Bugonia
Trama
Provocatorio e sovversivo, il film segue due giovani ossessionati dalle teorie del complotto che escono dall'effetto del 'Rabbit Hole' e rapiscono Michelle, una potente CEO che credono essere un'aliena venuta per distruggerci. Dopo averla incatenata in uno scantinato, e trovandosi faccia a faccia con il nemico, le due parti - i credenti a teorie complottiste in classica tenuta stagnola che vivono nel seminterrato, e la fredda e senza scrupoli dirigente aziendale - si ritrovano presto coinvolte in uno scontro tanto visceralmente imprevedibile quanto inaspettatamente commovente.
Info Tecniche
Cast
Cast e Ruoli:
E.S.Michelle
J.P.Teddy
Don
Sandy
Casey
Altro cast:
Suono: Johnnie Burn.
Produzione: Andrew Lowe (Produzione), Yorgos Lanthimos (Produzione), Emma Stone (Produzione), Ed Guiney (Produzione), Ari Aster (Produzione), Lars Knudsen (Produzione), Miky Lee (Produzione), Jerry Kyoungboum Ko (Produzione).
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La Produzione del film
In "Bugonia", le conseguenze delle cospirazioni e della paranoia, della disconnessione e del terrore della nostra epoca, si manifestano in modo emozionante, esuberante e incredibilmente imprevedibile. Convinti che Michelle (Emma Stone), la formidabile e spietata CEO di un'azienda farmaceutica, sia un'aliena che complotta per distruggere la Terra, due cugini contrari alle cospirazioni, la rapiscono e la incatenano nel loro seminterrato. Guidato dalle sue idee apparentemente stravaganti e basate sul dark web, Teddy (Jesse Plemons), il capo dell'operazione, ordina a Don (Aidan Delbis) di radere la testa di Michelle e di cospargerla di lozione anti-alieni, prima di affrontarla riguardo ad un presunto piano di un armageddon planetario che prevede l'estinzione delle api (il titolo del film si riferisce a un'antica credenza greca secondo cui le api nascerebbero dalla carcassa di un bue sacrificato), e un'eclissi lunare.
Mentre un immaginario orologio dell'apocalisse continua il suo ticchettio, la Stone e Plemons si confrontano a muso duro e in modo inflessibile su quella che sembra più una battaglia cosmica per il destino del mondo - o quantomeno per il destino del nostro senso condiviso della realtà. Esplorando i confini del comportamento umano attraverso il sontuoso formato VistaVision, il film offre una capsula coinvolgente e viscerale della vita contemporanea, facendoci immergere in quella sensazione familiare e snervante di cosa significhi essere vivi oggi.
"Nel mondo di oggi, le persone vivono in bolle che sono state esaltate dalla tecnologia", afferma Lanthimos. "Le idee sulle persone accrescono a seconda della bolla in cui si vive, andando a creare un grande divario tra esse. Volevo mettere in discussione le convinzioni dello spettatore su ciò di cui abbiamo molta certezza, sui giudizi che si danno riguardo a certi tipi di persone. È una riflessione molto interessante sulla nostra società e sui conflitti del mondo contemporaneo".
Malgrado Michelle cerchi di smontare la logica strampalata di Teddy e Don, i nostri preconcetti su entrambe le parti si trasformano lentamente in scoperte più spinose, tanto su noi stessi quanto sul trio nel seminterrato.
"Ha una sorta di qualità microcosmica", afferma la Stone, che ha prodotto il film con Lanthimos al loro quinto progetto insieme. "Emergono spiegazioni ed una sorta di follia racchiuse tutte in un ambiente davvero piccolo, cosa che credo attragga molto Yorgos. Siamo in un seminterrato, e per la maggior parte del tempo le persone parlano solo tra loro, esprimendo prospettive che sembrano forse errate o distorte. Eppure rivelano diverse versioni dell'umanità, e cosa può accadere in una spirale discendente in cui ci si convince di qualcosa".
Questa spirale discendente potrebbe riguardare tutti noi tanto quanto Teddy e Don, ma il film è troppo irriverente e imprevedibile, osserva Plemons, per propugnare delle idee al suo pubblico. "Il tono è selvaggio e vario, divertente e tragico, e il modo in cui si affrontano questi grandi temi è fuori dagli schemi e inaspettato", afferma Plemons. "È un ritratto davvero strano ma onesto dei tempi in cui viviamo, di quanto sia tutto confuso e assurdo".
La Stone concorda, sottolineando altresì il senso dell'umorismo singolarmente surreale insito negli elementi spesso "profondamente tristi" del film. "Bugonia" è, in altre parole, il tipo di film orribilmente divertente - o orribile in modo esilarante- sui nostri tempi di catastrofe globale, che solo Lanthimos poteva realizzare.
"Sebbene il film sia per molti versi una commedia, è molto più stratificato e strutturato, e tocca livelli inaspettati: e questo è il punto di forza di Yorgos", afferma il produttore Ed Guiney. "È un maestro di destrezza tonale: riesce a passare dalla commedia alla tragedia in un nanosecondo".
La storia delle origini del film, tuttavia, può essere ricondotta alla sceneggiatura audacemente spigolosa di Will Tracy. Quando Ari Aster — che ha prodotto il film insieme a Lars Knudsen, Guiney, Andrew Lowe, Stone, Lanthimos e CJ ENM — ha detto a Tracy di guardare "Save the Green Planet" qualche anno fa, ha fornito al veterano sceneggiatore ben poche informazioni sul contesto. Tracy non aveva mai sentito parlare di questa oscura commedia fantascientifica coreana, e riuscì a malapena a rintracciarne una copia fedelmente tradotta. Ma, come sottolinea Aster, c'era il seme di un'altra storia lì dentro, una storia che riguarda noi, oggi.
"Dopo venti minuti di visione, ho capito di cosa stava parlando", ricorda Tracy. "Sapevo che c'era qualcosa in questo film coreano del 2003 che poteva essere adattato in modo molto entusiasmante al contesto anglo-americano contemporaneo".
Nel clima di terrore apocalittico dei primi giorni della pandemia, Tracy ha scritto una rivisitazione audace ed esplosiva della storia, in un frenetico torpore da quarantena.
"Eravamo in lockdown, e probabilmente stavo un po' perdendo la testa in quel piccolo appartamento a Brooklyn", racconta. "L'ho scritta in circa tre settimane, e ho cercato di non analizzarla troppo; ma sono sicuro che qualcosa di quell'atmosfera si sia insinuato nella sceneggiatura: quella sensazione claustrofobica che non credo sarei stato in grado di scrivere se non in quelle circostanze".
"È stata una delle migliori sceneggiature che abbia mai letto: cupamente divertente, ma con grande pathos, dramma, storia e personaggi fantastici", dice Lowe.
Quella sceneggiatura è finita nelle mani di Lanthimos, un regista la cui visione singolarmente ambiziosa, secondo Aster, avrebbe potuto dare vita alla nuova storia di Tracy. "Yorgos ha uno stile così personale e idiosincratico che ero certo avrebbe trovato un nuovo linguaggio visivo e tonale per la storia", ricorda Aster. "Sarebbe stata un'interpretazione totalmente nuova, come lo era già diventata la sceneggiatura di Will in fase di sviluppo.
Quando Lanthimos ha letto la sceneggiatura, l'acclamato autore ha immediatamente colto in essa la visione di una provocazione dark- comica: un nuovo tipo di thriller psicologico pensato per il grande schermo – e per l'assurdità del nostro tempo. "L'ho letta molto velocemente", dice Lanthimos della sceneggiatura di Tracy. "Era divertente. Era complessa. Sembrava molto attuale. Era contemporanea".
Quella sua sensibilità idiosincratica non è forse mai stata così toccante come in questo progetto, che potrebbe essere considerato il lavoro più anarchico e profondamente umanistico di Lanthimos. È anche un'esperienza che implora di essere vissuta al cinema: per ridere, piangere, gemere e inorridire, insieme agli altri spettatori.
"La maggior parte dei film dovrebbe esser vista al cinema, con altre persone. È un'esperienza collettiva, in particolare questo film, per il modo in cui è stato girato in VistaVision - un formato straordinario - e per il sound design ad opera di Johnnie Burn, insieme alla colonna sonora di Jerskin Fendrix", afferma Lanthimos. "È semplicemente un'esperienza completa e drammatica, sia nella sua ilarità che nel suo orrore, che può essere vissuta appieno solo al cinema".
Il seminterrato
Il seminterrato di Teddy in "Bugonia", dice Lanthimos, è un ambiente chiuso che funziona quasi come un esperimento scientifico contorto, in cui dei topi da laboratorio vengono gettati in una piscina contenente tutte le ansie, le paure e le realtà farsesche della vita moderna. Ma quell'esperimento diventa presto una sorta di specchio distorto, non solo di Teddy, Don e Michelle – ovvero i topi da laboratorio in questione – ma anche di noi come spettatori.
"Limitando l'ambiente in cui si svolge questo confronto, focalizziamo l'attenzione sui personaggi e su ciò che rappresentano, ma riveliamo anche che ciò che all'inizio sembra ovvio, potrebbe invece non essere vero", racconta Lanthimos. "Il film rivela lentamente strati e strati di complessità in tutti i personaggi, spingendo chiunque guardi il film a riconsiderare i propri pregiudizi".
Questo potrebbe essere più evidente nella nostra comprensione di una persona come Teddy. Per prepararsi al ruolo, Jesse Plemons si è addentrato in un mondo oscuro, leggendo della nostra epoca di paranoia cospirazionista in libri come "Doppelgänger" di Naomi Klein.
"Una cosa che Klein ha detto e che ha davvero senso è che, per molte persone che si avvicinano ad una qualsiasi teoria di complotto, il seme di quella paura è corretto", afferma Plemons. "L'idea di esser manipolati, che i nostri dati vengano sfruttati, che queste forze del male e questa sorta di macchina capitalista stiano cercando di controllare le nostre vite — se provi tutte queste sensazioni legittime, dove puoi arrivare? In realtà gli unici che ne parlano davvero sono questi podcaster marginali sostenitori delle teorie del complotto. Ma il seme di questo sentimento è corretto".
Questa dinamica colpisce il cuore della spinosa complessità di "Bugonia". Forte nelle sue convinzioni e nei suoi metodi, Teddy può sembrare un pazzo con il cappello di carta stagnola, ma la rabbia e la paura che lo motivano – lo sfruttamento capitalista, il disastro ecologico e la sensazione che, come dice lui, "a nessuno freghi nulla di noi" — sono assolutamente reali.
Le sue motivazioni sono complicate solo da un passato oscuro che gradualmente, e in modo terrificante, viene a galla. "La vita gli ha riservato un trattamento piuttosto crudele", aggiunge Plemons. "Sua madre ha preso parte a una sperimentazione clinica con farmaci oppioidi che l'ha lasciata in coma, e lui vuole disperatamente aiutarla, anche se si è un po' perso lungo il cammino".
Nella casa di sua madre nel cuore degli Stati Uniti – dove, nota la Stone, il tempo si è fermato da quando la madre di Teddy se n'è andata – Teddy trascorre il tempo libero dal suo lavoro in fabbrica dedicandosi all'apicoltura, alla ricerca del vero ordine dell'universo e all'addestramento con Don, per impedire l'invasione di una specie aliena. Ha provato ogni sottogruppo politico e cospirazionista marginale prima di aggrapparsi a questa teoria sul controllo degli Andromedani. Ma tutte le sue immersioni profonde nei labirinti digitali sono state forse una difesa contro l'ondata di dolore e un profondo senso di inutilità, in una società che sembra aver usato la sua famiglia per poi metterla da parte.
"È stato lasciato solo, nel tentativo di superare tutti questi sentimenti di assoluta impotenza e disperazione", dice Plemons. "Tutto questo ribollio interiore... dove lo metto? Come faccio a prendere il controllo di questa terribile situazione in cui mi trovo? Questa convinzione a cui è giunto gli ha dato un senso di potere e uno scopo, e un modo per elaborare le sue problematiche, anche in modo indiretto. Ogni volta che il passato riemerge, lo riporta sempre a questa missione".
Plemons vede in Teddy quella che è - seppur una versione più estrema - una realtà tragica simile a quella che vivono in molti in un'epoca di divisione e disconnessione. "Molte persone nel mondo di oggi si sentono completamente trascurate e dimenticate", osserva. "Sono semplicemente sopraffatte dai poteri forti".
In "Bugonia", Michelle sembra essere la manifestazione senz'anima di quei poteri. Potente CEO di un'azienda di bioingegneria farmaceutica, ha il controllo spietato di tutto e tutti nella sua orbita. "E' nella natura di Michelle essere un CEO e avere il comando", dice la Stone. "Cerca immediatamente di assumere quel ruolo anche nel mezzo di una situazione folle con Teddy e Don dopo essere stata rapita".
Che sia davvero una aliena o una dirigente milionaria, è "una sorta di forza succhia-vita che cerca di rubare qualcosa alla Terra", afferma Stavros Halkios, che interpreta un poliziotto locale coinvolto nel piano di Teddy.
Almeno, questa è l'impressione iniziale che si potrebbe avere di lei. "Poi, scena dopo scena, si inizia a capirla meglio", afferma Lanthimos. "La si vede rivelare – o cercare di nascondere – tante altre sfaccettature".
Più ci rendiamo conto che Michelle è una persona reale – piuttosto che una figura di potere – che prova dolore e ha pensieri propri, più Don si sente a disagio per ciò che insieme a Teddy stanno facendo. Se la sua teoria e la missione che stanno portando avanti hanno offerto a Teddy una sorta di controllo sulla vita della donna, lui vuole solo trasmettere quel senso di potere a Don, suo cugino più giovane che ha perso anche lui la famiglia. "È una persona un po' timida e impacciata, ma allo stesso tempo si dimostra, nonostante ciò, davvero coraggiosa e forte", dice Delbis di Don.
In un certo senso, osserva, Don è coinvolto quasi inconsapevolmente in tutta questa situazione, un'anima sensibile che viene spinta a estremi violenti semplicemente per amore dell'unica persona che gli è rimasta. "Teddy è in un certo senso l'ultima persona al mondo su cui Don sente davvero di poter contare, che si preoccupa per lui", dice. "E Teddy considera Don probabilmente allo stesso modo".
Plemons concorda. "Il loro rapporto è davvero tragico e bello: sono tutto per l'altro", dice. Ma alla fine, quando la missione raggiunge i suoi estremi, Don si irrita per le convinzioni di Teddy e per ciò che sono disposti a fare a Michelle, per estorcerle la verità. Alla fine, la sua ambivalenza diventa un punto di riferimento per noi.
"Don è l'anima del film e la bussola morale", continua Lanthimos. "Rappresenta il pubblico: è sempre in conflitto. Mette sempre tutto in discussione, ma è anche molto fedele a Teddy, e non vuole andargli contro. Ma c'è qualcosa dentro di lui che gli dice che quello che stanno facendo potrebbe non essere la cosa giusta".
Il cast
Al suo quinto progetto con il regista, la Stone paragona la sua esperienza con Lanthimos, sia come attrice che come produttrice, a quella di una compagnia teatrale.
"Abbiamo un ottimo rapporto di lavoro, e la troupe e alcuni membri del cast sono spesso gli stessi: sono tante le persone con cui lavoriamo ripetutamente", dice. "Sembra una situazione familiare in cui si realizzano cose piuttosto impegnative, ma in un modo che trasmette sicurezza, benessere e coesione. È una cosa rara da trovare, e quasi impossibile da replicare".
Ma forse più di ogni altra cosa, trova un'affinità con lui nel materiale che li attrae. Con "Bugonia", ha visto immediatamente la stessa cosa che ha visto Lanthimos, una sorta di specchio contorto, divertente e terrificante del mondo di oggi.
"Ho mandato la sceneggiatura ad Emma subito dopo averla letta", ricorda Lanthimos. "Mi fido della sua opinione e del suo istinto. La mia prima reazione è stata: "La adoro, ma è la cosa giusta da fare per me e per entrambi?". Lei ha immediatamente colto l'occasione e mi ha aiutato a prendere la decisione di affrontare il progetto con tutta la squadra".
In parte come risultato della loro ormai consolidata collaborazione artistica, Lanthimos ha lasciato che la Stone trovasse da sola il suo registro per interpretare Michelle, un ruolo articolato che ha rappresentato una nuova sfida per la star premio Oscar®. "È un ruolo molto difficile, non solo fisicamente, perché attraversa molte difficoltà, ma anche perché interpreta una donna di cui si ha una certa idea fin dall'inizio, e deve mantenere questo aplomb nel modo in cui rivela lentamente altri aspetti di sé", afferma Lanthimos.
Mentre Michelle negozia la sua liberazione con Teddy e Don, e le ore diventano giorni, le dinamiche di potere sembrano cambiare costantemente. Michelle, a sua volta, sembra trasformarsi: la donna d'affari apparentemente spietata cambia tattica, e divulga segreti di cui non siamo del tutto certi.
"È molto complesso cercare di uscire dalla situazione in cui si trova, quindi passa dal mentire a dire la verità, ma nessuno capisce veramente dove sia la verità", aggiunge Lanthimos. "Stare in bilico tra ciò che è vero e ciò che è falso, tra ciò che è lei veramente e ciò che è una recita, è un equilibrio molto complesso e delicato. Lei è semplicemente incredibile nel gestire esattamente questo. La sua interpretazione è ricca di sfumature, e tanto complicata".
"È sempre concentrata e aperta a sperimentare ed esplorare", dice Plemons. "Ha talento da vendere, in tutti gli ambiti cinematografici, sia fisicamente che tecnicamente, ed al contempo è disponibile a buttarsi in cose nuove".
Plemons era ansioso di tornare a lavorare con Lanthimos, dopo aver recitato nel film del regista del 2024 "Kinds of Kindness". Ha trovato quell'esperienza come unica, ma "Bugonia" si è rivelato un mondo ancora più vasto e stimolante, che ha rappresentato una sfida per lui come attore.
"Sembra che ci sia molto più spazio, perché si seguono regole diverse", dice. "È un processo in cui si cerca di avvicinarsi il più possibile alla comprensione del tono, per poi abbandonarsi completamente ad esso e vedere cosa succede. Yorgos crea questo tipo di ambiente, in cui si aspetta e desidera che ognuno trovi la propria strada".
O, per dirla in altre parole, Plemons è "il tipo di attore a cui lasci fare il suo lavoro", aggiunge Lanthimos.
"Ha un grande istinto. È anche molto sensibile a ciò che accade nella sceneggiatura. Ma ciò che ho apprezzato di lui, è che non riflette troppo riguardo alla interpretazione".
Per Lanthimos, la scelta di Plemons, che definisce "uno dei più grandi attori della sua generazione", è stata facile, avendolo già diretto in tre ruoli diversi in "Kinds of Kindness". Di fatto gli ha immediatamente inviato la sceneggiatura, confidando nella sua capacità di plasmare Teddy con sfumature che solo poco a poco riusciamo a cogliere.
"Apporta una complessità che è difficile da mettere semplicemente sulla pagina di una sceneggiatura", afferma Lanthimos. "Serviva un attore come lui, che capisse sé stesso senza neanche averne discusso. Capisce il personaggio a modo suo, e apporta elementi che io stesso potrei non aver considerato".
Forse la cosa più importante è che è riuscito a infondere un senso di tragedia e commozione nel cuore di un estremista dubbioso. "È un dono: rimane un personaggio piuttosto simpatico, anche se fa cose estreme e discutibili", continua Lanthimos riguardo la performance di Plemons nei panni di Teddy. "Riesce comunque a mantenere la sua umanità. Così facendo, si riesce ancora a entrare in sintonia con lui".
Eppure, per il pubblico, quel senso di compassione che potremmo trovare tra le crescenti difficoltà della missione, deriva soprattutto da Don, interpretato dall'esordiente Aidan Delbis.
"La decisione di ingaggiare Aidan per il ruolo di Don credo sia stato l'asso nella manica dell'intera produzione", afferma Plemons. "Aidan è un ragazzo bello, interessante, divertente, dolce e intelligente. Ci siamo trovati subito bene, ed è stata una delle dinamiche relazionali che ho preferito interpretare. È stato davvero bello avere qualcuno così onesto".
Fin dall'inizio, Lanthimos voleva scritturare un attore non professionista per il ruolo di Don. "Cerco sempre di includere persone che non hanno mai recitato prima", dice, "perché si crea qualcosa di speciale tra attori esperti e attori non professionisti, un'energia particolare, che apprezzo e amo molto".
Quando Delbis è venuto a conoscenza del casting, il suo CV includeva in gran parte dei corsi di recitazione al liceo e dei ruoli minori in recite scolastiche. "Ho visto la premessa generale e la descrizione del personaggio, e ho pensato: 'Ok, ci provo'. E credo che sia andata bene!", ricorda Delbis. "Anche se in realtà si è rivelato un progetto molto più grande di quanto pensassi".
Guardando il suo provino iniziale, Lanthimos e la Stone sono stati immediatamente colpiti dalla sua autenticità.
"Era brillante, affascinante e semplicemente meraviglioso", afferma la Stone. "Al provino, di fronte alla telecamera ci ha lasciato tutti a bocca aperta. È pazzesco pensare che questo è il suo primo film".
"È stata un'esperienza favolosa", racconta Delbis, "Non solo mi stavo avvicinando a una nuova forma di recitazione, ma stavo anche entrando in un mondo totalmente nuovo".
Eppure, nel suo ruolo d'esordio, Delbis offre quel che la Stone definisce "il cuore del film", che ancora la tragedia e la commozione della pellicola. Lanthimos ricorda di essere rimasto sbalordito dalla performance di Delbis durante le riprese di una scena finale, quando Michelle e Don si confidano a cuore aperto. "È una parte cruciale del film, dove i due condividono un momento di intimità", aggiunge. "Durante le riprese, quella interpretazione di Aidan mi ha commosso fino alle lacrime, cosa che non credo mi sia mai successa prima. È stata sincera e coraggiosa".
La Fotografia
Lavorare in VistaVision, il formato cinematografico che conferisce a "Bugonia" il suo aspetto lussureggiante e immersivo – seppur ancora più terrificante – è come trovarsi di fronte ad una cattiva ragazza, dice la Stone.
"È una specie di situazione in cui lei è sexy e sa di esserlo. È un po' come dire: 'Lo so, sono stupenda. Oh, ho interrotto il lavoro, scusa! Ma sono così carina. Mi rivuoi, vero?' È così per tutto il tempo", aggiunge la Stone.
Il problema, nello specifico, era legato alle telecamere rare da reperire – tra cui la Wilcam 11, unica al mondo nel suo genere – che il direttore della fotografia Robbie Ryan ha scovato per questo film. "Si tratta di vecchie cineprese, rigenerate, ma a dir poco capricciose", afferma la Stone.
Tuttavia, le riprese in VistaVision producono immagini straordinariamente ricche grazie al formato unico della pellicola. "VistaVision, è pur sempre un formato 35 mm, ma è quasi il doppio di un 35 mm standard perché attraversa la cinepresa orizzontalmente", afferma Ryan, che in passato ha ottenuto la candidatura all'Oscar® per il suo lavoro con Lanthimos in "La Favorita" e "Povere creature!". "Se il negativo è più grande, crea un aspetto diverso e accattivante. Ci sono molte più informazioni sul negativo, e l'effetto è davvero splendido. Penso che sia il formato perfetto per questo tipo di film, che merita di essere visto sul grande schermo".
Lanthimos e il direttore della fotografia Robbie Ryan avevano già sperimentato il VistaVision, anche se principalmente solo durante le prove dei formati cinematografici per "Povere creature!". "Alla fine abbiamo girato solo una scena in VistaVision per 'Povere creature!', ma quelle immagini ci sono rimaste impresse nella mente", confessa Lanthimos.
"Il problema è che si tratta di una telecamera rumorosa", osserva Ryan. Con l'aiuto del tecnico IMAX Scott Smith, Ryan ha trovato la Wilcam 11. "È la più silenziosa in circolazione di quella gamma, e ce n'è solo una progettata così".
Ma anche in questo caso, osserva Lanthimos, c'era un inconveniente: "È enorme. È come avere due enormi bobine sulla telecamera".
Tuttavia, a parte alcune scene d'azione o quelle senza dialoghi, la maggior parte del film è stata girata con la Wilcam 11. "Ci siamo dovuti impegnare al massimo, e abbiamo progettato il modo in cui avremmo girato, in base al formato che stavamo utilizzando", dice Lanthimos. "Quando si ha una telecamera grande e pesante, il film potrebbe risultare più statico, soprattutto nelle scene ambientate in casa e nel seminterrato".
Le immagini che ne sono derivate hanno però creato una visione sorprendentemente grandiosa, a tratti intimidatoria dei tre protagonisti, mentre si scontrano nel seminterrato. "Dato che VistaVision è un formato più grande, ha dato di conseguenza un senso di ritrattistica in grande formato, simile alla fotografia di natura morta", afferma Lanthimos. "Ci siamo concentrati maggiormente sulle persone e sul renderle in qualche modo più grandi della vita reale, quasi statuarie".
La Scenografia
La fotografia di Ryan si prestava in modo particolare per quello che si potrebbe considerare il quarto protagonista del film: la casa di Teddy, una capsula della sua vita interiore dal design sorprendente, costruita da zero.
"Abbiamo creato un ambiente completamente immersivo al di fuori di un'elegante tenuta di campagna a Londra, immersa in una piccola valle", afferma lo scenografo James Price. "Abbiamo costruito il set non solo per l'esterno, come si farebbe tradizionalmente. Di solito si costruiscono gli esterni in un dato luogo, e poi gli interni vengono allestiti in un teatro di posa, da qualche altra parte. Invece, noi abbiamo costruito sia l'intero esterno che l'interno in un unico posto".
Price ha progettato la casa con dettagli stratificati, al fine di creare un ambiente che sembrasse sospeso nel tempo, all'epoca dell'infanzia di Teddy. "È più uno strato scenico o una sorta di strato invecchiato", afferma Price, che aveva già lavorato con Lanthimos in "Povere creature!". "Il film è contemporaneo, ma non sembra tale perché è ambientato in un classico ranch americano degli anni '90. È come se fosse rimasto bloccato in quell'epoca".
Il set era talmente coinvolgente che il cast e la troupe quasi dimenticavano di trovarsi nella campagna inglese mentre, in realtà, erano in un ranch fatiscente nel cuore dell'America. Il livello panoramico del design – gran parte del quale non appare nemmeno nella macchina da presa, dice Lanthimos – ha influenzato la produzione a tutti i livelli, ma in particolare il cast nell'immedesimarsi nei propri ruoli.
"È sempre un elemento fondamentale di ogni storia, vedere dove vive una persona e com'è la sua vita privata", afferma Plemons. "La prima volta che sono entrato in quella casa, ha superato qualsiasi immagine che avevo in mente. È una delle migliori scenografie che abbia mai visto, con una particolare attenzione ai dettagli e con le sue piccole eccentricità. Pur entrando in quella casa 30 volte, si scorgeranno sempre nuovi dettagli. Ho immaginato Teddy, anche prima di arrivare sul set, intrappolato in quel periodo della sua vita in cui il suo mondo era completamente stravolto; e vedere questo concetto espresso così bene nella scenografia è stato incredibile".
Il lavoro di Price, tuttavia, si è rivelato per certi versi fin troppo realistico. "Quel seminterrato era così sporco, disgustoso e squallido, che ogni giorno dovevo ripetermi: l'hanno appena costruito, non siamo in un seminterrato decrepito di 50 anni, ma è nuovo di zecca", ricorda la Stone. "È stato fatto così bene, e disgustoso, da non sembrare appena allestito".
Costumi, acconciature e trucco
Per la Stone e Plemons, un aspetto fondamentale per comprendere i loro personaggi è stato trovare il giusto look per Michelle e Teddy, rispettivamente, con l'aiuto del responsabile trucco e acconciature Torsten Witte, e della costumista Jennifer Johnson.
Mentre Plemons ha fatto ricorso alle extension per la coda di cavallo spettinata di Teddy ("Penso che sia perfetta per Teddy", osserva l'attore), la Stone ha dovuto radersi la testa per il ruolo.
"Quando devi indossare delle protesi per girare per 12 ore, il tempo che Emma avrebbe trascorso sulla sedia degli effetti speciali per farsi mettere una calotta calva è davvero troppo", osserva Witte. "È più facile dire semplicemente: 'Sai una cosa?, Mi raso i capelli a zero e faccio prima' ".
È stata una trasformazione radicale per la Stone, forse sostenuta da un patto che ha stretto con Lanthimos.
"Quando ho saputo che avrei dovuto farlo, ho detto: 'Dovrai rasarti la testa anche tu, per 'solidarietà' ", ricorda la Stone di aver detto a Lanthimos. "E così abbiamo fatto. Lui si è rasato la testa per primo, e poi ha rasato anche la mia. Dovevamo raderla di nuovo ogni due giorni. Non è stato un processo di preparazione troppo impegnativo a cui dovevamo sottoporci al mattino, il che è stato positivo".
Per il guardaroba, Lanthimos voleva elementi visivi interessanti all'interno degli archetipi tradizionali che associamo ai personaggi: "La potente CEO; il ragazzo che lavora in un'azienda che scansiona pacchi; e un altro che non fa niente e sta a casa tutto il giorno a giocare ai videogiochi".
La Johnson voleva dare a Michelle l'aspetto di una CEO, che sembra quasi indossare i panni di un dirigente (un approccio che diventa più chiaro alla fine del film).
"Probabilmente ha un'assistente che la aiuta a fare una selezione di look di altri CEO, per esempio nella scelta di un abito nero, una camicia bianca, delle scarpe Louboutin e una particolare borsa", afferma la Johnson. "È un archetipo di come dovrebbe apparire un CEO. Non ha un suo stile o una sua personalità. L'idea è che indossa sempre le stesse cose. Quindi, quando appare nelle foto del passato nel suo ufficio, indossa esattamente lo stesso completo. Ha un armadio pieno di completi McQueen, scarpe Louboutin, borse Saint Laurent".
Per il Teddy di Plemons la costumista ha optato per abiti per lo più pratici, quelli di un uomo che trascorre le sue giornate lavorando in un centro di spedizioni, e che a casa si dedica all'apicoltura.
"Il miele è molto appiccicoso, e la cera delle arnie e dei favi tende a macchiare i vestiti, quindi è piuttosto sporco e non curante del suo aspetto", racconta la Johnson. "Ha problemi più seri che farsi una doccia".
Eppure, la Johnson ha anche aggiunto tocchi sottili che evocavano una sorta di seconda vita per Teddy, un personaggio che sembra quasi un salvatore del mondo come secondo lavoro. "È una specie di supereroe, e volevo che il suo costume avesse un tocco da fumetto", dice. "Quindi non è solo come se fosse bloccato nel tempo, ma è anche come se fosse un normale supereroe ossessionato dal proteggersi dagli alieni. Gli alieni sono radioattivi, e lui si protegge attraverso tessuti a frequenza elettromagnetica, quindi il colore argento è predominante nei suoi costumi".
Il capo d'abbigliamento più significativo del guardaroba, tuttavia, potrebbe essere quello che non apparteneva propriamente a Teddy. In una delle prime scene, quando Teddy e Don si preparano a negoziare con Michelle incatenata, i due indossano abiti di seconda mano, della taglia sbagliata, probabilmente presi da un vecchio baule in casa.
"Dicono molto sull'assenza di un padre, cosa che nessun flashback avrebbe mai potuto rivelare", dice Lanthimos. "È solo un riferimento al fatto che il padre di Teddy ha lasciato quegli abiti, e che ormai fanno parte della casa, come tutta la roba che è lì da una vita e si sta accumulando".
Musica e montaggio
Se vogliamo credere che Teddy e Don stiano davvero lottando per il destino dell'umanità nel loro squallido seminterrato, è la colonna sonora grandiosa e intensa del film che contribuisce a elevare la missione al suo massimo livello. Composta da Jerskin Fendrix, che aveva già lavorato con Lanthimos in "Povere creature!" e "Kinds of Kindness", la colonna sonora è stata registrata con la London Contemporary Orchestra, dando vita a un sound a tratti spaventosamente epico per il film.
"L'orchestra di 90 elementi in una sola sala, ha prodotto un suono davvero potente", dice Fendrix. "Hanno giocato, sperimentato, osato musicalmente, cose che non tutte le orchestre sono disposte a fare. Quindi poter suonare con un'orchestra che ha quegli standard, ma anche quella flessibilità da cui sono riuscito a estrarre suoni più insoliti e provocatori, è stata una gioia assoluta".
I suoni creati da Fendrix hanno finito per avere un tocco grintoso e roboante che rispecchiava Teddy e la sua missione. "Molti di essi erano piuttosto adolescenziali: sono trash, angosciati, rumorosi ed esagerati", afferma Fendrix. "Penso che Teddy mostri queste caratteristiche durante tutto il film: ha ragione su tutto, cerca di salvare il mondo, ma è tanto arrabbiato e incapace di controllare adeguatamente le sue emozioni. La musica ne è un buon riflesso. È molto estrema e adolescenziale".
Più in generale, la colonna sonora ha avuto la solennità necessaria per oscillare tra due realtà ugualmente intense: l'apparente follia delle convinzioni e delle azioni di Teddy e Don, e la gravità di una potenziale apocalisse imminente. "Il film parla di due ragazzi che rinchiudono una donna in uno scantinato e la torturano, dando l'impressione che stiano andando fuori di testa, ma in un altro senso stanno davvero cercando di impedire che l'umanità venga distrutta", afferma Fendrix. "Quindi la musica, in una certa misura, rafforza l'idea che si tratta in realtà di un grande dramma globale".
Questa sensazione è rafforzata dal montaggio del film, poiché l'intensità della colonna sonora spesso colpisce come un colpo allo stomaco nel corso di tutto il film. Il collaboratore di lunga data di Lanthimos, il montatore Yorgos Mavropsaridis, considera ogni progetto con il regista come un processo del tutto unico.
"Sebbene i film di Yorgos Lanthimos abbiano in qualche modo cementato la sua visione idiosincratica del mondo, in ciascuno di essi è necessario riscoprirla in modo nuovo, assecondando le peculiarità di ogni film", afferma, "e naturalmente seguendo la visione in continua evoluzione e in espansione di Lanithmos".
Con "Bugonia", Mavropsaridis ha montato il film in modo da riflettere le prospettive contrastanti e conflittuali dei tre personaggi centrali del film, mentre allo stesso tempo ha lentamente fatto emergere un senso di tensione che per noi spettatori è sempre reale.
"Abbiamo cercato di far immergere il pubblico nel mondo soggettivo e spesso contraddittorio dei suoi protagonisti, con tutte le loro aspirazioni, i loro difetti intrinseci, le loro tonalità distintive", afferma Mavropsaridis. "Allo stesso tempo, volevamo aiutare gradualmente lo spettatore a ricostruire il quadro generale che non riguarda solo la situazione difficile dei personaggi, ma che avrà conseguenze disastrose per l'umanità, se non saremo disposti a cambiare rotta per proteggere la Terra e il nostro futuro collettivo".
dal pressbook del film
Eventi
Tra gli eventi seguiti sul nostro portale, Bugonia ha ricevuto 7 candidature
Mostra del Cinema di Venezia 2025
Sezioni/Presentato in:• Venezia 82 - In Concorso
Golden Globe Awards 2026
Candidature:• Miglior Film - Musical o Commedia
• Migliore interpretazione femminile in un film Musical o Commedia | Emma Stone
• Migliore interpretazione maschile in un film Musical o Commedia | Jesse Plemons
Oscar 2026
Candidature:• Miglior film | Prodotto da Ed Guiney & Andrew Lowe, Yorgos Lanthimos, Emma Stone e Lars Knudsen
• Miglior attrice | Emma Stone
• Miglior sceneggiatura non originale | Will Tracy
• Miglior colonna sonora originale | Jerskin Fendrix
Immagini