli, che sono sue emanazioni, miracoli di un'esistenza che sembrava essere destinata alla solitudine e che invece si accompagna a quella di un uomo che non vede il mondo per com'è, ma per come dovrebbe essere. La vita quotidiana di Agnes, raccontata anche grazie a uno stile registico lento e rarefatto, che sembra quasi far pensare alla pittura fiamminga, è di fatto il vero cuore del racconto. Una vita quotidiana dove non c'è solo il bello, ma dove si fa strada anche il male. Il dolore. La morte.
E così il film diventa un'analisi pungente sull'elaborazione del lutto, sulla capacità di rimettersi in piedi, pur zoppicando, dopo essere stati divorati dal dolore. Quando la vita cambia forma, perché si deve ricostruire intorno a un buco nero, un vuoto che fa più rumore di qualsiasi cosa. Ed è a quel punto - quando la perdita di un figlio diventa un momento spartiacque - che il film torna a concentrarsi sull'arte, intesa non solo come riflesso del proprio egocentrismo, ma come forma terapica, come magia quotidiana capace di rendere immortale chi ci ha già lasciato. Nella messa in scena di Hamlet - un cartello iniziale spiega che, nell'inglese dell'epoca, Hamlet e Hamnet erano praticamente la stessa parola - il film diventa quasi metalinguistico, ma a dare senso a quello che vediamo è lo sguardo tra William e Agnes. Il primo diventato un padre fantasma, la seconda una spettatrice che assiste al miracolo per cui niente di ciò che abbiamo amato è mai perso veramente.
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Universal Pictures presenta il trailer italiano del film Hamnet - Nel nome del Figlio diretto da Chloé Zhao, che porta sullo schermo la storia mai rivelata che ha ispirato il più grande capolavoro di Shakespeare: l'Amleto. Jessie Buckley nel ruolo di Agnes e Paul Mescal nel ruolo di William Shakespeare sono i protagonisti, qui affiancati da Emily Watson, Joe Alwyn, Noah Jupe e David Wilmot.