Rental Family-Nelle vite degli altri, recensione del film con Brendan Fraser

In un altro ruolo da protagonista dopo il trionfo legato all'Oscar, l'attore recita in una dramedy interamente ambientata in Giappone, tra sorrisi e buoni sentimenti.
JPPl-aWB1To 0878aca8-682b-407d-8c56-eef8ca91371b Searchlight Pictures presenta il teaser trailer di Rental Family - Nelle Vite degli Altri, film diretto, co-scritto e prodotto da HIKARI con protagonista Brendan Fraser. Rental Family - Nelle Vite degli Altri, scena da Teaser Trailer

Rental Family-Nelle vite degli altri è una co-produzione tra Stati Uniti e Giappone diretta da Hikari (nome d'arte di Mitsuyo Miyazaki), già regista di episodi delle serie Tokyo Vice e Beef.
Protagonista del film è Philip (Brendan Fraser), attore americano che da otto anni abita a Tokyo dove però, dopo un iniziale successo legato principalmente alla pubblicità di un dentifricio, fatica a trovare lavoro e tira avanti con piccoli ingaggi insoddisfacenti; le cose cambiano quando entra in contatto con la Rental Family, un'agenzia i cui clienti possono noleggiare attori e attrici per impersonare, a seconda delle esigenze, parenti, amici, coniugi, colleghi e via dicendo. Dopo qualche perplessità iniziale, Philip accetta e si ritrova, fra le altre cose, a fingersi il padre di una bambina per facilitarne l'iscrizione in una scuola prestigiosa, e a impersonare un giornalista che deve intervistare una vecchia gloria del cinema giapponese, ormai anziano e malato (lo interpreta Akira Emoto, vero e celebrato attore nipponico di film come Dr. Akagi, Zatoichi e Un affare di famiglia). Man mano che trascorre del tempo con i suoi clienti, Philip non può fare a meno di lasciarsi coinvolgere umanamente nelle loro vite, spingendosi anche oltre i confini richiesti dal lavoro.

Lo spunto alla base del film ricorda per certi versi quello di Una famiglia perfetta (2012) di Paolo Genovese (a sua volta basato su un film spagnolo), in cui Sergio Castellitto era un uomo ricco e solo che assumeva una compagnia di attori perché impersonassero i suoi familiari durante il Natale; Rental Family però sarebbe stato ispirato soprattutto dal vero fenomeno delle agenzie di famiglie a noleggio, un'industria che conta ormai centinaia di attività in Giappone. Il film propone così una riflessione sull'importanza e la riscoperta di legami umani tangibili in un'epoca in cui, nonostante l'apparente iperconnessione globale, c'è il rischio di sentirsi soli o privi di uno scopo nella vita, a volte ingabbiati in un inganno di facciata, con se stessi e con gli altri: è anche attraverso dei rapporti a contratto, quindi, che si possono svelare empatia, generosità e calore umano.
Oltre a glissare un po' su alcuni possibili scrupoli morali, come quelli legati alla bambina che non ha mai conosciuto suo padre, poi risolti in maniera fin troppo superficialmente sbrigativa, la trama lascia cadere, in modo anche esplicito ma senza entrare davvero in profondità, qualche dettaglio sulla cultura nipponica: apprendiamo ad esempio lo stigma legato all'argomento della salute mentale e quindi alla psicoterapia (uno dei motivi per cui alcuni clienti si rivolgono all'agenzia come antidoto alla solitudine), o quello relativo alle madri single, spesso svalutate nel loro ruolo genitoriale a meno di non avere un uomo al proprio fianco.
Sarebbe stato interessante anche approfondire le figure di Shinji (Takehiro Hira di Shōgun e Monarch: Legacy of monsters), il capo dell'agenzia, e della collega Aiko (Mari Yamamoto, anche lei da Monarch), soprattutto in virtù di alcune scene, un po' tardive, che ce ne mostrano solo in parte il rapporto con il business di cui fanno parte e come questo sia entrato nelle loro vite.
Il film però è soprattutto un veicolo per la nuova parte della carriera di Fraser, quella avviata dopo il suo rientro in grande stile sulle scene che gli è valso un Oscar con The Whale (2022), qui in ruolo per cui si dimostra funzionale la sua espressione di tenerezza bonacciona mista a malinconia e goffaggine, anche se sappiamo poco della vita del suo personaggio prima del suo trasferimento a Tokyo.

L'ambientazione giapponese è una componente essenziale del film, trasportando lo spettatore in un Paese affascinante anche perché misteriosamente ricco di contraddizioni apparenti, fra tradizione e modernità, e di cui vediamo sia gli scenari urbani, immergendoci in colori, profumi e sapori di strade e ristoranti, sia la natura fatta di fitti boschi dagli alberi secolari, il tutto percorso anche da una vena di spiritualità.
Rental Family è quindi un film che punta sul mix tra sorrisi ed emozione con attitudine vagamente ruffiana, con l'intento confortante e rassicurante di una storia che vuole mandare a casa lo spettatore commosso e soddisfatto.