Minerva - La Scuola 1x01

Minerva - La Scuola

Minerva - La Scuola - Poster
Serie TV | 2026 | Italia | stagioni 1 | episodi 8
Regia: Ivan Silvestrini, Francesca Marino
Sceneggiatura: Ivano Fachin, Giovanni Galassi, Tommaso Matano, Michela Straniero
Cast: Ciro Minopoli, Biagio Venditti, Margherita Buoncristiani, Giulio Brizzi, Nicole Malaj, Massimiliano Gallo, Cristiana Capotondi, Irene Maiorino

Prima visione italiana su Netflix.
in uscita su Netflix

Trama

Minerva - La Scuola è una serie teen drama, ambientata in un liceo militare di Napoli. Un mondo che sembra appartenere a un'altra epoca, dove si viene svegliati all'alba per l'alzabandiera, dove non sono consentiti i cellulari o gli abiti civili, dove tra le materie c'è tattica militare e lezioni di scherma. Dove sono proibite le storie d'amore e ogni errore ha un prezzo altissimo. I protagonisti della serie sono Salvo (Ciro Minopoli), un ragazzo di una casa famiglia entrato nella scuola per scoprire la verità sulle sorti del suo migliore amico; Vincenzo (Biagio Venditti), che vuole emulare la carriera militare del padre; e Camilla (Margherita Buoncristiani), viziata ragazza milanese che è stata messa lì dentro dal padre per essere riformata. Minerva - La Scuola parla anche di adulti, degli ufficiali e degli insegnanti civili che sono lì per formare i ragazzi, ma che devono fare i conti con la loro coscienza, le loro fragilità e i loro errori. Al liceo militare Minerva - La Scuola gli allievi, portati al limite, scoprono cose inaspettate su loro stessi. Ogni ragazzo lì dentro ha delle ambizioni, dei sogni. La scuola non li aiuterà a realizzarli. La scuola gli farà capire se erano quelli giusti per loro. In una parola, li farà diventare grandi.  

Episodi Stagione 1

  • Minerva - La Scuola 1x01 S.1 E.1
    Episodio 1
    1a Italia: su Netflix
  • (S-D) Biagio Vendittti come Vincenzo Cipriani, Ciro Minopoli come Salvo Fusco in Minerva - La Scuola 1x02 S.1 E.2
    Episodio 2
    1a Italia: su Netflix
  • Minerva - La Scuola 1x03 - Immagine dal set S.1 E.3
    Episodio 3
    1a Italia: su Netflix
  • (S-D) Beatrice Savignani come Paola Giordano, Biagio Venditti come Vincenzo Cipriani in Minerva - La Scuola 1x04 S.1 E.4
    Episodio 4
    1a Italia: su Netflix
  • (S-D) Martina Pia Gambardella come Monica, Simone Secce come Diego Giordano, Annalaura Paragano come Ilaria, Fabio Bizzarro come Ezio in Minerva - La Scuola 1x05 S.1 E.5
    Episodio 5
    1a Italia: su Netflix
  • S.1 E.6
    Episodio 6
    1a Italia: su Netflix
  • S.1 E.7
    Episodio 7
    1a Italia: su Netflix
  • Minerva - La Scuola 1x08 - Immagine dal set S.1 E.8
    Episodio 8
    1a Italia: su Netflix

Info Tecniche

Titolo italiano: Minerva - La Scuola
Titolo originale: Minerva - La Scuola
Numero Stagioni: 1
Numero Episodi: 8
Anno: 2026
Nazione: Italia
Genere: Teen Drama, Drammatico, Per Adolescenti
Produzione: Netflix Original, Picomedia
Distribuzione: Netflix
Lingua: italiano
Formato: Colore

Cast Artistico e Tecnico

Dietro la macchina da presa, per la realizzazione di Minerva - La Scuola con la regia di Ivan Silvestrini, Francesca Marino, si segnala la presenza di Francesca Amitrano per la direzione della fotografia, Brunella Perrotta, Alberto Masi al montaggio, Antonio Farina per la direzione della scenografia, Massimo Cantini Parrini ai costumi, Michele Braga per le musiche, con la sceneggiatura firmata da Ivano Fachin, Giovanni Galassi, Tommaso Matano, Michela Straniero.

Regia: Ivan Silvestrini, Francesca Marino
Sceneggiatura: Ivano Fachin, Giovanni Galassi, Tommaso Matano, Michela Straniero
Fotografia: Francesca Amitrano
Montaggio: Brunella Perrotta, Alberto Masi
Musiche: Michele Braga
Scenografia: Antonio Farina
Costumi: Massimo Cantini Parrini

Cast e Ruoli:

Produzione

Minerva - La Scuola vede la produzione di Roberto Sessa (Produzione per Picomedia), Linda Vianello (Produzione esecutiva), Chiara Grassi (Produzione esecutiva), Francesco Nardella (Produzione creativa).

Cast Aggiuntivo

Soggetto di serie: Ivano Fachin, Giovanni Galassi, Tommaso Matano.
Soggetto di puntata: Ivano Fachin, Giovanni Galassi, Tommaso Matano, Michela Straniero.
Coordinamento editoriale: Donatella Diamanti.
Suono: Guido Spizzico.
Organizzatore generale: Federico Boldrini Parravicini.
Aiuto Regista: Raffaele Verzillo.
Segretaria di edizione: Camilla Percuoco.
Casting: Francesca Borromeo, Valeria Miranda.

Articoli

Video

Descrizione dei Personaggi

Le matricole del primo anno

Salvo
Uno scugnizzo che viene da un contesto difficile della periferia di Napoli. Per lui, all'inizio, il Minerva è il nemico, l'istituzione che gli ha portato via il suo migliore amico, Francesco, scomparso nel nulla proprio in quel liceo. Salvo entra al Minerva per capire che cosa gli sia successo, ma finirà per trovare la sua occasione di riscatto. Montaggio Brunella Perrotta, Alberto Masi Suono Guido Spizzico Costumi Massimo Cantini Parrini Scenografia Antonio Farina Organizzatore generale Federico Boldrini Parravicini Aiuto Regista Raffaele Verzillo Segretaria di edizione Camilla Percuoco Casting Francesca Borromeo, Valeria Miranda 

Vincenzo
Romano, figlio di una stirpe di militari di alto rango, entra al Minerva per seguire le orme di suo padre. Per lui la scuola è un sogno. Vincenzo è geniale in tutte le materie, brillante, ironico, ma soprattutto sa farsi voler bene. Lontano da casa però si scoprirà fragile e sperduto e il suo sogno rischierà di trasformarsi in un incubo. Troverà la motivazione per resistere solo dopo aver scoperto nel liceo una vera famiglia. 

Camilla 
Milanese, una ragazza viziata ed egocentrica. Figlia di un ricco industriale che la manda alla scuola militare per "raddrizzarla", all'inizio vive il Minerva come una punizione ma pian piano scoprirà dei legami autentici e un'energia nuova con cui dimostrerà, al padre, di saper scegliere per sé stessa. 

Gli anziani del terzo anno 

Diego 
La stella della scuola, farebbe qualunque cosa perché il padre, il Comandante Achille, lo veda e lo ami. Per lui il liceo e la carriera militare sono una ragione di vita, le uniche strade possibili. Scoprire che suo padre gli ha mentito e gli ha nascosto una dolorosa verità del passato manderà in crisi tutte le sue certezze.

Rachele 
Figlia di un pilota di caccia morto in missione, per lei la scuola è una necessità. Vuole rendere onore alla memoria del padre e diventare anche lei pilota. Per Rachele non esiste niente sotto la perfezione, ma dovrà scoprire e accettare che la perfezione è semplicemente una bugia. 

Max 
Inflessibile, irriverente e spietato con le matricole, per lui la scuola è una fuga. Crede che la propria emotività sia un punto debole. E invece diventerà il suo punto di forza. 

Gli adulti 

Achille Giordano 
Il comandante. Autorevole e intelligente, ma tradizionalista e conservatore. Per lui la scuola è un regno, il suo. Esperto nel maneggiare il potere, gestisce studenti, ufficiali e professori come un monarca illuminato. Maniaco del controllo, crede che le regole e le tradizioni siano ciò che può plasmare soldati e persone solide. Peccato che lui ogni tanto le tradisca quando gli fa comodo e diventi manipolatorio.

Teresa Bonaiuto 
Maggiore e vicecomandante. Allieva di Achille, per lei la scuola è una sfida: vuole modernizzarla, soprattutto dando spazio al mondo femminile. Rispetta le regole scritte ma non le tradizioni che, anzi, pensa intrappolino la scuola in un passato ormai scomparso. È una donna giusta e intelligente, ma anche decisamente ambiziosa. 

Laura Canali 
Civile, insegnante di Storia e Filosofia, per lei la scuola è una follia. Ci è finita per sbaglio ed è profondamente scettica verso i valori militari. Si fa subito amare dagli studenti proprio perché diversa dagli altri insegnanti. Tanto per cominciare sa ascoltare i ragazzi, li capisce, cerca un dialogo. Porta una ventata di aria fresca dentro un'istituzione antica, stringe un'alleanza con Teresa e allaccia un rapporto ambivalente con l'uomo che si nasconde dietro il comandante Achille. 

Gaetano Esposito 
Maresciallo, è il braccio destro di Achille, di cui ha molta stima. Per lui la scuola è una casa. Insegna educazione fisica ed è inflessibile, poco propenso a lasciar trasparire le sue emozioni. È un uomo solo, ma ha trovato in Achille e nella sua famiglia il calore di cui ha sempre avuto bisogno, perciò è molto vicino a Diego e fa di tutto per proteggerlo.

Pietro Recchi 
Maresciallo, maestro d'armi del liceo. È l'istruttore di scherma di Rachele ed è molto legato a lei perché è stato, in quello stesso liceo, compagno del padre. È l'ufficiale più morbido e accogliente. Da giovane sembrava destinato a diventare uno degli atleti migliori e invece si è rivelato incostante e privo della giusta mentalità. Per lui il liceo militare è una consolazione. 

Fuori dalla scuola 

Paola 
Figlia minore di Achille e sorella di Diego. Ironica, riottosa e conflittuale, non sopporta il liceo militare e la sua ideologia. Peccato che suo padre, per cercare di insegnarle la disciplina, la costringa a studiare proprio lì, chiusa nel suo ufficio. Per lei il Minerva è una prigione, dove però scoprirà l'amore e capirà qualcosa su sé stessa. 

Francesco 
Studente della scuola scomparso improvvisamente. Era il migliore amico di Salvo, praticamente un fratello maggiore. Sensibile, ottimista, generoso. Vivevano insieme in una casa famiglia, e prima di sparire Francesco ha condiviso con Salvo il sogno del Minerva, di un futuro migliore per entrambi. Non avrebbe mai pensato che il suo amico, un giorno, ci sarebbe entrato per indagare sulla sua sparizione.

Note di Produzione

Note degli Autori - Ivano Fachin, Giovanni Galassi, Tommaso Matano, Michela Straniero

Spesso le storie prendono vita dai luoghi, da quelle che in gergo chiamiamo "arene del racconto", ed è così che è nata questa serie. Partendo da una realtà anacronistica, mitica e perturbante come quella delle scuole militari. In Italia esistono quattro istituti superiori militari, disseminati sul territorio nazionale, si tratta di licei classici o scientifici la cui offerta formativa comprende, oltre alle materie tradizionali, anche lezioni di addestramento e cultura militare. In queste scuole, aperte alle allieve di genere femminile solo in anni recenti, si dorme tutti insieme in camerata e si imparano le basi della disciplina militare fin dai 16 anni. Attraverso interviste e ricerche sul campo abbiamo cercato di avere un quadro il più possibile chiaro della realtà di questi istituti, per restituirlo all'interno della serie. Ci interessava un racconto sì di finzione, ma ancorato alle esperienze che ragazze e ragazzi vivono davvero all'interno di questa arena. E così abbiamo scoperto, e descritto, un mondo in cui gli adolescenti vengono svegliati all'alba per l'alzabandiera, non possono utilizzare i cellulari o gli abiti civili, hanno il divieto di avere relazioni con gli altri studenti o studentesse e imparano a maneggiare le armi. Nei licei militari ragazze e ragazzi sperimentano la rigidità delle regole di una piccola "società disciplinare" in un momento della vita in cui i loro coetanei formano la propria identità spesso in modo opposto: trasgredendo, oltrepassando i limiti, andando contro l'autorità (dai genitori ai professori). Le scuole militari sono realtà estremamente esigenti, in cui il culto della performance e del risultato è esaltato al massimo, e la retorica della prestazione e del merito pesa sugli studenti che la frequentano. Questa tensione tra libertà individuale e costrizioni esterne, tra affermazione di sé e adeguamento alle aspettative altrui è al centro della nostra serie ed è ciò che rende Minerva-La Scuola prima di tutto un racconto di formazione. 
Tutti i personaggi della serie si trovano a scontrarsi con una scuola che nutre sogni e ambizioni, insegna la forza del gruppo, abbatte le differenze socio-economiche e al tempo stesso soffoca le libertà, sanziona le fragilità e le debolezze. E infatti, oltre ad essere un racconto di formazione, la nostra serie è sicuramente uno school drama.
 Al Minerva, la scuola della nostra serie, si pratica la scherma, ci si allena, si ha accesso a una bellissima biblioteca, si gode di uno splendido giardino e si approfitta di un'ottima mensa. Ma al tempo stesso bisogna rispettare un'infinità di regole e tradizioni, lo spirito di corpo rischia di trasformarsi in cameratismo e il rispetto delle gerarchie può trascendere in una forma di nonnismo. I nostri protagonisti intrecciano relazioni, scoprono l'amore e affrontano le proprie paure in un luogo straordinario, per certi versi magico e fuori dal tempo, per altri versi pericoloso. 
A guidarci nel racconto, tre "matricole", ovvero allievi del primo anno, completamente diversi tra loro. Camilla, figlia ribelle dell'alta borghesia milanese, che finisce nella scuola per essere riformata. Vincenzo, rampollo romano di una stirpe di militari, che vuole ricalcare le orme di suo padre. E Salvo, scugnizzo della periferia napoletana cresciuto in una casa-famiglia, che si iscrive al liceo militare per ritrovare Francesco, un amico scomparso l'anno precedente, proprio mentre frequentava quella stessa scuola militare... e così allo school drama e al coming of age si unisce una linea di genere mystery, che solleva dubbi e domande sulla vera natura di questa scuola. Cos'è accaduto a Francesco? E qual è la responsabilità degli altri allievi e degli ufficiali? Nella serie abbiamo deciso di restituire con un certo realismo la brutalità delle logiche militari e della pedagogia militaresca perché ci sembrava particolarmente importante in un momento storico in cui viviamo un processo di normalizzazione della guerra, della corsa al riarmo e della retorica belligerante.
Al tempo stesso il nostro racconto rimane in primis una storia di adolescenti, che nonostante tutto sognano, amano, si emozionano, lottano per crescere e scoprire chi sono, sperimentando la solitudine, l'incomunicabilità, il rapporto col gruppo, il bisogno di essere visti, l'ambizione e il prezzo del potere, ma anche l'amicizia, la resilienza e la capacità di rialzarsi.

Note di Regia - Ivan Silvestrini

Il pacifismo in questo mondo è una prospettiva sostenibile? Questa domanda mi perseguita da tempo, e questa serie è stata per me un modo di calarmi in una realtà piena di scomode verità. C'è spazio per la fragilità in un luogo che deve formare i soldati di domani? Quanto di sé è giusto sacrificare per la Patria? Queste sono solo alcune delle domande a cui questa seria cerca di dare risposta. Ciò che mi ha subito convinto è la qualità di una scrittura profonda e complessa, che cala i protagonisti in dilemmi morali continui, dalle questioni più adolescenziali e sentimentali, a scelte etiche che proiettano verso una vita adulta consapevole scissa tra Verità e Compromesso. Lo stile che ho provato a dare a questa storia segna per me un cambio rispetto alla mia precedente esperienza su Mare Fuori, per quanto i protagonisti siano mossi da forti passioni, il contesto impedisce loro di esprimerle liberamente, e la regia riflette questa rigidità di impostazione, che chiaramente smania per trovare momenti in cui esplodere in attimi di esaltazione e sensualità, e ciclicamente lo fa, in un caleidoscopio di colori e musiche liberatorio e catartico. I giovani protagonisti si trasformeranno in queste otto puntate, superando o scontrandosi con i loro limiti. Nel bene e nel male il liceo Minerva sarà per loro la crisalide di una nuova versione di sé, uno specchio in cui sarà impossibile non scoprirsi. 

Note sui Costumi - Massimo Cantini Parrini

Lavorare ai costumi di Minerva – La Scuola ha significato costruire un vero e proprio universo visivo. Prima ancora degli abiti, è stato necessario immaginare un sistema di segni, appartenenze e gerarchie capace di dare identità a un mondo narrativo complesso e coerente. Ogni costume è il risultato di un lungo percorso di ricerca e progettazione. Dietro ciò che appare sullo schermo esistono mesi di studio, numerosi disegni, revisioni e confronti continui con la regia e con gli altri reparti artistici. Nulla nasce da un'intuizione isolata: ogni dettaglio è il punto di arrivo di un processo volto a trovare il giusto equilibrio tra funzione narrativa e forza evocativa. In Minerva il costume non accompagna semplicemente l'azione, ma contribuisce a raccontarla, non solo attraverso le divise dei cadetti. Attraverso le forme, le proporzioni e la presenza stessa degli abiti nello spazio, i personaggi acquistano una fisionomia immediatamente riconoscibile. Il costume diventa così uno strumento narrativo capace di suggerire ruoli, relazioni e tensioni ancora prima che vengano espresse dalle parole. Ciò che mi ha maggiormente affascinato di questo progetto è stata la possibilità di creare un linguaggio visivo autonomo, capace di sostenere la dimensione simbolica del racconto senza perdere il contatto con l'umanità dei personaggi. Perché il costume, quando dialoga profondamente con la narrazione, non si limita a vestire un corpo: rende visibile un mondo. Il compito del costume non è soltanto quello di essere bello o spettacolare: è quello di rendere visibile ciò che spesso rimane invisibile, trasformando emozioni, desideri e rapporti di potere in forme, colori e materia. 

Note sulle Location

La Reggia di Portici

Un luogo che racchiude più mondi in uno: i fasti della corte borbonica, le prime scoperte archeologiche di Ercolano e Pompei, la scienza moderna e un giardino botanico. La Reggia di Portici, residenza estiva di Carlo di Borbone e Maria Amalia di Sassonia, è oggi un polo culturale e didattico vibrante che fonde architettura, arte e natura, attraverso la gestione del centro MUSA, parte del sistema museale dell'Università di Napoli "Federico II". 
La costruzione della Reggia di Portici, avviata nel 1738, non fu un evento isolato, ma il tassello fondamentale di un ambizioso progetto di rinnovamento urbano che mirava a elevare Napoli al rango delle grandi capitali europee come Parigi e Madrid. Carlo di Borbone, sovrano illuminato e appassionato, scelse architetti di fama internazionale come Antonio Canevari e Giovanni Antonio Medrano, i quali dovettero misurarsi con una sfida topografica senza precedenti: la presenza della strada regia delle Calabrie che tagliava il sito. La soluzione fu geniale: il palazzo inglobò la strada, rendendo il cortile d'onore un punto di transito pubblico e celebrativo al tempo stesso. 
La struttura, con la sua caratteristica pianta a "U" aperta verso il mare del Granatello, rappresenta una sintesi tra l'esigenza di sicurezza della corte e il desiderio di godere della bellezza paesaggistica. L'uso del piperno e del tufo sottolinea il legame materico con la terra vulcanica, mentre la scalinata monumentale funge da preludio agli appartamenti reali. La Reggia di Portici divenne rapidamente il palcoscenico di una nuova immagine della monarchia, capace di coniugare la vita riservata dei sovrani con lo svolgimento delle cerimonie pubbliche.  
Portici non fu solo un rifugio cortigiano. Con l'avvio delle scoperte archeologiche nelle vicine Ercolano e Pompei, il palazzo divenne il baricentro della cultura antiquaria europea. Fu proprio tra queste mura che nacque l'Herculanense Museum, una collezione esclusiva e gelosamente custodita che lo stesso Johann Wolfgang von Goethe definì «l'alfa e l'omega di ogni collezione d'arte antica».  
Attraverso i secoli, il complesso ha saputo rinnovare la propria vocazione illuminista: se l'Ottocento ne ha visto la trasformazione in chiave neoclassica durante il regno di Gioacchino Murat e Carolina Bonaparte, il 1872 ha segnato l'inizio di una nuova e duratura rinascita scientifica con l'istituzione della Reale Scuola Superiore di Agricoltura. Oggi, come sede del Dipartimento di Agraria dell'Università degli Studi di Napoli Federico II e del Centro MUSA, la Reggia continua a far convivere lo splendore della memoria borbonica con la ricerca contemporanea e la tutela della biodiversità.  

Curiosità Storica
La fondazione stessa della Reggia è legata a una suggestiva leggenda marinara. Nel maggio del 1737, una violenta tempesta sorprese in mare la barca del Re Carlo e della Regina Maria Amalia usciti per assistere a una battuta di pesca. Costretti a un miracoloso sbarco d'emergenza sulla spiaggia nei pressi del Granatello, i sovrani rimasero particolarmente colpiti dalla straordinaria amenità del luogo e dall'aria salubre e mite del litorale. Furono conquistati a tal punto che la regina convinse re Carlo a decretare l'immediata edificazione di una villa destinata alle delizie estive della corte. A coloro che manifestavano timore per l'inquieta vicinanza del Vesuvio, il sovrano usava rispondere con una celebre formula dettata da una fiduciosa fatalità e da una forte fede cattolica: «ci penseranno Iddio e San Gennaro».  

La Biblioteca Storica
nella serie è la biblioteca del Minerva

In una mappa settecentesca questa sala era descritta come la "Galleria comune a detto quarto ed a quello di sopra del Principe Reale Don Filippo…". Gli eleganti ornamenti che ancora decorano il soffitto sono in stile barocco; le grandi conchiglie dorate sembrano sospese nel tempo, pronte a rivelare i segreti del passato. Nel 1872, con la nascita della Reale Scuola Superiore di Agricoltura, questa sala divenne una Biblioteca, cuore pulsante della Scuola. La Biblioteca fu guidata da figure di spicco: Alfonso Cossa, Ettore Celi, Nicola Antonio Pedicino, Orazio Comes, Oreste Bordiga, nomi che arricchirono il suo patrimonio culturale e ne consolidarono la fama.  All'inizio del Novecento, il patrimonio della Biblioteca contava già oltre 15.000 opere e più di 150 periodici. Negli anni Cinquanta, la sala fu dotata di una maestosa scaffalatura in metallo che ancora oggi custodisce collezioni preziose: libri, riviste scientifiche e documenti rari, tra questi una copia del Regio decreto di fondazione del 1872 e antichi inventari manoscritti che descrivono attrezzature e laboratori dell'epoca. Tra i tesori più preziosi sicuramente ci sono i "Manoscritti di viaggio" di Giovanni Gussone, celebre botanico a cui è dedicato il parco superiore della Reggia. La Biblioteca vanta anche un fondo di oltre 600 edizioni antiche, tra cui cinquecentine e opere del Settecento e Ottocento, come il De naturali vinorum historia del 1596 e La Real villa di Portici del 1787. Periodici storici e donazioni private, come i fondi Comes e Ierna, arricchiscono ulteriormente il patrimonio. 

Sala Pompeiana
nella serie è la sala del Comandante

Addentrandosi negli appartamenti reali, si accede a uno degli ambienti più suggestivi del palazzo, adiacente alle sale di rappresentanza: la Sala Pompeiana. Progettata originariamente nel 1741 dall'architetto Antonio Canevari per ospitare la camera da letto privata del Re Carlo di Borbone, la stanza mantenne questa funzione intima e residenziale per diversi decenni. Tuttavia, a seguito del successivo ampliamento dell'ala occidentale del palazzo, le stanze da letto reali vennero spostate nei nuovi settori della Reggia. Fu solo in questa seconda fase, sul finire del Settecento, che l'ambiente cambiò radicalmente funzione; fu destinato a salotto di svago della corte. Ribattezzata nei documenti come Stanza del Trucco, divenne un ambiente riservato al gioco del biliardo, dove i sovrani e i cortigiani più intimi potevano sfidarsi lontano dai rigidi vincoli del cerimoniale pubblico. L'eccezionale decorazione che si ammira oggi cancella l'assetto rococò originario ed è figlia diretta del gusto archeologico promosso sotto il regno di Gioacchino Murat. Eseguita tra il 1812 e il 1814 dal pittore Gennaro Bisogni sotto la direzione dell'architetto francese Étienne-Chérubin Lecomte, la sala ricrea fedelmente un interno sul modello delle case romane della vicina Pompei, alternando sulle pareti "finti quadri" con figure sospese e un soffitto ornato da deliziose nature morte marine e volatili. Gli inventari di fine Settecento testimoniano l'evoluzione di questo spazio, registrando accuratamente il passaggio da camera da letto a sala ludica, descrivendo la presenza del grande tavolo da biliardo e degli arredi adatti allo svago confidenziale dei reali. Il successivo restauro murattiano completò la metamorfosi, rendendola un vero e proprio manifesto della passione ottocentesca per gli scavi vesuviani. 

Terza Anticamera (Sala Della Seta Gialla)
nella serie è la sala professori 

Lasciandosi alle spalle la Sala Pompeiana, si prosegue verso il nucleo cerimoniale del piano nobile e si entra nella Terza Anticamera, stanza attigua ai saloni d'onore e con affaccio diretto verso il mare. Denominata originariamente nei documenti d'epoca come l'anticamera "che dà sulla marina", questa stanza fungeva da filtro cerimoniale per l'accesso agli appartamenti reali borbonici. Durante il decennio francese, l'architetto Lecomte ne diresse la completa modernizzazione in stile impero, il soffitto venne ricoperto dalle decorazioni a tempera su intonaco attribuite al pittore di corte Gennaro Bisogni, caratterizzate da un'alta fascia ornamentale perimetrale popolata da grifoni simmetrici e da ghirlande vegetali al centro. Le pareti conservano lo straordinario parato in seta di San Leucio giallo e amaranto. Nel Settecento la sala mostrava un arredo sobrio ma lussuoso, ideale per l'attesa dei diplomatici: era allestita con tavoli a muro, sedie in pregiato mogano e un imponente orologio a pendolo di manifattura inglese che scandiva rigorosamente i minuti che separavano gli ospiti dall'udienza del sovrano. 

Esedra
nella serie è il cortile del Minerva, sede dell'alzabandiera

Guardando al di fuori delle grandi aperture della Terza Anticamera, l'orizzonte visivo si apre sul monumentale cortile ellittico sottostante: l'Esedra. L'Esedra non solo conduceva ai giardini prospicienti il mare, raccordava anche le scuderie e i corpi di guardia laterali in un perfetto equilibrio architettonico tardo-barocco. 

Sala delle Guardie
nella serie è la sala del test d'ingresso e la sala della cerimonia dello spadino

Sito al culmine della seconda rampa dello Scalone Reale progettato da Antonio Canevari, la Sala delle Guardie accoglie il visitatore introducendolo nel cuore dell'appartamento di rappresentanza. Questo vasto ambiente era originariamente destinato al corpo delle guardie di Sua Maestà, le quali, come ricordano i documenti d'epoca, avevano il compito di vegliare sui reali passaggi «anche di notte». La decorazione dello spazio fu interamente concepita per sbalordire e celebrare la sovranità. Le pareti recano la firma illustre di Vincenzo Re, il celebre scenografo del Teatro di San Carlo, che trasformò i muri perimetrali in una grandiosa macchina illusionistica ispirata agli apparati effimeri delle feste barocche. Sopra una finta balaustra dipinta, l'artista ha raffigurato drappi di velluto pesante, quinte teatrali prospettiche e un loggiato ideale aperto che lascia intravedere statue e sfondi architettonici dilatati, annullando i limiti fisici della muratura. Alzando lo sguardo verso la volta, si incontra il capolavoro pittorico della sala: il grande affresco celebrativo eseguito da Crescenzo La Gamba raffigurante l'allegoria de "La Verità svelata dal tempo". La composizione mostra il Tempo, personificato nelle sembianze del mitologico Saturno, nell'atto di sollevare un manto rosato per svelare una delicata figura femminile: la Verità. Quest'ultima reca tra le mani un sole radiante, la cui luce mette in fuga i Vizi e propizia il trionfo delle Virtù, mentre la Maestà regia appare circondata dalle figure allegoriche della Pace, della Giustizia, dell'Abbondanza e dell'Eloquenza, a fronte delle Erinni che precipitano nell'oscurità. Nonostante la ricchezza delle pareti dipinte, la funzione militare e cerimoniale della sala imponeva un arredamento essenziale e rigoroso. Nell'inventario generale dei Reali Appartamenti redatto alla fine del Settecento, la stanza risulta infatti arredata unicamente con «dodici panche di color lattino con le reali imprese», sedute sobrie destinate al riposo e al presidio dei soldati in armi. 

Villa Campolieto

Sorta in una posizione fra le più felici e suggestive, a valle della borbonica strada delle Calabrie, non lontano dalla Reggia di Portici e contigua alla Villa Favorita, Villa Campolieto venne edificata per volontà del Principe Luzio De Sangro, Duca di Casacalenda che nel 1755, affidò il progetto e l'esecuzione dei lavori a Mario Gioffredo. Costretto ad abbandonare l'opera intorno al 1760 fu sostituito da Luigi Vanvitelli che, dal 1763 al 1773 (anno della sua morte) ne diresse i lavori, completati nel 1775 dal figlio Carlo.  
La Villa Campolieto, acquisita nel 1977 dall'Ente per le Ville Vesuviane, oggi Fondazione, dopo 6 anni di restauro è stata riportata al suo primitivo splendore e restituita alla pubblica fruizione.  
L'edificio è impostato a pianta quadrata, articolando i quattro blocchi di una galleria centrale a croce greca, e si sviluppa su cinque livelli. La facciata posteriore della Villa si apre con un portico ellittico a colonne toscane che forma un belvedere coperto e si conclude con un magnifico affaccio al mare con una vasca e una scala a forma ellittica che unisce il corpo di fabbrica al giardino sottostante. A sinistra, l'imponente scuderia ideata dal Gioffredo, con volte a crociera e pilastri in piperno. Il Vanvitelli "stravolgendo il disegno originario del Gioffredo" ridisegna completamente lo scalone della Villa, creando un rampante centrale e due laterali sul modello sperimentato a Caserta, arricchendolo con un mascherone e una grottesca situati nel lato interno dell'arco d'ingresso e da sei nicchie che scandiscono la salita al piano nobile contenenti delle statue a soggetto mitologico, il vestibolo poi, si presenta con un atrio coperto a cupola e fiancheggiato da due nicchie absidali. La sua funzione era quella di accogliere e di indirizzare gli ospiti nei diversi ambienti dell'appartamento.  
Dalla stanza chiamata "Cannocchiale" per la sua caratteristica conformazione, si accede nelle sale private della famiglia, giungendo poi nella sala da pranzo, sicuramente una delle stanze più suggestive della villa, ideata dal Gioffredo a forma quadrata con soffitto a botte, veniva stravolta dal Vanvitelli che, raccogliendo i voleri del padrone di casa, la rendeva circolare con una tecnica cosiddetta "Incannucciata", che consiste in una nervatura in legno, sovrapposta con canne da bambù, ingessata e poi affrescata. 
L'affresco, che decora l'intera stanza, opera del Fischetti e del Magrì, riproduce la struttura portante raffigurante un gazebo ricoperto da un vitigno coltivato nei fondi del principe e dove la famiglia amava oziare con gli ospiti nelle belle giornate estive. Con le spalle alla finestra, osservando l'affresco da destra verso sinistra, incontriamo dapprima un gruppo di persone che giocano a carte tra cui il De Sangro, a seguire sullo sfondo le isole del golfo, e superata la porta possiamo vedere uno dei pochi autoritratti su affresco del Vanvitelli che scruta il cielo con il monocolo. Le porticine di servizio si mimetizzano con l'affresco di cui parte è andato perduto insieme ad una delle quattro stagioni raffigurate agli angoli della sala.  
La sala "degli Specchi", situata in quest'ala del palazzo, era uno studiolo femminile, come si deduce dai colori tenui, in cui ci si intratteneva a conversare prima di entrare nel salone delle feste.  
Anche se la costruzione delle ville vesuviane del XVIII secolo era concepita in modo da privilegiare la fruizione esterna a quella interna, grande importanza veniva data al Salone delle Feste. In quel che rimane dell'affresco del soffitto a botte, si intravedono figure mitologiche con festoni, amorini e architetture portanti. Gli affreschi alle pareti, riproducono il mito di Ercole con otto medaglioni raffiguranti la sua vita, due nicchie con le statue di Ercole e Cupido, mentre nelle lunette sovrastanti le porte sono raffigurate l'Abbondanza e la Sapienza.  
Uscendo sul terrazzo si può ammirare una delle più suggestive e panoramiche vedute sul Golfo di Napoli, da Posillipo a Ischia, per giungere a Capri e alla Penisola Sorrentina. Sui due lati del ballatoio si diramano due scale che conducono alla passeggiata scoperta del porticato, dirigendosi a destra si intravedono quattro garitte che delimitavano una peschiera e che fungevano da riparo dal sole mentre si pescava. Sullo sfondo lo sguardo si apre verso il bosco della Reggia di Portici e l'area archeologica ercolanese.  
Affacciandoci al centro della passeggiata, ammiriamo l'architettura disegnata dalla scala ellittica che conduce alla fontana e al Palmeto. Proseguendo nella passeggiata e volgendo le spalle al mare, ammiriamo il Vesuvio che domina il paesaggio con la sua imponenza, sulla stessa prospettiva Villa Ruggiero, a destra Villa Favorita. 
A Villa Campolieto sono stati ambientati i sotterranei della Scuola. 


dal pressbook di serie

Eventi

Minerva - La Scuola è stata presentata il 21 luglio 2026 in anteprima al Giffoni Film Festival 2026, con la presenza dei protagonisti Ciro Minopoli, Biagio Venditti, Margherita Buoncristiani, Giulio Brizzi, Nicole Malaj con Massimiliano Gallo, Cristiana Capotondi e Irene Maiorino, insieme al regista Ivan Silvestrini. Nel corso di un tour itinerante nella cornice della Reggia di Portici (NA) - location principale delle riprese assieme alla Villa Campolieto di Ercolano - cast, regista, autori e produzione hanno accompagnato i presenti attraverso le sale storiche del Palazzo, tra realtà e finzione, alla scoperta degli ambienti che nella serie diventano gli spazi dell'immaginario liceo militare Minerva. 

Giffoni 2026

Sezioni/Presentato in:
• Eventi Speciali
Minerva - La Scuola - Poster
Minerva - La Scuola 1x01
Minerva - La Scuola 1x01
Minerva - La Scuola 1x01
Minerva - La Scuola 1x01
Minerva - La Scuola 1x01
Minerva - La Scuola 1x01
Irene Maiorino come Teresa Bonaiuto in Minerva - La Scuola 1x01
(S-D) Gennaro Della Volpe come Gaetano Esposito, Margherita Buoncristiani come Camilla Savino, Ciro Minopoli come Salvo Fusco in Minerva - La Scuola 1x01
Luigi Zeno come Leonardo in Minerva - La Scuola 1x01
Simone Secce come Diego Giordano in Minerva - La Scuola 1x01
Alicia Edogamhe come Adele in Minerva - La Scuola 1x01
Massimiliano Gallo come Achille Giordano in Minerva - La Scuola 1x01
(S-D) Irene Maiorino come Teresa Bonaiuto, Gennaro Della Volpe come Gaetano Esposito in Minerva - La Scuola 1x01
Massimiliano Gallo come Achille Giordano in Minerva - La Scuola 1x01
(S-D) Alicia Edogamhe come Adele, Ciro Minopoli come Salvo Fusco, Margherita Buoncristiani come Camilla Savino in Minerva - La Scuola 1x01
(S-D) Alicia Edogamhe come Adele Marra, Ciro Minopoli come Salvo Fusco, Margherita Buoncristiani come Camilla Savino, Luigi Zeno come Leonardo Adolfi in Minerva - La Scuola 1x01
Luigi Zeno come Leonardo in Minerva - La Scuola 1x01
Cristiana Capotondi come Laura Canali in Minerva - La Scuola 1x01
Irene Maiorino come Teresa Bonaiuto in Minerva - La Scuola 1x01
Luigi Zeno come Leonardo in Minerva - La Scuola 1x01
(S-D) Ciro Minopoli come Salvo Fusco, Biagio Vendittti come Vincenzo Cipriani in Minerva - La Scuola 1x01
Luigi Zeno come Leonardo in Minerva - La Scuola 1x01
Minerva - La Scuola 1x02 - Immagine dal set
Minerva - La Scuola 1x02 - Immagine dal set
Minerva - La Scuola 1x02 - Immagine dal set
Minerva - La Scuola 1x02 - Immagine dal set
(S-D) Margherita Buoncristiani come Camilla Savino, Ciro Minopoli come Salvo Fusco in Minerva - La Scuola 1x02
(S-D) Andrea Giannini come Eugenia, Biagio Vendittti come Vincenzo Cipriani, Alessandra Roca come Manuela in Minerva - La Scuola 1x02
(S-D) Margherita Buoncristiani come Camilla Savino, Nicole Malaj come Rachele in Minerva - La Scuola 1x02
(S-D) Biagio Vendittti come Vincenzo Cipriani, Ciro Minopoli come Salvo Fusco in Minerva - La Scuola 1x02
Biagio Venditti come Vincenzo Cipriani in Minerva - La Scuola 1x02
Cristiana Capotondi come Laura Canali in Minerva - La Scuola 1x02
Biagio Venditti come Vincenzo Cipriani in Minerva - La Scuola 1x02
Gennaro Della Volpe come Gaetano Esposito in Minerva - La Scuola 1x02
Alicia Edogamhe come Adele in Minerva - La Scuola 1x02
Ciro Minopoli come Salvo Fusco in Minerva - La Scuola 1x02
(S-D) Biagio Venditti come Vincenzo Cipriani, Beatrice Savignani come Paola Giordano in Minerva - La Scuola 1x02
(S-D) Ciro Minopoli come Salvo Fusco, Simone Secce come Diego Giordano in Minerva - La Scuola 1x02
Minerva - La Scuola 1x03 - Immagine dal set
Minerva - La Scuola 1x03 - Immagine dal set
Minerva - La Scuola 1x03 - Immagine dal set
Minerva - La Scuola 1x03 - Immagine dal set
(S-D) Gaia Garavaglia come Benny, Margherita Buoncristiani come Camilla Savino, Viola Brambilla come Ludo in Minerva - La Scuola 1x04
(S-D) Beatrice Savignani come Paola Giordano, Biagio Venditti come Vincenzo Cipriani in Minerva - La Scuola 1x04
(S-D) Nicole Malaj come Rachele, Simone Secce come Diego Giordano in Minerva - La Scuola 1x05
(S-D) Nicole Malaj come Rachele, Martina Pia Gambardella come Monica, Fabio Bizzarro come Ezio, Simone Secce come Diego Giordano, Margherita Buoncristiani come Camilla Savino, Annalaura Paragano come Ilaria in Minerva - La Scuola 1x05
(S-D) Simone Secce come Diego Giordano, Michele Rosiello come Pietro in Minerva - La Scuola 1x05
(S-D) Nicole Malaj come Rachele, Massimiliano Gallo come Achille Giordano, Cristiana Capotondi come Laura Canali, Alicia Edogamhe come Adele Marra, Biagio Venditti come Vincenzo Cipriani, Ciro Minopoli come Salvo Fusco, Margherita Buoncristiani come Camilla Savino, Simone Secce come Diego Giordano in Minerva - La Scuola 1x05
(S-D) Martina Pia Gambardella come Monica, Simone Secce come Diego Giordano, Annalaura Paragano come Ilaria, Fabio Bizzarro come Ezio in Minerva - La Scuola 1x05
Minerva - La Scuola 1x08 - Immagine dal set
Irene Maiorino all'anteprima di Minerva - La Scuola al Giffoni Film Festival, il 21 luglio 2026
Massimiliano Gallo all'anteprima di Minerva - La Scuola al Giffoni Film Festival, il 21 luglio 2026
Cristiana Capotondi all'anteprima di Minerva - La Scuola al Giffoni Film Festival, il 21 luglio 2026
Irene Maiorino, Massimiliano Gallo e Cristiana Capotondi all'anteprima di Minerva - La Scuola al Giffoni Film Festival, il 21 luglio 2026
Giulio Brizzi all'anteprima di Minerva - La Scuola al Giffoni Film Festival, il 21 luglio 2026
Biagio Venditti all'anteprima di Minerva - La Scuola al Giffoni Film Festival, il 21 luglio 2026
Margherita Buoncristiani all'anteprima di Minerva - La Scuola al Giffoni Film Festival, il 21 luglio 2026
Ciro Minopoli all'anteprima di Minerva - La Scuola al Giffoni Film Festival, il 21 luglio 2026
Biagio Venditti, Margherita Buoncristiani e Ciro Minopoli all'anteprima di Minerva - La Scuola al Giffoni Film Festival, il 21 luglio 2026
Nicole Malaj all'anteprima di Minerva - La Scuola al Giffoni Film Festival, il 21 luglio 2026
Biagio Venditti, Giulio Brizzi, Margherita Buoncristiani, Nicole Malaj e Ciro Minopoli all'anteprima di Minerva - La Scuola al Giffoni Film Festival, il 21 luglio 2026
Biagio Venditti, Giulio Brizzi, Margherita Buoncristiani, Massimiliano Gallo, Ivan Silvestrini, Nicole Malaj, Ciro Minopoli, Cristiana Capotondi e Irene Maiorino all'anteprima di Minerva - La Scuola al Giffoni Film Festival, il 21 luglio 2026