La Valanga Azzurra
Trama
"La Valanga Azzurra" ripercorre la parabola irripetibile della nazionale italiana di sci alpino degli anni '70, guidata dal leggendario tecnico Mario Cotelli e capitanata da campioni come Gustavo Thoeni e Piero Gros. Attraverso successi che hanno riscritto la storia dello sport italiano, come la conquista di cinque Coppe del Mondo e numerose medaglie tra Olimpiadi e Mondiali, il documentario celebra le rivalità interne, i contrasti caratteriali e i sacrifici che hanno reso invincibile questa squadra. Le testimonianze inedite dei protagonisti, intrecciate alla narrazione di Giovanni Veronesi, che rivela in questa occasione i suoi trascorsi di aspirante campione, fanno rivivere l'epopea unica di un ciclone sportivo, dagli esordi gloriosi fino a un inevitabile declino.
Con interviste a: Stefano Anzi, Giuliano Besson, Franco Ernesto Bieler, Federica Brignone, Franco Cotelli, Erich Demetz, Massimo Di Marco, Linda Esser, Lorenzo Fabiano, Claudia Giordani, Sofia Goggia, Giovanni Malagò, Elena Matous, Josef Messner, Charlotte Nogler, Dominik Paris, Oreste Peccedi, Ingrid Pfaundler, Battista Pietrogiovanna, Herbert Plank, Helmuth Alfonso Schmalzl, Alfons Thoma, Alberto Tomba, Alex Vinatzer, Marcello Varallo.
Info Tecniche
Cast
Cast e Ruoli:
Altro cast:
Consulenza alla sceneggiatura: Luca Rea.
Fonico Presa Diretta: Felix Rier.
Fonico Mix: Alessandro Checcacci.
Montaggio Suono: Gianluca Carbonelli.
Organizzazione: Andrea Sandali.
Aiuto Regia: Nicola Deorsola.
Produzione: Domenico Procacci (Produzione), Laura Paolucci (Produzione), Eleonora Savi (Produzione esecutiva), Ivan Fiorini (Produzione esecutiva), Gianluca Casagrande (Produzione per Rai).
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Note di Regia
"Non avevo mai saputo paragonare lo sci a qualcos'altro e poi, un giorno, mio fratello Sandro scrisse un romanzo, XY, e lì ho imparato a farlo:
Sciare è come scrivere senza punteggiatura senza virgole né punti senza vincoli né cancelli sciare è libertà assoluta e curva dopo curva con le cosce che ti bruciano essere felici.
Io sono uno sciatore mancato, dicono i miei amici. Io invece dico "fallito". Non ho fatto altro che sciare fino a 14 anni, gara dopo gara, per diventare un campione e non ce l'ho fatta. Questa è la spinta più forte che mi ha convinto a raccontare la storia della Valanga Azzurra. Quelli sono davvero i miei miti, sono quello che io avrei voluto essere nella vita, sono Me dentro. Facendo questo documentario ho chiuso per sempre il cerchio. Ho messo la parola fine alla mia esperienza sugli sci e non andrò mai più a sciare. Ho deciso, che è giusto così, che raccontare una storia del genere deve avere uno scopo privato, deve anche essere un'esperienza personale e io la farò essere la mia ultima volta. Raccontiamo le imprese di atleti come Gros e Thoeni, che portarono lo sci ad essere in quegli anni il secondo sport nazionale dopo il calcio e mi sono dato da fare per tirar fuori dalle bocche di gente zitta, tutte le emozioni, le invidie e i sentimenti che regnarono nei cuori coraggiosi di quei campioni senza tempo. Sono andato a sciare con loro e ho cercato, nelle chiacchierate sulle piste e in seggiovia, di estrarre la vera natura del campione, quella del virtuoso, quella del sacrificio di un'infanzia diversa, quella che si esprime e viene fuori solo curva dopo curva senza virgole né punti, senza scrupoli né ostacoli, sciando accanto alla tua ombra al ritmo di un "click" che ti fa curvare solo in quel punto, né un attimo prima né uno dopo, così come accade nella musica dove chi va fuori tempo "inforca".
C'è la neve nei miei ricordi c'è sempre la neve e mi diventa bianco il cervello se non la smetto di ricordare."
I Protagonisti
Mario Cotelli | «Il boss», come lo definì il grande Alfredo Pigna. Se pensiamo a uomini come Enzo Bearzot, Alex Ferguson, Phil Jackson, Julio Velasco e chissà quanti altri ancora, viene del tutto naturale identificare i successi di una squadra con la sua guida. Di solito, sono sempre gli atleti i primi protagonisti. Sono rari i casi in cui i tecnici hanno una tale dose di carisma e personalità da imporre per sempre il loro sigillo di paternità su un ciclo sportivo. In questa prospettiva, nella Hall of Fame non si può non inserire l'uomo che, con le sue idee innovative e il suo deciso carattere, ha forgiato il mito della Valanga Azzurra. Mario Cotelli è stato commissario tecnico della Nazionale dal 1969 al 1978, l'età dell'oro dello sci azzurro. Nel 1967, quando è ancora uno studente di Economia e Commercio, viene chiamato da Jean Vuarnet ad allenare la squadra C italiana. L'anno successivo diviene commissario tecnico della Nazionale B, per poi passare alla Nazionale A nel 1969/1970. Rimasto in carica nove anni, la sua gestione è in assoluto la più vincente nella storia dello sci azzurro. In quel periodo, l'Italia domina le discipline tecniche vincendo cinque Coppe del Mondo e dodici medaglie tra mondiali e olimpiadi. Un successo al quale un grosso contributo lo dà quell'omone baffuto, furbo, irascibile e burbero quanto basta da renderlo simpatico. Mario ci ha lasciati il 5 novembre del 2019.
Oreste Peccedi | Il papà. Allenatore della Valanga Azzurra, Oreste Peccedi è uno dei più importanti personaggi della storia dello sci alpino italiano. Ha allenato la Valanga Azzurra dal 1968 al 1976 e a quei ragazzi ha voluto bene come a dei figli. Era sempre lì a tracciare, a dar consigli e a correggere gli errori. Un gran lavoratore, scrupoloso e perfezionista nei metodi di allenamento. Un tecnico di altissimo livello che tutto il mondo del Circo Bianco invidiava all'Italia. Sarà un caso, ma dopo il suo addio alla squadra nel 1976, la Valanga Azzurra si è pian piano dissolta. Terminata la sua esperienza con la Nazionale, Oreste ha progettato la pista Stelvio, nella sua Bormio, per i Mondiali del 1985: una delle piste più iconiche del circuito di Coppa del Mondo. Ha continuato a sciare fino al 2015, gareggiando nella categoria masters. Ci ha lasciati lo scorso maggio, ma la giornata che un anno fa trascorse allo Stelvio in una rimpatriata con i suoi ragazzi la visse come un ultimo regalo dalla vita. Questo film non potrà vederlo, lo abbiamo dedicato a lui.
Gustavo Thoeni | Il campionissimo, classe pura e cristallina come le placide acque di un laghetto alpino. La sua sciata una danza da gustarsi sulle note del "Bolero" di Ravel, il suo "passo spinta" leggenda. Fuoriclasse autentico, Gustavo Thoeni è uno dei più grandi campioni di tutti i tempi nella storia dello sci alpino, grazie alle quattro Coppe del Mondo (1971-1972-1973-1975), ai due successi nei Mondiali di St Moritz del 1974, e alla medaglia d'oro nel gigante alle Olimpiadi di Sapporo del 1972. Ha vinto ben ventiquattro gare di coppa del Mondo: alle olimpiadi ha anche conquistato due argenti (Sapporo '72 e Innsbruck '76). L'uomo dei record è nella storia anche per essere stato il primo italiano a vincere una gara di Coppa del Mondo (Gigante a Val d'Isère l'11 dicembre del 1969), il primo italiano a vincere uno slalom speciale, e il primo italiano a vincere uno slalom gigante, nonché il primo sciatore in assoluto a vincere una combinata e uno slalom parallelo, quello più importante, che in Val Gardena gli consegnò la Coppa del Mondo del 1975. Il suo stile riservato è un modello di limpidezza, lealtà, rispetto, e serietà. La sua è la grandezza dei semplici. Gustavo Thoeni è uno di quei campioni senza tempo che meglio incarnano i valori dello sport. Attorno a lui è nata una squadra che ha segnato un'epoca. Da allenatore ha guidato Alberto Tomba sui binari dei suoi stessi trionfi. È sposato da mezzo secolo con la sua meravigliosa Ingrid, e sono nonni di dodici nipoti.
Piero Gros | La mia banda suona il rock. Gioventù ribelle, gli anni Settanta nell'anima: capello lungo spettinato, aria sfrontata e irriverente, in pista un classico centravanti di sfondamento che, con gli sci ai piedi, scatenava tutta la sua potenza. Senza timori attaccava come un forsennato e aggrediva i pali, sempre e comunque. «Sempre giù a bala», il suo mantra, e poi vada come vada. Istintivo e spigoloso in pista e fuori; poca diplomazia ma anche tanta empatia, genuinità e sincerità; non si può che voler bene a uno così. Fa il suo esordio in Coppa del Mondo a diciotto anni, l'8 dicembre 1972 quando ottiene la sua prima vittoria nel gigante di Val d'Isère partendo con il numero 45. Nessun altro riuscirà mai a realizzare un'impresa simile, grazie alla quale risulta ancora oggi il più giovane vincitore di una gara di Coppa e il vincitore partito con il pettorale più alto. I numeri della sua carriera sono quelli di un campione: una Coppa del Mondo, una medaglia d'oro olimpica, una d'argento ai Mondiali, dodici successi in Coppa del Mondo, e trentacinque podi. Se la Valanga Azzurra è nata sulla scia di Gustavo Thoeni, con Piero Gros è senza dubbio diventata squadra. Seppure agli antipodi in pista e fuori, i due insieme hanno formato la coppia d'oro dello sci italiano degli Anni Settanta.
Paolo De Chiesa | Il «bocia» della Valanga Azzurra: con Thoeni, Gros, e Radici, compone il nostro quartetto d'archi in slalom. Il 17 dicembre 1974 ottiene il suo primo podio nello slalom di Madonna d Campiglio sulla mitica 3-Tre. In carriera è salito per dodici volte sul podio e vanta una serie infinita di piazzamenti nei primi dieci. Incrociando avversari del calibro di Stenmark, Girardelli, Zurbriggen purtroppo non è mai riuscito a centrare la vittoria. L'avrebbe sicuramente meritata, ma la sua carriera è spaccata a metà da un episodio che avrebbe potuto costargli la vita. Ragazzo dalla forte personalità, Paolino De Chiesa è stato l'ultimo Apache della tribù ad arrendersi. Per anni ha difeso in slalom la causa azzurra praticamente da solo in attesa di quel ricambio generazionale che stentava ad arrivare. Il suo grande merito. Rimane il rammarico dei Mondiali del 1982 a Schladming, chiusi per un nulla con un quarto posto in slalom che sa di beffa. Si è ritirato nel 1986, a trent'anni. Dal 1993 è apprezzatissimo commentatore delle gare di sci sui canali della Rai.
Herbert Plank | "Manubrio", così lo chiamava Mario Cotelli, per la posizione delle braccia che assumeva in discesa. Herbert Plank è stato il più forte discesista italiano dai tempi di Zeno Colò fino all'arrivo di Kristian Ghedina. A differenza degli altri componenti della Valanga che si destreggiavano nelle discipline tecniche, sia pure nato gigantista, Plank è stato l'unico a essere competitivo in discesa libera, dominata allora dagli svizzeri Russi e Collombin, dagli austriaci capeggiati dal König Franz Klammer, e dagli spericolati Crazy Canucks canadesi. Ha collezionato cinque successi in Coppa del mondo ed è stato il primo italiano a salire nel 1977 sul gradino più alto del podio della Saslong in Val Gardena. Nel 1976 ha vinto il bronzo alle Olimpiadi di Innsbruck dietro a due autentici fuoriclasse come il vincitore Franz Klammer e Bernhard Russi. Dopo il ritiro del 1981, è tornato nella sua Vipiteno, dove gestisce un negozio di articoli sportivi. La naturalezza della sua simpatia è coinvolgente.
Fausto Radici | Il gentleman. Privo di vista da un occhio, fare sci a quei livelli era già un miracolo, ma Fausto Radici va oltre. conquista il primo podio il 20 gennaio 1974, quando è secondo nello slalom di Wengen. Il 5 gennaio 1976 coglie il primo successo in Coppa a Garmisch. Indimenticabile rimane la sua vittoria del 19 dicembre del 1976 nello slalom sulla 3-Tre di Madonna di Campiglio davanti a Piero Gros e Gustavo Thoeni, suo amico e compagno di stanza. Terminata l'attività agonistica, si dedicava Crediti non contrattuali 14 all'azienda tessile familiare, la Radici Group. Poi la tragedia. Fausto attraversava un periodo difficile personale, la depressione lo stava schiacciando: il 13 aprile 2002 si è tolto la vita con un colpo di pistola. Aveva solo quarantanove anni. Anima buona e gentile, rimane il ricordo di un vero signore benvoluto da tutti.
Erwin Stricker | Il «Cavallo Pazzo» della Valanga Azzurra. Il 24 marzo 1973 sale per la prima volta sul podio negli Usa. Il 7 gennaio 1974 è terzo nella storica cinquina italiana a Berchtesgaden. Saranno i suoi due migliori risultati. Dotato di buon talento e di grande coraggio, era autore di numeri da circo in gara, dove prendeva rischi pazzeschi. Un torrente alpino in piena che andava sempre a tutta, pazienza se spesso non arrivava al traguardo e finiva ammaccato ovunque. Assiduo frequentatore dei Pronto Soccorso, Erwin dava spettacolo e il pubblico lo amava. Carattere scoppiettante, era un vulcano di idee e un grande innovatore: è stato il primo atleta a utilizzare le ginocchiere, i bastoni arcuati per le discese, il puntale a uncino anti-inforcate sugli sci da slalom, il casco aerodinamico e quello da slalom. Dopo il ritiro dall'agonismo, è rimasto nel mondo dello sci e si dedicava alla realizzazione di progetti imprenditoriali, tra cui la promozione di questo sport verso nuove frontiere come la Cina, e il lancio di una catena di negozi per il noleggio dell'attrezzatura a lungo termine. Erwin ci ha lasciati all'età di sessant'anni il 28 settembre 2010.
Franco Bieler | Valdostano di Gressoney, l'uomo dalle commozioni cerebrali, tre per la precisione, e sempre in discesa libera. Lui non fa una piega e ci ride su. Ma Franco Bieler è anche l'uomo che è stato capace di battere Sua Maestà Ingemar Stenmark nel gigante di Morzine, il 18 gennaio del 1976 e nel parallelo dello stesso anno in Quebec, a Mont St Anne, nella gara conclusiva della stagione sotto la pioggia col pendio ridotto a un acquitrino. Vanta altri due podi in Coppa del Mondo, e ha preso parte alle Olimpiadi di Innsbruck dove fu ottavo in gigante. È stato parte della Valanga Azzurra dal 1973 al 1978. Uomo saggio, di poche e chiare parole, incarna i valori della cultura della montagna.
Tino Pietrogiovanna | Berchtesgaden, 7 gennaio 1974: quattro azzurri nelle prime quattro posizioni del gigante di Coppa del Mondo sulle Alpi Bavaresi; sembra tutto finito, e invece col pettorale 43 Tino Pietrogiovanna, Crediti non contrattuali 15 valtellinese di Santa Caterina Valfurva, centra la quinta casella del pokerissimo. Era in Polizia, e lo chiamavano "il Colonnello", ci vedeva poco e doveva sciare con gli occhiali. Questo non gli ha impedito di collezionare due podi in Coppa del Mondo. Dopo il ritiro dalle gare è stato allenatore della squadra A maschile di slalom e gigante della nazionale italiana, seguendo anche Alberto Tomba. Successivamente ha allenato Deborah Compagnoni. Dal 1999 al 2005 è stato direttore tecnico della squadra A femminile. Ma lui tutte queste cose non le racconta, troppo modesto.
Stefano Anzi & Giuliano Besson | I gemelli diversi li metti insieme, pronunci i loro nomi all'unisono, perché insieme son sempre stati e insieme hanno condiviso tutto, nel bene e nel male. Stefano Anzi è il primo sciatore italiano ad aver vinto una discesa libera di Coppa del Mondo, il 18 febbraio del 1971 a Sugarloaf nel Maine. Lui e Giuliano Besson sono anche i primi due sciatori italiani a essere saliti sul podio della mitica Streif di Kitzbühel, secondi a 18 centesimi dallo svizzero Roland Collombin. Poi iniziano i guai; reclamano più diritti e compensi, si ergono a sindacalisti del gruppo, vanno allo scontro con Mario Cotelli e la Federazione che li buttano fuori. A 25 anni si ritrovano a casa. Brutta storia. C'è da reinventarsi una vita: nel 1976 avviano insieme un'impresa produttrice di abbigliamento sportivo, la AnziBesson. Hanno successo, ma la ferita non si è mai cicatrizzata.
Helmuth Schmalzl | L'intellettuale della compagnia. Gardenese, tra i migliori specialisti del gigante nei primi anni '70. Schmalzl vanta un palmares di tutto rispetto con due podi in coppa del mondo (secondo nel 1972 a Banff e terzo nel 1973 in Val d'Isère in gigante). Nel parallelo del 1975 in Val Gardena, sul pendio davanti a casa sua, che assegna la Coppa del Mondo, ha un ruolo decisivo mettendo fuori dalla partita Klammer al primo turno, nonostante le pressioni ricevute da ambienti vicini al campione austriaco. Hombre vertical, si è ritirato dopo quella gara. È stato direttore tecnico della nazionale italiana ai tempi di Alberto Tomba. Ama passare il tempo a fare sculture e dipingere quadri.
Rolando Thoeni | Genio e sregolatezza in piena regola. Gran talento, amava la vita. Cugino di Gustavo, ai Giochi olimpici di Sapporo 1972 aveva conquistato la medaglia di bronzo nello slalom speciale. Quel giorno, era il 13 febbraio, Roland Thoeni era stato preceduto di appena due centesimi da Gustavo, secondo, Crediti non contrattuali 16 e dal vincitore della medaglia d'oro, lo spagnolo Francisco Fernandez Ochoa. Un grandissimo talento, al quale faceva difetto la concentrazione. In Coppa del Mondo Rolando Thoeni ha vinto due volte ed entrambe in slalom: il 17 marzo del 1972 a Madonna di Campiglio e il giorno dopo a Pra Loup in Francia. Si è ritirato dalle competizioni internazionali dopo il quattordicesimo posto nella discesa libera dei Giochi di Innsbruck '76. Viveva a Prato allo Stelvio in Alto Adige e nella vicina località sciistica di Solda aveva aperto un negozio di articoli sportivi, che divideva con le sue passioni di cacciatore e pastore. Ci ha lasciati il 4 aprile del 2021.
Marcello Varallo | Milanese di nascita, ma la Val Badia è la sua terra promessa. I suoi genitori gestiscono l'Albergo Ladinia a La Villa, lui studia all'Istituto Alberghiero e scia. Si arruola nella Guardia di Finanza a 20 anni, entra in nazionale B e da lì inizierà la sua avventura nella Valanga Azzurra. Nel 1970, ai mondiali in Val Gardena dimostra la propria attitudine per la discesa libera classificandosi quinto, due anni dopo è decimo nella libera olimpica di Sapporo. L'anno buono per Marcello è il 1973, terzo nella discesa d'apertura in Val d'Isére, secondo in entrambe le prove di Garmisch e quinto sulla Streif di Kitzbühel. Quell'anno chiude la sua migliore stagione in Coppa del Mondo al terzo posto nella graduatoria di discesa. Persona espansiva e simpaticissima, lo potete trovare all'Hotel Ladinia a La Villa: sarà felice di offrirvi un caffè e raccontarvi qualche bella vecchia storiella.
Claudia Giordani | La ragazza della Valanga Azzurra, che aprì la strada alla Valanga Rosa. A 17 anni sale per la prima volta sul podio di una gara di Coppa del Mondo, nel gigante di Naeba e un anno dopo vince una storica gara di Coppa a Les Gets. Ai Giochi Olimpici di Sapporo del 1972 una squadra femminile di sci l'Italia neanche l'aveva. Nacque proprio con lei, che spesso si allenava con la squadra maschile e bene se la cavava sul ghiaccio vivo preparato da Oreste Peccedi. Ha raggiunto l'apoteosi alle olimpiadi di Innsbruck 1976 vincendo la medaglia d'argento in slalom, battuta soltanto dalla fenomenale Rosi Mittermaier. Vincerà ancora due gare di Coppa prima di ritirarsi, giovanissima. Oggi è Vicepresidente del Coni. Esempio di classe, eleganza, e saggezza.
Ingemar Stenmark | Il più grande di sempre, inarrivabile. Con ottantasei successi in Coppa del Mondo, quarantasei in gigante e quaranta in slalom, detiene il record di vittorie nella storia dello sci. Oltre alle tre vittorie consecutive in Coppa del mondo - conquistata nel 1976, nel 1977 e nel 1978 -, si è fregiato di due ori olimpici, slalom e gigante, a Lake Placid 1980, e cinque medaglie d'oro ai Mondiali - slalom e gigante a Garmisch davanti a Pierino Gros nel 1978 e slalom a Schladming nel 1982 (più quelle di Lake Placid nel 1980, in quanto l'oro olimpico, a quei tempi, vale come titolo mondiale). Le coppe del mondo sarebbero sicuramente state di più, se la Fis non avesse sposato la linea della polivalenza, imponendo regolamenti penalizzanti per chi come lui non prendeva parte alle discese libere (diciamolo francamente, una macchia grande così nella storia dello sci mondiale). Praticamente imbattibile in gigante, è stato capace di vincerne ben quattordici consecutivi, conquistando la coppa di specialità dal 1975 al 1981. Mostruoso. Come solo i veri campioni sanno fare, ha messo la propria firma su tutte le grandi classiche, trionfando tre volte a Wengen, cinque a Kitzbuhel, otto a Campiglio. «Ingo» ha regnato tra i pali dominando letteralmente la scena: spesso ha bastonato i suoi avversari, infliggendo loro distacchi persino imbarazzanti. Un esempio? Nel 1982 a Kitzbühel rifilò tre secondi a Phil Mahre e quattro al gemello Steve. Un'eternità!
dal pressbook del film
Eventi
• Presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2024 nella sezione Special Screening.
Festa del Cinema di Roma 2024
Sezioni/Presentato in:• Proiezioni Speciali
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